La Verità

28 ottobre 2017
Grasso si candida a leader anti Renzi

Ecce leader. Ma di cosa? Oggi sono diverse le opzioni che si aprono davanti a Pietro Grasso.
Tutto è iniziato da quella ormai famosa frase, pronunciata in modo quasi noncurante dall’ ex magistrato durante la festa di Mdp: «Ero e resto un ragazzo di sinistra». Apparentemente era «solo» un dibattito sulla mafia, ma il direttore dell’ Espresso Marco Damilano aveva capito subito che si trattava di un frammento di autobiografia non casuale, di un segnale identitario, di una potenziale posizione politica. Ha contato di più quella frase, in un solo minuto, che tre mesi di tira e molla di Giuliano Pisapia, con la sua simpatica e goffa drammaturgia da «leader riluttante» e dubbioso. Mentre Grasso pronunciava quelle parole, con una sorta di automatismo, si spegneva il riflettore sull’ ex sindaco di Milano (che è finito nel club dei biglietti della lotteria smarriti insieme a Mariotto Segni, a Stefano Parisi e a tanti altri) e si è acceso quello sul presidente del Senato. Grasso ha mostrato con quella mossa di che pasta sia il suo fiuto politico, rivelato (cosa che pochi sanno) fra i giovani comunisti degli anni Sessanta e temperato con un romanzo di formazione giudiziario alla corte di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino.
In prima fila ad ascoltarlo, come sempre, c’ era sua moglie Maria, la compagna di una vita, la first lady ma soprattutto la consigliera politica che lo ha assistito in tutte le scelte della sua vita. La signora Maria, donna piena di passione civile e di carattere, ha avuto un ruolo decisivo per il passo nel vuoto che il presidente del Senato ha compiuto, sapendo solo di collocarsi in uno spazio enorme che i tira e molla estenuanti di Campo progressista aveva lasciato libero. Maria – sposata nel 1970 – è la donna che lo ha sostenuto nella scelta più drammatica della sua vita quando il futuro presidente del Senato si trasferì a Roma dopo la scoperta di una minaccia di attentato progettato contro suo figlio.
I Grasso per non turbare il ragazzo – che non doveva venire a sapere di essere scampato alla morte – usarono il pretesto di un provino calcistico nella Roma per convincerlo a emigrare senza il trauma di una rivelazione. La verità arrivò solo dopo, quando scampato il pericolo fu possibile raccontarla, e divenne il cemento di una famiglia: al punto che oggi Maurillo è entrato – non casualmente – in polizia, dopo aver sposato – non casualmente – una funzionaria di polizia.
I Grasso sono una coppia simbiotica, leggono i giornali insieme, discutono dei fatti di cronaca, si consultano su tutto. E quando Pietro ha detto quella frase, si sono subito riattivati canali politici e contatti che erano entrati in sonno con l’ elezione a Palazzo Madama.
Massimo D’ Alema ha spiegato ai suoi il senso di quelle parole: «Grasso si è ispirato a un stile di terzietà quando è diventato magistrato, ma da ragazzo era anche lui nella Fgci. Adesso che è libero da vincoli questa sua storia politica antica torna a guidare i suoi passi».
Pochi sanno che il rapporto tra i due ha avuto un punto di contatto molto forte quando D’ Alema era a capo del cruciale comitato di controllo sui Servizi della Camera, e l’ allora magistrato lasciò i commissari s bocca aperta con due relazioni molto circostanziate sui fenomeni mafiosi. Grasso ha parlato a lungo con l’ ex premier, mettendo a fuoco gli scenari e le opzioni quando gli fu proposta la candidatura al Senato: «Posso farlo solo fuori dalla Sicilia».
L’ altro trait d’ union che ha trasformato l’ aneddoto biografico in un progetto politico è il rapporto con Pier Luigi Bersani, che fu non solo il padre della candidatura, ma anche uno dei registi dell’ operazione che -prima del giorno dei 101 – portò Grasso a diventare la seconda carica dello Stato.
Il terzo interlocutore è Nichi Vendola, che strinse con lui buoni rapporti da presidente della commissione Antimafia: così come Laura Boldrini è apparsa ingrata e opportunista ai due padri della sfortunata Coalizione bene comune, così Grasso è sembrato un potenziale leader che può restituire più di quello che ha avuto e ricoprire quel fatidico ruolo da «federatore». Anche perché la sua figura potrebbe tenere insieme con un’ unica al leadership sull’ uninominale persino le due eventuali liste separate che potrebbero nascere in queste ore: una di sinistra radicale e una riformista. Giovedì, a Campobasso, quando D’ Alema ha detto: «Salutiamo questo gesto», la sala dei militanti è esplosa in un applauso fragoroso.
Questo popolo ricorda come una macchia l’ abbraccio di Pisapia a Maria Elena Boschi, come medaglia il no di Grasso a Matteo Renzi per le regionali siciliane. Se «il ragazzo di sinistra» riesce a tenere unite le due anime avrà un futuro politico.

LUCA TELESE

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