La Verità

20 ottobre 2017
«Basta partitini: sì alla coalizione per poi allearsi con la Lega Nord»

Senatore Quagliariello, perché è colpito dalla mossa di Renzi su Bankitalia?
«Mi pare rivelatrice di un modo di pensare e di interpretare la leadership pericoloso».
Addirittura?
«Non la considero una scelta impulsiva, né causale, ma manifesto del renzismo. Il capo decide e le istituzioni si devono piegare».
Democrazia del terzo millennio?
«A mio parere no. Il principio carismatico del leader è la trasposizione del vecchio principio monarchico nelle democrazie moderne. Ci sono due modi di interpretarlo».
Quali?
«Il primo vede il leader compreso dentro uno schema di collegialità, primus inter pares, arbitro e regista di una squadra. Il secondo è idealmente in continuità con l’ autoritarismo del Novecento. Il capo si identifica in modo totale con lo Stato».
Quindi Renzi le sembra davvero pericoloso?
«Abbiamo una sinistra lontana da noi politicamente ma più affidabile sul piano istituzionale…».
I D’ Alema e i Bersani?
«Proprio loro. Però c’ è una sinistra che è meno lontana da noi ma che è assolutamente inaffidabile sul piano delle regole e del comportamento istituzionale: Renzi».
La legge elettorale arriverà presto al Senato«Qui il discorso si fa complesso. Questa legge ha delle imperfezioni gravi ma è meglio del Consultellum…E poi può diventare un regalo al centrodestra, perché ci mette in condizioni di vincere. Renzi ha l’ ossessione di vincere da solo. Per ottenere questa possibilità, anche una sola di riuscirci, ha aperto alle coalizioni. Queste saranno decisive in un terzo dei dei collegi, quelli uninominali».
E perché c’ è il regalo?
«Perché lui ha pensato a mettere fuori gioco Grillo, ma per farlo ha dovuto concedere un vantaggio competitivo a chi una coalizione l’ aveva già».
Voi.
«Non si possono improvvisare degli alleati: il centrodestra ha due cose in più, oggi. Il Dna di una cultura comune dell’ alleanza, e poi tre partiti già strutturati».
Voi vi candidate a fare la quarta gamba?
«L’ obiettivo è che almeno uno di questi tre partiti tenda a diventare il nuovo Pdl: cioè una grande federazione di diverse culture. Vede, a Verona un candidato fuori dai partiti ha sconfitto sia i centristi che i renziani perché esprimeva un’ idea di centrodestra più larga della rappresentanza dei partiti. L’ esperienza del Popolo della libertà resta il mio faro».
Qualcuno dice che potreste allearvi con Forza Italia, altri indicano Fratelli d’ Italia.
«Non mi pongo solo il problema del mio movimento, ma anche un più generale problema culturale: le culture politiche novecentesche, da sole, non sono in grado di rispondere ai problemi emergenti. Ma davvero si può risolvere la crisi catalana con i vecchi polverosi modelli della socialdemocrazia, del federalismo come lo abbiamo conosciuto, o del conservatorismo sclerotizzato sul modello dello Stato nazione centralizzato?».
Perché?
«Perché il combinato disposto della crisi e della globalizzazione richiede ogni giorno risposte diverse: più complesse, più articolate. Non a caso le famiglie politiche europee stanno peggio di quelle nazionali. Sono ormai dei club eleganti e ristretti come i Lions e il Rotary. La sinistra è in ritardo ed è divisa. Il nuovo centrodestra deve essere più popolare, più flessibile e più moderno, dare risposte non ideologiche».
Quindi questo nuovo Pdl da dove inizia?
«Da dove si esauriscono le culture dei vecchi partiti. La “quarta gamba” può essere prodromica a questo progetto se aggiunge una cultura in più, e se non diventa una lista contenitore. E può diventare una tappa che in un solo partito coalizione metta insieme le culture liberali, cristiane e di destra».
Non la Lega?
«La Lega è una comunità già definita. Con la Lega si deve stringere un’ alleanza programmatica e strutturale».
Voi di Idea chi siete?
«Siamo quelli che hanno dialogato con il civismo e lo hanno messo rete. Abbiamo una matrice liberale e conservatrice: non è un caso che da noi i liberali convivano con uomini provenienti dalla destra».
E il governissimo?
«Questa è l’ ultima bussola utile al centrodestra: per tutto quello che dicevo – a mio parere – non c’ è nessuna possibilità di un governo con Renzi».
Perché tanta prudenza?
«Non voglio un partitino animato dal riflesso del primo della classe, quello che inizia dicendo: “Il capoclasse sono io”. Ho imparato che i secchioni preparatissimi sulla lezione del giorno, poi non capiscono nulla del corso».

LUCA TELESE

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