La Verità

13 ottobre 2017
I tre tarocchi che rendono il Rosatellum una ciofeca (VIDEO)

Prima dell’ approvazione del Rosatellum, ti aggiravi a Montecitorio che ribolliva come una pentola, e sospirava di ansia come un malato in corsia di ospedale, sentivi i cicalini delle chiamate al voto che trillavano , contemplavi i capannelli che si aggrumavano e gli sguardi lampeggianti nel corridoio dei passi perduti. Non serviva molto per capire che il Parlamento stava correndo verso il Rosatellum bis con la consapevolezza che sarà il suo ultimo atto, e con la serenità dei passeggeri di un vagone di ottovolante che esce dai binari durante il giro di giostra. In molti casi questi dialoghi sono senza parole: il piddino Emanuele Fiano mostra un sms sul telefonino o un tweet al pisapiano Ciccio Ferrara, e quello risponde «Ah!». Due deputati del Pd del Lazio dialogano in emeroteca, facendo calcoli di seggi e collegi con due penne sullo stesso foglio, muti.
Il moderato piemontese Giacomo Portas esibisce delle tabelle in Excel con collegi, seggi, elettori, lo chiamano «il Caf del Rosatellum», uno dei pochi che ci capisce qualcosa. In piedi davanti ad un divanetto c’ è il ministro Dario Franceschini che scruta i volti dei suoi uomini per capire se tra loro si può annidare un franco tiratore. Il capogruppo leghista Massimiliano Fedriga ha un sorriso solare, perché sa che con questa legge la Lega nei collegi del Nord darà le carte anche se il centrodestra non dovesse avere i numeri. Alle 21.30 arriva l’ ultimo verdetto: 375 sì contro 215 contrari.
In quelle ultime ore i grandi motivatori del centrosinistra provano l’ ultima impresa con i propri soldati demotivati: raccontano che la legge semplifica, spiegano che consente di decidere chi governa, osservano che era meglio il Rosatellum-bis «di nulla». Ma se la vedi da sinistra non è vera nessuna di queste tre cose, e forse è persino vero il contrario. Il Rosatellum bis demolisce il bipolarismo, complica i calcoli, rende comunque difficile trovare una maggioranza. Dal punto di vista del diritto alla rappresentanza – quello dei cittadini – è una legge peggiore di quella che di fatto sostituisce, ovvero del doppio Consultellum. Se parli con i deputati del Pd, sotto garanzia di anonimato, scopri che il mal di pancia è terribile. I non renziani si sentono con la testa sul patibolo. Quelli siciliani sono già in campagna elettorale e ti dicono che nei collegi rischiano di non toccare palla, stretti nella morsa tra centrodestra e grillini. Quelli del Nord sono altrettanto rassegnati al cappotto. L’ effetto roulette russa del tripolarismo (più il maggioritario) rende difficile capire, ma la stessa angoscia attraversa molti deputati azzurri del Sud e Fratelli d’ Italia ovunque, con Giorgia Meloni che ha sparato a palle incatenate contro l’ accordo (e che medita addirittura se abbandonare l’ alleanza).

Il Rosatellum è pensato per destrutturare le coalizioni, isolare le estreme, propiziare un accordone al centro: è per natura «Nazareno».
La legge non ricostruisce le coalizioni ma favorisce apparentamenti tecnici e potrebbe propiziare liste civetta che prendono più dell’ 1%. E quel voto che non supera lo sbarramento va al partito a cui la lista si collega: quindi animali, pensionati, precari, Forza Roma e Forza Milan, fanno massa e tornano importanti. Vale la pena. Perché è vero che la Corte costituzionale aveva dovuto scrivere una legge che non è perfetta, quando ha dovuto demolire l’ incostituzionale Italicum. Ma almeno con quelle norme gli elettori potevano ancora decidere nella designazione dei loro rappresentanti: con le nuove regole non più. Il primo obiettivo di questa legge – infatti – è garantire il controllo degli eletti ai capipartito. La prima caratteristica del Rosatellum, sono i trucchi e le regole tarocche, per spingere l’ elettore a fare una cosa, credendo di farne un’ altra. Bastano tre esempi per spiegare come si depista l’ ignaro cittadino. Il primo: chi vota è convinto che sulla scheda ci siano dei collegi uninominali dove si vince o si perde in base al suo voto. Chi vince è dentro, chi perde è fuori. Falso. Ci sono cinque collegi paracadute possibili per ogni candidato, e il paradosso è questo: il candidato può correre addirittura in quattro proporzionali e un maggioritario. Può dunque essere eletto in più collegi, e il suo seggio scatta dove lui prende meno voti. Quindi passa dove perde. E scatta in un posto diverso da dove viene votato. Se perde quattro volte e una no, è eletto.
Le liste saranno piene di candidati civetta che girano da una capo all’ altro dell’ Italia come in un sistema del Totocalcio e fingono di sfidarsi nel maggioritario. Altro esempio: il Rosatellum prevede una procedura al limite della costituzionalità. Se tu voti uno di questi piccoli partiti civetta che non raggiunge il quorum, ad esempio gli animalisti, il tuo voto viene assegnato, d’ ufficio, al partitone a cui quella lista è apparentata. Quindi ti può capitare di votare il partito animalista ed eleggere uno di Forza Italia, oppure votare un partito autonomista siciliano, ed eleggere uno del Pd. Questo per fregare i grillini che non hanno alleanze, per dare un doping.
Terzo esempio, riguarda il doppio voto: la scheda presenta due serie di simboli su cui apporre la croce. Una parte della scheda è proporzionale, l’ altra maggioritaria. Si suggerisce al lettore la possibilità di esprimere due opzioni, come accadeva con il vecchio Mattarellum: ma se lui lo fa davvero, e indica due simboli diversi il suo voto viene annullato. Un’ altra truffa. In questo nodo si cerca di usare il finto maggioritario, con i paracadute che abbiamo descritto (che diventa un «maggioritario psicologico») per trascinare il voto nel proporzionale e svantaggiare i partiti che corrono soli. Con questo accordo, per gli effetti delle coalizioni sul territorio, Renzi ha scelto di correre un rischio, quello di consegnare la quasi totalità dei collegi del Nord al centrodestra, e il centrodestra corre il rischio di rinunciare a buona parte dei suoi collegi del Sud. È uno scambio anomalo, il prezzo che si paga per poter fare cartello e e mettere fuori i terzi incomodi – chiunque siano – depotenziando il loro voto. Per questo il sistema, anziché favorire il bipolarismo può promuovere l’ inciucio. Per poter avere una maggioranza con le attuali simulazioni, infatti, bisognerebbe vincere in almeno il 70% dei collegi. Ma chi può arrivarci?
Il governo Gentiloni ha messo la fiducia elettorale su una legge parlamentare, su richiesta del Pd. Assurdo, e mai accaduto: la legge elettorale è uno dei codici primari della Repubblica, un bene comune, proprio come l’ acqua, l’ energia, la casa. Per molti italiani è materia astrusa, ma sono delle regole che designano chi decide dei nostri beni materiali e delle nostre vite. In questi anni è stata la legge elettorale, a decidere chi sarebbero stati gli eletti che hanno stabilito delle nostre tasse, della nostra casa, delle nostre pensioni, chi ha votato il pareggio di bilancio e chi la Fornero. Per tre volte i leader hanno imposto leggi bruttissime: il Porcellum, l’ Italicum, il maialinum finto tedesco. Le prime due sono state bocciate dalla Corte costituzionale, la terza dai franchi tiratori del Pd. Gli stessi che hanno scritto quelle leggi, hanno preparato questo nuovo pasticcio. Gli stessi che oggi le decantano domani le disconosceranno. Attraversavi il Transatlantico di Montecitorio, attraversato da dubbi, angosce, sguardi di impotenza: ancora una volta i tacchini hanno dovuto decidere a scrutinio segreto se finire nel forno del renzismo e nella panetteria dell’ inciucio oppure no. Hanno deciso di sì.

LUCA TELESE

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