La Verità

21 settembre 2017
Partito l’assedio giudiziario alle opposizioni

Uno. C’ è un evidente e incredibile doppiopesismo nella storia del pignoramento della Lega Nord. Un clamoroso paragone che è sotto gli occhi di tutti ma che nessuno sembra vedere. Hanno condannato il tesoriere della Margherita per essersi appropriato di 27 milioni di euro, ma nessuno ha neanche minimamente ipotizzato di toccare i conti correnti del partito. Ma quando condannano il tesoriere della Lega (per una cifra 40 volte inferiore a quella di Luigi Lusi), scatta il pignoramento di ben 48 milioni 900.000 euro una cifra che ovviamente la Lega non possiede, perché corrisponde a tutto quello che ha percepito negli anni.
Due. C’ è una incredibile coincidenza temporale che sta davanti agli occhi di tutti e che nessuno vede, tra tre operazioni che hanno lo stesso effetto, quello di colpire tre aree culturali e tre movimenti di opposizione. I sigilli ai conti della Lega sono – di fatto – un colpo che paralizza o attenua l’ attività del Carroccio. Il pronunciamento contro la candidatura di Giancarlo Cancelleri è di fatto una messa in mora del Movimento 5 stelle: bloccare la Sicilia, in questo momento, significa bloccare la politica nazionale. La promulgazione della legge Fiano – già approvata dalla Camera – è una spada di Damocle con cui si può colpire chiunque nell’ area della destra (e non solo). Ai giudici viene affidata una discrezionalità enorme, i tribunali rischiano di essere inondati di denunce intimidatorie.
Non c’ è – e non c’ è bisogno che ci sia – un’ unica regia in queste operazioni, ma c’ è sicuramente un «idem sentire» doppiopesista in questi provvedimenti emanati da soggetti diversi tra di loro (un pm, una Procura, la maggioranza di governo) che hanno questo sottointeso: se sei in maggioranza sei tutelato, se invece sei all’ opposizione sono cavoli tuoi.
Se sei all’ opposizione puoi essere trattato più rudemente, non sei sacro e intoccabile come gli altri nel gioco della democrazia: quello che non era accaduto al Msi nel dopoguerra (Giancarlo Pajetta disse: «Gli elettori non si possono sciogliere») rischia di accadere oggi a tutti gli altri. Il bello è che questa spada di Damocle pesa anche sul futuro. Anche perché bisogna chiedersi: ma se il M5s ignora il pronunciamento del tribunale e va avanti con la candidatura e poi vince, dopo cosa succede? Cancelleri può rischiare la sospensione, come Luigi de Magistris che per la legge Severino dovette fare il sindaco usando gli autobus come ufficio? Quando lo stesso problema si verificò con Vincenzo De Luca, invece, il governo di centrosinistra fece di tutto per impedire che il neopresidente venisse sospeso.
Anche in questo caso il doppiopesismo è evidente. È bene ricordare che nessuna legge obbliga il M5s a fare le regionarie: potrebbero adottare le regole elettive del club di Topolino e non violerebbero nessuna norma. Quando accadde nelle primarie dem di Napoli del 2016 che Antonio Bassolino perdesse contro Valeria Valente per pochi voti in pochi seggi (in realtà aveva vinto), alcune testate documentarono con prove inoppugnabili che c’ erano state delle manipolazioni (ricordate i video di Fanpage.it?). Bene, a nessuno venne in mente di squalificare la Valente per via giudiziaria. Ha corso (e ha perso) in tutta tranquillità. Quando alle primarie precedenti ci fu il famoso caso dei cinesi in fila per votare Andrea Cozzolino, fu lui a ritirarsi, per una scelta di opportunità personale e per un vincolo imposto dal partito.
Il ricorso al partito presentato il 25 gennaio 2011 dagli altri contendenti (Umberto Ranieri, Libero Mancuso e Nicola Oddati) non provocò interventi dei magistrati sulla competizione. Le primarie vennero annullate e come candidato sindaco del Pd venne scelto il prefetto e commissario Mario Morcone (che poi perse contro De Magistris, ma questa è un’ altra storia).
Questa preoccupazione non dovrebbe appartenere a chi è nel centrodestra, ma essere condivisa da tutti. A sinistra diversi opinionisti e intellettuali hanno espresso riserve sul tema della assurdità culturale e dei rischi per la libertà di opinione aperto dalla legge Fiano – lo ha fatto, e lo abbiamo ricordato, Tomaso Montanari – ma nessun partito ha fatto una dichiarazione ufficiale. Nessuno intuisce che la rottura del patto di convivenza democratica che quella legge e questi provvedimenti aprono. Su questo giornale un collezionista e commerciante di reperti bellici, Jonathan Targetti, un iscritto al Pd, toscano, renziano e «boldriniano» (parole sue) ha spiegato: «Se passa quel testo da domani io divento fuorilegge». Fuorilegge potrebbe diventare chiunque: sei un politico e c’ è una foto in cui fai il saluto romano? Hai una celtica al collo come Gianni Alemanno quando era ministro?
Quale è il confine tra gesto provato e propaganda? In Cuori contro ho ricostruito la vicenda della puntata delle Invasioni Barbariche in cui Alemanno fu invitato a esibire quel ciondolo che portava al collo (che fra l’ altro apparteneva al suo amico Paolo Di Nella, assassinato negli anni di piombo). Daria Bignardi lo provocava: «Non può farlo?
», lui era imbarazzato: «Non è un simbolo politico, è un simbolo cristiano… ». Ma estrasse la celtica dalla camicia e la mostrò, per un senso di orgogliosa dignità. Con la legge Fiano Alemanno sarebbe condannato per propaganda, aggravata dal fatto che l’ esibizione fosse televisiva.
E di nuovo: insicurezza, arbitrio, discrezionalità. Gli stessi che sono stati espressi dal procuratore della Repubblica, Franco Cozzi, al Corriere della Sera in una intervista dai toni apparentemente calmi e soavi ma nella sostanza inquietanti, non solo per il partito di Salvini. Cozzi spiegava il sequestro dei 48 milioni di euro aggiungendo – criticamente – che la Lega non si era costituita parte civile nel processo Bossi. Tesi che, da giorni riciccia, sui giornali, addirittura supportata con delle carte da Repubblica. Ma che significa? Si tratta dunque di una sentenza «punitiva»? Il sequestro è di questa entità perché Salvini non si è costituito contro Bossi? Tutti sanno che non lo ha fatto per un omertoso occhio di riguardo – come sottintende il procuratore – ma per una regola della politica per cui non annichilisci il fondatore del tuo partito. Però il doppiopesismo della logica se ne frega: e tutti si devono preoccupare di una democrazia dove la sovranità non appartiene più al popolo, ma ai moderni censori della morale e del vizio. Solo quelli altrui, però.

LUCA TELESE

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