Lettere dei lettori

23 dicembre 2009
Io, Il Giornale e B.

Egr. Sig. Telese Sono un lettore del Giornale fin dal primo numero. cioè da quando tutti i sinistri che ora adorano e santificano Montanelli allora non lo potevano sopportare classificandolo come minimo, assieme ai suoi lettori, un fascista. Lui e noi lettori non ci abbiamo mai fatto caso, anche se il Giornale è stato per tanti anni oggetto di una campagna di stampa indegna e piena piena di odio e di livore da parte del sinistrume imperante di allora nel mondo giornalsitico ed intellelttuale, che si può paragonare a quanto sta accadendo ora con Berlusconi. Non per nulla Montanelli fu gambizzato ed in certi ambienti del bel mondo sinistro si brindò allegramente con champagne. La medesima campagna di odio che portò all’assassinio del Commissario Calabresi con l’avallo e responsabilità morale di 8000 intelletuali , guidati da quel bravo e sincero democratico che risponde al nome di Scalfari. Il quale proprose anche che la Rai non invitasse più Montanelli perchè aveva detto apertamente, in una trasmissione di Costanzo, che stato fascista negli anni 30. Lo stesso che con repubbica ha fatto una indegna campagna di stanmpa contro il presidente Leone, che dove vari anni è stato riconsociuto estranei ai fatti di cui era stato accusato E ora questo signore ci viene a parlare di censura! Io penso che in democrazia ognuno ha diritto alle sue idee e deve a vere la posssibilità di poterle esprimere senza essere offeso. deriso o peggio aggredito. Io voto per il centro destra e ho fiducia in Berlusconi, come altri votano per il centro sinistra e hanno fiducia in Bersani, Di Pietro o altri. L’importante e sapersi ripesttare senza alimentare quel climia di odio così tanto di moda in tanti modi alimentato anche dal Fatto e sopratutto dal suio amicho Travaglio . Così come ogni giornalista ha il diritto di scrivere per il giornale che più gli aggrada ed al quale più si sente vicino dal punto di vista delle ideee poitiche. Io non cfitico il suo passaggio dal Giornale al Fatto, Ho sempre letto molto volentieri i suoi articoli, che non mi hanno mai dato l’idea che fossero scritti da uno di sinistra, Per cui quando ho sentito che Lei avrebbe scritto per il questo nuovo quotidiano sono rimasto moltio sorpreso. Il motivo lo può comprendere: lei scriveva per il giornale del fratello di Silvio Berlusconi, del quale pertanto era a libro paga. Ora scrive per il Fatto. giornale in prima fila nella lotta a Berlusconi che considera corruttore, mafioso delinquente, dittatotrore e altro di peggio. Scrivendo per questo quotidiano penso che anche lei condivida i medesimi giudizi, per cui mi chiedo come possa conciliare questa sua nuova psozione con quella passato sapendo che i soldi che a fine mese perrcepiva sapevano di mafuia e corruzione. Tutto qua. Per il resto non mi resta che farle i migliori auguri di buon lavorio. Distinti saluti

 Giangi 

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Caro Giangi,
sto leggendo il meraviglioso libro di Guzzanti su Berlusconi, che – fra l’altro – contiene duecento pagine di autobiografia dettata dal Cavaliere stesso, straordinariamente godibili e interessanti. Il mio giudizio su Berlusconi può essere non molto dissimile da quello di Guzzanti, e non è mai cambiato nel tempo, capisco che possa sembrare fuori dai canoni correnti. Mi è antropologicamente antitetico e umanamente simpatico, lo considero un imprenditore geniale e un politico mediocre. Metà delle cose che voleva fare da premier, e che molti legittimamente si aspettavano potesse fare (a partire dalla bufala della riduzione delle tasse) non è riuscito a realizzarle per problemi suoi e solo suoi. Gode della più grande maggioranza parlamentare della storia repubblicana (anche grazie ad una legge che si è fatto su misura) ma continua a boccheggiare come se si trovasse di fronte una opposizione insormontabile, e non – purtroppo – a un brodino. Non ha – e lo teorizza – nessun senso del limite, quindi crea una situazione di conflitto permanente con tutte le istituzioni. Non l’ho mai votato, e non lo voterò mai, ma anche questo l”ho ampiamente dichiarato prima di lasciare il giornale, altrimenti sarebbe troppo facile. Siccome penso che un giornalista non debba farsi guidare dalle sue preferenze politiche, di solito sono più severo con la mia parte che con il centrodestra. Considero i suoi avversari politici Rutelli – D’Alema, persino il povero Bersani – se possibile, molto più cinici di lui, ma meno pericolosi, se non altro perchè meno potenti. Che dire? E’ la politica oggi che ha un livello tale da farmi rimpiangere Berlinguer e Almirante, gente che appartiene al tempo dei giganti, ma persino Fanfani. Ovvio che avrei votato Berlinguer e combattuto Almirantem, ma questo è del tutto irrilevante rispetto al giudizio. Troverà abbondanti ragioni per capire il sneso di questa affermazione nel libro che ho scritto sulla destra (Cuori neri) e in quello che ho scritto sulla sinistra (Qualcuno era comunista). Avendo un fortissimo senso di appartenenza alla mia parte, non conosco la faziosità.  Quanto ai rapporti del Cavaliere con la mafia: leggo e studio con molta curiosità le diverse tesi che si combattono. Mi pare evidente che Dell’Utri dei contatti li abbia avuti (vedi sentenze, processi partecipazione a matrimoni di boss, eccetera). Mi pare evidente che Mangano era mafioso (lo dicono i carabinieri, ma anche Borsellino nell’ultima intervista). Berlsuconi sicuramente sapeva che Mangano non era uno stalliere. Forse ha subito la sua presenza, forse – in parte lo ha ammesso – pensava che fosse un modo per ottenere una forma di non belligeranza con i poteri criminali.  Non credo che sia un mafioso. Mi pare una assoluta imbecillità l’idea che possa aver "commissionato" le stragi. Non ritengo improbabile che abbia – magari all’inizio della sua carriera – ricevuto dei capitali da qualcuno che era nella border line, la linea grigia fra legalità e illegalità. E che poi abbia però capito tutto quello che forse poteva non aver capito prima. Legga quello che lui stesso racconta nel libro di Guzzanti. Detto questo non lo ritengo certo un mafioso, e allo stesso tempo considero una assoluta imbecillità propagandistica definire il Fatto un network dell’odio, oppure pensare che il gesto di uno squilibrato sia stato influenzato da quello che scrivono i giornali. Ho scritto sul mio sito – può controllare – il giorno stesso dell’attentato che Berlsuconi mi ha fatto simpatia. E’ vero. Mi è simpatico, ritengo assurdo odiarlo, e allo stesso tempo vorrei che, per il bene di questo paese, fosse sconfitto politicamente. Mi spiace che abbia in questo anno usato il suo potere per un giro di vite sulla libertà di informazione. Il Tg1 dei suoi gazzettieri è orrido.  Avendo queste idee, condivisibili o meno da una persona come lei, ma in ogni caso – credo – legittime – ritengo di poter lavorare in qualsiasi giornale italiano. Solo in un paese di folli tifoserie si può pensare il contrario. Non trova?

Luca
luca@lucatelese.it


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