La Verità

2 settembre 2017
“Candidata premier? Se me lo chiedono…”

Com’ è la situazione del centrodestra?
«Siamo in grande forma».
Prego, onorevole Carfagna?
«Stiamo tornando vincenti e competitivi. Il vento era favorevole e si sentiva. Le amministrative lo hanno sancito con una vittoria importante».
È così ottimista?
«Vedrà la Sicilia. Tornano speranza e fiducia, Il tempo è galantuomo. Noi, il centrodestra, avevamo ragione».
Su cosa? (Altro sorriso). «Praticamente su tutto: sull’ immigrazione, dove oggi tutti ci rubano temi e parole d’ ordine…».
E poi?
«Avevamo ragione sull’ economia: noi dicevamo che le ricette economiche della sinistra erano fallimentari e adesso tutti i parametri economici dimostrano che noi avevamo lasciato il Paese in condizioni migliori di quelle attuali».
E poi?
«Avevamo ragione sul lavoro, e lo dicono gli ultimi dati. Noi avevamo lasciato la disoccupazione due punti sotto la media europea. Con la sinistra, nonostante lo spreco di danaro pubblica, ce la ritroviamo sopra di due punti».
Ma Renzi esulta per questi dati.
«Ridicolo. Fosse onesto ammetterebbe che nel momento della ripresa globale siamo fanalino di coda».
Mara Carfagna vive una nuova stagione fortunata. È rimasta in Forza Italia, mentre tutti la corteggiavano per la scissione. Oggi il suo nome appare nei borsini, come possibile candidato premier azzurro se la decadenza di Berlusconi dovesse essere confermata dalla Corte europea. Lei – ovviamente – nega.
Ma il tono che usa è già quello, molto prudente, di chi sente grandi responsabilità sulle spalle.
Non le ho mai chiesto cosa volesse fare da bambina.
(Sospira). «Ho desiderato tante cose, Da piccolissima la ballerina. Da neoiscritta a giurisprudenza il magistrato.
Quando frequentavo la scuola, la professoressa universitaria».
Oddio la magistrata! Se ci legge Berlusconi la sua carriera è finita. Ha detto «professoressa» solo per attenuare lo choc.
«Le racconto un dettaglio?».
Prego.
«Mio padre è diventato il preside più giovane d’ Italia a 39 anni, in seguito a un concorso. Per prepararsi studiava nella nostra piccolissima casa, a Salerno in via Settembrini».
Se lo ricorda?
«Eccome: avevano un’ unica scrivania, con le spondine. Lui lasciava i suoi libri la notte. E io il pomeriggio lì spostavo, per metterci i miei… orgogliosa e solidale. Sono cresciuta con questo modello».
È vero che non parla volentieri della sua esperienza televisiva?
«Non la rinnego, ho imparato tante cose ma non era la mia strada. Non la rimpiango».
Si è candidata per la prima volta nel 2006.
«Non abbiamo avuto rottamazioni, noi, ma tanto rinnovamento. Sono stata eletta con il Porcellum. E mi ci sentivo a tal punto a disagio che sentendo bisogno di una legittimazione popolare, appena ho potuto misurarmi con il consenso l’ ho fatto».
Prima della politica c’ è la sua laurea in legge da secchiona: 110 e lode in diritto amministrativo con tifo sugli spalti.
(Scuote la testa). «Chi glielo ha raccontato?».
Torniamo all’ Italia.
«I dati sull’ occupazione e sulla crescita del Pil disegnano un divario spaventoso tra noi e gli altri Paesi europei.
Avevamo ragione sulle disuguaglianze sociali, territoriali e di genere».
Adesso sta sconfinando nei temi storici della sinistra…
«E perché?
Anzi: siamo più attenti di loro perché non siamo ideologici, ma ci poniamo, da sempre, il problema della tutela di chi è debole».
Lei come legge i dati sul lavoro?
«I dati Istat parlano chiaro: aumentano i contratti a termine e l’ occupazione tra gli over 50, aumentano la disoccupazione giovanile e quella femminile».
Perché?
«È un’ intera idea di politica inaugurata da Matteo Renzi che mostra i suoi limiti: con bonus e misure spot non si producono progressi strutturali».
E il reddito di inclusione?
«Un provvedimento figlio della stessa filosofia, che usa fondi già stanziati per la povertà. Il governo di centrodestra fece di più è meglio con la social card nel 2008».
Perché meglio?
«Coinvolgevamo una platea più vasta. E se, mi consente, senza opportunismi».
Cosa intende dire?
«Non si regalano oboli a sei mesi dalle elezioni. Noi lo facemmo appena eletti, in una visione strategica, qui sento odore di populismo».
Fino a ieri, sul banco degli accusati di populismo c’ era la destra.
«La disuguaglianza, e il modo come affrontarla sono il grande tema di questo tempo.
Su questo terreno c’ è molta propaganda e molta mistificazione».
Mi faccia un esempio.
«Donald Trump, tanto per fare un esempio, ha vinto con la protesta contro le disuguaglianze. Ha vinto ponendo questo tema, e risultando più credibile della sinistra clintoniana, che era con mani e piedi dentro l’ establishment. Noi, grazie all’ operazione culturale compiuta da Berlusconi in due decenni, siamo popolari senza essere populisti».
Questa risposta vale solo se mi spiega la differenza.
«Il populista cavalca la rabbia e la paura per provare a trasformarli in voti. Ma non sa trasformare questi sentimenti in volontà e capacità di governo».
La Lega ha tratti populisti?
«Non parlo del linguaggio.
Quello è marginale. Quando la Lega governa – e lo ha saputo fare sia a Roma che nelle Regioni – trasforma quella rabbia in decisioni. Qui è la differenza – enorme – tra la protesta grillina e quella leghista».
Anche i grillini hanno conquistato comuni importanti.
«Sì, ma il caso di Roma dimostra in modo lampante che non riescono a trasformare quei voti in provvedimenti concreti, in azione di governo efficace e concreta».
Torniamo agli sbarchi. Si sente un po’ minnitiana, come diversi direttori di quotidiani di destra in questo momento?
«Mi pare che lui stia inseguendo noi. Fino a ieri il paradigma della sinistra era che chi ha paura dell’ immigrazione e protesta è un pericoloso razzista».
In cosa siete diversi?
«Bisogna avere il coraggio di dire – per esempio – che l’ islam integralista – è una minaccia.
Bisogna avere il coraggio di dire che i flussi migratori vanno gestiti e non subiti. Qualcuno ci arriva adesso, noi su questi temi ci siamo da sempre».
Ma il governo che sogna la Carfagna cosa farebbe?
«Bisogna agire in Libia, fare accordi con i Paesi di origine e di transito, bloccare le partenze. quello che Berlusconi fece quando governava il centrodestra. Noi dicevamo anche che le Ong e la loro politica erano un problema. Ora ci arrivano gli altri. Noi dicevamo: chi non ha diritto va rimpatriato. Adesso vedo che persino Di Maio se ne accorge. E poi c’ è il problema degli altri…».
Cioè?
«La tolleranza non può diventare un cedimento, mai!
L’ accoglienza non può trasformarsi in una resa. La nostra identità, la nostra civiltà, le nostre leggi sono quelle: ti va bene? ottimo. Non ti va bene, non sei il benvenuto».
Mi faccia un esempio.
«Se vuoi vivere osservando i precetti della sharia te ne vai in quei paesi dove la sharia è in vigore. Se vuoi stare da noi prendi atto che in Italia la poligamia è vietata e la parità tra uomo e donna è una conquista a cui non intendiamo rinunciare.
Ma anche su questi temi che riguardano le donne i dati parlano per noi».
In cosa?
«I governi Berlusconi non hanno predicato ma praticato: la legge sullo stalking, il piano contro la violenza, la prevenzione nelle scuole. Tre provvedimenti che stanno in un progetto integrato in cui la strategia e il dettaglio convivono».
Sento continui riferimenti ai governi del centrodestra. È nostalgica?
«Zero nostalgie. Però il futuro si costruisce sul passato e nessuno di noi può dimenticare che quell’ esperienza di governo non è stata chiusa da un voto ma da una manovra di palazzo».
Berlusconi si dimise.
«Fu costretto a farlo a causa di un complotto internazionale ordito con la complicità della sinistra e delle più alte cariche istituzionali italiane. Ed è stato – non dimentichiamolo mai – l’ ultimo governo eletto con una maggioranza scelta direttamente dal popolo».
Parla di Napolitano?
«A giugno 2011 il presidente della Repubblica incontrava due privati cittadini, Mario Monti e Corrado Passera, per chiedergli di lavorare al programma del governo Monti. Le sembra normale?».
E mi diceva tutto questo perché…
«Non è possibile tollerare una manomissione delle regole e nulla di tutto questo potrà ripetersi. I fatti hanno dimostrato che la nostra storia è una storia di cui essere orgogliosi, malgrado la campagna di discredito portata avanti dalla sinistra e dalla grancassa dei giornaloni compiacenti».
Siete stati più efficaci?
«Noi abbiamo realizzato la riforma Biagi, aumentato le pensioni minime, ridotto le tasse, con i due diversi moduli fiscali nel 2005 e nel 2006, per 13 miliardi di euro».
E poi?
«Abbiamo abolito la tassa sulla prima casa, sulla successione, sulle donazioni. E varato 36 riforme che hanno cambiato in meglio la vita degli italiani».
Chi teme di più tra M5s e Pd?
«Sono due facce della stessa medaglia. Ideologia, propaganda, demagogia e opportunismo politico. Nessuna concretezza. Il Pd ha dimostrato la sua inadeguatezza. Ha bloccato il paese due anni con una riforma che si è rivelata un fallimento politico e istituzionale.
E non solo. Pensi ai patti per il Sud: anche qui soldi girati da un fondo all’ altro come gli stessi carrarmati in favore di telecamera delle parate mussoliniane».
Ha qualche rimpianto?
«Sono arrivata tardi alla politica. Oggi vorrei aver fatto politica da ragazzina».
E cosa ha imparato da ministro che non sapeva?
«Quello che già immaginavo! che la politica richiede studio, lavoro, impegno, passione.
E mi piace sempre citare Weber e l’ etica della responsabilità».
Guardando ai grillini, quale differenza tra voi e loro?.
«A parte il dilettantismo, la concezione moralista della politica e della società: io ho imparato sui libri di scuola che la nostra è una repubblica democratica fondata sul lavoro. Per loro, una repubblica giudiziaria fondata sul codice penale.
Hanno una idea moralistica, talebana e declamatoria della politica».
Parliamo di lei: si parla della Carfagna come possibile candidata premier.
(Sorriso). «La domanda di riserva?».
Se non risponde deduco che è vero.
«L’ unico fuoriclasse nel centrodestra si chiama Silvio Berlusconi».
Le sto chiedendo di lei.
«Glielo ripeto: noi abbiamo un leader».
Berlusconi non può correre.
«Sarà lui a decidere, anche con gli alleati. E noi ci auguriamo che lui sia nelle condizioni di scegliere, visto che a tenerlo fuori è una sentenza ingiusta e una legge incostituzionale».
Quindi lei rifiuterebbe una investitura?
«Io sono in campo, faccio parte di una grande squadra.
Si parla tanto di classe dirigente: noi ne abbiamo costruita una di grande valore. Diffusi a tutti i livelli, onesti, perbene.
Io farò quello che mi chiede la mia squadra».
Ha mai pensato di poter lasciare Berlusconi, come quelli che sono andati con Alfano?
«Mai. Sempre dalla stessa parte. A maggior ragione nei momenti difficili».
Fedele o leale?
«Io sono in un partito con la mia testa: ho le mie idee, da sempre, e nessuno me le fa cambiare».

LUCA TELESE

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