Le interviste del lunedì

25 gennaio 2016
Meluzzi: «Come cambiare 100 fedi e rimanere coerente»
meluzzi

Alessandro, sei diventato un primate ortodosso, ci sono le tue foto mentre offici messa!
«E quale sarebbe la novità? Sono vecchie di due anni, sai?
» Ma solo tre anni fa eri un diacono cattolico!
«Tre anni, nella via di un uomo di sessanta, sono un secolo».
È normale dalla militanza extraparlamentare a Il manifesto nel ’68 e diventare capo di una chiesa ortodossa in Occidente?
«Sì. Ero a Il manifesto, ma è stata un’ esperienza fugace: dopo un anno, o poco più, ero già passato alla Fgci…».
E poi sei diventato un dirigente comunista!
«Nel Pci: all’ inizio berlingueriano di stretta osservanza. Nuova Società con Diego Novelli. Apprezzavo la politica dell’ austerità, il rigore controcorrente del Compromesso storico. Una stagione importante per me».
Ma poi, all’ estremo opposto, da berlingueriano sei diventato migliorista!
«Ho avuto un periodo amendoliano grazie a Saverio Vertone…».
Ma poi sei diventato socialista! E per di più craxiano!
«Sì, craxiano vero: può sembrare un assurdo se parti da Berlinguer. Ma se parti dall’ area riformista con Giuliano Ferrara e Vertone, il mio primo maestro, capisci subito che c’ è una continuità politica e intellettuale».
Sì, ma poi nel 1993 sei diventato di Forza Italia!
«È vero. Ma anche lì ero solidamente laico-socialista. Da berlusconiano convinto, anch’ io mi sono innamorato del Cavaliere».
D’ accordo ma nel 1998 sei diventato cossighiano, e antiberlusconiano, nell’ Udr!
«Sì, questo è vero. Anche di Cossiga mi sono innamorato. E poi serviva un governo mentre deflagrava la guerra».
Scusa, però: poi sei passato all’ Udeur di Mastella, una scissione del cossighismo!
«Solo perché il partito si era sfasciato. Non un salto della quaglia, solo una diversa collocazione logistico-parlamentare».
Però poi sei passato ai Verdi!
«Sì, però mi hanno cacciato quasi subito i cocomeri di Manconi: quelli verdi fuori e rossi dentro. Peccato».
Per via dell’ affiliazione alla massoneria, ma volevi essere anche un diacono cattolico, ti pare normale?
«Lo so bene. Perché la curia romana mi ha negato questo diritto…».
Sei diventato ortodosso! Pensa: Comunista-belingueriano-laico-craxiano-cossighiano-verde-masson-clericale e poi ortodosso!
«Sì, è la storia della mia vita. Un lungo percorso di ricerca».
Ricerca?
«Sei tentato dal fornire una rappresentazione satirica o caricaturale. Ma è un percorso unico circolare e coerente, un tondo che si chiude».
E dove?
«Sono partito da Mosca e ritorno a Mosca».
In che senso?
«Sono partito dall’ Unione sovietica e torno alla chiesa russa, dal Pcus torno a Putin, sono stato eretico e adesso sono due volte ortodosso. Ma con una coerenza adamantina in un cammino di ricerca».
Nelle foto che lo ritraggono mentre dice messa Alessandro Meluzzi, con la barba ormai candida, i paramenti sacri, i capelli che si arricciano sul fondo, sembra che sia pope da secoli. Ed è perfettamente nei suoi panni anche tutti i venerdì, quando con la montatura da intellettuale polemista discetta di criminologia con naturalezza dalla sua cattedra a Quarto Grado. Uno due tre, dieci cento Meluzzi.
Spiegami bene l’ ultima conversione religiosa.
«Nel ’99, quando mi iscrivo alla Facoltà di Sant’ Aselmo dei benedettini per studiare mistica. Ho sempre avuto salde radici nell’ oriente cristiano».
Però cattolico.
«Ero discepolo di Don Gelmini, che era nella chiesa cattolica ma bizantino. Don Pierino infatti era un esarca mitriato e sacerdote melchita».
Tu quando vieni ordinato?
«Divento diacono a Oms in Siria nel 2007. Ero in Bisanzio ma ancora cattolico».
Cosa ti fa attraversare l’ ultimo confine?
«La persecuzione fino alla morte subita da don Gelmini. Il vescovo di Terni lo voleva cacciare».
Era accusato di pedofilia!
«Balle. La sofferenza di Don Pierino è stato un martirio. Lo sai che nella Chiesa cattolica ci sono 14 riti che prevedono il matrimonio dei sacerdoti?».
Sul serio?
«Il Vaticano non ama dare molta pubblicità. Approfittiamo per fare Educazione ecclesiale: melchiti maroniti giacobiti uniati ucraini siromaroniti… In Calabria e Sicilia 40 preti cattolici sposati sono affiliati alla diocesi di Lungro e di Piana degli Albanesi!».
Torniamo alla carriera talare…
«Un vescovo piemontese mi chiede di diventare diacono latino permanente. Ma purtroppo si fa venire lo scrupolo di chiedere il permesso alla curia di Roma».
Catastrofe?
«Già. Subisco la terza scomunica della mia vita: il sant’ Uffizio non accetta che io sia un massone in sonno».
Cosa rispondono?
«Meluzzi non può far parte della Chiesa perché un massone, è un massone per sempre».
Mi pare ineccepibile.
«Sei matto? Il sonno massonico è il sonno eterno della morte. La presa di distanza dalla loggia è drastica».
Non sei più massone?
«Dire “quello è massone” è una cazzata: come dire “è cristiano”».
La stai buttando in caciara?
«Mannò!!! Ero diventato massone quando si praticava una ricerca spirituale, per merito di Gustavo Raffi, massone della trasparenza e del sorriso».
Negli anni della P2, mica male.
«Ma cosa c’ entra? Facevo parte della Loggia Ausonia, quella dei grandi galantuomini con Cavour».
E quando ne sei uscito?
«A Massa Marittima, dove ci sono più massoni che pietre: quel giorno tutti i fratelli piangevano. Avevo il grembiale verde, gestivo rapporti internazionali».
È un grembiule di rango?
«Non voglio folklore».
Ma perché poi sei uscito dalla Chiesa?
«Per coerenza. Ho pensato: se io non sono buono per l’ ordine non posso certo fare l’ eucarestia».
E come finisci a Bisanzio?
«Ho ritrovato sulla mia strada Leopoldo Deodato Mancini vescovo ortodosso della Chiesa assiro-caldea».
Sei il primate di tutta la Chiesa ortodossa italiana?
«Sì, un primus inter pares: ma ho solo due-tremila fedeli. In Italia ci sono un milione e mezzo di ortodossi».
Eri nella Fgci del 1971, nel comitato centrale D’ Alema!
«Già: Fassino era segretario di Torino: ad Airaudo e Rondolino ho fatto la tessera io. Oggi sono le stelle del renzismo e dell’ antirenzismo».
Grasso ha scritto sul Corriere che sei uno Zelig.
«Ha cercato di ridicolizzarmi. Ma la rottura col Pci avviene sul tema della sessantottizzazione: i valori, le libertà, la trasgressione».
Diventi Primario di psichiatria, a Mirafiori sud, in una Asl socialista, nel 1989.
«Già, nel quartiere più degradato d’ Italia. Ma perché ero bravo, mica per raccomandazione».
Poi c’ è Tangentopoli.
«Vedo i mei amici socialisti ammanettati ogni mattina. Mi indigno. Nel ’93 entro in Forza Italia con un provino video».
Lo hai superato?
«Spiritoso. Però ho un aneddoto. Io già conducevo Medicina a confronto con la Rosati, moglie di Galliani. Ad Arcore avevo incontrato Berlusconi, che si era messo al pianoforte ad accennare “Forza Italia” in anteprima».
Ti era piaciuta?
«Non avevo ancora capito se il personaggio c’ era o ci faceva. Adesso so che c’ era. Ma c’ era un momento, con Gianni Pilo, che vedevamo le cassette degli altri candidati per visionarle».
E che succede?
«Trovo la mia con scritto: “Meluzzi, uno Sgarbi 2”. Ho trasecolato».
Non è un brutto paragone.
«Differenza non è da poco. Io sono un ricercatore d’ amore e mendicante di verità. Vittorio è un ricercatore di passione, e un erogatore di verità».
Ma perché lasci gli azzurri?
«Cossiga è stato un amore travolgente. L’ ultimo dei miei padri».
Ne hai già citati tre!
«Tocchi un punto vero: a tre anni i miei si separano. Sono cresciuto senza padre. L’ ho ritrovato da adulto, gli ho curato il cancro prima che morisse, ma l’ ho inseguito tutta la vita».
Non porti il suo cognome…
«Si chiamava Ferdinando Mormone, era antiquario. Mia madre impiegata all’ Acea. Ma è stata un genitore per me anche mia zia».
La prima di sinistra, la seconda conservatrice.
«Due madri che mi hanno conteso: ero lacerato fra zia Alba, moderata che mi ha regalato il benessere borghese, e mamma Clara, femminista mi ha dato il senso della ribellione».
Hai mai pensato di essere del tutto matto?
«Da 60 anni subisco psicoterapie su questo tema. La mia fortuna. Sono un guaritore ferito. Se non hai un segno, su di te, non puoi essere medico».
Per fortuna hai una sola moglie.
«Una, Maria. Ho una figlia di 27 anni, Aracoeli detta Ara».
Mistico anche nell’ onomastica.
«Un miracolo, da bambino ho avuto l’ orchite da morbillo e sono diventato quasi sterile. Avrei voluto altri figli».
Chiudi con la politica nel 2001.
«Non mi ricandido, ma è stata una grande esperienza. Non da protagonista certo. Ma dalle prime file della platea. Quanto basta per andare in Cina con De Mita, passare un indimenticabile pomeriggio geopolitico con Andreotti, prima di un viaggio in Siria».
Citi come modelli tre ex Dc?
«Nelle macerie della Seconda Repubblica ho appreso da loro il senso dello stato e della mediazione logica».
Sembri presuntuoso.
«Macchè! Mi definisco al di sotto delle parti».
Sei perito di Bossetti e di Guede.
«Bossetti sarà riconosciuto vittima.
Rudi è l’ unico che abbia fornito un racconto credibile. La criminologia è il mio mestiere. I pazienti sono le mie tende, come per San Paolo che cuciva tende per campare».
Sei ricco?
«Guarda il mio portafoglio: 50 euro.
Quello con cui vivo dopo aver consegnato tutto a Maria. Non posseggo nemmeno l’ auto, solo un leasing».
I tuoi gettoni televisivi?
«La gente pensa chissà che: Prendo 500 euro a Quarto Grado e 150 euro in Rai, dove vado solo per amicizia con la Leofreddi».
Fortunato che lo puoi fare!
«Taci. Siria Magri, la mia padrona a Quarto Grado si incazza ogni volta che mi vede».
E poi?
«Mi perdona perché c’ è un rapporto di amicizia incredibile, 25 anni. Lei è una bergamasca seria, determinata, lucida, competente e buona. Toti ha la fortuna di avere una moglie così».
Che c’ entra?
«Il retroterra di solidità emotivo di un candidato è tutto. In America è un fatto di solidità sociale. Con Siria, e quindi Nuzzi, ci incontriamo come trapezisti. Sono estemporaneo, non ricevo nessuna indicazione: il nostro è un programma total free».
Tutto quello che guadagni va alla Comunità?
«È una gestione complessa: case in affitto terreni attrezzature: la nostra è una media impresa che fa acqua da tutte le parti».
E senza di te?
«Se morissi domani le banche ci salterebbero subito addosso».
Il che ti preoccupa?
«No. Vorrei campare altri cent’ anni con i miei amici. Con lui».
Lui chi, scusa?
«Ma come con chi? Con il mio amico più stretto: Gesù».

 

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