Blog

27 ottobre 2015
Florenzi è insostituibile?

Ormai, se nella Roma di Garcia c’ è uno insostituibile, è senza dubbio lui. Alessandro Florenzi, il piccolo -grande uomo di Acilia, il fanciullo mannaro che entra in campo con la faccia da adolescente candido, e poi – quando si accendono di porpora i suoi inconfondibili rossetti sulle guance – come tutti i super eroi delle metamorfosi marveliane diventa una belva.
Mi rendo conto che, ogni volta che resto incantato a contemplare Alessandro, leggo nel suo viso un racconto diverso. Una volta – quando lo vedo stringere le spalle – riconosco tra le sue scapole di normodotato l’ epopea del campione normale, quello che ami proprio perché ti fa illudere che come lui potresti riuscire anche tu. Un’ altra volta – quando contemplo il suo ansimare, mentre poggia entrambe le mani a compasso sui reni, resto stupito dalla grinta: nelle tele -sequenze d’ inizio partita, misuro con apprensione la sua altezza (solo due centimetri più di me!), chiedendomi come faccia a combattere in un campionato dove svettano stature esorbitanti e fisionomie palestrate. In altri momenti leggo, in quegli occhi sgranati, nel sontuoso ciuffo di borgata, l’ entusiasmo di chi conta su enormi motivazioni interiori. Florenzi è riuscito a trasformare in epopea persino la mitica nonna Aurora: ma ecco che, proprio quando pensi di averlo chiuso in un cliché, il nipote devoto e buono, ecco il lampo di cattiveria del numero uno, dai piedi del campione salta fuori la prodezza balistica, “Mamma mia cos’ho fatto!”. Il piccolo grande uomo, ha in testa la geometria del tiro impossibile, nel corpo il piede snodato di chi addomestica il pallone con lo sguardo, la potenza dei cannonieri d’ al tri tempi. A Firenze mi ha ipnotizzato anche dalla dinamica del suo corpo, capace di movimenti snodati imprevedibili. L’ ho visto correre sulla linea di fondo a caccia di una palla impossibile, fare il baricentro sul suo piede innaturale, crossare sulla linea bianca. Gli stolti che storcevano il naso (anche io) quando Rudi l’ ha trasformato in un terzino, capiscono solo ora, il miracolo di avere in campo uno che corre, attacca, difende, fa il regista dagli undici metri, segna da metà campo, inventa dall’area piccola l’ assist che manda in gol Gervinho. Adesso sapete anche il suo segreto: se i rossetti sono accesi, il Fanciullo Mannaro può sbranare chiunque.

Luca Telese (per “Corriere dello Sport”)

 

Lascia un commento