Interviste

15 Novembre 2012
Modiano: «La patrimoniale aiuterebbe»

di LUCA TELESE

«Posso dire una cosa? Forse dovremmo convocare un seminario, meglio se a porte chiuse, per capire nel dettaglio come, quando e soprattutto di quanto dovrebbe essere una patrimoniale abbatti-debito. E ovviamente se abbia un senso proporla, e quando. Ne parlo dal 2011, e mi attaccano da destra e da sinistra. Adesso vedo che ne parla persino Samorì, uno dei candidati del centrodestra alle primarie».

Pietro Modiano, presidente di Nomisma, banchiere di area prodiana, torna a parlare del suo grande progetto con spirito di servizio e una punta di amaro in bocca, dopo il confronto Sky tra aspiranti premier di centrosinistra (zero numeri e cifre) e dopo le parole (poi ritrattate) di Mario Monti. In una intervista a «Linkiesta» ieri ricordava di aver lanciato l’idea già nell’estate del 2011. Oggi il numero uno di Nomisma dice: «Quando l’ho proposta, era il luglio di un anno fa, mi pareva avesse molto senso. Sarebbe stata una misura preventiva, che avrebbe sorpreso positivamente i mercati e affermato in modo concreto il principio della solidarietà del paese, di fronte a sacrifici che non avrebbero risparmiato i più deboli, e di cui i privilegiati si sarebbero fatti carico, come è giusto, prima degli altri. Ha fatto poca strada. Non si è riusciti neanche ad entrare nei dettagli, nel fatto che per esempio prevedevo di limitarci al 20% più ricco, non toccare gli immobili, di compensare almeno in parte le tasse sul reddito già pagate, colpendo così gli evasori, eccetera. È diventata un tabù. Meglio soprassedere, era una discussione solo ideologica. Non so se la proporrei nella situazione di oggi, che è diversa. Oggi non sarebbe più una misura preventiva, e forse suonerebbe paradossalmente come una prova di sfiducia su quanto stiamo facendo. Potrebbe non piacere, quindi, neanche tanto ai mercati. Resta il principio della solidarietà, e di una giusta distribuzione dei sacrifici, che fin qui non c’è stata. E sono convinto che, se fatta bene e col consenso, in primis – sono illuso – di chi la pagherebbe, potrebbe servire fra un po’, come sanzione a quel punto definitiva di un percorso virtuoso che si ritenesse compiuto. Non ora, quindi, ma quando saremo certi che chiuda la fase dell’emergenza, segni l’inizio della ripresa di sovranità sulla nostra politica economica».

La rifarebbe come l’aveva pensata nel 2011?

Ci sono alcune condizioni preliminari. La pri- ma: deve essere una tantum. La seconda: non deve produrre una fuoriuscita di capitali. La terza: deve essere fatta alla luce del sole, con un patto di solidarietà in cui i più ricchi si fanno carico loro di un interesse collettivo.

Come?

Non sulle proprietà immobiliari, ripeto, quelle vanno tassate, e lo sono già, con imposte regolari, non una tantum. Non puoi costringere uno a vendere un pezzo di casa per pagare una tassa una tantum.

Ma questo basta a convincere chi ha grandi patrimoni?

Capisco che dover pagare il 10 per cento della tua ricchezza finanziaria è un peso molto forte. Ma ci sono due argomenti ineludibili. Il primo: gli altri, i più deboli, hanno già pagato e pagheranno in vario modo. Non è accettabile chiamarsi fuori da parte di chi ha di più. Il secondo: quello che si paga, lo si recupererà con la crescita di valore dei titoli, a risanamento avvenuto. Del resto, il debito andrà comunque ridotto, e

bisogna vedere se costa di più farlo in modo graduale, condannandoci ad un lungo ristagno, o con un colpo secco.

I nemici della patrimoniale dicono: è un’imposta depressiva.

L’obiezione è seria, ovviamente, parliamo di parecchi punti di Pil, e per questo la cautela è d’obbligo, e la riflessione necessaria, sul se e sul quanto. Sarebbe un intervento senza precedenti, e la certezza che l’impatto sia limitato non ce l’ha nessuno.

Però?

Però se la tassa gravasse, come sostengo, solo su patrimoni liquidi, non verrebbe pagata attra- verso il reddito, come con gli immobili. E se poi gravasse solo sulla parte più benestante del paese, l’impatto sui consumi sarebbe molto più ridotto.

Parliamo di come sarebbe modulato il prelievo.I miei conti sono questi: gli assetti totali sono 8.600 miliardi. Quelli immobiliari 5.000, quelli mobiliari 3.600, quelli tassabili 3000. Per la sta- tistica il 10% degli italiani possiede il 45% della ricchezza. Credo che il 20% possieda il 70%, circa 2000 miliardi. Se il prelievo è del 10%, fanno appunto i 200 miliardi di euro su cui ragionavo.

Qui davvero i ricchi piangerebbero.

Non tutti.

Perché?

Perché si potrebbe immaginare, come accennavo, un congegno di riequilibrio del tipo: tu paghi, ma noi ti sottraiamo tre anni di Irpef. La tassa resta un salasso. Ma solo gli evasori totali resterebbero colpiti per intero, mentre gli onesti avrebbero un premio.

E la fuga di capitali?

Bisogna studiare meccanismi tecnici che rendano l’evasione recuperabile, ad esempio controllando i comportamenti elusivi con la misu- razione delle uscite dopo la data.

E a chi dice che la patrimoniale ha un effetto anestetico?

Mi pare poco fondata. Il saldo primario della nostra pubblica finanza ha raggiunto i vertici mondiali al netto del ciclo economico: siamo tra i primi al mondo. Una misura finale come questa deve chiudere un ciclo, ovviamente, e soprattutto a patto di non sforare nessun saldo di spesa raggiunto.

E la progressività?

Non è un problema da poco: molti contribuenti hanno patrimoni che sono dispersi in diversi conti, si possono trovare soluzioni. Per quanto complessi, i problemi sono risolvibili. Va garantita la discrezione: ma sono le banche che possono, e devono ricostruire tutti i file.

E i soldi all’estero?

Puoi fare qualche concordato, o qualche sana- toria: ma 150 miliardi, per quanto siano una cifra impressionante, sono meno di quanto è fug- gito da altri paesi europei come la Germania. Tutto quello che recuperi da lì, magari un dieci per cento, ti aiuta.

Ma allora serve il convegno?

Oh sì. Invitiamo Amato, che la pensò per primo. Profumo che la vorrebbe più forte, Fassina, che era scettico, Baldassarri, uno di quelli che a de- stra ragiona sui numeri. E Samorì, che vuole evangelizzare il centrodestra. Uomini del Tesoro e della Banca d’Italia. Pensiamo, laicamente, se e come metterla a punto al meglio unendo tutte le intelligenze. Magari per scartarla, ma a quel punto consapevolmente.

E poi?

Poi deve essere il governo a decidere.

E lei?

(Sorride, ricorre al paradosso Io come vede ne sono convintissimo, prima per motivi di equità, poi di opportunità, se fatta nei tempi e nei modi giusti. Ma non so se, con questo parlamento, e se fossi al governo, la farei.

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5 commenti »

  1. Ha ragione modiano( sto’ po po di cervellone) : se gli italiani falliscono tutti,………….non si sentiranno piu’ in crisi. In compenso I Penati della situazione andando al governo avranno un bel po’ di soldi da spendere !!!!!!!!!
    Come si dice , mal comune mezzo gaudio.( cosi’ quelli che hanno rubato, saranno risarciti da quelli che hanno sudato)

    e come diceva toto’ : Lei Pro…PRo…Professore ,………… ahi, ma mi facci il piacere !!!!

  2. AH MODIA’,co la ricetta tua, OLTRE LA CRISI, c’e’ solo il burrone !!!

    ….E NON DITEMI CHE SONO NEMICO DELLA PATRIMONIALE !!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

  3. a conti fatti, chi aveva un’aliquota irpef di 0.23 con l’IMU ha un incremento di tassazione del 60%, chi aveva un’aliquota d1 0.43 (redditi fra 55 e 75 mila euro) ha avuto una riduzione del 10-15% nel passaggio da ICI-IRPEF a IMU-IRPEF.
    In culo sempre ai più poveri…

  4. Homo maialis: l’involuzione del genere umano.

    A Darwin o ci credi oppure no, prendere o lasciare. E se ci credi, allora vuol dire che anche tu accetti il fatto di essere l’ultimo anello della catena evolutiva che ti vuole strettamente imparentato alla scimmia. La teoria dell’evoluzione, però, non è detto che muti sempre in meglio le cose e la specie umana, nella fattispecie! Anzi, a volte fa addirittura retromarcia, rompe gli anelli della catena evolutiva e si perde lungo la strada dell’involuzione e degenerazione del genere umano. Così può succedere che l’homo sapiens nell’era della malapolitica, dei festini, delle ruberie e delle porcherie a gogo, involva nell’homo maialis! Uno dei meccanismi principali che regola l’evoluzione della specie è l’influenza che l’ecosistema esercita sul ciclo vitale della natura e degli organismi viventi. L’essere umano, ad esempio, si è trovato in passato nelle condizioni di subire dei grossi cambiamenti: il clima glaciale e desertico, e i grandi predatori. Questi elementi ormai sono stati superati, si sono estinti nella notte dei tempi. Oggi, l’influenza che subisce il genere umano viene più dai suoi simili che da altri fattori naturali e da elementi esterni. Più precisamente da quella sottospecie di uomini che pensano solo a fare soldi, carriera e successo. Una sottospecie del genere umano, risoluta e dissoluta, che in nome del proprio benessere e in virtù del dio denaro è disposta a tutto: rubare, tradire, ammazzare, darsi al vizio! Allora, secondo la teoria dell’evoluzione, o meglio la teoria dell’involuzione della specie, si aprono davanti a te due strade e ti ritrovi inesorabilmente, davanti ad un bivio, a dover scegliere: o ti adegui e ti trasformi in un maiale famelico come “loro”, pronto a divorare tutto quello che ti capita a tiro, oppure ti rassegni a soccombere e a fare da preda ai moderni predatori. Ma c’è una terza via che va ben oltre l’involuzione: la rivoluzione del genere umano. La ribellione dell’homo iracundo, che una volta per tutte s’incazza sul serio e ristabilisce il naturale equilibrio delle cose: “loro” nel porcaio e la “gente per bene” in Parlamento!!!

  5. Il professor Dottor Modiano, nell’intervista lecca-lecca in cui è specializzato Telese, vuole unire le intelligenze e cita appunto Samori, Giuliano Amato, Telese, Fassina e Baldisserri l’ex corrotto, anzi non ex e naturalmente Se Stesso, quale emulo di Kant. Ecco la ricetta per uscire dalla crisi…Parliamone

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