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7 luglio 2012
“Non ho grillini per la testa”

Vulcanico, entusiasta, visionario, sicuro di sé («Mi danno del presuntoso, e certo non mi disistimo») Gli aggettivi per Luca Telese non bastano mai. Passato – «senza mai vendere l’anima», giura – da un punto all’altro dello schieramento politico-editoriale, dal Giornale al Fatto quotidiano, adesso vuole fondare un nuovo giornale: Pubblico. Il nome richiama il Servizio Pubblico di Santoro; il logo il francese Liberation. Giornalismo moderno, giovane, cattivo, spettacolare. Tra Steve Jobs e Berlinguer, contro le segreterie di partito ma non contro la politica. Niente papelli né Grillo. Obiettivo: dire quello che a sinistra molti pensano e non trovano.

Telese, sei sicuro che serva un altro giornale nella sinistra?
La nostra squadra mette insieme persone che vengono da storie giornalistiche diverse: Fornario, corsivista satirica de l’Unitá, Labate, cronista politico principe de Il Riformista, Mello, cronista dell’innovazione che viene da Il Fatto come me, Armeni che viene dalla storia de il Manifesto superandola con una nuova sintesi, Podda che era “donna-macchina” e cervello a Liberazione senza i dogmi dell’estremismo, Formigli che rappresenta la nuova lingua dell’inchiesta televisiva, Manolo Fucecchi che rappresenta la visionarietá del racconto per immagini…

Perché?
Costruire una nuova sintesi serve a raccontare, per esempio, il mondo che va dalla Iribus di valle Ufita (dove 700 operai hanno perso il lavoro) a Pomigliano. C’è un enorme potenziale: gente a cui serve un giornale di sinistra moderno, senza anticaglie polverose, cimeli, reducismo, estremismo. E ci sono due sinistre sbagliate: una che non ha capito il denaro, l’altro che dal denaro si è fatta comprare. il giorno dell’annuncio di Pubblico mi chiama l’operaio Petrillo della Iribus e mi fa’: Sai, noi abbiamo mille euro al mese di cassa integrazione, ma tre abbonamenti al tuo giornale li facciamo’.il nostro tour é partito da li. Io sono stato davanti a tutte le fabbriche italiane, conosco per nome tutti i capi operai. E considero questi capi operai come leader di partito. Bersani dovrebbe ascoltare chi é stato nella guerra del tempo. Questi capi, che lui non ha mai incontrato, non sono lo spettro della classe operaia che va in paradiso. Sono quelli che ti dicono cosa fa Fiat in Italia. Gente come Roberto Mastrosimone, che in tv alla professoressa Kostoris, Una simil Fornero – che per me vuol dire olocausto dei diritti – lo attaccava: «Ma voi sareste disposti a dimezzarvi lo stipendio per l’azienda?». E lui: «Senta, io guadagno 1.200 euro, se lo dimezzo sono 600. Per andare in fabbrica spendo 200 di benzina. Se vuole faccio un bonifico a Marchionne… Quanto prende lei?».

Perché, allora, non dire queste cose in un un unico grande giornale della sinistra?

Perché nessuno ci vorrebbe dentro. Il manifesto il giorno in cui i black blok devastano Roma dice: “Compagni che sbagliano”. Come si fa?

E L’Unità?
Oggi non è il giornale del Pd, ma della sua segreteria.Quando sul Fatto scrivevo delle liste civiche, sull’Unità non c’era una riga. Quando a In onda, su La7, abbiamo fatto il cartonato di Bersani, assente tra Vendola e Di Pietro, i giornali si dividevano tra chi lo metteva in prima chi in apertura della politica. Nell’Unità quella foto era tabù. L’Unità non puó raccontare la storia degli asili nido di Torino. senti qui: Fassino scopre che Chiamparino gli ha lasciato 3.3 miliardi di euro di passivo, é costretto a violare il patto di stabilità. Quindi, per legge, non può più assumere precari. A Torino negli asili dell’infanzia, tutti pubblici, ci sono 200 precari in 50 scuole. Quindi deve chiudere 10 asili e i precari se ne vanno a casa. Ecco lalora la soluzione di Fassino: sostituiamo gli asili pubblici una cooperativa di servizi, privata. Cattolica, ovvio, perché devi farti perdonare di essere stato comunista. Costerà di più rispetto a prima, ma quel servizio il comune può pagarlo, anche se è fuori dal patto di stabilità. il patto che i parlamentari del Pd hanno votato col maldipancia, lo stesso che impedisce l’acquisto degli autobus e uccide Iris bus. ecco dei temi pubblici. Se all’Unità scrivessero una breve di 8 righe sugli asili, gli direbbero: cosa avete fatto? La nostra idea invece è: andiamo lì e meniamo come fabbri finché non cambiamo qualcosa.

La linea è chiara. Avanti tutta con le polemiche…
Io sto nella modernità. Vanno riscritte le categorie. Ieri il tassista era un padroncino, oggi è un sottoproletario che non ha più i soldi per la benzina, grazie alle accise folli di Monti. L’imprenditore che si impicca è un eroe civile: uno che sta nella modernità coi suoi soldi, come io ci sto coi miei 100 mila euro per far nascere Pubblico. Quanti sono disposti a stracciare un Cud da 95mila euro e metterci pure i loro soldi?

Anche Sansonetti annuncia un nuovo Paese Sera….
Sarebbe la quarta resurrezione di una cosa morta. Mi dispiace per lui, anche se sicuramente avrá più finanziatori di noi. Noi abbiamo solo i lettori e chi si abbona.

Come tre anni fa, quando eri tra i fondatori del Fatto. Alla fine ti sei lanciato i materassi con Travaglio.
Il fatto era un’impresa eroica, fatta da persone che capivano che serviva una cosa che non c’era. E’ nata così la mission impossibile: licenziamoci tutti, mettiamo insieme i nostri talenti e costruiamo il giornale che meglio di tutti racconta una cosa. Ma ora la mission è compiuta, finita. Non c’è stato nessun litigio con Marco Travaglio, c’è stata una divisione politica. Perché Marco, finita quella missione, si ricorda di essere di destra e trova la connessione sentimentale con Grillo, sulla base di un’idea millenarista: uccidiamo tutti gli impuri. Una idea, nella quale il nichilismo sarcastico di Grillo e quello gesuitico spettacolare di Marco trovano perfetta sintesi nell’antipolitica.

Il fatto ha avallato la nascita del grillismo?
Io ho provato in tutti i modi a dire agli amici del Fatto: apriamo un ragionamento su dove andare. caduto Berlusconi Padellaro dice: cosa cambiamo? Io: «Tutto». Marco, col collo girato a 35 gradi: «Niente”. É vero che l’Italia è il Paese della deriva e con la deriva si va avanti per trent’anni, ma é una follia. Padellaro è l’uomo più intelligente del Fatto, ma ha un limite: l’amore filiale per Travaglio. Come il padre che paga le cambiali della Bmw al figlio. Se la mission del Fatto ora è demolire la sinistra, io non ci sto.Vedi, io con Bersani vorrei discutere ore, Marco vorrebbe solo dirgli: quanto sei stronzo. Per questo esco dal Fatto dicendo: state diventando un giornale grillino. Poi dopo tre giorni, escono tre pagine di intervista a Grillo, a firma di Travaglio. E i suoi dicono: che è successo a Marco? Lui è come Roberspierre, non può fare queste cose.

Rivendichi a ogni passo la tua storia di militante che viene dal Pci.
Io ero alla Fgci. Sono stato iscritto fino al 1991, quando demoliscono tutto. Da allora la sinistra è fatta da «ex», senza identità, molto peggio dei socialisti francesi: gli ex Pci devono farsi perdonare. nel 1989 finisce la mia vita militante e inizia quella professionale. Primo lavoro al Il Messaggero. Poi, all’agenzia Dire allora guidata da Antonio Tatò. Mi disse: «Imparerei tanto, dovrebbe essere gratis, ma in via del tutto eccezionale di darò 500mila lire». In nero, ovviamente. Quando mi licenziano vado a fare il portavoce di Sergio Garavini, a Rifondazione.

Ma non sei sopravvissuto a Cossutta…
Sono stato cacciato da Rifondazione con i figli Cossutta che mi insultavano. Tre anni dopo ero in Russia inviato di Sette, ovviamente precari, dietro di lui. Dovevo fare il diario del ritorno a Mosca di Cossutta, fu una lotta micidial, lottavamo per le parole. Alla fine sbotta e mi fa: «Ricorda! Ti ho fatto il regalo più grande della tuavita licenziandot!i». Aveva ragione.

È per questo che cambi casacca e vai al Giornale di Berlusconi diretto da Belpietro?
Sono andato senza vendermi l’anima e cambiare una sola idea. Belpietro non mi ha mai corretto una virgola ne chiesto di attaccare qualcuno. Anzi, un periodo difficile lo passai con la Bicamerale. Allora a Maurizio D’Alema piaceva, il liderissimo che strapazza la sinistra. «Non possiamo sparargli tutti i giorni», mi diceva, e riequilibrava i miei corsivi. Al Giornale avevo il potere di Burtlebly, lo scrivano di Melvill che puó rispondere: “Preferirei di no”. Infatti quello che non volevo, non lo scrivevo. Ci puoi fare un pezzo sui teppisti di Genova? «Preferirei di no». prendi in giro la Bindi? No. Ma se avessi avuto un mio giornale, nel 2001, avrei detto che il g8 é ststa una oscena mattanza, ma anche il che carabiniere Placanica pestato con i tubi imnocenti non é un killer ma una vittima. Lo avrebbe detto anchr Pasolini.

Prima del Giornale sei transitato per il Corriere della Sera. Potevi accontentarti?
in un giornale oggettivamente più indipendente si può essere soggettivamente meno indipendenti. Sono arrivato lì per una coincidenza incredibile: stavo a Sette scrivevo le brevi. Ma faccio uno scoop. Il giudice Lombardini a Cagliari si suicida, quando viene indagato da Caselli. Tutti vogliono intervistare Cossiga, a cui Lombardini era molto legato. Ci provai anch’io. Cossiga mi conosceva bene: una volta mi ero infilato nella sua festa di compleanno con una torta a forma di scudo crociato di 20 kg, con le candeline che fumavano, fecendo scattare l’antincendio. Entrò la scorta con la pistola in mano e lui rideva come un matto. «Il compleanno più bello della mia vita», disse. Quando chiamai la portavoce, mi aveva ringhiato. Ma poi un giorno squilla il telefono è lui: «la vogliamo fare l’intervista su Lombardini o no? E mi rivela che Lombardini aveva trattsto con l’anonima su richiesta della Thatcher!». Il pezzo va sulla prima del Corriere. Ma mi dicono: ti pagheremo tantissimo, 5 milioni di lire, ma non puoi firmarlo. Avevo chiesto a Francesco Merlo, il mio maestro. E lui: «Un giornalista può cedere anche il culo, ma non la firma». Lo firmai con un amico di Sette Stefano Jesurum. Qualche tempo dopo mi chiamarono per una sostituzione. Io e Maria Grazia Cutuli, eravamo i più giovani. Restavamo per la terza ribattuta, alle tre di notte, con la guerra del Kosovo. Mariagrazia era così: andava anche a lavare le scale per comprarsi il biglietto per il Ruanda. inviata a spese sue. Tornava e diceva: posso fare un reportage? Le rispondevano: per quello ci sono gli inviati, al terzo piano. Quelli che dormivano con la testa sulla scrivania. Lei con il suo bell’accento catanese insisteva. E loro: «Mariagrazia, c’é lo spazio, 10 righe. Ma se le giustifichiamo arriviamo anche a 15». Per questo passo le notti a leggere i curriculum. Me ne arrivano 300 al giorno.

La meritocrazia, prima di tutto, dici.
È fondamentale. Noi stiamo con gli ultimi, che devono essere difesi. E con i primi, i più bravi. La rivoluzione in Italia con il talento. C’è una generazione che ha provato senza riuscire. Io ho avuto la fortuna di poter affermare il talento nonostante tutto. Tenterò di aiutare gli altri ad affermarlo.

La notorietà televisiva ti darà una mano, come Travaglio ad Annozero? É vero che Mentana ti voleva per un programma nella testata del tg?
Mentana annunncia alla redazione del tg e alla rete: ho scelto Telese per un programma di cronaca. La cosa finisce anche sul Giornale, quasi un fatto compiuto. Enrico mi chiama e mi fa: “Hai visto che cosa bella? Mi sono battuto per te”. io l’ho ringraziato, ma c’era un dettaglio: non mi aveva consultato. La cromaca non é il mio pane, stavo lavorando già a Pubblico, ho detto: grazie ma non lo faccio. Credetemi, uno che rifiuta una prima serata non capita spesso. Forse mi credono pazzo.

State giá immaginando le prima pagine?
(Telese mostra una anteprima sull Ipad). Disegno di Bruno Vespa in stile giunta golpista Titolo: “Brunochet”. Pensa, Berlusconi é caduto, ma lui é sempre li con la sua ricetta: prende il più stupido del Pd, apposta, la destra peggiore, la sinistra finto garantista, e i giornalisti compiacenti. Poi, il giorno in cui Berlusconi ha una rogna parla di Avetrana.

E poi come sará Pubblico?
Coloratissimo, solare, pieno di storie di gente normale che fa cose straordinarie, più che interviste a Cesa. Sotto l’apertura, un pezzo satirico fisso di Francesca Fornario. un giornale così non c’é in Italia.

di Giommaria Monti e Manuele Bonaccorsi – Left

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26 commenti »

  1. Sono molto curioso di acquistare il primo numero. Speriamo bene, anzi meglio.

  2. Poi magari qualcuno si stupisce del populismo che seguono molti italiani stanchi di un’Italia fallimentare, quando la realtà è che pochi individui che controllano meccanismi di potere come il giornalismo sono in modo preconcetto i primi a far passare tutto per lo stresso anello della politica che dingue cosa deve passare e cosa non può passare.

    Sto esprimendo un pensiero anarchico? no, qui in Italia gli anarchici sono più militanti politici dei militanti PCI, cosa che dovrebbe sapere bene qualcuno che ha indagato sul G8 di Genova e su Maria Angeloni.

    Il Fatto Quotidiano? diversamente uguale agli altri. Non sono i fondi pubblici od i padroni editori a far schierare i giornalisti per un partito politico. Molti si vendono gratis.

    saluti

  3. Sono stata abbonata per un pò a “Il Fatto” e ho smesso proprio perchè avevo la netta sensazione che volessero a tutti i costi demolire la sinistra, proprio come dice Luca, ed
    io essendo di sinistra non l’ho accettato. Quindi senz’altro sarò interessata a leggere il
    nuovo giornale! Faccio volentieri i miei auguri a Luca & C.

  4. vedi, caro luca , credo che tu sia una persona veramente capace, coraggiosa ed in buona fede, ma, ma …….hai un grosso limite : “vorresti parlare ore con bersani , …ma di cosa ??”………………ancora non hai capito che tutti e dico TUTTI coloro che si occupano di politica , per politica intendono solo ed esclusivamente le beghe interne di partito ???’ su questo anche bersani e’ bravissimo, non nego, ma della POLITICA per l’italia,per questo paese, per gli italiani, ormai sono lontano mille miglia dalla realta’…………………dx , sx , centro, e’ solo un paravento per rimanere dove sono, arrabberciando mediocrita’ che ormai hanno compromesso seriamente la sopravvivenza di questo paese………………..e tu vorresti parlarci ??…….si magari al bar davanti ad una birra, non certo seduti nelle poltrone che decretano i nostri destini………………
    hai detto che conosci i nomi dei capoperai uno ad uno…………
    ECCO, FALLO PER LORO………….lascia perdere la sx , sarai solo un complice per una ennesima grande presa per il culo !!!

  5. ” Noi abbiamo solo i lettori e chi si abbona.” Una mission già sentita, creduta e verificata. L’auspicio è che in questa nuova creatura, i lettori in grado anche di “partecipare”, possano almeno essere “letti” senza alcuna preclusione o filtro politico. Un’ardua sfida. In bocca al lupo.
    Luigi Coppola

  6. Ma perché non riconosci che l’Unità ti ha smentito?
    http://www.unita.it/italia/telese-l-unita-non-parla-br-degli-asili-di-torino-invece-si-1.427878

  7. Ovviamente auguri per la nuova impresa.
    Ma vorrei sapere una cosa: – Io leggo con molto interesse “Gli Altri” e mi sembra che su molti argomenti siate in sintonia. Perchè invece di farvi concorrenza non fate una “massa critica”?
    Inoltre il “giornale” cartaceo è il mezzo più efficace per raccontare e far circolare certe notizie? (ma questa è un’altra questione)

  8. AH AH AH .. salsicciotto dell’informazione un pò in quota PDmenoL .. un pò vendoliano .. con qualche spruzzatina di cossuttanesimo .. alias @Luca Telese .. uno dei pennivendoli più paraculi 8e paracarro) del panorama me(r)diatico ITALIOTA .. ma al nuovo giornale darai un posto anche alla Luisella (ex) amica tua a LA7 .. o resti indipendente(mente) fedele alla linea editoriale dei perdenti sinistrati (nel cervello) alla quale ti vuoi immolare .. novello SAN TORO .. guru et martire .. ora a LA7 (quello che: vado in rete x essere LIBERO e INDIPENDENTE .. VOI mi date 10 eurini che vi INKULO io per benino .. poveretti ILLUSI sinistrati) .. dai @Luca Telese .. l’uomo dall’ego inversamente proporzionale alla dimensione dei faffetti e pizzetto .. AH AH AH .. facci ridere .. giornalista .. indipendente — quasi direttore – fuoriuscito dall’ennesimo giornale dove NON ci stavi a dire NULLA ..

  9. Caro Mario,
    Se leggessi i testi, invece dei titoli, ti accorgeresti che l’Unitá non mi ha smentito affatto. Piuttosto, quelle venti righe striminzite infilate in un supplemento primo maggio senza spiegare nulla di quello che ho raccontato io – il dissesto di Chiamparino, il doppio errore di Fassino – sono la riprova di quello che dicevo. Serve un giornale che possa raccontare senza autocensura

  10. Caro Roberto,
    Si, il cartaceo é efficacissimo. Ed é anche l’unico modo democratico in cui i lettori possono finanziare un quotidiano

  11. Sempre a Roberto:
    Tu mi parli degli Altri, ma gli altri é un settimanale. Noi vogliamo incidere di più, e quindi fondare un quotidiano nazionale che va in edicola ogni giorno.

  12. Caro Telese,se tutti quelli che gufano e remano contro sono al livello intellettivo del soggetto che si firma Marco B.,allora è come andare sul velluto!….auguri di nuovo,e a leggerti presto.

  13. Auguri Luca , ti ho seguito a Montecatini un paio di anni fa e mi sei piaciuto , la dedica che mi hai fatto sul tuo libro mi è molto cara . Leggerò il vs. nuovo giornale anche se faccio parte del gruppo anagrafico dei sessantenni , ma che ci posso fare , non è colpa mia .
    Comunque conosco tanti giovani che di giovane non hanno nulla , ma probabilmente non è colpa loro . Mi aspetto che tu mi aiuti a capire chi votare alla prossime elezioni , oggi non voterei nessuno .
    Ancora auguri . Carlotta

  14. Ti leggo e leggerò sempre con immensa stima, anche se spesso cerchi di spiegare agli altri quello che tu non riesci a capire……
    A tale proposito cosa ci volevi realmente far capire davanti ai cancelli di Mirafiori con gli operai della fiat?
    In bocca al lupo
    Matteo

  15. Caro Telese
    leggo con piacere che il movente del nuovo giornale è “Costruire una nuova sintesi serve a raccontare, per esempio, il mondo che va dalla Iribus di valle Ufita”. Difficile non essere d’accordo, ci mancherebbe, ma poco dopo mi capita sotto gli occhi l’apologia di Steve Jobs, pubblicata nel sito del “Pubblico”, dipinto addirittura come un uomo di sinistra e che suona un po’ come se fosse un manifesto ideologico (da idea, ossia “immagine di un’oggeto la cui mente si concentra per operare un confronto ed elaborare giudizi”). Allora faccio una certa fatica a trovare una continuità di contenuti. Ma partiano con l’inconciliabilità di Steve Jobs come uomo di sinistra e i 700 operai che hanno perso il lavoro.

    Nel 1946, l’industria americana era predisposta per la produzione di sofisticatissimi servomeccanismi, così dice Paul N. Edwards in the closed world, mentre l’ENIAC era un costosissimo catenaccio buono solo per elaborare le tavole di tiro o risolvere le complicate equazioni maneggiate a Los Alamos. Insomma, nonostante non ci fossero le condizioni industriali e nonostante l’informatica fosse antieconomica, vennero riesumati costosissimi fallimenti come il whirlwind allo scopo di elaborare macchine multi purpose capaci di sotituirsi agli operai qualificati che costituivano il nocciolo duro delle rognose unions americane. Con la complicità della Guerra Fredda e del New Look dell’esercito imposto da Eisenhower, naturalmente. Infatti non a caso l’informatica nasce in un’america in guerra e sconvolta dagli scioperi. In quegli anni la turbolenza sociale raggiunse il massimo e le astensioni dal lavoro toccarono il culmine. Così le elite industriali del paese, agendo come una comunità di intenti, il cui spirito, movente e caratteristiche sono indagate e descritte in “The Power Elite” di C. Wright Mills del 1956, si accordarono sulla necessità di ridare vigore ad un taylorismo ormai fiaccato per poter ridimensionare il ruolo dei lavoratori e risolvere una volta per tutte il problema dei sindacati.
    Com’è noto, la chiave di volta dell’organizzazione scientifica del lavoro non è tanto la catena di montaggio, quanto la cosiddetta “macchinizzazione” delle abilità, per usare un termine caro ad Harry Braverman. Del resto fu Marx, nel libro primo de “Il Capitale”, ad affermare che la produttività dipende dall’innovazione tecnologica. Ma aggiunse che ciò avrebbe ridotto la quantità di lavoro vivo nel corpo della merce, quindi il valore stesso della sua essenza, cioè il lavoro. In altre parole, in prima battuta il taylorismo ha reso possibile la riduzione del potere discrezionale del lavoratore sui processi, nonché il loro potere contrattuale.

    Nel frattempo Vannevar Bush aveva scritto “As we may think”, mentre qualche tempo dopo, un tizio di nome Peter Drucker, colui che ha coniato la definizione di Knowledge Worker, si preoccupò di aggiungere che in futuro, cioè il nostro presente, i progettisti e gli ingegneri, i lavoratori del cosiddetto “immateriale”, sarebbero diventati la maggioranza. Quindi il vantaggio professionale, o economico, non sarebbe più dipeso dall’unione sindacale, bensì dalle possibilità di accesso del singolo individuo alle conoscenze specifiche della propria disciplina, dalle quali dipendono l’impiegabilità, la professionalità e la possibile di trovare sempre nuovi impieghi. E Ciò, per lui, avrebbe reso la società più libera, perché le virtù della competizione economica si sarebbero diffuse anche tra i lavoratori, finalmente imprenditori di sé stessi, rendendo inutili ed obsoleti i sindacati (dice proprio così) insieme al lavoro fisso. Tuttavia il disegno si sarebbe potuto realizzare soltanto a patto di elaborare una tecnologia capace di garantire la fruizione capillare ed individuale delle informazioni e contestualmente di ridurre drasticamente i costi di accesso. In altre parole, il vecchio sogno di Vannevar Bush: una rete di elaboratori in grado di fornire un accesso a banche dati, non più esclusive o poco pratiche come le biblioteche, sparse per il globo, il Memex! Consiglio a tutti di leggere “As we may think”.

    Nel tempo presente, mi pare inutile ricordare che, ad esempio, il Just In Time fu reso possibile dall’introduzione dei moderni database, mentre il globalismo e la delocalizzazione dipendono in massima parte dallo sviluppo delle tecnologie di rete e dalla contestuale riduzione dei costi legati alla comunicazione ed al trasporto (resi possibili dal computer). Oggi si parla addirittura di un nuovo paradigma, il meta design, ossia la progettazione di prodotti professionali che possono essere adattati alle esigenze specifiche proprio dall’utente, il quale peraltro collabora attivamente alla produzione ed è stabilmente inserito in una comunità di utilizzatori (vedi Open Source).

    Insomma, mi pare che Steve Jobs incarni più che altro lo spirito del capitalismo più puro, cioè quello descritto da Josep Schumpeter in “La teoria dello sviluppo economico”: non fu lui a parlare della “distruzione creativa”, intesa come scomposizione di un monopolio, come poteva esserlo appunto l’IBM in quegli anni? Cito Wikipedia per semplicità e pigrizia: “[Per Schumpeter] Interviene qui la figura dell’imprenditore, che attua diverse combinazioni delle forze produttive per produrre un nuovo bene, per introdurre un nuovo metodo di produzione, per sfruttare l’apertura di un nuovo mercato o la conquista di una nuova fonte di approvvigionamento di materie prime e di semilavorati, per attuare una riorganizzazione di una qualsiasi industria.”. In fondo la logica dello sviluppo è una specie di “rivoluzione permanente” (mi perdonino i puristi per il prestito…): l’introduzione di nuove forme di produzione, di nuove merci o di nuove materie prime allo scopo di raggiungere un successo economico. E per quel che ne so, ciò si realizza di norma attraverso la sostituzione di vecchie forme con le nuove; in altre parole lo sviluppo, appunto.

    Quindi davvero non riesco a capire come si possano coniugare i 700 operai hanno perso il lavoro e l’idea di Steve Jobs come uomo di sinistra. Ma forse mi sfugge qualche cosa.

  16. Gira di bocca in bocca, ma vorrei che qualcuno lo urlasse, questo è la nuova direzione

    Ecco cosa ha fatto Hollande (non parole, Fatti!!!). In 56 giorni di governo: ha abolito il 100% delle auto blu e le ha messe all’asta; il ricavato va al fondo welfare da distribuire alle regioni con il più alto numero di centri urbani con periferie dissestate. Ha fatto inviare un documento (dodici righe) a tutti gli enti statali dipendenti dall’amministrazione centrale in cui comunicava l’abolizione delle “vetture aziendali” sfidando e insultando provocatoriamente gli alti funzionari, con frasi del tipo “un dirigente che guadagna 650.000 euro all’anno, se non può permettersi il lusso di acquistare una bella vettura con il proprio guadagno meritato, vuol dire che è troppo avaro, o è stupido, o è disonesto. La nazione non ha bisogno di nessuna di queste tre figure”. Touchè. Via con le Peugeot e le Citroen. 345 milioni di euro risparmiati subito, spostati per creare (apertura il 15 agosto 2012) 175 istituti di ricerca scientifica avanzata ad alta tecnologia assumendo 2.560 giovani scienziati disoccupati “per aumentare la competitività e la produttività della nazione”. Ha abolito il concetto di scudo fiscale (definito “socialmente immorale”) e ha emanato un urgente decreto presidenziale stabilendo un’aliquota del 75% di aumento nella tassazione per tutte le famiglie che, al netto, guadagnano più di 5 milioni di euro all’anno. Con quei soldi (rispettando quindi il fiscal compact) senza intaccare il bilancio di un euro ha assunto 59.870 laureati disoccupati, di cui 6.900 dal 1 luglio del 2012, e poi altri 12.500 dal 1 settembre come insegnanti nella pubblica istruzione. Ha sottratto alla Chiesa sovvenzioni statali per il valore di 2,3 miliardi di euro che finanziavano licei privati esclusivi, e ha varato (con quei soldi) un piano per la costruzione di 4.500 asili nido e 3.700 scuole elementari avviando un piano di rilancio degli investimenti nelle infrastrutture nazionali. Ha istituito il “bonus cultura” presidenziale, un dispositivo che consente di pagare tasse zero a chiunque si costituisca come cooperativa e apra una libreria indipendente assumendo almeno due laureati disoccupati iscritti alla lista dei disoccupati oppure cassintegrati, in modo tale da far risparmiare soldi della spesa pubblica, dare un minimo contributo all’occupazione e rilanciare dei nuovi status sociale. Ha abolito tutti i sussidi governativi a riviste, rivistucole, fondazioni, e case editrici, sostituite da comitati di “imprenditori statali” che finanziano aziende culturali sulla base di presentazione di piani business legati a strategie di mercato avanzate. Ha varato un provvedimento molto complesso nel quale si offre alle banche una scelta (non imposizione): chi offre crediti agevolati ad aziende che producono merci francesi riceve agevolazioni fiscali, chi offre strumenti finanziari paga una tassa supplementare: prendere o lasciare. Ha decurtato del 25% lo stipendio di tutti i funzionari governativi, del 32% di tutti i parlamentari, e del 40% di tutti gli alti dirigenti statali che guadagnano più di 800 mila euro all’anno. Con quella cifra (circa 4 miliardi di euro) ha istituito un fondo garanzia welfare che attribuisce a “donne mamme singole” in condizioni finanziarie disagiate uno stipendio garantito mensile per la durata di cinque anni, finchè il bambino non va alle scuole elementari, e per tre anni se il bambino è più grande. Il tutto senza toccare il pareggio di bilancio.
    Risultato: ma guarda un po’ SURPRISE!! Lo spread con i bund tedeschi è sceso, per magia. E’ arrivato a 101 (da noi viaggia intorno a 470). L’inflazione non è salita. La competitività e la produttività nazionale è aumentata nel mese di giugno per la prima volta da tre anni a questa parte.
    Hollande è un genio dell’economia???? (E.P.) SE ANCHE TU VUOI POLITICHE DI QUESTO TIPO IN ITALIA COPIA E INCOLLA SULLA TUA BACHECA.

  17. Caro Luca, pur continuando ad essere un estimatore di Travaglio così come lo sono di te e dei tuoi articoli, leggerò volentieri il tuo nuovo giornale: finora ho avuto solo n giornale di riferimento – il fatto – , ora ne avrò due che ritengo complementari come lo siete tu e Marco. E’ quindi per me un’arricchimento. Grazie e buona fortuna.

  18. Beh, bisogna riconoscere che, nonostante la presenza di Filippo Facci, l’edizione estiva di “In Onda” prevale su tutta la linea rispetto alla versione autunnale.Anche in termini di ascolti.
    Non conscevo Natascia Lusenti, la trovo semplicemente divina,sotto tutti i punti di vista.

  19. Un grande in bocca al lupo. Fai un giornale veramente nuovo.

  20. Anch’io sono in fuga dal Fatto. Che peccato era partito bene. Ora invece è diventato, soprattuto la redazione online, il ricettacolo del qualunquismo in veste grillina. C’è solo spazio al furore iconoclasta contro ogni forma di rappresentanza politica in forma di partito. Se critichi Grillo nel merito ti censurano.
    Buona fortuna

  21. A diferenza di Francesco,il “Fatto”,me lo sono tenuto nella pagina dei preferiti come intermezzo comico per “rinfrancar lo spirito” (come recita la testata della pagina umoristica di una nota rivista). Il bello è che i miei commenti e le mie repliche,nelle vesti del fanatico grillino fascistoide,sono prese per buone dai censori che non si rendono conto delle grossolane prese per il culo nelle mie esternazioni. Nuovamente buona fortuna,per la prossima uscita di “Pubblico”.

  22. Secondo “loro” siamo fuori dal tunnel!!!
    Ma i vari Monti, Passera, Fornero, tecnici e professori discorrendo, di cosa parlano? In quale paese vivono? Ostentano ottimismo: “Il peggio è passato”, “Si vede la fine del tunnel”, “La crisi economica è alle spalle”! Giurano che senza di “loro” sarebbe stato molto peggio: “Se fosse rimasto Berlusconi avremmo avuto uno spread oltre i 1.200 punti base”! E vogliono far credere agli italiani di aver salvato il Paese dall’ecatombe!

    Allora perché oggi stesso non chiedono l’ennesima fiducia al Parlamento per abbuonare ai cittadini italiani la seconda rata IMU? Perché non retribuiscono i lavoratori italiani con lo stesso stipendio dei lavoratori tedeschi? Perchè Montecitorio è chiuso per ferie! Perché mentono, sapendo di mentire! Perche anche “loro” sono già in campagna elettorale!

    I dati economici dipingono un’Italia ben diversa da quella che il governo Monti vorrebbe farci credere. La crisi gobale, che dura ormai da cinque anni, ha devastato il mercato del lavoro e il welfare del Belpaese. Secondo l’Eurostat, infatti, lavora soltanto un italiano su tre: su 60,8 milioni di persone solo 22,3 sono regolarmente impiegate. Entro l’anno prossimo, infatti, la disoccupazione arriverà quasi a quota 10%, mentre quella giovanile si aggira intorno al 30%. Percentuali da capogiro se vengono messe vicine alla crisi dell’industria e, in particolar modo, del comparto dell’auto. Da tempo, infatti, il pil italiano è in zona recessione. E ancora: a giugno il debito pubblico ha sfiorato la soglia di 2mila miliardi di euro (1.972,9 secondo le stime della Banca d’Italia). Per non toccare il tasto dolentissimo di “scuola”, “sanità” e “giustizia”!!! Ma intanto “loro” dicono di aver salvato la Patria. Per contro i “soliti noti” mettono mano al portafoglio e pagano i “loro” conti stretti in una morsa letale di tasse, imposte e balzelli introdotti dai “tecnici” per continuare a spremere i limoni già spremuti, lasciando da parte quelli pieni zeppi di succo, ma chiedendo alla Rai di “non fare usare più l’aggettivo ‘furbi’ nei servizi dei tg che descrivono la lotta contro l’evasione”! Dall’Imu ai rincari sulle bollete, dalle accise sulla benzina alle addizionali (regionali e comunali) sull’Irpef, il “Governo Salvatore della Patria” altro non ha saputo fare che andare sul sicuro, prendendo i soldi laddove era sicuro di trovarli: lavoratori e pensionati, continuando a bastonare chi stava già con le ossa rotte! Ma secondo “loro” – dall’alto di una vita super-agiata e garantita da retribuzioni che un operaio o un semplice impiegato non sarebbero in grado di raggiungere neppure se lavorassero ininterrottamente, giorno e notte, per 2.000 anni – siamo fuori dal tunnel!

  23. Che non hai mai venduto la tua anima non ci credo, neanche se lo giuri!

  24. Sarebbe bello che Telese chiarisse se intende partecipare al banchetto dei finanziamenti all’editoria, per il suo nuovo giornale, oppure no.
    Visto che parla tanto di trasparenza, passi dalle parole ai fatti.
    Ci informi!

  25. Caro Luca, inanzi tutto auguri per la nuova avventura e complimenti ancora una volta per il coraggio dimostrato nel portare avanti sempre e comunque le proprie idee. Leggendo la sua storia non si può dire che lei abbia emulato le gesta del campione che dava il meglio di se a Cagliari proprio nell’anno della sua nascita, ma non si può certo paragonare la volontà professionale di un grande calciatore come Gigi Riva a quella di un giornalista che comunque ha il dovere di perseguire nuove strade e lasciarle poi nel momento esso ritiene non essere più coerenti al proprio pensiero. La speranza mia e di tutti i lettori è quella di trovare un quotidiano libero da ogni logica di potere, e non ho dubbi sulla sua onestà professionale anche se deve perdonare la mia sorta di prevenzione dovuta al fatto di vivere in una piccola realtà dove spesso il mero interesse prevarica sulla verità. Con simpatia Andrea Borghini

  26. OFFERTA SPECIALE DI PRESTITI DI DENARO DI FINE DI ANN EE

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    Grazie.

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