Il Fatto Quotidiano

14 novembre 2010
“I topi scappano. Per il dopo c’è solo Marina”
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E poi, a fine intervista, Alessandro Sallusti mi gela il sangue con un ricordo che innesca un cortocircuito fra una delle pagine più tragiche del Novecento italiano e la crisi del governo Berlusconi: “In famiglia abbiamo già dato… nel 1945”. Curioso. Il tono è ironico, il viso del direttore del Giornale, invece, sembra diventare quasi scultoreo, nella penombra nella saletta del lussuoso Hotel Park Hyatt dove ci siamo rifugiati per una lunga intervista. “Vedi, ti devo raccontare una storia della mia vita che nessuno conosce, nemmeno Giampaolo Pansa, neanche Vittorio Feltri”. Quale? “Scoprii solo da studente, su un libro scolastico della Laterza, che mio nonno, Biagio, tenente colonnello sulla piazza di Como, finito a Salò senza essere stato fascista, era stato fucilato dai partigiani”.
Resto un attimo con il respiro in gola. Fino un attimo prima stavamo parlando di Feltri, di Fini, del Cavaliere, della crisi… Sallusti continua: “Mio padre questa storia non me l’aveva mai raccontata. Non certo per pudore. Per proteggermi. E invece scoprivo che dopo quattro vigliacchi rifiuti dei suoi superiori di grado, perché la Repubblica di Salò era ormai alla fine e i partigiani alle porte, mio nonno aveva accettato di dirigere il tribunale che doveva giudicare Aldo Pucher, partigiano accusato per l’omicidio del federale Aldo Resega. Mio nonno salvò gli altri sei imputati, ma fu fucilato per quell’unica esecuzione. Curioso vero? Ma era la legge della guerra. Scoprii, e oggi quel dialogo è nei libri di storia, che il giorno prima della ritirata nella ridotta della Valtellina, mio nonno aveva chiesto a Mussolini di non scappare”. Chiedo: “Sarebbe cambiato qualcosa sull’esito della guerra?”. Sallusti prende un respiro: “Ovviamente no. Ma se avesse seguito quel consiglio non avremmo le foto del Duce travestito da soldato tedesco”. Pausa. Non vola una mosca. Sorriso: “Per questo spero che Berlusconi non si ritiri”.
Pensavo di fare un’altra intervista. Raccontare ai lettori del Fatto Quotidiano l’ultraberlusconismo e uno dei suoi campioni. Quando Sallusti va in tv sono sciabolate per tutti, colpi micidiali, affondi sotto la cintura, pronunciati con serafica tranquillità. In questa intervista, invece, la teleadrenalina non c’è, ma piuttosto una leggerezza venata di colori forti e di tinte drammatiche. Sallusti ha il maglione esistenzialista a girocollo, la divisa del weekend.
Cominciamo da lei e da Feltri. È vero che Vittorio fonderà un nuovo giornale?
Guarda, siamo sposati da 16 anni. I matrimoni non sono indissolubili. È vero che il marito è sempre l’ultimo a sapere. Ma io ho messo al lavoro gli investigatori privati e sono tranquillo. Sono innamorato.
È vero che tra voi c’è un dissidio sulla lettura del berlusconismo?
Sì, ma non nel senso che pensi tu.
Lui dice che Berlusconi è al crepuscolo, tu il contrario.
Io penso il contrario, ma secondo me pure lui.
Tu senti il Cavaliere tutti i giorni, lui mai.
Lo scrive Dagospia. Non è vero.
Che tu lo senti o che non lo sente lui?
Parlo con Berlusconi una volta a settimana, e nemmeno tutte.
Non è poco.
Come molti altri direttori. Paolo Mieli parlò davanti ai miei occhi con Scalfaro dell’avviso di garanzia a Berlusconi.
Ecco la prima stoccata, un atto di accusa contro Mieli.
A dire il vero è il contrario. Un’autoaccusa. Ero stato io a gestire quella notizia.
Berlusconi è finito?
Nemmeno per sogno. Secondo me è in un momento di grande difficoltà. È praticamente solo.
Caspita, se lo dici tu…
Il Pdl, con una logica suicida sta difendendo solo se stesso.
Come mai?
La maggior parte dei ministri è gente che ha vinto la schedina del Totocalcio senza nemmeno giocare. Sanno benissimo che non capita due volte nella vita di fare 13 e fanno di tutto per restare attaccati alla poltrona.
Per farlo non dovrebbero difendere il Cavaliere?
È quello che penso pure io. Ma ti volevo dire che malgrado questo Berlusconi vale da solo il 26-30%, e Forbes lo indica come il 14esimo uomo più potente del mondo.
Ma si parla di successori…
Nemmeno uno nel Pdl. Nessuno ha il coraggio di farsi avanti, malgrado in questi giorni si siano fatti i nomi di cani e porci.
Non ho capito se vedi il rischio immediato di caduta.
Siccome all’opposizione non c’è nulla, il paradosso è che se nessuno tradisce, nel Pdl, non può succedere nulla.
Usi una parola feroce, “tradimento”. Non si può cambiare idea?
Se io tradisco mia moglie cambio di certo idea. Ma non per questo non resto un traditore.
Ma nessuno per ora ha tradito il Cavaliere…
A parte Fini, vuoi dire? Io invece credo di sì. Il silenzio, a volte, è più di una dichiarazione.
A chi ti riferisci?
(Pausa, ndr) Siccome più di uno dice che la Gelmini e Frattini sarebbero disposti a un governo senza Berlusconi, il fatto di non smentire diventa automaticamente una cosa brutta e pericolosa. Un silenzio assenso.
Magari sono imbarazzati a difenderlo sul caso Ruby.
(Alza il sopracciglio, ndr) Non credo proprio. Non avevamo di questi imbarazzi su Noemi.
Tu non hai imbarazzo?
Per nulla. È una vicenda esclusivamente privata che non ha nessuna implicazione politica. Ognuno di noi dovrebbe imbarazzarsi per quello che facciamo noi nel nostro privato, non per quello che fanno gli altri.
Però è imbarazzante difendere Berlusconi essendo suo dipendente.
Per nulla. Io ero direttore prima di lavorare per lui, lo sarò anche dopo. Al contrario di tanti altri non gli devo nulla.
Però l’ossessione sessuale di Papi non è bella.
Guarda che esiste una aneddotica sessuale sterminata, per esempio, anche su Fassino, Bersani.
Dai!
Primo. Il Gossip è per definizione una illazione. Bersani secondo il gossip è uno scopatore leggendario. Fassino è già nella letteratura… Su Berlusconi è come per Ustica. Non si capisce più la differenza fra realtà e leggenda.
Ma Ruby ad Arcore c’è stata, è un fatto.
Guarda che me l’ha raccontato lo stesso presidente, per filo e per segno. Le orge e il bunga bunga sono leggende…
Feltri dice che quando arriva in redazione dite: “Bisogna difendere Berlusconi”.
Certo. Ma diamo tutte le notizie.
Non avete scritto delle contestazioni in Veneto.
L’hanno contestato i no global, mica i cittadini. È una scelta editoriale.
Non temi di essere servile?
È una debolezza che non ho. Quelli che ce l’hanno sono quelli che si spellavano le mani per il capo e ora fuggono dalla nave che affonda.
Sei l’unico italiano che non dubita di Berlusconi?
No, sono l’unico italiano – ma a ben vedere non il solo – che non ha dubbi sul fatto che un governo Dini o un governo Pisanu sarebbero una tragedia.
Feltri ammette: il premier non ha mantenuto le promesse.
E perché, io non lo dico? Non ha abolito l’ordine dei giornalisti, il valore del titolo di studio, le tasse. Certo. L’ha detto lui: sono come il duce che non può scegliere il colore del cavallo.
Un buon motivo per fare a meno dei duci.
Ma gli altri farebbero peggio. E lui è l’unico che può continuare la rivoluzione.
Qui si parla addirittura di una candidatura di Marina.
Ne ho sentito parlare molto, anche io. Sarebbe una cosa saggia. L’unica oltre a Silvio che potrebbe continuare la rivoluzione.
Ma la conosci?
L’ho vista discutere con il padre e mi è bastato. Ha le palle. E sta guidando brillantemente il più grande gruppo italiano.
Ma sarebbe la monarchia.
E il governo Pisanu non eletto cosa sarebbe? Una soluzione parlamentare. Non siete voi del Fatto quelli che combattono manovre di Palazzo, poteri occulti e massoneria? Mille volte meglio Marina.
Chi vince le elezioni?
Berlusconi. Oggi ha più argomenti di ieri. Non ultimo quello di non avere più fra le palle Fini e Casini, la vecchia politica.
Che c’è anche nel Pdl.
Cicchitto ha detto che la colpa della crisi è mia e di Feltri. Pensa, me lo ha detto anche il presidente, una volta.
Vuole affondare con la nave?
Meglio che scappare come topi. Ti ho raccontato di mio nonno.
Per l’Italia il 25 aprile è una festa, anche per te?
Loro non vogliono solo il 25 aprile. Vogliono Piazzale Loreto, la pelle di Berlusconi. Ma se vogliono questo, noi non possiamo che fare la guerra, con le armi in pugno.

Luca Telese

 

63 commenti »

  1. Pessimo, Telese, ma non è una novità. Noi si continua ad acquistare il Fatto. Ma con molto fastidio per le tue paraculate con simili cialtroni.

  2. Spero che la famiglia Puecher, quereli il suo giornale. Spero che quereli il diffamatore. Spero che venga anche Lei querelato, per il comportamento scorretto ed irriguardoso nei confronti della famiglia Puecher. Forse, comprenderà meglio allora, il significato che c’è tra verità, silenzio e diffamazione.

  3. Capisco che il giornalista sia tentato da un articolo basato sul parallelismo tra il nonno che non tradì Mussolini e che si sarebbe addossato a malincuore responsabilità evitate da altri e il nipote che non intende tradire Berlusconi, ma per un giornalista il rispetto e la verifica dei fatti, dovrebbe essere di gran lunga più importante della costruzione di una simmetria. Invito anch’io quindi Luca Telese, la redazione de Il Fatto, i giornalisti de Il Fatto, Marco Travaglio, Furio Colombo, Paolo Flores d’Arcais, il direttore de Il Fatto, tutti quanti insomma, a onorare finalmenti i fatti e a dare il dovuto spazio alla replica di Ursula Puelcher

  4. E’ passata una settimana, e Telese ancora tace.
    A questo punto non mi rimane che metterlo sullo stesso piano di un Salluzzi o di un Fede qualsiasi, ovvero dalla parte dei servi che non hanno neanche il coraggio di venirci a rispondere.
    Dispiace ma è così, e da oggi risparmio l’obolo che quotidianamente spendevo per sovvenzionare e leggere il Fatto!

  5. Una risposta credo sia necessaria, perché l’errore non è contro la memoria di un singolo, ma della storia.

  6. Sono francese a amo l’Italia come una seconda terra madre. Sono lettrice di Nazione Indiana. Mi fa dolore quello che lei ha scritto su Giancarlo Puecher partigiano morto per la libertà del suo paese. E’ sempre possibile riconoscere un errore e scursarsi presso la famiglia di Orsola Puecher.

  7. sono indignata ma non stupita: ormai siamo sotto regime, chi ancora non se n’è accorto?
    come si fa a non capire che viene permessa perfino un po’ di dissidenza (controllataissima) per gettare fumo negli occhi a chi non sa pensare con la propria testa.
    lei, sig. Telese, si scusi con Orsola Puecher e con tutta la nazione, per il falso ideologico perpetrato e da lei fiancheggiato.

  8. Questo perdurante silenzio denota un forte imbarazzo ed è grave come l’articolo.
    Eppure sarebbe così semplice ammettere di avere sbagliato e chiedere scusa.
    Sarebbe un gesto di correttezza che renderebbe a telese credibilità professionale e umana.
    maria

  9. Dopo essere venuta a conoscenza di questo fatto vergognoso, e aver visto che Telese non si è scusato, non ha rettificato, non ha spiegato, niente di niente, per quanto mi riguarda non leggerò più il giornale Il Fatto e quando mi capiterà, contro mio volere, di vedere la faccia di Telese in televisione penserò sempre la stessa cosa: che io non dimenticherò questo fatto e che è una vergogna.

    Ma la rete è grande e le notizie corrono lo stesso. Non c’è bisogno di concessioni di Telese: se vuole comportarsi in questo modo faccia pure. La rete non perdona. La memoria resta. E qui si è voluto cambiare una (e la) storia, fregandosene di tutto e di tutti, eh.
    Invito allora tutti i lettori che passeranno di qui a diffondere anche via mail il bellissimo articolo di Orsola Puecher o a linkare lo stesso nei propri blog o inviarlo ad altri ancora.

  10. http://www.nazioneindiana.com/2010/11/21/l-amavo-troppo-la-mia-patria-non-la-tradite/#comment-143814

    l’articolo di Orsola Puecher

  11. ancora nulla, telese non si degna di rispondere, probabilmente spera che tutto finisca nel nulla, ma come scordarsi della sua cialtronata e soprattutto delle sue mancate scuse?
    maria

  12. ….a distanza di un uteriore mese ancora nessuna risposta… che vergogna!!!
    Ecco come calpestare la storia e la dignità delle persone… mi meraviglio come questo fatto non abbia avuto maggior rilievo!

  13. Carissimo Luca,
    mi chiedo una cosa. Perchè non hai verificato se la storia dolce e malinconica da Mulino Bianco di Sallusti potesse essere vera?
    Una volta si diceva verificare i fatti e le fonti.
    Il partigiano fucilato era Giancarlo Puecher, nato nel 1923, nobile gereroso cattolico milanese.
    http://it.wikipedia.org/wiki/Giancarlo_Puecher_Passavalli
    Quando Sallusti dice “la Repubblica di Salò era ormai alla fine e i partigiani alle porte, mio nonno aveva accettato di dirigere il tribunale” racconta una storia dolce e strappalacrime.
    Peccato che qualcosa nella versione non funzioni perchè Giancarlo Puecher fu stato fucilato il 23 dicembre 1943, e che la Repubblica di Salò fosse nata appena da 2 mesi esatti (la data era in onore dell’anniversario della stessa), e che di partigiani alle porte proprio non ve ne fossero. Magari! si sarebbero risparmiate molte vite. Probabilmente il padre si confuse con qualche altro dei molti fucilati.
    Non mi dire che ora credi anche tu alla nipote di Mubarak!
    Con rispetto e affetto.

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