IL PCI ERA UNA FAMIGLIA, IL PD DI OGGI NO

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INTERVISTA di Giovanni Zambito.

Con le testimonianze dei protagonisti di allora e il controcanto del “Cuore” di Michele Serra, “Qualcuno era comunista. Dalla caduta del Muro alla fine del PCI: come i comunisti italiani sono diventati ex e post” (pagg. 756, € 22,00) di Luca Telese, pubblicato da Sperling & Kupfer, svela in cosa consisteva la «diversità» del comunismo italiano, raccontando proprio il momento in cui i suoi valori si avviavano verso un turbolento e, per certi versi, incredibile epilogo.
Il libro di Luca Telese rievoca, vent’anni dopo, il terremoto del 1989 che ha portato alla distruzione del PCI, una storia che non è affatto finita e che ha lasciato in eredità una sinistra senza identità, incapace di vincere, una classe dirigente bloccata dagli stessi ex quarantenni che pretendevano il ricambio generazionale due decenni prima, un partito che ha mutato nome quattro volte, senza mai cambiare facce.
Forse perché, ancora oggi, su tutti i reduci di quella vicenda pesa, come una maledizione, il marchio della Bolognina, della Svolta incompiuta, che li ha resi «post» o «ex» comunisti senza mai riuscire a trasformarli in qualcosa di nuovo.
Il titolo del libro – spiega a Clandestino Web Luca Telese – richiama l’omonima canzone di Giorgio Gaber perché il cantautore immagina un monologo di un ex comunista che come in un letargo ha cancellato la sua identità”.
Che cos’altro aveva intuito Gaber?
“Aveva già immaginato Veltroni che afferma “non sono mai stato comunista” o che “Craxi era stato un modernizzatore e Berlinguer no”; nella canzone racconta anche la diversità dei comunisti e ne aveva chiara la natura di ‘gabbiani ipotetici’ che corrisponde a ciò che diceva Marchetto secondo il quale quando i comunisti perdono il senso dell’avventura diventano delle persone tristi e pericolose”.
Analizzando ancora il titolo i tre elementi che lo compongono destano parecchia curiosità: cominciano con il pronome “Qualcuno”…
“È un’iperbole rovesciata, un modo per dire che erano tutti comunisti compresi i nemici attuali come Ferrara o Beatrice Lorenzin o Serena la vincitrice del Grande Fratello 4”.
Il verbo “era”…?
“Riflette quella specie di limbo tra le due ere nel senso epocale. Sicuramente il comunismo reale è finito nell’89, gli altri comunismi più o meno vivi sono finiti in un limbo di imperfetto che ne richiama l’identità non pienamente attiva ed esplicitata, un po’ carbonari e inflazionati. Pensiamo alle nuove ‘rifondazioni’ tutte fallite in cui nessuno proveniva dal Pci”.
Chi oggi sceglierebbe di essere comunista?
“Il comunismo italiano era la cultura di Berlinguer con cui inizia il libro. Riporto un discorso ch’egli fece a Mosca sull’identità affermando come la democrazia sia un valore universale, elemento su cui si è equivocato alla Bolognina”.
Facendo riferimento al sottotitolo, chi sono gli ex e i post comunisti?
“La prima è una caratterizzazione di Giuliano Ferrara il quale ha detto “sono un ex comunista perché mi sono strappato le viscere e me ne vergogno”, mentre la seconda ai quarantenni che sono i sessantenni del Pd di oggi. È un po’ una cosa comoda, una furbata che mostra la corda perché tutte le domande cui non hanno risposto tornano”.
Degli ex comunisti chi lo è rimasto effettivamente e in modo più coerente?
“Lo sono rimasti tutti: è questo il paradosso. Sono meno democratici ora che nell’ultimo Pci dov’erano una famiglia, cosa che non è il Pd di oggi dove, dopo aver perso l’identità, hanno bisogno di un assolutismo di una leadership che non si discute e voti plebiscitari. Era comunista chi era di sinistra: nella difesa della libertà si era più protetti dal Pci che non dal Pd che deve rispondere alla Binetti. Il discorso molto bello che Berlinguer fece per il referendum del ’64 è tuttora valido e il Pd non potrebbe farlo perché insicuro della propria identità e deve fare attenzione a non opporsi al Vaticano e a qualche gerarchia. Tengo comunque a sottolineare che il mio non è un libro ideologico ma di storie”.
E tra i politici del Pdl o della Lega chi potrebbe essere un vero comunista?
“Ci sono delle eredità abusive come gli stilemi adottati dalla Lega e da Bossi  che è stato iscritto al Pci e li utilizza però non per una politica di sinistra ma per un populismo di destra: tanti rappresentano un’ala politica che recupera un’altra parte di storia che però hanno abiurato e che quindi non potrà più essere la stessa”.

4 Commenti

Comment by Galeazzi

Gentile dr.Telese, Le scrivo per dirle che il suo libro sul Pci e i i suoi eredi è assai vivo e restituisce memoria anche a chi come me segue quella storia ( grande davvero) per motivi di studio o per diretta esperienza politica di quegli anni . Non era semplice attraversare con il montaggio e con continui intelligenti flash back venti anni drammatici. La mia generazione ( ho 55 anni) ha responsabilità indubbie ma certo non molta fortuna. Grazie Mi permetto poi di chiederle come si possa reperire il suo lavoro su Cofferati ( la sola occasione di una autentica svolta riformatrice, fallita per le ragioni che lei adombra nel suo libro di cui sopra). In libreria e anche su Internet è indisponibile. Cosa mi suggerisce? Grazie anche di questo Marco Galeazzi – Roma

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Comment by Luca

Caro marco,
grazie mille per le tue parole, e per la tua critica sintetica del libro. Quando l’ho scritto speravo di trovare persone come te. Quanto al libro su Cofferati, se clicchi sul sito Maremagnum.com, lo trovi. Lo vende online (anche con lo sconto), la libreria il Corsaro. Lo so per cenrto perchè è di proprietà di persone che mi sono molto vicine (mio padre, eh, eh…). Il fatto che tu possa essere interessato a leggerlo, però, mi preoccupa: è un libro bellissimo (sono immodesto) però incentrato su un errore. Quel Cofferati che raccontavo si è autodistrutto come i kamikaze che si fanno saltare per aria quando ha patteggiato con Fassino la sua uscita dal campo di battaglia.
Luca

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Comment by Leonardo Cruciani

Ciao Luca ti volevo comunicare che ieri sono stato da Mel Book Store ed ho comprato il tuo libro.
Venerdì vado in ferie e me lo sparo tutto…..
Tu mi devi promettere che mi ci devi fare una dedica!
Un abbraccio
Leonardo

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Comment by Marino Lanzi

Menomale che si è persa l’identità sovietica che sembrava essere il cemento del “monolite comunista”. Hai voglia a dire che il comunismo italiano era diverso, che cercava una strada verso la socialdemocrazia, o ancor peggio, verso l’eurocomunismo. Come si è accartocciato il sistema sovietico e i suoi satelliti, si sono create le correnti così, d’incanto! Non risulta un po’ strano, proprio da quello che racconti tu Luca, che la casa è bruciata quando il Cremlino ha preso fuoco? Le altre posizioni, del tutto minoritarie, erano solo un sottile gioco delle parti, per non trovarsi tutti quanti sotto le macerie di un sistema che erano ormai vent’anni che era vicino all’implosione. Se poi vogliamo discutere dell’onestà intellettuale…di quella erano piene le sezioni del vecchio PCI, ma questo non ha impedito il tardivo doppio salto mortale carpiato. Oggi però c’è D’Alema che dice che bisogna rifondare il PD…chissà cosa ne pensa Occhetto, ora che in pantofole può gustarsi un te nella suacasa di Castel S.Pietro.

Marino

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