05 lug 2007

"IO DANIELA E GIANFRANCO", STORIA DEL TRIANGOLO PIU’ ROVENTE DELLA STORIA DELLA FIAMMA, RACCONTATO DA "FOLGORINO" MARIANI, L’UOMO CHE SI SPARO’ (?) PER AMORE  

di Marco Damilano

Le nozze. Il tradimento. L’emarginazione all’interno del Msi e di Alleanza nazionale. Parla il primo marito della signora Fini. Colloquio con Sergio Mariani

 
Il giorno delle nozze Di Sotto-Mariani nel ’76
La vicenda tra me, Gianfranco e Daniela dovrebbe avere lui il coraggio di raccontarla. Io ho sempre avuto la dignità di viverla… Dieci giorni fa la separazione tra Gianfranco Fini e la moglie Daniela Di Sotto. Un passo politico, annunciato con un comunicato, l’ennesimo strappo del leader di An dal suo passato. E dal passato oggi riemerge il terzo lato del ‘triangolo nero’: Sergio Mariani, il primo marito di Daniela, all’epoca grande amico di Gianfranco. Protagonista di un episodio oscuro: il 10 marzo 1980 si sparò all’addome mentre Daniela stava andando dall’avvocato per ufficializzare la separazione e la sua relazione con Gianfranco. Da allora Mariani non ha mai parlato: rompe per la prima volta un silenzio lungo decenni perché, spiega, "mi ritrovo a vivere impotente uno scenario molto simile a quello di allora per colpa della protervia altrui". In questi anni Mariani, coinvolto in numerose vicende giudiziarie, è stato dirigente di An, è membro dell’Assemblea nazionale del partito e non ha mai smesso di frequentare Fini. Nel 2006 i rapporti si sono interrotti: "Fini sta rovinando la vita dei miei figli, delle persone che amo, di quelli con cui ho lavorato. So quanto mi può costare quello che dico, ma non ci sto. Non uscirò mai con i miei piedi dal partito".

Quando ha conosciuto i due Fini?
"Daniela l’ho vista nella sezione Msi del Quadraro, a Roma, dove c’era una forte presenza dei rossi. Una ragazza molto determinata, in realtà esprimeva una grande femminilità. Era, come si dice, da bosco e da riviera. Gianfranco l’ho incontrato nel ’73 nella sede del Fronte della gioventù di via Sommacampagna. Vestiva in trench o con un cappotto di pelle nera. Frequentava la corporazione studentesca di cui era responsabile Maurizio Gasparri. Aveva una penna brillante, fiorivano i giornaletti, servivano persone che sapessero scrivere".

Lei era invece un uomo d’azione, diciamo così. La chiamavano Folgorino…
"Avevo partecipato al XXIX corso della Folgore ed ero molto rapido. Ma il mio vero soprannome era il Legionario, sono stato nella Legione straniera. A Roma sono arrivato nel 1972, dopo un mandato di cattura: a Milano avevo picchiato un ragazzo, gli avevo fatto parecchio male. Il Msi era monolitico, stretto attorno a Giorgio Almirante. Una volta le sue segretarie, le sorelle Ornella e Gila, ex combattenti della Rsi, mi chiesero davanti a lui: ‘Se ti desse uno schiaffo, tu che faresti?’. E io: ‘Glielo ridarei’. Almirante sorrise: capiva il carattere delle persone".

Chi c’era allora nel Fronte della gioventù?
"Tutti gli attuali dirigenti di An. Ero a fianco di Teodoro Buontempo, con lui nel ’72 aprimmo la sede di via Sommacampagna 29, ho la residenza ancora lì, mai cambiata. Il partito per me è una comunità. Del fascismo mi piaceva il nome: le individualità unite per un obiettivo comune".

E Fini? Che ruolo aveva?
"Fini era emarginato, distaccato. E poi raccontava cose false: che proveniva dalla Giovane Italia di Bologna, che abitava in piazza di Torre Argentina e invece stava a Monteverde, che era figlio di un alto dirigente di una multinazionale del petrolio. Alcuni di noi sospettarono che fosse un infiltrato della polizia. Una sera decidono di dargli una lezione, bastonarlo. Salgo anch’io in macchina. Lui si accorge del pedinamento, scappa, si infila in un palazzo. Io lo seguo da solo, entro, scendo giù. Trovo Gianfranco rannicchiato in un sottoscala. Mi prende le gambe e mi dice: ‘Sergio, che colpa ne ho se non ho il vostro coraggio?’. Mi sembrò un atto di sincerità. Ho visto il Fini sempre ingessato che si apriva. Diventammo amici".

Vi vedevate anche con Daniela?
"Mi sono sposato con lei nel 1976. Una volta andammo in tre a vedere ‘Apocalypse Now’ e Gianfranco e Daniela applaudirono la scena della cavalcata delle valchirie e degli elicotteri. Nella scena successiva, quando la vietnamita fa saltare in aria gli americani, in sala esplose un applauso contro di noi. Si accesero le luci, alcuni poliziotti ci protessero, ci allontanammo di corsa, mestamente".

In quegli anni Fini si dichiarava fascista?
"Fini non è mai stato fascista. Allora diceva di essere mussoliniano. Ma lui non è né fascista né mussoliniano. È una persona che ha un profondo culto della personalità: la propria. È il suo limite. Un uomo che non è all’altezza della libertà degli altri".

Mariani, lei è stato più volte condannato per atti di violenza. Mentre Fini oggi è uno statista. Non le pare di esagerare?
"Sì, è vero, ho praticato, anzi, ho vissuto la violenza. Il mio avversario era il nemico, quello dello slogan ‘Uccidere un fascista non è reato’. Avevo accettato le regole del gioco. Dopo ho capito che erano condotte da organismi superiori, il sistema, ma nel 1974-75 si alza il livello dello scontro con la sinistra: dai cazzotti si passa ai bastoni – io usavo il manico di piccone, segato nell’ultima parte perché si spaccava con i colpi – poi le spranghe, i coltelli e infine le armi. Ci segnò la morte di Mario Zicchieri, ‘Cremino’, ucciso barbaramente a sedici anni. Il giorno prima aveva comprato un disco di Lucio Battisti, Daniela glielo aveva chiesto in prestito. Si era creata una organizzazione interna, il Msi per la lotta popolare, per condizionare il partito in una difesa più convinta dei suoi ragazzi e accettare la logica dello scontro. La maggioranza dei giovani aderì, anche Fini firmò il loro manifesto".

Fini estremista? Impossibile.
"Lo spinse il desiderio di essere accettato. Lo stesso che lo porta a proporre il Corano nelle scuole. La verità è che non è mai stato considerato da quelle frange, esattamente come oggi non lo accettano fino in fondo alcuni settori economici, finanziari, religiosi. Si dice che Fini sia una persona fortunata, ma in realtà è un utilizzatore del gratta-e-vinci della politica. Non si può non avere un progetto. Non si può passare da un estremo all’altro, con indifferenza. Quando a Fiuggi nacque An, volle spegnere la luce come simbolo del nuovo corso: l’ultimo dei messaggi che avremmo dovuto dare. Per lui, invece, si trattava di allontanare ogni cosa che avesse fatto parte del suo passato".

Quando seppe che Fini aveva una relazione con sua moglie Daniela?
"La loro conoscenza si approfondì in una visita alla tomba del Duce con un pullman di camerati romani nel 1979. Vivevamo insieme sotto lo stesso tetto, ma Daniela e Gianfranco avevano cominciato una relazione clandestina nella casa di una dipendente del ‘Secolo’, collega di Daniela. Venni a sapere qualcosa, chiesi spiegazioni e lei mi rispose: non è vero, te lo giuro sul nostro bambino morto. Ebbi uno scontro fisico con chi mi aveva raccontato quella cosa e aveva messo in dubbio la parola della mia donna. Io ho creduto a Daniela, in ogni caso".

Cosa successe il giorno della sparatoria?
"Non ricordo. È una rimozione. La vicenda si è svolta come tutti e tre sappiamo bene. Se sono arrivato a spararmi è perché Fini ha inciso pesantemente. Mi aveva portato di fronte al fatto di essere responsabile del fallimento del mio matrimonio. La colpevolizzazione mi ha messo in un profondo stato depressivo rispetto al quale non avevo possibilità di ritorno né di perdono di me stesso".

Prova rancore, odio nei loro confronti?
"Se Daniela quando eravamo ancora sposati si è innamorata di Fini non ha nessuna colpa, il sentimento non si può gestire. Il problema non sta nel tradimento dell’amore, ma nell’errore di Fini: il tradimento dell’amicizia, di un vincolo di comunità. Ma Fini ha già il potere e lo esercita. Chi si mette di traverso viene esautorato dagli incarichi politici. Il dopo fu ancora più imbarazzante: restai nel partito, non volevo andarmene per responsabilità che non avevo. Mi chiesero di trasferirmi al Nord, Fini non vedeva l’ora di allontanarmi da Roma. Almirante lo bloccò: ‘Mariani non si muove ‘".

Lo ha mai affrontato?
"Sono cose che deve raccontare Fini. Il personaggio pubblico è lui. Oggi sono rabbioso per l’ingiustizia che sto subendo. Alcuni colonnelli sono affascinati dalla capacità di Fini di raggiungere gli obiettivi, forse sperano di vincere sulla ruota della fortuna. Sono l’unico dirigente dell’epoca che non è diventato parlamentare".

A causa delle condanne per violenza?
"No: era stato rotto un braccio a un ragazzo di Sommacampagna, corsi al liceo Plinio e picchiai il responsabile, fui preso dai carabinieri. Alemanno stava da quelle parti, fu arrestato anche lui e quando arrivai in caserma era legato con le manette al termosifone e lo stavano picchiando selvaggiamente. Poi è diventato ministro. Ai dirigenti di An chiedo: oggi tocca a me, quando toccherà a voi, per quello che rappresentiamo? Io pago per lesa maestà, per aver offeso questo imperatore che brilla di luce propria".

Perché esce allo scoperto?
"Sono di fronte al fallimento delle mie attività, senza colpa. Lavoro come intermediatore editoriale, per assicurarmi al minor costo possibile la stampa di manifesti, volantini, altre attività, per conto del partito. An mi deve 750 mila euro per quanto riguarda la Federazione romana, per le campagne elettorali provinciali del 2003 e europee 2004, più 90 mila per la campagna europea di Adolfo Urso. Ho attaccato un manifesto in cui denunciavo tutto. Ho sperato che Fini facesse qualcosa. Con lui ho continuato ad avere rapporti corretti fino all’estate 2006, quando vengono da me i carabinieri che indagano su Marco Buttarelli, segretario amministrativo di An di Roma. Buttarelli mi aveva dato il 10 per cento di quanto mi deve An: 70 mila euro, senza Iva, e non 84 mila che sarebbero state regolarmente fatturate da una delle società beneficiarie ed esecutrici del lavoro. La mia colpa è che non dico ai carabinieri a chi li ho dati. Faccio sapere a Fini che ho agito in modo corretto. Da questo momento si interrompe ogni rapporto".

Perché non li ha denunciati?
"I panni sporchi si lavano in famiglia. Di recente li ho citati in giudizio. Questi soldi mi sono dovuti non solo perché ho eseguito il lavoro, ma perché esisto. Dichiarerò ai quattro venti cosa è diventata An, quali ricatti governino il vivere sociale di un partito assolutamente non democratico. Non do la responsabilità solo a Fini. All’indomani del manifesto vengo chiamato da Donato La Morte, che mi chiede di mettere a posto la vicenda. Mi dicono che se ne occuperà l’avvocato Bongiorno. Giulia Bongiorno è persona spiritosa, cambiale in scadenza al partito: una che diventa deputata, ma non prende la tessera quasi che la nostra sia la storia di un branco di imbecilli. Ma la transazione è una colossale presa in giro".

Sergio Mariani oggi

La Bongiorno è il legale di Fini e signora nella separazione. Perché si lasciano oggi?
"La separazione è una tappa nel percorso di onnipotenza di quest’uomo. Lui l’aveva già lasciata negli anni Ottanta, ma Daniela non lo accetta. Se questo oggi avviene è per altri motivi. Chi ne deve trarre lezione sono gli altri dirigenti di partito: il fatto è di uno squallore terrificante, una violenza che questa donna sta subendo, con una vicenda giudiziaria ridicola che vede coinvolta Daniela, il fratello di Fini, la cognata di Fini, il segretario di Fini Checchino Proietti. Cosa farà ora Fini? Andrà all’anagrafe a cancellare il cognome del fratello? Licenzierà Checchino?".

Con Daniela oggi che rapporti ha?
"Due anni fa in un’intervista ha raccontato che ordinai una spedizione punitiva contro Fini. Ma ero in coma, non potevo ordinare nulla. Mi amareggia l’ignavia di un partito che non difende un suo dirigente dalle accuse perché provengono dalla donna del capo. Daniela ha anche rivelato la nascita del nostro figlio che ha vissuto dieci minuti in incubatrice. Non è così: purtroppo il bambino nacque morto. Ma non ho nessun odio nei suoi confronti. Vorrei solo che Daniela fosse più se stessa, che interpretasse una politica con lo stile che lei definiva borgataro e che non è denigrante: è un modo schietto di vivere".

Che cosa si aspetta ora da Fini?
"Si vuole dimostrare che talmente insignificante è il mio ragliare che il problema è solo avere la pazienza che io muoia. Io muoio, ma il mio ragliare lo farò pesare come il rullo di mille tamburi. Non sono una persona che capitola di fronte alla forza. Sono uno che combatte fino alla morte, e anche dopo. A questa violenza, questa sì non so dove Fini l’abbia imparata, io reagisco con la violenza che sapevo esprimere. Una volta si diceva: allo sfidante la scelta delle armi. Io non le ho scelte, le accetto. Quali che esse siano".

157 commenti

  1. Non mi stupisco di nulla. A me la coppia sta sulle palle senza eccezioni. La cosa triste è che questo triangolo da commedia all’amatriciana sia un pezzo di storia della destra italiana.
    L’unica cosa che mi allarga il cuore è vedere il vecchio Theo con un panciotto da “C’era una volta er pecora” sotto una scritta della buonanima. Il resto è vanità.
    Franco

  2. A me Fini è sempre stato antipatico. Un abile oratore, ma freddo come un merluzzo scaldato. Almirante mi faceva piangere e accapponare la pelle. Avevo diciassette anni quando seppi dell’affaire, dell’autoferimento del tradito. E conosco la depressione e so quanto possa esser stato male. E da lì…mi son detto, ma chi è questo, un capo, lui era segretario del Fdg se non sbaglio, uno che tradisce la fiducia di un camerata e di un amico, è cosa grave, soffiandogli la donna…brutta cosa.
    E’un’opportunista, il fascismo ha sbagliato, ma definirlo il male assoluto fa ribaltar le tombe. Poi,tuonava contro l’aborto, nel 1992, ora lo difende, ha votato contro la vita allo scorso referendum. Eh no, ste capriole le possono fare i caprioli, non i veri uomini. Israele? Massacrano il popolo palestinese, sono il pericolo per la pace del mondo, il terrorismo si alimenta dell’ingiustizia che subisce quel popolo, il mondo rischia di prender fuoco per quella questione irrisolta, che loro, i più forti, dovrebbero saper risolvere con atti di lungimiranza politica e invece continuano a massacrarli.
    Un filoamericano, perdiana, ma che c’azzeccava con noi? Perchè per intenderci il popolo americano lo rispetto, ma non il sistema governativo, eletto di volta in volta dalla plutocrazia. Governa chi ha più soldi. Bah, vivo sulla luna? Io spererei che si andasse al governo per degli ideali, per una fiamma che ti arde in petto, per allargare la partecipazione, non per fare votare un elettore su dieci.
    Ora Fini è pronto a votare la legge elettorale, per schiacciare l’opposizione, per soffocare le piccole realtà politiche, alla faccia della democrazia! Questo è erodiano! S’ sa di Erode. Ogni realtà politica nasce, cresce, si sviluppa, così ha fatto il MSI, la Lega, Rifondazione Comunista, tutti. E adesso vogliono uccidere i movimenti da piccoli, questo è quanto di più schifoso possa fare un’ipocrita. Sì, perchè si definiscono democratici, questo è il contrario della democrazia, questo si chiama liberticidio, questo si chiama assassinare le libertà politiche.
    Che cessi. Nel senso che cessi questo attentato alla libertà e che sono dei W.C. Ma il popolo è stufo, la casta vuole eliminare la libertà, mi sa tanto che una grande scossa è alle porte, un nuovo terremoto tipo tangentopoli. allora l’MSI vinse la lotteria della politica, il gratta e vinci come dice Mariani. Poi tradì i suoi ideali e diventò AN.
    Ma il popolo sta sempre più stringendo la cinghia, L’Euro ci ha impoveriti, le infrastrutture non si fanno, il debito pubblico sta sempre li sulle nostre spalle, la Fiat fa la cinquecento e la fa fcostruire in Polonia, tradendo la Patria e i lavoratori italiani, la criminalità aumenta e le carceri non si fanno, nè a destra nè a sinistra, così tra cinque anni dovranno di nuovo indultare. Io sono per la rieducazione, ma anche per la certezza della pena. Sbagli? Paghi.
    Sono degli incapaci, e sentendo la protesta che cresce si parano il culo facendo una legge elettorale liberticida. In ogni caso, se un movimento scampasse a Erode che sa di frode e arrivasse in Parlamento, i suoi eletti non dovrebbero prendere più di un operaio dela Fiat. Basta coi privilegi della politica!
    P.S.
    Insisto. Ma non vi pare strano che nessuno chieda le dimissioni del Ministro dell’Interno per il fatto che uno entri in un aeroporto, di fronte a un aereo, con uno zaino, eludendo i controlli? Aho? Ma che scherziamo? Qui gatta ci cova.

  3. Ripropongo l’ultimo post dello scorso 3d con una domanda per Andrea.

    Da fascista-cattolico, come mi definisco, concordo su molte cose che dici, il problema che ti pongo pero’ e’: bastano le categorie del Cristianesimo per affrontare la presente situazione nel modo che tu dici? Perche’ se cosi’ fosse basterebbe creare un movimento politico autenticamente cristiano ed andare avanti. Non ci vuole quell’ingrediente “nazionale” o “patriottico” o “identitario” (a cui tu stesso implicitamente di riferisci quando parli di nazione)che il cristianesimo non ha? E allora in quale idea si puo’ trovare quell’ingrediente se non in una che derivi in qualche modo dal Fascismo.

  4. Ma infatti l’idea politica nazionalcristiana deve trovare una continuità col fascismo. Dio ha voluto che accadesse, che nascesse, che vincesse e poi perdesse. La massoneria ha voluto creare il fascismo percè abbattesse la Chiesa ma Mussolini l’ha beffata. Ha voluto che durasse vent’anni. Perchè poi ha perso? Solo per la preponderanza degli armamenti nemici? Il razzismo non è cristiano, nel senso che non si può perseguitare un’altra razza o un’altro popolo, se si è superiori poi, si ha il dovere di aiutare gli altri, non di sfruttarli. Qualcno può dire perchè non c’era democrazia. Tuttavia io credo che la democrazia è anticristiana. Che forse il Vaticano elegge i Papi col suffragio universale degli abitanti delo Stato pontificio? La democrazia è massonica.
    E’ un’assioma.
    Mussolini si converte verso la fine. Ecco quindi che lascia un testimone agli italiani: convertitevi. La massoneria è all’origine della sua sconfitta, oltre ad altri errori, che ne so, Starace che impone il Voi, questa è superficialità. Saltare nel cerchio di fuoco, questa è superficialità. Diventare eroi significa amare, solo chi ama ha coraggio. I bambini crescono forti con l’amore, non mettendogli un’arma in pugno. Grande fu nel concepire il dopolavoro, le colonie per i bambini poveri, le sanatorie pontine. LItalia ha con lui un progreso incredibile.
    Dicevo la massoneria è all’origine della disfatta militare, ma la massoneria non si ferma a far cadere il fascismo, esso vuole la caduta dell Chiesa. Ecco perchè l’opera continuatrice dela civiltà è la sconfitta della setta segreta, del darwinismo sociale, dell’antiumanesimo.
    La civiltà sta nella gerarchia, nell’ordine dell’uomo volto verso l’alto, fondato sull’amore insegnatoci da Dio.
    Mò mi vedo la 7 con Luca Telese sulla strage di Bologna. Spero di essere stato chiaro, temo di no.

  5. Ma Telese ha dimenticato il figlio di Sparti! Egli, smentendo il padre fa estinguere la principale fonte d’accusa.

  6. Accidenti. Mariani in effetti ha più che validi motivi per odiare Fini e, però, forse, il limite di questo sfogo è quello di essere dovuto più al risentimento che ad una ricostruzione razionale. Certo, il quadro appare grottesco, ma non fa altro che confermare la spietatezza di un calcolatore privo di ogni remora, anche sul piano umano, che, pur di raggiungere i propri obiettivi, è passato sopra a tutto e tutti.
    Non intendo tingere il forum di rosa, per questo va ribadito che, se sul piano strettamente umano la vicenda di Mariani mi rattrista, sul piano specificatamente politico mi fa capire come Fini sia effettivamente uno schizzato in preda a manie di grandezza con il culto della sua personalità.
    D’altra parte Mariani è stato uno stoico; infatti, se consideriamo anche il trattamento successivo ricevuto, davvero ha avuto coraggio a resistere nel partito.

    Una riflessione sul coglione (peppiniello liguori): costui, che ha inondato il forum con insulti e ricostruzioni tendenziose dei fatti di villa Ada, ha dimostrato per l’ennesima volta di essere in malafeda, dissolvendosi in seguito alle bombe carta che, per la visita a Palermo di J-M Le Pen, sono state lanciate dai comunisti ieri contro le forze dell’ordine . E’ solo un episodio, ma che va sottolineato perchè ci dimostra come IL COGLIONE non abbia capito nulla dello spirito di questo forum, laddove è stato possibile leggere e interagire con persone che hanno realmente vissuto i fatti che tengono in vita questo forum.

    Un saluto a tutti (tranne che a uno).

  7. Carlo Infante

    ONORE AL CAMERATA SERGIO MARIANI!

  8. Carlo Infante

    Per Andrea Insabato
    ___________________

    Non fu S.E. ACHILLE STARACE ad imporre il Voi, bensì il DUCE.
    Starace, come noto, era un esecutore.

    ONORE A S.E. ACHILLE STARACE!

  9. Parliamo di Fiat. L’azienda rifà la 500. E’ una bella macchinetta. Peccato che la faccia fare in Polonia, mentre i disoccupati del nostro meridione fanno la fame.
    I lavoratori dela Fiat hanno tutti la bandiera italiana sul braccio.
    Che schifo.
    Se avessimo la forza dovremmo prendere a bastonate gli imprenditori che delocalizzano. Ma non lo dobbiamo fare, perchè se no ci si bevono tutti.
    Traditori della Patria.
    Per adesso limitiamoci a chiedere leggi che puniscano questi traditori.
    Difendiamo il lavoro italiano dalla concorrenza straniera.
    I lavoratori stranieri dei Paesi dove il lavoro costa meno sono sfruttati, senza diritti.
    I sindacati tacciono. Sincacati sotto.
    Riscopriamo l’amor di Patria italiani, altro che fratellanza universale massonica, si alla difesa delle identità popolari, no al mondialismo.
    Voglio vedere milioni di alberi diversi nel mondo, non uno solo geneticamente modificato annaffiato da Mammona.

  10. Giuseppe Liguori

    “SPERIAMO CHE MUOIANO TUTTI … UNO A ZERO PER NOI”

    Avevamo ragione noi: nel 2001 a Genova non solo c’è stata una macelleria messicana, ma si è permesso ai pochi fascisti presenti nelle forze dell’ordine di farla da padrone e di screditare, anche a livello internazionale, l’immagine democratica che le nostre forze di polizia si erano guadagnate negli ultimi decenni. Avevamo dunque torto Larussa ed i suoi camerati: non era vero che i 93 arrestati della Diaz erano dei delinquenti (sono stati tutti assolti). Non era vero che avevano delle molotov (era una messinscena della polizia). Era vero, invece, che c’erano agenti nelle cui menti era stato instillato l’odio per il nemico comunista. Sono state depositate oggi le comunicazioni tra le forze dell’ordine in quei tragici giorni di Genova; una poliziotta dice: “speriamo che muoiano tutti … 1 a 0 per noi”. Un agente: “ho visto tutti ‘sti balordi, queste zecche del cazzo”. Vincenzo Canterini dice: “Sai che non connetto più io… davvero so dissociato” (come si fa ad affidare la guida di un reparto mobile ad uno che non connette?).
    Avevamo ragione noi democratici ed oggi la magistratura riconosce le nostre ragioni. Ieri il Tribunale civile di Genova ha condannato il Ministero degli interni a risarcire con 24.300 euro la signora Rita Sieni, di 44 anni, che subì la frattura della mandibola, un trauma cranico e lesioni in tutto il corpo.
    De Gennaro, ottimo nella lotta alla mafia, ha tollerato tutto questo. Ora, però, c’è Manganelli, che non permetterà più che a capo della celere ci sia un fascista come Canterini. Come c’è scritto in tutte le Questure d’Italia, “in uno Stato democratico, la polizia è al servizio del cittadino”. E’ ora di mettere in pratica queste parole. MAI PIU’ BOLZANETO, MAI PIU’ MACELLERIA MESSICANA.

  11. Giuseppe Liguori

    L’UNITA’: RISARCITA CON 24.000 EURO

    Sarà risarcita con 24mila e 300 euro per danni per danni biologici ed esistenziali la donna di 44 anni che, durante il G8 del 2001 a Genova, fu gravemente ferita con ripetuti pestaggi da parte dei poliziotti.

    La donna riportò la frattura di una mandibola, trauma cranico e lesioni varie in tutto il corpo. Lo ha deciso il giudice genovese Angela Latella. A farsi carico del risarcimento, maggiorato della rivalutazione secondo gli indici Istat, sarà il ministero dell’Interno. È il secondo risarcimento per i pestaggi da parte della polizia durante le giornate di Genova.

    Rita Sieni, di 44 anni, abitante a Pinerolo (Torino), che durante il G8 del 2001 a Genova venne gravemente ferita nel corso di ripetuti pestaggi da parte dei poliziotti.

    L’ episodio in cui la donna, Rita Sieni, abitante a Pinerolo in provincia di Torino, subì la violenza dei poliziotti si verificò il 21 luglio del 2001 davanti a Punta Vagno, in corso Italia, quando alcuni agenti si misero all’inseguimento di un gruppo pacifico il «Coordinamento pinerolese contro il G8», di cui anche lei faceva parte, cominciando a picchiare tutti i manifestanti indistintamente e a lanciare lacrimogeni.

    Secondo il racconto di alcuni testi, Rita Sieni, come altre persone, per fuggire dal fumo e dalla furia degli agenti, che cercavano i black bloc tra la folla, cominciarono a scappare, prese dal panico. La donna venne però raggiunta dai poliziotti, e picchiata a manganellate. Le venne anche spruzzato in faccia un liquido urticante che la rese cieca per alcuni minuti.

  12. Sarebbe bastato che la signora rimanesse a casa sua.

    Un consiglio.. rischi veramente una querela.. per istigazione e diffamazione continuata nei riguardi delle forze dell’ordine.
    Guarda che il servizio di ordine pubblico al G8 fu pianificato, credo, anche dal Dott. Manganelli essendo il Vice del Dott.De Gennaro.
    Il dott. Manganelli nei giorni del G8 era in ferie.
    Le forze dell’ordine in quei giorni hanno difeso oltre che la loro vita hanno difeso una città dall’attacco premeditato da lerci finti pacifisti anarchici e comunisti, basti pensare che in alcune vie, i genovesi, per difendere la loro città, gettavano i vasi dalle finestre contro i dimostranti che bruciavano le macchine.

    E se qualcuno si è preso una manganellata di troppo bhe, cazzi suoi.
    Le persone oneste non bruciano ne macchine ne rompono vetrine.

    Caro Liguori, finchè continui a sparare cazzate sui vari argomenti va tutto bene ma non iniziare a sparale su cose che non conosci.
    Roberto.

  13. Roberto, ti prego, da amico, di ignorare IL COGLIONE e non leggerlo nemmeno. Tanto lui si diverte così, non avendo altro da fare.

  14. La polizia era esasperata e sfinita, dopo essersi effettivamente impaurita e stressata per ore. Molti dei loro colleghi erano rimasti gravemente feriti. Ci sono stati poliziotti e carabinieri che hanno rischiato la vita in quel frangente. E’ morto Giuliani e me ne dispiace, a chi non può dispiacere la morte di un ragazzo? Ma il carabiniere che gli ha sparato ha visto la morte in faccia. Ha visto la morte nera col passamontagna che gli si avvicinava a chiedergli
    di andar lassù, linciato vivo. Ciò non toglie che il G8 era ed è estraneo agli interessi d’Italia e che la polizia e i carabinieri devono dimostrarsi sempre superiori a chi combattono.
    Però vi fu una tale dose di violenza che ne furono contagiati. Conprensibile, direi non giustificabile, ma altamente comprensibile.
    Vorrei vedervi voi anime belle in guerra a mettervi i guanti rosa e a ripassare il libretto del galateo. Fu una situazione di quasi guerra. E in guerra sono molti i soldati che perdono la testa,che non si controllano, che sbroccano, la paura li rende più feroci. Ma di qui a colpevolizzare così duramente le forze dell’ordine ce ne corre. Ma senti, Insabato è diventato un legalitario. Sì, me sò stufato di ammiccare alla delinquenza. Pur mantenendo un certo distacco che non mi vedrà mai nè un collaborazionista o un’infame, preferisco un carabiniere a uno che spaccia o sniffa cocaina. No, non ci sto più, il sistema va combattuto insegnando a questi ragazzi in divisa che muoiono e rischiano per gente che non vale niente, che affama il popolo concedendosi lussi a scapito degli italiani. Nel Parlamento pagano 9 euro per pranzi che ne costano novanta. Basta. E’ gente che ha dovuto rimettere in libertà un sacco di mariuoli perchè non ha saputo costruire nuove carceri o istituire lavori forzati. Incapaci sia destra che a sinistra.
    L’uccisione del ragazzo di Ferrara, Aldrovandi, è gravissima. Hanno perso la testa. Chi ha sbagliato è giusto che paghi.

  15. grande roberto!!!
    faceva bene a restarsene a casa: ah, la democrazia!!!
    ma come fate a fà parlà sta gente????
    e voi sareste fascisti?
    il bello è che poi il sig. roberto sarà contentissimo quando vede giusva in tv a difendersi dall’accusa per bologna.
    vero roberto?
    roberto? rispondi?
    fermo restando che in questo caso liguori rischia poco, avendo riportato articoli presi da altri.
    e comunque il risarcimento la signora lo avrà.
    certo se stava a casa…

  16. ROBERTO MAGRELLI

    Quello che e’ successo a Genova e’ stato uno schifo,una merda indegna di qualsiasi stato democratico.
    premesso che sono fascista e che non ho nulla da spartire con i manifestanti pseudo pacifisti, dico pero’ che i filmati dei poliziotti che picchiano gli inermi, mi fanno venire il voltastomaco e mi fanno incazzare come poche volte in vita mia!!!
    se c’era da picchiare qualcuno, erano quelli che bruciavano le automobili e sfasciavano le vetrine, ma li’ si e’ lasciato correre per vigliaccheria degli stessi poliziotti e carabinieri (e adesso denunciatemi pure, non me ne frega niente, sono troppo disgustato).
    quello che e’ successo alla scuola diaz, diciamocelo pure, e’ stata una rappresaglia in piena regola, in puro stile nazista (ripeto, me ne frego delle denunce, ma dico tutto quello che sento di dire), commessa da uomini senza onore e senza dignita’!!!
    Ho sempre spezzato una lancia per il carabiniere che ha sparato a carlo giuliani, perche li’ si e’ trattato veramente di un gesto di legittima difesa,(eccessivo? alla coscienza di ognuno di noi giudicare se in quel momento non ci saremmo comportati allo stesso modo)contro un individuo che aveva chiaramente l’intenzione di colpire per fare male, e chiunque puo’ evincerlo dai filmati.
    Ecco, giuliani si, che avrebbe fatto bene a rimanersene a casa!
    Ma allo stesso modo mi incazzo come una bestia, quando ancora rivedo le scene di violenza gratuita commesse su persone chiaramente inoffensive, gia’ ferite, per esempio, o con le mani alzate ad indicare la resa!!!
    VERGOGNA SEMPITERNA!!!
    Tengo a precisare che parlo a titolo assolutamente personale, e del tutto autonomo dalla associazione e dal partito al quale sono iscritto.

    ROBERTO MAGRELLI

  17. Guardi che per me, chi commette un reato che sia nero rosso bianco o verde, deve pagare, se poi si è macchiato di omicidio, naturalmente provato, sempre per mia personale opinione e visto che sono a favore dela pena di morte e sono anche favore di uno stato militarista, mi dispiace per lei, perchè non credo nelle democrazie tipo repubblica delle banane, qualè l’italia di oggi, dovrebbe finire al muro.
    Riguardo cosa rischia o non rischia, Li vorrei ricordare, sempre secondo il mio modesto parere che il reato che si puo configurare al sig. liguori, art. 594 cp e 595 sempre cp. Chiunque è libero di leggere tutto quello che vuole, l’importante è come riporta la notizia.

    Roberto

  18. (le vorrei ricordare)

  19. Vede Sig.Iskra, a me non interessa chi c’e al governo oggi o ieri, io amo solo la mia Patria e mai potrei accettare una Patria rossa.
    Io sono è mi ritengo un Fascista che rispettà e cerca di difendere, quale libero cittadino la legalità dello Stato, non il Governo di turno, pur volendo a guida della mia Patria uomini onesti che preferibilmente indossassero una divisa.
    L’esempio di Onore e dignità Militare da parte del Generale Pacifico deve essere di esempio per l’accozzaglia di marciume politico che oggi vive e vegeta in Italia.

    Roberto

  20. Scrivi,scrivi prima che il malaccio abbia il sopravvento…

  21. vede roberto, non credo, o almeno non mi risulta, che manifestare sia un reato.
    se qualcuno ha sfasciato vetrine e macchine ha sbagliato, logicamente, ma credo non ci voglia la cia per capire che tra quelli vi erano infiltrati e provocatori.
    ma è evidente che su questo muro non si voglia dire.
    basta solo che si rinverdiscano i fasti degli anni 70 in cui tutti vi hanno vessato.
    anche se volevo ricordare che, volendo, recchioni è morto (e riposi in pace)in circostanze simili a quelle in cui ha perso la vita giuliani.
    diverse apparentemente, ma se andiamo a scavare neanche più di tanto.
    ed allora non facciamo martiri solo da una parte!
    rispetto per chi è caduto!

  22. il male Io l’ho vinto, ringraziando il Signore.

    roberto

  23. ho citato l’omicidio di recchioni per sensibilizzare.
    vi sarebbe piaciuto che qualcuno dicesse “avrebbe fatto bene a stasene a casa”?
    non credo.
    un’ultima cosa: leggo poche critiche a telese che ieri faceva parlare liberamente fioravanti. giusto, per carità, ma perchè non ci sono le stesse levate di scudi di quando 10 ventenni contestano pansa?
    e passi per bologna, ma giusva di guardie o di innocenti ne ha lasciate per terra…leggetevi “destra estrema e criminale” per sapere cosa ne pensano gli ex sodali…

  24. Tre mesi di cobalto terapia, caro amico, ho avuto le palle anche di affrontare il malaccio… con tanta volontà e naturalmente con l’aiuto del Signore, cosa più importante.

    Roberto

  25. Sono gli assassini che devono rimanere in casa, il male e che quando vengono presi non pagano mai e totalmente per il loro misfatto come non hanno mai pagato i terroristi sia neri sia rossi.
    Chi uccide liberamente e volontariamente non ha colore politico rimane un delinquente rimane solo un assassino.

    Roberto

  26. Vede sig. Iskra, per come la penso io, il sig. Fioravanti, avendo ammazzato qualcuno doveva essere già da un pezzo sotto terra…
    Non ha avuto nemmeno il coraggio di suicidarsi per quello che ha commesso.
    Lui è vivo ma anche gli orfani e le vedove sono vivi.
    Le vittime sono morte.. questa è la vera vergogna della democrazia delle banane italiana.
    I Caini di ieri sono diventati gli Abeli di oggi gli Abeli di ieri non sono diventati nulla.

    Roberto

  27. Bene, anche stavolta UN COGLIONE che di cognome fa Liguori, è riuscito a rovinare la discussione. Un applauso e una menzione di merito va fatto a coloro che gli danno soddisfazione, però..

  28. Mi scuso per un errore madornale di persona (post 19)

    Volevo citare il Generale Roberto Speciale.

  29. Ma perchè c’è qualcosa da dire su Fini????
    Ha distrutto un partito… ha rinnegato le sue origini insultando la memoria prima del Duce poi del suo maestro l’On. Giorgio Almirante.
    Non penso che l’aver sciolto o distrutto il MSI abbia portato tutti quei risultati sperati…. anzi….
    Come non penso che per farsi rispettare uno debba rinnegare le origini delle proprie idee…..
    Rinnegando il Fascismo Fini ha ottenuto un ministero…….e poi!!!!!
    Ha rinunciato alla Destra per cosa, per diventare il vestito buono di una Destra berlusconiana.. poveri Noi.
    Lui fa la sua strada, molti di Noi non votano più A.N ma il brutto che non sappiano più chi votare…
    Speriamo che Storace faccia qualcosa di Destra.

    Roberto

  30. 10 100 1000 VARALLI PER RICORDARE SERGIO RAMELLI!!!!!!

  31. 8/07/1957 8/07/2007

    SERGIO RAMELLI COMPIE NEI NOSTRI CUORI 50 ANNI.
    ONORE AI CAMERATI CADUTI

  32. Hai ragione Jan, meglio ricordare i Camerati veri, che intristirsi con le storie di un borghese piccolo, piccolo di nome Gianfranco…(che depressione la storia di Sergio Mariani!)
    Per fortuna Fini non è più il segretario del partito che voto.
    Onore al Camerata Ramelli nel giorno del suo cinquantesimo compleanno!

    Lorenz

  33. ISKRA L’INTRANSIGENTE E….

    Vedi come sono strane le cose? Volevo – e anzi lo faccio – scrivere che ovviamente sono d’accordo con Iskra per quello che scrive su Genova. Che trovo assurdo l’invito a “restarsene a casa”, paternalisticamente antidemocratico per i manifestanti di Genova (che nulla c’entravano con le tute bianche e i black blok), e incredibile la difesa d’ufficio, in nome di una presunta lealtà alla legge, dei manganellatori che violano la legge. Ed è giusto il paragone con Recchioni (non perchè sia uguale a Calro Giuliani, ovviamente), ma perchè qualunque finto uomo d’ordine avrebbe potuto dire che “quelle teste calde” (e lo erano) di Acca Larentia, se lo sono meritato. Trovo orribile il due pesi e due misure che affligge questo paese: quello che fanno i miei è giusto anche se picchiano le sessantenni, quello che fanno lgi altri è sempre teppistico.
    Poi vedo che Iskra ci cade in pieno: addirittura sarei colpevole per aver fatto parlare FIoravanti. Ora, chi ha visto la puntata (tre mesi fa, ieri era una replica) ha visto che si sono sentite tutte le tesi, sono state addirittura ricostruite le prove processuali (con i fumetti), le versioni innocentiste ed accusatorie. C’era in studio un perfetto equilibrio, e abbiamo intervistato (aggiungo oltre a Colombo anche Barbacetto e Cipriani, i due colpevolisti sulla strage) Fioravanti facendogli tutte le domande possibli. Ma Iskra, se avesse visto (non credo l’abbia vista) la puntata in cui intervistavo Franceschini, si sarebbe indignato come nel vedere GIusva? No, certo, perchè Giusva non era della sua parte, quindi lui si indigna. Ecco, nulla tolgo allap rima parte della riflessione, ma questa idea del mettere fuori gioco il mio nemico mi pare vecchissima. Questa ansia di dire noi buoni-voi cattivi, mi pare puerile. Dopodichè quando Iskra avrà le palle per fare una trasmissione che fornisce tutti gli elementi, tutte le tersi in capo, e si fanno tutte le domande (e quel Tetris mi riempie di orgoglio perchè era molto vicino a questo obiettivo) io gli batterò le mani, anche se continua ad usurpare il nome del giornale che fu di Lenin…
    Luca

  34. Sull’argomento Fini-Di Sotto-Mariani condivido la premessa di Pizzino che dice “…il limite di questo sfogo è quello di essere dovuto più al risentimento che ad una ricostruzione razionale…”.
    Poi però trae conclusioni che si rafforzano sulla base di uno sfogo che lui stesso definisce viziato.
    Non trovi Pizzino che sia una contraddizione?
    L’opinione su Fini, in questo Blog, è arcinota. Anche la mia, più morbida, è critica, perché non vedo quale sbocco sia possibile per un partito, che Fini guida in maniera molto, diciamo, “leaderistica”, se di quel partito spogli tutta la sua storia, i suoi riferimenti, le sue passioni.
    Fini potrebbe dire che la Storia è Storia, è il presente ed il futuro che contano, che i riferimenti ci sono, ma ampliati, e le passioni si misurano con un metro molto diverso dal passato, perché le ideologie non hanno più il segno pregnante di chi si proponeva una trasformazione della Società, e pertanto le passioni sono addomesticate da obiettivi più pragmatici e limitati.
    Ma io direi che la propria Storia è il segno che ti caratterizza anche nel tuo percorso verso il futuro, perché sempre, tu stesso e ovviamente gli altri, ti chiederanno chi sei e da dove vieni, e lasciare un buco nero, un vuoto invisibile, perché non vuoi che lo si scorga, fare finta che “il nuovo” sia frutto di una semina “moderna”, senza dare un volto a chi, una comunità intera, di quella semina doveva essere l’ispiratore, beh questo è insostenibile come lo è un albero senza radici.
    E se dei riferimenti col tempo pesano meno di una volta, ed altri aggiornati possono fare parte del tuo bagaglio, occorre sempre, senza vergogna, citarli e discuterli, altrimenti sembrerà solo un altro colpo di spugna inaccettabile.
    E infine le passioni si coltivano con ambizioni, non quelle personali, comunque legittime, che permettano di “volare alto” a tutti coloro che si riconoscono di una parte precisa, di un Idea; appiattirsi sulla “real politik”, come un normale ragioniere della politica non susciterà trasporto, nessuna passione, perché in fondo questo nostro paese (ex Patria) di tali ragionieri ne vede e ne ha visti tanti, tutti più o meno uguali, tutti più o meno grigi (nonostante distinzioni sulla capacità comunicativa…).
    Detto ciò, però, non trarrei giudizi su di un uomo per cose dette da un ex marito della sua, ora ex, moglie. Non ho l’abitudine di giudicare le persone su fatti che non conosco direttamente, e mai se non sento le più versioni di ogni vicenda umana raccontata.
    Vorrei aggiungere poi che sui fatti di Genova, concordo totalmente con Magrelli.
    E ricordo a Roberto, non solo per i fatti del G8, che dietro una divisa c’è un uomo, e nessuna divisa trasforma un uomo pessimo in un uomo di valore, quindi allora (al G8) come in altre occasioni ci sono stati uomini in divisa che hanno fatto solo il loro dovere ed altri che hanno abusato del loro potere. Non è una differenza da poco.
    Se questo abuso, che c’è stato, sia stato programmato o sia figlio dell’impazzimento di quei giorni, con scalmanati e violenti tra i manifestanti, non lo saprei dire; ma non trovo giustificazione alcuna a ciò che è emerso, ad esempio sulla Diaz, e lo dico a chiare lettere.
    Concludo concordando con Luca: non credo che Iskra abbia visto la trasmissione Tetris sulla strage di Bologna perché altrimenti non avrebbe scritto quello che ha scritto.

  35. quella merda di fini deve rigraziare l’msi se si trova dov’è non sputarci sopra.
    anche se abbastanza giovane capì com’era dopo fiuggi
    mi auguro che storace riesumi l’ MSI.
    ONORE AI VERI CAMERATI

  36. Mi pare che sulla storia dell’MSI, per come la ricordi io, ma potrei sbagliarmi, ci si sputi sopra più con uno slogan tipo 10-100-1000 Varalli etc. etc. che facendo lo smemorato, almeno in parte, come Fini. O sbaglio, Jan?

  37. Quel 10 10 1000 Varalli non mi sta bene. Ricordiamo Sergio Ramelli come un martire, ma non mi sta bene rinfocolare l’odio.
    Io vado avanti in nome dela luce che viene da quel martire, non dall’ombra. Chi è agito dal’odio, non va lontano. E’ una fiamma senza ossigeno.
    Fini alla fiamma gli ha levato il calore della passione e l’ha raffreddata come un laser.
    Berlusconi è ancora un passionale, è l’ultimo passionale della politica del Polo, Veltroni ha il gobbo elettronico. Casini non riesce ad essere efficace. Non mette nè la quarta nè la quinta, si blocca.
    Sto seguendo la trasmissione di Augias sul Jaqueline Bouvier- Kennedy- Onassis.
    Massimo Teodori, esperto di cose americane e amante del sistema americano, ci dice che tutti i presidenti, tutti gli uomini di potere, hanno a che fare con la mala, coi gangster, in special modo gli americani. E’ forse un’attacco al Veltro, che fa del mito americano, uno dei principi ispiratori del suo Partito Democratico?
    Certo uno che sente stè cose, che ne so, un giovane ginnasiale, si chiede, ma in che mondo vivo, sono i gangster che governano il mondo! Certo, quand ero ginnasiale io stè cose non si sentivano, nel ’69 mi ricordo con emozione lo sbarco sulla luna( sarà vero?) e da bambino con commozione la morte di John e Bob Kennedy. Si ha l’impressione che stiano cadendo i veli. Il potere a un certo punto per riqualificarsi discredita i predecessori e automaticamente valorizza sè stesso. Ma in Italia la casta è sempre più invisa,il popolo ha fame e loro mangiano aragoste e champagne a ufo.
    Il mondo governato dai gangsters? Ebbene sì. La massoneria è la mafia che governa il mondo.
    Fr poco c’è Fini in tv, a tv7. Intervistato da diversi giornalisti. Chissà se gli chiedono del fatto che introduce questo scambio di vedute.

  38. Quel 10 10 1000 Varalli non mi sta bene. Ricordiamo Sergio Ramelli come un martire, ma non mi sta bene rinfocolare l’odio.
    Io vado avanti in nome dela luce che viene da quel martire, non dall’ombra. Chi è agito dal’odio, non va lontano. E’ una fiamma senza ossigeno.
    Fini alla fiamma gli ha levato il calore della passione e l’ha raffreddata come un laser.
    Berlusconi è ancora un passionale, è l’ultimo passionale della politica del Polo, Veltroni ha il gobbo elettronico. Casini non riesce ad essere efficace. Non mette nè la quarta nè la quinta, si blocca.
    Sto seguendo la trasmissione di Augias sul Jaqueline Bouvier- Kennedy- Onassis.
    Massimo Teodori, esperto di cose americane e amante del sistema americano, ci dice che tutti i presidenti, tutti gli uomini di potere, hanno a che fare con la mala, coi gangster, in special modo gli americani. E’ forse un’attacco al Veltro, che fa del mito americano, uno dei principi ispiratori del suo Partito Democratico?
    Certo uno che sente stè cose, che ne so, un giovane ginnasiale, si chiede, ma in che mondo vivo, sono i gangster che governano il mondo! Certo, quand ero ginnasiale io stè cose non si sentivano, nel ’69 mi ricordo con emozione lo sbarco sulla luna( sarà vero?) e da bambino con commozione la morte di John e Bob Kennedy. Si ha l’impressione che stiano cadendo i veli. Il potere a un certo punto per riqualificarsi discredita i predecessori e automaticamente valorizza sè stesso. Ma in Italia la casta è sempre più invisa,il popolo ha fame e loro mangiano aragoste e champagne a ufo.
    Il mondo governato dai gangsters? Ebbene sì. La massoneria è la mafia che governa il mondo.
    Fra poco c’è Fini in tv, a tv7. Intervistato da diversi giornalisti. Chissà se gli chiedono del fatto che introduce questo scambio di vedute.

  39. Carlo Infante

    Per jan

    Hai fatto benissimo a ricordare SERGIO RAMELLI nato, però, l’8 luglio del ’56.

    CAMERATA SERGIO RAMELLI, PRESENTE!

  40. Carlo Infante

    Per roberto

    che ha scritto “Lui fa la sua strada, molti di Noi non votano più A.N ma il brutto che non sappiano più chi votare…”.
    ________________________________________________________________

    L’MSI non è morto, il testimone passò nelle mani del “Movimento Sociale-Fiamma Tricolore”! Come, tra l’altro, ha appena ricordato Jean-Marie Le Pen, in quel di Palermo, definendo l’onorevole Romagnoli come “il vero erede di Giorgio Almirante”.

    ADERISCI ALLA FIAMMA!

    http://www.fiammatricolore.net

    http://www.fiammaroma.info

    http://www.lucaromagnoli.it
    ________________________________________________________________

    ROMAGNOLI A STORACE: E’ GIUNTO IL TEMPO DEI FATTI, E’ ORA DI ABBANDONARE LE CIARLE

    “A uscire ci hai messo 12 anni e di occasioni in passato non te ne sono, di certo, mancate”.
    Così il segretario della Fiamma Tricolore Luca Romagnoli rivolgendosi al senatore dissidente di AN Francesco Storace.
    “E’ giunto il momento di parlare di proposte concrete – sottolinea poi Romagnoli – e al tempo stesso di prendere coscienza che una destra alla destra di AN già esiste ed è ben radicata”.
    “Essa rappresenta già i suoi militanti, che aderendo hanno fatto una scelta in controtendenza, una scelta di purezza anche ideologica se vuoi, rispetto alla gran parte di quelli che si definiscono oggi di destra”. “Di questa scelta se tu oggi lo domandi loro ti risponderanno che ne sono fieramente orgogliosi”.
    “Di Fiuggi e delle sue rinunce ce n’è già stata una – ha sottolineato poi Romagnoli – non ci interessò allora e non ci interessa oggi, tanto più che la destra radicale ha eletto due europarlamentari, comunque votati dal popolo e non designati dai partiti”.
    “E’ tempo di rompere gli indugi e dire chiaro se si sta fuori da AN ci si sta per quello che noi siamo, la continuità dell’MSI, senza se e senza ma, senza abiure e senza rinunce, senza inseguire AN sul peraltro non condiviso progetto liberista”.
    “Non illuderti inoltre di trovare le praterie sconfinate che qualche ‘consigliori’ potrebbe averti suggerito e non credere al tempo stesso nella ‘funzionalità’ della mia area alle politiche elettoralistiche della CDL”.
    “Con quest’ultima noi possiamo condividere solo l’anticomunismo acceso di alcuni suoi leader e poche, pochissime altre cose”.
    “Noi – ha concluso Luca Romagnoli – non moriremo mai democristiani!”.

    Roma, 06 luglio 2007

  41. Carlo Infante

    Per roberto

    che ha scritto “Lui fa la sua strada, molti di Noi non votano più A.N ma il brutto che non sappiano più chi votare…”.
    ________________________________________________________________

    agenzia ANSA
    AN: LE PEN, EREDE ALMIRANTE NON E’ FINI MA ROMAGNOLI (ANSA) – PALERMO,
    3 LUG – ”L’erede di Giorgio Almirante non e’ Gianfranco Fini ma Luca Romagnoli, autentico rappresentante dei valori migliori della destra e degli interessi nazionali”. Lo ha detto il leader del Front national, Jean-Marie Le Pen a Palermo riferendosi al segretario nazionale del Movimento sociale Fiamma Tricolore.(ANSA).

    AGI
    LE PEN: IL VERO EREDE DI ALMIRANTE E’ ROMAGNOLI (AGI) – Palermo, 3
    lug. – “L’erede di Giorgio Almirante non e’ Gianfranco Fini ma
    Romagnoli, autentico rappresentante dei valori migliori della destra e degli interessi nazionali”. Lo ha detto il leader del Front national, Jean-Marie Le Pen in Sicilia per una serie di iniziative sull’immigrazione riferendosi al segretario nazionale del Movimento sociale Fiamma Tricolore Luca Romagnoli al suo fianco in questa missione nell’isola. (AGI)

    ADNK POL
    IMMIGRATI: LE PEN, NON SIAMO XENOFOBI MA FRONTIERE VANNO CONTROLLATE
    (Adnkronos) – Le Pen, durante la conferenza stampa, ha poi ricordato un suo viaggio compiuto “piu’ di trent’anni fa proprio in Sicilia con Giorgio Almirante”. “E oggi -ha detto- rifaccio questo stesso viaggio con Luca Romagnoli (segretario nazionale Fiamma Tricolore), che riconosco come mio figlio spirituale. Non riconosco, invece, la destra di Fini, riconosco la destra di Romagnoli”.

  42. Io tifo per Forza Nuova per la sua ispirazione cristiana.
    Tre sono le forze in campo: massoneria ed affini, islamismo e cristianesimo.
    Queste comunque modestamente le mie idee.
    Blocco dell’immigrazione, favorire le nascite italiane.
    Basta con le delocalizzazioni, lavoro agli italiani.
    Lotta alla droga, pene più severe per chi la usa e chi la spaccia.
    Tasse pesanti sull’uso del tabacco e degli alcoolici.
    Costruzioni di centri sportivi in ogni quartiere.
    Limitazione del potere dei motori a non superare i 50 all’ora.
    Incentivazione della ricerca scientifica.
    Su ogni tetto di casa e automobile pannelli solari, incentivazione dell’energia eolica, centrali solari sul modello Rubbia. Sviluppo di energie altrnative che ci rendano indipendenti.
    Controllo della delinquenza tramite Dna.
    Lavori per i detenuti che risarciscano il danno.
    Feste popolari che ricordino le pagine gloriose della nostra Storia.
    Saluto alla bandiera per chi entra in classe o al lavoro.
    Messa al bando delle associazioni segrete o di chi ne favorisce l’espansione.
    No all’aborto, si alla vita, aiuto alle ragazze3 madri.
    Disincentivare il lavoro femminile, costruzione di asili nido ogni cinquemila abitanti. Colonie per i bimbi poveri.
    Incentivazione dell’attrazione turistica della nostra terra.
    Pensione anticipata per i lavori usuranti.
    Ricostituzione dell’Esercito nazionale.
    Istituzione del custode di palazzo per vigilare sugli anziani in difficoltà.
    Fuori l’esercito d’occupazione dal suolo patrio, indipendenza nazionalew , no a bureuropa.
    Cuore e forza all’Italia!

  43. angelo fiorentini

    Cosa aspettarsi da un rinnegato che ha liquidato la politica sociale e la storia dell m.s.i per fare il cameriere a Berlusconi

  44. Cari amici, Carlo e Andrea, io mi muovo con grande interesse fra la Fiamma e Forza Nuova, anche se devo ammettere che essendo profondamente laico, la Fiamma mi si confà di più.
    Trovo che abbia una forza più radicata, una forte componente sindacale, una vicinanza al sociale, che sono nelle corde del primo fascismo rivoluzionario. E’ pur vero che Forza Nuova fa un discorso di recupero vero della tradizione, delle radici…che dire, mi dibatto ancora fra questi due mondi così lontani dal bipolarismo, così vicini alla mia essenza.

    Un saluto, Lorenz

  45. La prima volta che misi piede in una sezione di partito, la mia attenzione fu catturata dalla fotografia in bianco e nero di un giovane con gli occhiali e con a margine una frase di Julius Evola (“la vita come un arco, l’anima come una freccia, lo spirito assoluto come un bersaglio da trapassare”). Sapevo bene chi stavo osservando e, colpito, collegai subito l’immagine ad una storia.
    Il 7 luglio del 1972 – in una classica giornata d’estate in cui i giovani vanno a mare – l’anarchico Marini e due militanti dell’ultrasinistra aggrediscono sotto casa due giovani militanti del Fuan di Salerno, Carlo Falvella e Giovanni Alfinito: uno, Carlo, pugnalato al cuore, cade a terra per non rialzarsi più. Salerno, una cittadina tranquilla, è sconvolta e non sa di aver aperto, dopo la morte di Ugo Venturini a Genova, una stagione di sangue che avrebbe portato a cadere tanti giovani militanti di destra. Si scatena una campagna di stampa in chiave antifascista volta ad influenzare lo svolgimento del processo, tanto che la situazione di tensione conduce anche a un trasferimento del medesimo da Salerno a Vallo della Lucania “per motivi di ordine pubblico”. I compagni del raid vengono prosciolti e solo Marini è condannato a 12 anni, poi ridotti a 7. La condanna lo trasforma in un eroe della sinistra extraparlamentare; Lotta continua sostiene che l’incarcerazione di Marini sia “un’odiosa vendetta del potere”, il motto “libertà per Giovanni Marini” si diffonde in tutte le associazioni di sinistra radicale, Dario Fo e Franca Rame mobilitano la sinistra istituzionale. A Marini è dedicata persino una canzone, Liberiamo Marini(difendersi dai fascisti / no, non è reato: / compagno Marini, sarai liberato!). Scarcerato, vince il premio Viareggio, sezione “Opera prima”. Alberto Moravia, Camilla Cederna e Dario Fo lo elogiano considerandolo una vittima del sistema. Di solito, per rispetto e pudore, preferisco non rievocare vicende che fanno tanto male. Spesso si rischia di scadere nella retorica e di appropriarsi di una memoria che non ci appartiere. Per Carlo Falvella era d’obbligo un’eccezione
    La sua storia mi fa rabbia, Salerno l’ha dimenticato e, surreale, ha fatto la fortuna del suo suo carnefice che, pugnalandolo, divenne una celebrità. Già, uccidere un fascista non è reato, anzi è un gagliardetto, una nota di merito. Qualche imbecille ancora ora si esalta gridando “10,100,1000 Falvella” confidandomi che vorrebbe farmi fare la sua stessa fine. E’ gente che non è degna nemmeno di disprezzo. Oggi il cuore di Carlo Falvella continua a pulsare nella memoria dei camerati e sui muri delle nostre città. Abbiamo inciso il suo nome per le strade, là dove tutto è cominciato, e poco importa se le istituzioni celebrano solo gli assassini, la memoria si rinnova nelle persone e mai in una targhetta.
    Ciao Camerata.

  46. Carlo Infante

    7 LUGLIO 1972 – 7 LUGLIO 2007

    CAMERATA CARLO FALVELLA, PRESENTE!

  47. ONORE A FALVELLA
    CAMERATA CARLO FALVELLA. PRESENTE!

  48. CARO PAOLO SBAGLI IO MILITANTE DELL MSI 1970
    INVOCO UN SOLO GRIDO
    10 100 1000 VARALLI PER RICORDARE SERGIO RAMELLI

  49. Caro Jan ho avuto modo, tempo fa, di sottolineare in questo sito come la morte di Claudio Varalli non è confrontabile con quella dei martiri raccontati in Cuori Neri, non perchè facessi distinzioni fra caduti, ma per la dinamica dell’omicidio Varalli, che come è noto fu conseguenza di un’aggressione contro 3 ragazzi di destra alla quale lo stesso Varalli partecipò.
    Ora però continuo a rifiutare questo slogan (10-100 etc.etc.) perchè è figlio dell’odio, è figlio di quell’odio che ho sempre disprezzato, e mi sorprende che tu non ti accorga che i martiri che ricordi sono vittime di quell’odio e il loro sacrificio sarebbe avvenuto invano se poi chi li vuole commemorare usa i toni dei loro carnefici.

  50. Sebastiano Martina

    Navigando su You Tube ho visto il filmato “Ultima Frontiera Trieste 1953″ con le immagini originali di quell’anno. Non ho potuto fare a meno di pensare che sarà moderno e politicamente corretto parlare dei divorzi eccellenti e dello scalone, ma che nostalgia per quando evidentemente esisteva la passione e l’Intifada la facevano gli Italiani…

  51. Cari Camerati domani mi recherò da Sergio per portare un omaggio floreale per i suoi 50 anni…….io ora ne ho 48 e cerco di non farmi piu coinvolgere mell’odio verso i cinesi che ancora appeastano le nostre strade ,ma quando sono là e rivedo il suo volto non vi dico cosa provo e cosa farei .
    Sergio Ramelli ………..PRESEMTEEEEEEEEEEEEE!!!!!!!!!
    in alto i cuori Riccardo

    ps :nel frangente nel quale morì Varalli probabilmente se fossi stato nei panni di Antonio anche io gli avrei sparato in faccia per salvarmi

  52. Difendiamo la nostra Patria dall’invasione di sradicati che impoveriscono la nostra terra e quella da cui vengono, provocando la scomparsa dei popoli, per poi finire in un’immenso uniforme monoblocco asservito ai plutocrati.
    No al razzismo, si all’amore per la nostra gente.
    Il popolo italiano sta morendo, blocco dell’immigrazione. Più figli alla Patria!
    Difesa dei prodotti italiani, no all’importazione di cose prodotte con lo sfruttamento dei lavoratori, no alla delocalizzazione, gli imprenditori italiani devono investire in Italia altrimenti gli sia tolta la cittadinanza.
    Lavoro agli italiani!
    Case e terra a chi ne è privo, ai figli d’Italia!
    Fuori gli zingari dediti al furto, se son nomadi se ne nomandassero via.
    Incentivare la ricerca scientifica, incentivare il turismo nella nazione più bella del mondo!
    Questi alcuni punti su cui discutere e confrontarsi, per promuovere cultura politica. Non bastano i concerti e le quattro chiacchiere al pub, bisogna mobilitarsi per salvare l’Italia!
    Perchè i nostri caduti non siano morti invano, perchè la vittoria sia la nostra vendetta. Senza cadere nell’odio che inaridisce, ma coltivando in noi fiori di valori.
    Cuore e forza all’Italia!
    P.s. Fini, dì una cosa originale ogni trenta quarant’anni.

  53. Giuseppe Liguori

    UN FASCISTA DI NOME ROBERTO E UN VIGLIACCO COL PIZZINO

    Roberto, in Italia c’è libertà di parola, non siamo nella Repubblica di Salò (quella sì era una Repubblica delle banane). Lasciamo perdere, per un attimo, ciò che è successo nelle strade di Genova: ma a Bolzaneto? Quale scusa hanno le persone che hanno picchiato dei prigionieri inermi, incapaci, in quel momento, di far del male e incapaci persino di difendersi? Roberto, hai torto marcio e la magistratuta ha dato ragione a noi. Sei tu che rischi una querela, per apologia del fascismo. Al Pizzino rispondo che la volgarità si ritorce sempre su chi la pronuncia e che chi non ha il coraggio di firmare col proprio nome è un vigliacco. PIZZINO = VIGLIACCO.

  54. camerata Sergio Ramelli. PRESENTE!!!!
    8/7/1987-8/7/2007

  55. ma liguori è ancora VIVO???!!!
    quand’è che smetterà di respirare?

  56. Coglione, ricoverati prima che sia troppo tardi!

    p.s. nel msg precedente non sono io.

  57. In realtà Liguori non ha capito che fa proselitismo per noi, perché più si insiste e più gli altri capiscono che non possono stare dalla stessa parte di un imbecille. Ha l’intelligenza di una zekka da centri sociali, ma almeno quest’ultimi hanno il coraggio delle proprie azioni. Mi rammarica solo che usi, vigliaccamente, la religione a proprio consumo.

  58. Liguori ha la stessa valenza di quelli che precedentemente ha citato Andrea Insabato, quella di un nomade, di una zecca parassita, improduttiva e per questo inutile all’umanità.
    Caro Andrea, il tuo dovrebbe essere un programma politico.

    ONORE AL CAMERATA SERGIO RAMELLI NEL GIORNO DEL SUO COMPLEANNO.

    Lorenz

  59. Carlo Infante

    Oltre all’indignazione servono piccoli gesti per attuare una reale Solidarietà.
    Scriviamo a Luigi Ciavardini una lettera al mese, una cartolina e magari instauriamo anche delle corrispondenze solide.
    Diffondiamo questo messaggio e teniamo alta l’attenzione su questa vergognosa sentenza.

    Luigi Ciavardini
    presso Casa Circondariale di Poggioreale
    Via Nuova Poggioreale, 177
    80143 Napoli

  60. Manipolo Fascista "La Disperata"

    IL NUMERO TELEFONICO DI GIUSEPPE LIGUORI E’:

    338 5979316

    ORA PENSEREMO A SISTEMARE, COME MERITANO, I SUOI GENITORI COMUNISTI!

  61. Vede sig. Liguori, dimostra di essere ignorante, come su tante altre cose, sull’argomento dell’apologia.
    E poi io me e sbatto.. se essere Fascisti vuol dire essere onesti, amare la propria Patria, la propria religione, i propri ideali, fare il proprio dovere, pagare le tasse senza evaderle per non danneggiare gli altri italiani, bhe allora mi auto denuncio di apologia del Fascismo…
    Riguardo la caserma che lei ha citato, a me personalmente non fa ne caldo ne freddo.. io stò dalla parte dell’ordine e di chi, con una paga da miseria, difende questo ordine, per questo mi creda continuo a ritenermi un fascista…
    Se qualche agente ha esagerato, bhe trovarsi in quelle situazioni e visto che io mi ci sono trovato in situazioni di ordine pubblico, non lo condanno ma lo capisco…
    Liguori lei a differenza di tanti che scrivono su questo sito, non può capire cosa sia il cameratismo, vede, molte volte io ho attaccato e sono stato attaccato dagli stessi camerati.. ma a differenza delle sue inutili idee Noi rimaniamo Camerati perchè alla fine ci unisce l’idea di Patria.

    Boia chi Molla
    Roberto

  62. Un consiglio personale, la finisca di fare la vittima, non penso che scrivendo il suo indirizzo o un telefono per poi firmarsi “la disperata”, basti a farla passare come un martire.
    La storia è vecchia dare la colpa a chi non c’è l’ha..per passare da povero martire picchiatoi dai cattivi fascisti bhe mi sembra un po esagerato.
    Mi creda di martiri coglioni l’italia ne è piena.
    Non faccia l’autolesionista, se vuole farsi picchiare ci sono tanti locali sadomaso in giro per l’Italia.

    Roberto.

  63. Vedo che non amate discutere di politica. Di idee per vincere la nostra battaglia.
    Allra nn siete d’accordo che bisognerebbe tassare o meglio sanzionare chi delocalizza le aziende italiane invece di investire in Italia?
    La nazione deve tornare a valere più del denaro
    Il rispettodei lavrator italanie di quelli stranieri che vengono sfruttati

  64. m’è partita la pagina. dicevo
    il rispetto per i lavoratori italiani e stranieri che vengono sfruttati, come in Cina, deve prevalere sull’interesse economico.
    Quindi si deve arrivare a una sorta di protezionismo. Che ne pensate? Non è la parola chiave per convincere i lavoratori e i disoccupati a venire dalla nostra parte?

  65. Passi per l’amico, ma solo un malato si inveterebbe un killer immaginario. Peppiniello Liguori sei da ricovero.

  66. Andrea,

    Tu dici protezionismo, ma ti rendi conto della cazzata? Il protezionismo rende i prodotti piu’ costosi e di minor qualita’: noi tutti, quando compriamo la pasta o paghiamo le tasse, paghiamo gli aiuti all’agricoltura. Ti sembra giusto? Non sarebbe piu’ giusto che ciascuno possa scegliere se comprare i pomodori africani o quelli italiani? Perche’ non posso decidere se comprare la maglietta cinese o quella italiana? Ricordati: i costi del protezionismo vengono pagati dai consumatori, e non e’ giusto.

    Altro caso di protezionismo assurdo: ti sembra giusto che io dovro’ pagare i costi del monopolio Alitalia-AirOne sulla tratta roma-milano, solo per salvare i ricchi stipendi e i posti di lavoro ai dipendenti privilegiati dell’Alitalia?

    La disoccupazione si vince con la crescita economica e la flessibilita’ del lavoro. Una nazione che e’ prospera puo’ rivendicare la sua dignita’….

  67. Caro Luca NY,
    il discorso di Andrea sembra una cazzata se uno ragiona con le logiche del mercato corrente…. Ma e’ proprio quello che bisogna rovesciare!!!….
    Cerco di spiegarti l’idea con la massima schematicita’.
    Ci sono forti interessi che puntano ad meccanismo di produzione fortemete localizzata, intere nazioni produrranno sono certi tipi di materie prime (x esempio colture) e solo quelle; certe nazioni si specializzeranno nei pomodori altre nel grano altre ancora in altri prodotti, l’apparente motivo che e’ anche l’aspetto di forza di questa idea e’ perche’ in certi posti le condizioni sono le piu’ favorevoli… la vera ragione e’ perche’ cosi’ saranno sole le grandi multinazionali che avranno i mezzi per movimentare e distribuire queste merci… avranno il monopolio del commercio mondiale anche con l’aiuto dell’ingegneria genetica con la quale si possono brevettare certi tipi di sementi che avranno una maggiore resa quindi il monopolio andra’ dalle sementi alle distribuzione lasciando margini esigui per i produttori.
    Questo ha il tragico effetto di rendere tutta l’economia interdipendente con conseguenze catastrofiche in caso di crisi.
    Per questo occorre piano piano tornare ad un regime il piu’ possibile autarchico e proteggere le varie colture anche se meno convenienti. Ecco a cosa serve il protezionismo.

  68. scusa all’ultima riga volevo dire le proprie colture… quelle della propria nazione.

  69. E’ vero Mec, la globalizzazione delle multinazionali, ha prodotto il livellamento del mercato. Il risultato è che si è costituito un comunismo al contrario. La massificazione della produzione di tutto lo scibile nelle mani di pochi che fanno la stessa merda in ogni angolo del pianeta…
    Se a tutto questo si aggiunge l’indiscriminato allargamento della proprietà intellettuale made in USA, che modifica le diverse sementi utilizzate dai contadini del globo terracqueo da migliaia di anni, per imporre un copyright su semi sterili alla seconda generazione di coltura, non rimane che combattere una guerra più sottile anche contro il comunismo-consumista del capitale americano. Capisco che è un ossimoro in termini, ma a questo mirano le multinanzionali, a confondere il più possibile le idee radicate.

    Un saluto, Lorenz

  70. come al solito telese mostra la sua coda di paglia.
    puoi dire ciò che vuoi, ma non toccargli i suoi prodotti.
    dico, e ribadisco, che parlare di cuori neri e morti innocenti è un conto, fare il democratico e l’aperto solo con chi si vuole è un altro. su questo blog, telese, lei permette affermazioni e ricostruzioni assolutamente parziali, senza mai metterci parola.
    oggi torno e rileggo che i cuori neri erano tutti angioletti e varalli s’è meritato una pistolettata in faccia!
    questo non viene censurato, però poi si può chiedere lettere per ciavardini, un altro martire?
    non ho mai letto parole così “morbide” per quelli dell’alra parte.
    basta co sto vittimismo!
    ignorando poi i legami che l’eversione nera ha sempre avuto con le alte sfere dello stato…
    ma, già, sono più gravi i commenti di paese sera…
    pensa se l’aggressione a vila ada fosse successa a parti inverse..

  71. Giuseppe Liguori

    MA STATE SCHERZANDO ?

    Credere davvero che sia io a scrivere a nome della disperata ? Ma state scherzando ? Ammesso e non concesso che io voglia fare il martire, credete che metterei a repentaglio la vita dei miei genitori, che abitano ad Oriolo Calabro, anche se in un indirizzo diverso da quello pubblicato sul blog ? Ho già scritto che abito a Bassano del Grappa: se venite in pace vi accoglierò volentieri, se venite con cattive intenzioni, vi darò un sacco di botte (la legittima difesa è un diritto). Ricordo a Roberto il motto dei Carabinieri: “usi ad obbedir tacendo”. Chi, come Roberto, non è capace d’obbedire alle leggi dello Stato, non può fare il Carabiniere. L’Italia è una Repubblica democratica antifascista: se non ti piace, puoi semèpre andare a vivere in Uganda, repubblica fascista.
    Vi ricordo infine che la guerra tra fascisti e antifascisti l’abbiamo vinta noi, perché siamo più forti, più intelligenti e più onesti di voi. Il Pizzino è un povero ignorante, ben conosciuto a Salerno, che non è mai entrato in un’aula universitaria. Pizzino vigliacco, studia e conoscerai i crimini commessi da Mussolini. ORA E SEMPRE RESISTENZA AL NAZIFASCISMO!

  72. Primo: quando citi l’Arma dei Carabinieri ti lavi la bocca con l’acido..perchè non ne sei degno.
    Secondo: Io la divisa l’ho indossata da effettivo.
    Terzo: ma che cazzate spari?

    Devo dare ragione a tutti gli altri.. sei proprio un coglione ma un grande coglione..
    Da oggi non mi degnerò di rispondere alle tue cazzate.

    Roberto

  73. Protezionismo per salvare l’Italia!
    Comprare prodotti italiani!
    Difendere i lavoratori italiani!
    Me ne frego del resto, prima viene la mia Patria!!!
    L’Alitalia deve essere italiana! Questo è l’ultimo degli scempi!Basta coi corrotti! E basta coi rutti! Mangiano con 9 euro un pranzo che ne costa 90! Alla facciaccia nostra!
    8 settembre vaffannculo day! Spargete la voce!
    Su www forza nuova c’è la Lega della terra. Ottima idea.

  74. L’Europa che vogliamo non è questa bureuropa.
    L’europa che vogliamo è l’Europa dei popoli!
    Un’Europa che sia unita da ideali, non dalla moneta!
    L’Europa agli europei! Dentro la Serbia e l’Albania, fuori la Turchia.
    E modestamente propongo Acquisgrana capitale.(oggi Aachen)
    Voglio un’Europa che risolva la questione in Medioriente.
    Dobbiamo rischiare la pace nel mondo e la nostra sicurezza per un conflitto che non si riesce a risolvere?

  75. angelo fiorentini

    Fini un segretario col giusto nome per un partito di salami

  76. A proposito di massoneria. A proposito di Garibaldi. Di cui sopra nelle prime righe
    Mozart era massone. Al Papa piace Mozart.
    Ergo, a me può piacere una cosa nel particolare e non piacere l’insieme.
    Distinguere e sottilizzare è meglio di generalizzare. Sintetizzare è il meglio per farsi intendere.

  77. Finoglio. A metà strada tra un finocchio e Badoglio.

  78. Mortadella è cotto.
    Nuove elezioni.
    A sorpresa le vince Veltroni.
    Ma la sinestra è la solita minestra.
    La destra non ha uomini.
    Fini non vince, Berlusconi in quel mezzo è il migliore, ma per vincere dovrebbe pescare troppo dai temi della cosidetta estrema destra. Casini non convince.
    Che ne dite?
    Col governo Veltroni, l’Italia potrebbe avere un serio cambiamento ma…
    L’immigrazione non si arresterebbe e gli italiani continuerebbero il loro declino demografico.
    E’ favorevole ai Dico.
    E’ troppo legato agli interessi extranazionali.
    E questo vuol dire che solo l’area nazionale, nè di destra nè di sinistra, costituisce l’alternativa.
    Monprezzemolo? Lo vedo troppo aristosnob.
    Gli operai e i disoccupati italiani, i giovani e gli anziani hanno bisogno di ritrovare il cuore di una nuova solidarietà e di un nuovo destino. La Patria. Contro un mondialismo che snatura, che opprime, che omologa.

  79. Liguori, ricoverati!

  80. Caro Roberto, Peppiniello non è un comune coglione, ma IL COGLIONE per antonomasia; per questo motivo, ossia per meriti acquisiti sul campo là dove non ha rivali, propongo di chiamarlo d’ora in avanti con questo appellativo. Se io sono conosciuto a Salerno è perché ho una vita reale e non mi accanisco a inzozzare un forum per riempire le mie giornate, né ad inventarmi fantomatici nemici. Se metto o no piede in un’università, sono fatti che non ti riguardano, tanto più che non è da questo che si misura il valore di una persona. Non mi indigna nemmeno più che uno come te infanghi il nome di Falvella pur di provocare, sei solo un poverello che trova il suo unico sfogo qui perché sei una nullità. Ti schifano tutti e sei un vile a definirti credente, perchè sei fuori da ogni dottrina e da dallo spirito cristiano. Sarebbe meglio che tu frequentassi un circolo gay, ma forse ti ripudiano anche lì.
    Continua pure a darmi del vigliacco, tanto chi provoca sicuro dell’impunità tutti i forumisti da UN MONITOR non sono io.

    Mi spiace solo che Telese non ti banni, ma evidentemente lo fa per pietà, visto che, levandoti anche quest’ultima valvola, potrebbe sentirsi corresponsabile delle tue crisi isteriche.

    Un saluto a tutti tranne che ad uno.

    p.s. non ci saranno altre risposte.

  81. Ma perche’ non lo ignorate?

    Per me Liguori non esiste, e’ uno spot che ogni tanto si intromette nelle nostre discussioni i film in televisione hanno gli intermezzi pubblicitari e noi abbiamo Liguori.

  82. propongo un lancio del coglione,
    il lancio di liguori

  83. Ragazzi ho comprato e quasi finito di leggere un libro scritto da Gianluca Semprini quello che ha scritto il libro con Luigi
    Il titolo del nuovo libro fà un po incazzare ma il contenuto è veramente interessante
    titolo ne consiglio la lettura
    in alto i cuori
    Riccardo

    ps: liguori ma perchè non ti suicidi

  84. il titolo è
    Destra estrema e crimnale
    scusate l’errorenel post precedene
    in alto i cuori Riccardo

  85. grazie per il consiglio riccardo,
    io te ne consiglio un’altro (sempre che tu non l’abbia già letto)
    Sergio Ramelli, una storia che fa ancora paur(prefazione luca telese)

  86. Insisto per ridurre la potenzialità dei motori. Basta stragi sulle strade. Limite di potenza per le auto e moto ad un massimo di 50 all’ora. 5000 e passa morti al’ano

  87. Insisto per ridurre la potenzialità dei motori. Basta stragi sulle strade. Limite di potenza per le auto e moto ad un massimo di 50 all’ora. 5000 e passa morti all’anno non vi paion troppi? Non vi sembra un’emergenza nazionale?
    No alla velocità, si alla vita. Il mondo scali una marcia.

  88. VORREI SOMMESSAMENTE PROPORRE UNA MORATORIA SULLE COGLIONATE E TORNARE A PARLARE DI QUELLA FOTO…

    Scusate, mi sono assentato per una giornata da questo sito e lo trovo invaso di una percentualE vagamente inquiEtante di post deliranti, diciamo troppo superiore alla media. Sarà il sole di luglio che picchia sulle teste? O la permanenza insana dei lavoratori indefessi davanti ai computer? L’ultima volta avevo scritto per rispondere ad Iskra (vedo che Iskra non entra nel merito, e che quindi incassa, bene, evidentemente scriveva senza aver visto la puntata, lo perdono) ma poi non posso che trovarmi d’accordo con lui quando vedo messaggi deliranti come quello che evoca Varalli, e per giunta in quel modo. Pensavo che nessuno potesse scrivere cose così su questo sito, dopo che da un anno facciamo un ragionamento su come uscire dalla spirale dell’odio. Io non censuro nulla, ancora non l’ho mai fatto, però vedere i messaggi alla 1-10-100 mi mette molta tristezza. Sono proprio miserie e vigliaccherie. Qualcuno dirà: “Ma quello mica dice sul serio…”. E chissenefrega. anche perchè proprio la storia di Cuori neri insegna che le apologie dell’omicidio, per quanto possa sembrare strano, sono smpre l’anticamera di un omicidio. Così come potrebbero esserlo le ignobili scritte inneggianti a “1-10-100 Acca Larentia” che sono apparse nel quartiere Trieste di Roma dopo il corteo antifascista di Sabato. Non ho nessuna tentazione equidistante, salvo nei casi di plateale coglioneria. Siamo proprio in questa fatttispecie.
    Quanto alla liguoreide…. Trovo pietose le minacce ai genitori, le spacconate come la pubblicazione dei numeri di telefono…. Ma come si fa? Qui la situazione mi pare disperata ma non seria. Inviterei tutti i contendenti a una doccia fredda a patire da Liguori. E voglio dire una cosa pure a lui: ti diverti tanto a fare il provocatore a tutti costi? A non interloquire con nessuno, a procedere in questa tua pratica dialettica vagamente masturbatoria? A scrivere sempre e solo per provocare? Per trovare un tuo intervento che non abbia l’unica finalità di interrompre il dibattito su questo sito bisogna tornare indietro di sei mesi. Allora avevo pensato che non fossi un poveraccio. Adesso mi ricrederei, perchè il vero nodo è che hai la dinamica di un bambino di due anni, e che sei sostanzialmente autistico. Se vuoi dialogare e metterti in gioco, sai che qui non manca gente anche lontanissima – da Lorenz a Raffaele, poer dirne due a caso – che lo ha fatto. Se vuoi fare il pierino scemo, ricordati che un coglione è un coglione, anche quando si cosidera rigidamente e rigorosamente antifascista.

    A tutti poi, vorrei dire una cosa in più sull’articolo de L’Espresso. Credo che meriterebbe una riflessione più alta di quelli che scrivono più o meno “Io lo sapevo che Fini era un traditore”. Opinione legittima, certo, ma che in ogni caso non coglie il punto e non spiega quello che è accaduto. Intanto la prima cosa che mi colpisce è un’altra. A volte si dice: “Lascia perdere, è gossip”. Qui bisogna dire il contrario: senza il gossip non si capisce la storia di An, e quindi del post-fascismo italiano, e quindi della destra italiana. E poi. Fini era davvero il ragazzo che si nasconde nel sottoscala per fuggire ai camerati e dice: “Che cosa ci posso fare se non ho il vostro coraggio”? Forse. Ma se è così, come mai ha messo nel sacco tutti i “coraggiosi”?. Come ha fatto? E se i coraggiosi alla Mariani erano davvero così coraggiosi, come mai aspettano trent’anni per dire come stanno le cose? E se le veraci come Daniela Fini poi finiscono a discutere di cliniche e convenzioni nelle intercettazioni, non ci fa miglior figura il secondo marito che secondo i giudici non ne sapeva nulla? Ma poi guardi quella foto, e subito pensi: erano molto più simpatici in ogni caso, questi fasci (l’avete riconosciuto Lamorte, santoddio, il primo a sinistra?) quando erano, per dirla alla Scola, “brutti e spoerchi e cattivi”? E alla fine, quanto sono veramente diversi gli uni dagli altri, i post-normalizzati alla Fini e i ribelli-bruciati alla Mariani, gli a-fascisti alla Fini e i sempre-fascisti alla Mariani? Forse meno di quanto non pensino loro? Forse ancora oggi sono due facce della stessa medaglia, se poi con i buffi di Mariani si paga la campagna elettorale di Urso. Se poi resta comunqeu una famiglia piccina picciò, piuena di parenti seprpenti, ma comunque una famiglia.
    Che poi è lo stesso preciso problema della sinistra italiana che ora si affida a un a-comunista come Veltroni, dopo aver civettato con un post-comunista come D’Alema. Alla fine credo che ne i primi ne i secondi riescano a convivere e-o a liberarsi delle idfentità madri, forti e incombenti. Per fare i conti con la storia del comunismo e del fascismo, per confutare o esaltare queste storie infinite partorite dal secolo breve, ci vorrebbe davvero altro. Forse in primo luogo degli altri leader. E forse di altra caratura.

    Luca

  89. caro luca io ti rispetto e stimo tantissimo sia come uomo che come scrittore ma scusami se il mio credo mi porta a non sputare sui miei ideali come ha fatto fini io non ho vissuto gli anni 70,
    ma uno che gli ha vissuti non puo dimenticare non può rinnegare anche se vigliacco quinditichiedo scusa se ho inneggiato 10 100 1000 varalli per ricordare sergio ramelli ma ramelli è indimenticabile io credo in quello che dico e scusami se non sono stato chiaro.

  90. Luca,
    per quanto riguarda Fini che si nasconde nel sottoscala, francamente non ci trovo nulla di male…anzi ritengo che nella mia breve esperienza di militanza nel FdG il grosso limite fosse che, per “contare” qualcosa, bisognasse essere disposti a passare nottate a fare affissione, a fare volantinaggi, a partecipare alle scaramucce con i compagni.

    Alla fine il segretario giovanile non era necessariamente quello piu’ in gamba, ma quello che attaccava piu’ manifesti o quello in grado di organizzare un volantinaggio al volo…questo e’ proprio il modo piu’ sbagliato di selezionare la classe dirigente di domani di un partito!
    Guarda a sinistra dove sono finiti molti ex militanti di LC e il motivo del loro successo e’ solo parzialmente giustificabile con la ghettizzazione della destra.

    La verita’ e’ che la destra e’ ancora schiava di questo cazzo di mito del guerriero, con l’estetica dell’azione. Ragazzi, sono tutte cazzate che non portano a nulla.

  91. Carlo Infante

    per iskra, che ha scritto “pensa se l’aggressione a vila ada fosse successa a parti inverse..”.
    ________________________________________________________________

    Hard Rock & soft men

    Scontri a Villa Ada a Roma a un concerto della Banda Bassotti. Affermazioni, banalissime e superficiali, dei vip bipartisan

    LEGGIAMO. “Una ventina di persone con il volto coperto dai caschi ha fatto irruzione a Villa Ada, a Roma, al termine del concerto rock del gruppo «Banda Bassotti», e si è avventata impugnando dei bastoni contro alcuni ragazzi. Il bilancio dell’aggressione è di due feriti. «Il nostro Paese non ha certo bisogno di fatti come quelli accaduti a Villa Ada. Un fatto ignobile per il quale ci adopereremo per consegnarne i responsabili alla giustizia» ha dichiarato il sindaco di Roma Walter Veltroni commentando l’aggressione”. (Corriere della sera). Gianni Alemanno ha definito grave l’episodio e ha sostenuto che certa gente nasconde il disagio sociale dietro sigle politiche che con la politica non hanno nulla a che vedere. (Messaggero). COMMENTIAMO. E così la sentenza è stata scritta: senza aver disposto alcun approfondimento, i politici fanno a gara nel manifestare sdegno per un’azione che, al pari di noi, non sanno minimamente come si sia svolta. Eppure dovrebbero essere vaccinati per le migliaia di volte in cui il resoconto dei fatti è stato dato subito a senso unico rivelandosi in seguito completamente falso. Ma non conta: nella catena delle protezioni non costa mai nulla, anzi paga, prendersela con chi è il meno protetto. E chi sia il meno protetto in assoluto in Italia non è un mistero per nessuno. Il timore di un’escalation dopo lo scontro di Villa Ada è stato poi paventato in un clima bipartisan; d’accordo, controfirmiamo. Ma nessuno, dicasi nessuno, ha messo in evidenza che il tema del concerto della BB era “ama la musica, odia il fascismo”. Posto che di musica si tratti (ma è soggettivo) cosa c’entra la musica con il fascismo e con l’antifascismo? E cosa c’entra con l’ “odio”?. E perché mai seminare odio? E se si semina odio e si raccoglie tempesta, un po’ di colpa la si ha o no? Banda Bassoti & co hanno sfacciatamente una gran parte di responsabilità. Che ne dite sindaco Veltroni ed ex ministro Alemanno? Vi piace così tanto l’istigazione all’odio da soprassedere quando commentate in politichese corretto?

    Gabriele Adinolfi

  92. Vado di fretta e ci ritornerò più approfonditamente domani, tanto più che devo una risposta a PaoloN, che, spero, mi perdonerà. Per adesso, voglio porgere una domanda a Luca (Telese), che pare voglia (scherzo!) “azzupparsi” il pane sulla vicenda: non è che trent’anni fa i destri erano simpatici perché erano sostanzialmente nel ghetto e inoffensivi, mentre ora sono diventati antipatici perché contano finalmente qualcosa? An è diventata come la Juventus e Fini è il Moggi della politica, da salottiere temuto che era, ora ingombra troppo. Non è che,allora, il potere logora chi non ce l’ha e c’è qualcuno che ha ordito un tranello? Magari qualcuno che è tanto moderato ultimamente e che, pur avendo un suocero editore, ha simpatia anche nella stampa di sinistra?
    Sarà anche pura provocazione dietrologica, ma sembra che si miri (Espresso incluso) a sputtanare Fini per farlo fuori ora che punta alla leadership. Ha passato tutta la vita a preoccuparsi della sua immagine per essere presentabile e ora gli si sta rivoltando contro perchè qualcuno ha tirato fuori dal cappelloi vecchi scheletri dall’armadio.
    Insomma, come è noto io non amo Fini, ma non credete che sia troppo facile aspettare l’intervista giusta al momento giusto(magari postandola qui) e dire “toh, Fini è sempre stato fascista e con l’aggravante di aver tradito la sua gente?”

  93. Poichè fare politica, almeno per i puri, è una missione, è esigenza di offrire un servizio alla comunità, con idee e progetti anche difficili da far ingerire e poi metabolizzare, ma sempre in un contesto praticabile che poi è quello democratico (a mio avviso le rivoluzioni sono il passato…), mi chiedo quali prospettive sono all’orizzonte della cosiddetta destra-radicale.
    Forza Nuova, Alternativa Sociale, Movimento Sociale ed eventualmente chi ho dimenticato o chi verrà sono in grado di offrire un progetto compatibile e “spendibile” nella società di oggi? Potranno in futuro non solo allargare il consenso (col 2% non vai da nessuna parte, a meno che non ti accontenti di condizionare gli altri, però alleandoti e quindi un pò….sbiadendo)ma sapranno esser interpreti di un mondo così diverso da quello che abbiamo conosciuto in gran parte del XX° secolo? Le battaglie che questa destra proporrà troveranno avversari disposti a combatterla o solo spettatori più o meno distratti che ti guarderanno come si osserva un animale in via di estinzione o un residuato bellico?
    Pongo questi interrogativi perchè, ispirato da molti postisti sono andato nei siti di queste formazioni politiche, e pur trovando alcune cose interessanti e condivisibili, mi è sembrato di vedere come un film di 40 anni fa; anche quando è buono si vede che è datato almeno dal punto di vista tecnico.
    E confrontando il tutto al pur discutibile, e a quasi tutti inviso, Fini che parla da Riotta venerdì scorso, trovo molto più fattibile e concreto, molto più di prospettiva, un progetto di destra “moderna” che lui ha in mente (in quell’occasione è stato molto chiaro), che le tante parole di testimonianza e di rivendicazione che rischiano di non avere mai un teatro che le metta in scena.
    Indipendentemente dalla qualità dell’opera…

  94. Carlo Infante

    Per il Dottor Telese:

    “Qui bisogna dire il contrario: senza il gossip non si capisce la storia di An, e quindi del post-fascismo italiano, e quindi della destra italiana.”.

    Cortesemente lasciamo stare il post-fascismo e la destra italiana! Sa meglio di me che a destra di Alleanza Nazionale e di Fini (cioè a destra dell’UDC – come anche il senatore Storace ha recentemente ricordato) esistono – da Fiuggi – ben altri uomini e ben altri movimenti! Non saranno moltissimi (circa 800.000 elettori – dati delle ultime europee), ma ci sono!

    “Così come potrebbero esserlo le ignobili scritte inneggianti a “1-10-100 Acca Larentia” che sono apparse nel quartiere Trieste di Roma dopo il corteo antifascista di Sabato.”.

    Per la cronaca (visto che forse non tutti lo sapranno), oltre alle scritte “1-10-100 Acca Larentia”, l’altro giorno, nel corso del corteo definito antifascista (come se il fascismo fosse attuale!), i compagni si sono resi autori anche di numerose scritte “10 – 100 – 1000 Nassirya”.

    Caro Dottor Telese,

    visto che – come tutti noi – del signor giuseppe liguori da Bassano del Grappa ha una così alta opinione, proprio non riusciamo a capire come mai non lo abbia mai voluto bannare. Non si offenda ma è stato suo complice nel tediare tutti noi! Ovviamente Lei è libero di comandare in casa sua (anche se il sito è dedicato ai “Cuori Neri”, ad ogni modo, per educazione, voglio chiamarla casa sua), come altri di emigrare in altro più serio forum (come hanno fatto già in molti: Murelli, il sottoscritto – che solo raramente, ormai, passa da questo forum per farsi insultare da Giuseppe Liguori e doversi sorbire le sue farneticazioni – ecc.).

    VISTO CHE giuseppe liguori NON VIENE SISTEMATICAMENTE BANNATO, NE’ HA FATTO LE VALIGIE – COME LE AVEVA PROMESSO. QUINDI SI E’ PRESO GIOCO DI LEI, DOTTOR TELESE -, INVITO CALDAMENTE I FREQUENTATORI DI QUESTO FORUM AD ABBANDONARLO SENZA INDUGIO PER ISCRIVERSI AL NOTO E SERIO FORUM DELLA DESTRA RADICALE

    http://www.vivamafarka.com

    Un ottimo forum dove non ci sono zecche che ingiuriano e farneticano!

    Grazie per la cortese attenzione e

    cordialissimi saluti.
    ________________________________________________________________

    AI CAMERATI DICO, PRIMA DI EMIGRARE – COME HO SOSTANZIALMENTE FATTO IO – IN http://www.vivamafarka.com, PRIMA DI ABBANDONARE QUESTO FORUM, “CUORI NERI”, IN CUI UN SOGGETTO COME giuseppe liguori (E SIMILI comunisti), FANNO IL BELLO ED IL CATTIVO TEMPO… MI RACCOMANDO, TIRATE LO SCARICO!!!!!

    A PRESTO SU http://www.vivamafarka.com !

  95. Carlo Infante

    Per Paolo N

    Queste discussioni le facciamo su http://www.vivamafarka.com

    In questo forum di comunisti – dove soggetti come giuseppe liguori sono lasciati liberi di fare il bello ed il cattivo tempo – che risposte vorresti trovare?

    Ti aspetto su http://www.vivamafarka.com ! Dovrai registrarti.

  96. Veltroni, inventando la sinestra, ha capito che non si può odiare in blocco il fascismo. Fa parte della storia italiana, vent’anni di storia positiva con alcuni errori. A me sembra che abbia piu fantasia di un Fini.
    Poi se è per le case alle coppie omosessuali e l’aborto, fa parte del vecchio.

    Per ottenere la vittoria ci vuole il consenso.
    Bisogna poter parlare nelle strade, nelle fabbriche, nelle università. Tutti gli altri spazi ci sono preclusi.
    L’antifascismo serve al potere per consolidarsi con la repressione giudiziaria, giornalistica e poliziesca.
    E’la solita vecchia storia, innescare la spirale della violenza, che poi avvita il potere come un chiodo dentro il legno.
    Parlare al popolo, ottenere il consenso, prospettare soluzioni valide ai problemi nazionali.

    9 luglio di un anno fa, i nostri ragazzi conquistavano la vetta del mondo del calcio. Risollevavano l’Italia da un lungo periodo di tristezza. Il calcio muove la politica. L’orgoglio nazionale si riaffaccia in tutti noi. Tranne forse a chi tifava Ghana. Con tutto il rispetto per il Ghana.
    Si sono comportati con spirito d’insieme, oserei dire di cameratismo, con saldezza psicologica, senso sportivo, lealtà e coraggio. Abbiamo mostrato al mondo la nostra più bella fotografia.
    Oggi purtroppo in tutto il mondo va la foto della mondezza in mezzo alle strade.
    Mi piacerebbe vedere Lippi Presidente dela Repubblica, eletto direttamente dal popolo, non dalle mafie di questi partiti incapaci e corrotti. I pensionati a milano fanno la fila per il pane e il latte, a Roma i parlamntari fanno la fila alla bouvette per le aragoste e il verdicchio, spendendo un decimo del normale.I nove restanti decimi lo pagano i pensionati.

  97. Io non sono nè di destra nè di sinistra, Sono logiche della massoneria.
    Chi dice stupidaggini basta ignorarlo, se gli si risponde gli si da importanza.
    Chi si ferrma è perduto. Guardare avanti, al futuro.
    Certo è che nessuno mi risponde sul problema dei morti sulle strade. Qual’è la vostra soluzione?
    Anche un solo morto, un giovane sopratutto, stride come l’asfalto prima dello schianto.
    Ai cuori neri dedico questa riflessione
    che vorrei mutare in battaglia, salvare delle vite innocenti.
    E’ un problema politico gravissimo.

  98. Giuseppe Liguori

    PIZZINO IMPARA L’ITALIANO

    “Mi spiace solo che Telesi non ti banni”.
    Ma hai frequentato le scuole elementari?

  99. Giuseppe Liguori

    AL FASCISTA ROBERTO

    Per fortuna non indossi più la divisa, perché non ne sei degno. I Carabinieri non accettano più i fascisti nell’Arma.

  100. Giuseppe Liguori

    PREVITI CACCIATO FUORI

    Un altro schiaffo a questa destra, piena di fascisti e di tangentisti: tra pochi giorni Previti sarà dichiarato decaduto dalla carico di deputato. Era ora! Gli 11 esponenti della minoranza, però, hanno votato a favore di Cesarone, confermando d’essere amici di un corruttore ed amanti dell’illegalità. Roberto, è questa la tua destra fatti di onesti che pagano le tasse ? Previti, tra l’altro, è anche un evasore fiscale.

  101. Ci sarebbero cose da dire, ma l’articolo si commenta da solo .
    La fame di potere di cui è Fini affetto non è una novità !
    La deleggittimazione del Fascismo, la negazione della Storia, il leccaculismo (altro morbo che affligge il leader di AN) lo ha portato a prostrarsi davanti all’ebraico mausoleo e coprire il suo ovale capo dal ridicolo cappelletto !
    Cosa volete che vi dica , …si commenta veramente da solo !

  102. IDIOT IS BACK!
    Idiota cosentino non hai letto che cosa pensa di te Telese? Certamente no altrimenti non interverresti a cazzo come hai fatto adesso. Ma rimedio subito: post 88, leggi idiota, leggi!
    “[...] Quanto alla liguoreide…. Trovo pietose le minacce ai genitori, le spacconate come la pubblicazione dei numeri di telefono…. Ma come si fa? Qui la situazione mi pare disperata ma non seria. Inviterei tutti i contendenti a una doccia fredda a patire da Liguori. E voglio dire una cosa pure a lui: ti diverti tanto a fare il provocatore a tutti costi? A non interloquire con nessuno, a procedere in questa tua pratica dialettica vagamente masturbatoria? A scrivere sempre e solo per provocare? Per trovare un tuo intervento che non abbia l’unica finalità di interrompre il dibattito su questo sito bisogna tornare indietro di sei mesi. Allora avevo pensato che non fossi un poveraccio. Adesso mi ricrederei, perchè il vero nodo è che hai la dinamica di un bambino di due anni, e che sei sostanzialmente autistico. Se vuoi dialogare e metterti in gioco, sai che qui non manca gente anche lontanissima – da Lorenz a Raffaele, poer dirne due a caso – che lo ha fatto. Se vuoi fare il pierino scemo, ricordati che un coglione è un coglione, anche quando si considera rigidamente e rigorosamente antifascista. [...]”
    Inutile dire che mi associo e sottoscrivo tutto quanto. Come ebbi già a scrivere tempo fa “non si può cavare sangue dalle rape” e l’idiota cosentino non fa eccezione. La solita mania di protagonismo nel mondo virtuale dei blog dato che nel mondo reale è un poveraccio che campicchia con le traduzioni e si atteggia ad antifascista senza sapere neanche cosa è il Fascismo. Senza uno straccio di donna (escludendo quelle a pagamento e quelle prese per fame in Uganda) che lo distragga da questa ossessione sadomaso che lo spinge ad essere deriso da tutti e preso in considerazione da nessuno per via delle cazzate che scrive a getto continuo. Sei un poveraccio triste e solo che cerca riscatto da una vita di merda in una comunità virtuale convinto che sia una missione di redenzione. Svegliati! La guerra è finita! Tu non sei un antifascista: sei solo un COGLIONE!
    Sandro

  103. I SITI, L’APPARTENENZA ETNICA, INFANTE, LIGUORI E CUORI NERI

    Caro Infante,
    lei è libero di emigrare dove vuole. Visto quello che scrive capisco che per lei il ragionamento della “noncensura” sia troppo complesso. Io nno sto qui a dirimere i buoni e i cattivi. Però provo a rispiegarglielo, visto che poi serve a tutti. Io, tendenzialmente, non mi metto a dirimere fra belli e brutti, fra buoni e cattivi, fra ciò che mi piace e ciò che nno mi piace. In questo sito sono apparse cose divine, e molte cose che non mi piacciono. Liguori pubblica un gran numero di coglionate. Ma anche lei, quando inserisce volantini o messaggi di propaganda del Fiamma tricolore non fa un buon servizio al sito. Le è stato detto, in passato, ma anche lei deve essere un po’ autistisco. Quindi ecco una dimostazione della validità di un principio: non “banno liguori” e non banno nemmeno le sue campagne di prselitismo. Anche perchè, e anche questo lo abbiamo ampiamente spiegato, questo non è un sito di apprtenenze etniche. Se vuole sentirsi parte di una tribù, qualunque essa sia, rossa o nera, della fiamma o di Forza Nuova, si vada ad arruolare in un sito tribale, o si faccia lei un sito dove raccogliere quelli che sono uguali a lei.
    Il bello di questo sito, eccessi a parte, malgrado tutte le sbavature, è che ci scrivono rossi, neri e non so che.
    Luca

    Per il Pizzino

    Peccato che tu andassi di fretta, aspetto il tuo pensum per oggi. Intanto però vorrei dirti che il pezzo dell’Espresso è una notizia, io l’avrei data su un mio giornale con pari rilievo. Detto questo, come valutarla è un altro paio di maniche. Le piste che suggerivo non avevano lo spirito che forse mi attribuisci, semmai il contrario. Non ho nessuna nostaglia dei fasci ghettizzati, mi fanno paura quelli “troppo” integrati (come del resto anche gli ex comunisti troppo integrati). Pongo il problema di questo passaggio brusco di biografie e di identità, che ha prodotto non pochi sfaceli, e uno strano impiccio di classi dirigenti consanguinee e un po’ incarognite. In un libro molto iteressante sui Ds “COmpagni di scuola”, Andrea Romano quest’anno ha usato la chiave familistica come unica lente per spiegare le dinamiche interne del gruppo dirigente della Quercia. Andrebbe bene anche per An, ma non dovrebbe essere così, o no? (domanda che può avere diverse risposte).

    E POI SU FINI

    Non essendo un elettore di Fini, nè della destra, credo di avere una margine di giudizio molto spassionato su di lui, non me lo devo sposare, non sono stato tradito da lui, ne io ne i miei ideali, lo seguo per lavoro e cuoriosità umana.
    Il problema non è che se sia buono o cattivo, se sia una tradiutore o meno (non dal mio punto di vista, per esempio), il mio grande dubbio è che non capisco ancora dove va, e con quale impianto politico culturale. Per dire: dal leader che conosciamo oggi possono uscire almeno due destini possibili, un ottimo leader centrista, un leader di destra moderata, un liberal sui diritti civili con un impianto social sui temi economici… di tutto. Il punto quindi non è corprirlo di invettive. Ho viaggiato con lui diverse volte, l’ultima volta al ritorno dalla Spagna, in aereo ha parlato per ore di temi che non mi sarei mai immaginato lo interessarssero, aveva un registro molto intimista. Il punto è che detto tutto questo, registrata la sua indubbia capacità di tenere in pugno un partito non facilissimo, registrate le sue evidenti contraddizioni e le sue alzate d’ingegno, io credo che ci sia una cosa innegabile. Nemmeno lui ha deciso quale dei suoi possibili destini lo attende.

    Luca

  104. E vada questa difesa su Fini. Lo rende più difendibile come quando gridò , a sentire Mariani,”che ci posso fare se non ho il vostro coraggio?”
    Resta il fatto che definire il Fascismo male assoluto è un segno d’opportunismo, per un sempice fatto lampante:non è vero.
    Errori furono la guerra e la persecuzion del popolo ebreo.
    Con ciò la condanna del sionismo resta tale.
    Sapete che vi sono tanti ebrei antisionisti.
    Veltroni , vedrete, arriverà a elogiare certi aspetti del fascismo, che l’opporunista non ha avuto il coraggio d fare.
    E li’ sarà la sua fine politica.
    Poi non difendere la vita nell’ultimo referendum sulla procrezione,l’apertura scellerata agli immigrati, che per chiarirci sono vittime ello sradiamento planetario, la difesa della lettura del Corano nelle scuole, tutti indizi del suo opportunismo.

  105. Tanto per cambiare…concordo con Luca (il che accade troppo spesso e un pò mi preoccupo perchè lui di sinistra io di destra, e poi perchè non mi piace apparire colui che fa il coro al padrone di casa) e aggiungo che a mio avviso qualcuno tende a fare un errore di valutazione, anzi due.
    Il primo errore è considerare questo sito una riserva indiana della destra per lo più radicale, come se le storie di Cuori Neri non sono state narrate per tutti ma solo per i suoi amici di ieri e di oggi. Non voglio ripetermi, ne ho già parlato settimane fa, ma le intenzioni di Luca sono chiarissime.
    Inoltre trovo fondamentale che il confronto abbia voci che provengono da esperienze diverse e da posizioni opposte, pertanto andare a discutere in un altro sito, più di parte, può interessarmi ma è oggettivamente un’altra cosa. Questo sito resta una risorsa da sfruttare ancora al meglio.
    Il secondo errore è questo applicarsi rabbiosamente, questo vomitare insulti e minaccie verso il Liguori, come se le sue esternazioni che non ci azzeccano un piffero, cambiassero la mia vita, il mio stato emotivo, il mio equilibrio.
    Liguori lo leggo, con poche speranze, con una certa rassegnazione, ormai non mi aspetto più da lui un intervento inerente a ciò che dibattiamo, una critica anche severissima a tutti i più o meno fascisti ma che fa riferimento a cose che possano essere o favorire una discussione. E’ fatto così, ma chissà un giorno cambierà…
    Nel frattempo perchè non litighiamo, se il caso, fra noi ed evitiamo di usare Liguori come una mappina?
    Quando proprio non ce la facciamo più basterebbe scrivere “Liguori hai scritto un’altra coglionata”.Punto. Senza applicarci sulla sua, misera o meno, vita, che non ce ne può fregare di meno.

  106. i soliti buonisti

  107. Carlo Infante

    Caro Dottor Telese,

    il ragionamento della “noncensura” non mi è troppo complesso, sono solo stufo di dovermi sorbire, quotidianamente, il Liguori (e qualcun altro che tenta di emularlo) e questo lo hanno scritto – anche direttamente a Lei – anche molti altri.

    “Ma anche lei, quando inserisce volantini o messaggi di propaganda del Fiamma tricolore non fa un buon servizio al sito. Le è stato detto, in passato, ma anche lei deve essere un po’ autistisco. Quindi ecco una dimostazione della validità di un principio: non “banno liguori” e non banno nemmeno le sue campagne di prselitismo. Anche perchè, e anche questo lo abbiamo ampiamente spiegato, questo non è un sito di apprtenenze etniche. Se vuole sentirsi parte di una tribù, qualunque essa sia, rossa o nera, della fiamma o di Forza Nuova, si vada ad arruolare in un sito tribale, o si faccia lei un sito dove raccogliere quelli che sono uguali a lei.”

    Peccato che questo sito si chiami “Cuori Neri”, come il suo libro, dedicato a diversi Caduti missini, di conseguenza se, saltuariamente, ho postato qualche comunicato dello stesso movimento, il “Movimento Sociale”, non credo affatto di essere uscito fuori traccia. Apriamo un dibattito in merito.
    Che io rammenti, solo una persona se ne lamentò, quindi le accuse di autismo, non solo se le poteva risparmiare, ma le si ritorcono contro.
    La destra non è una tribù! Quando presentava il suo “Cuori Neri”, quando si trovava innanzi a “quelli che sono uguali a me”, innanzi a quelli che Le hanno fatto ottenere il grande successo di “Cuori Neri”, come esordiva? Per caso con “Buonasera alla tribù”? Non credo proprio. E potrei aggiungere altro, ma non desidero infierire, desideravo solo replicare minimamente.

    Cordialissimi Saluti.

    P.S.: il suo paragonare i (non molti) comunicati del “Movimento Sociale” (da me postati in questo forum) a quelli (quotidiani) di Giuseppe Liguori, si commenta da sè. ________________________________________________________________

    http://www.vivamafarka.com

    IL FORUM DELLA DESTRA

  108. opportunismo, Che Mussolini non fu opportunista?
    Ma Fini non si astiene dal vassallaggio, dallo zerbinismo, dal passare nelle file del nemico,il capitalismo. Tradendo il suo mentore, Almirante, che certo non gli avrebbe perdonato il “fascismo male assoluto” .
    Ma lo hanno seguito, non c’è che dire, talis leader, talis
    followers. Ma ha pescato nel bacino svuotato della Dc
    E’ arrivato al 12 per cento per il crollo della dc.
    Per farne che?
    Per portare il liberismo, per legarsi a Israele e agli Stati Uniti, per fare invadere il nostro Paese da orde di immigrati con una legg inefficace, che impoverendo le loro terre, nella migliore delle ipotesi, in quanto uno su due è un delinquente, impoveriscono anche noi.
    Senza controllare gli effetti perversi dell’euro, riducendo il popolo alla miseria in cui è oggi, mentre la casta si bea delle grazie dei suoi privilegi.
    E poi gli scandaletti che lo hanno sfiorato.
    Sta storia di Mariani poi…

  109. Per Jan grazie per il consiglio ,ma nella mia libreria trova posto gia dal 1997 la prima edizione del libro dedicato a Sergio quello delle edizioni Effedieffe, insieme a quello riswtampato nel 2002.Sergio nonostante gli anni è sempre nel mio cuore e ci reserà all’infinito.Nella sezione del Fdg di Lodi alle spalle della scrivania c’era una gigantografia di Sergio. Anche nella nostra cittadina siamo riusciti ad intitolare una Via a Sergio, era il minimo che potevamo fare per Luiil suo sacrificio non deve essere dimenticato ,ma deve anche essere di monito ai giovani xchè ciò non succeda piu.
    In alto i cuori
    Riccardo

  110. Sto sentendo a trasmissione di rai3 su Napoli. Da sgomento.
    interi quartieri dedti allo spaccio di droga, tossici disperati all’ltimo stadio.
    VERGOGNA.
    Presidente, lei è di Napoli, vergogna.
    Napoli è ridotta a un cencio. Era la regina d’Europa.
    Questa situazione c’è perchè non c’è il lavoro. Il lavoro e dumpizzato (da dumping, abbassare i prezi slealmente) da immigrati che prendono pochi euro e costringono i napoletani fuori.
    La Fiat si pavoneggia come simbolo italiano e investe all’estero invece di dare il lavoro ai figli d’Italia!
    Lavoro per il meridione, giusti salari agli italiani, anche per i lavori dificili, stop all’imimgrazione,spingere sul turismo, manifatture, artigianato, agricoltura.
    Protezionismo, no ai prodotti stranieri che costano di meno perchè fatti in spregio dei diritti dei lavoratori.

  111. Valter anni70

    di DAVIDE DESARIO

    Nasser, ieri mattina, si è svegliato presto e, appena ha potuto, è uscito dal comando generale dei vigili urbani e si è fatto una passeggiata in Centro. Si è incamminato verso piazza Venezia: una t-shirt gialla e le mani in tasca. Un po’ stravolto dall’incidente causato lunedì pomeriggio e dalla notte trascorsa nella cella di sicurezza di via della Consolazione. Ma i suoi 31 anni, forse, lo facevano pensare ad altro: mentre camminava controllava i suoi braccialetti e guardava le paline della fermata dell’autobus di via Petroselli. Forse cercava un modo per tornare a casa: al campo nomadi di Castel Romano (sulla via Pontina) dove risiede. Almeno così ha detto ai vigili urbani.
    Ieri mattina, dall’altra parte della città, in un appartamento del quartiere Magliana si sono svegliate anche una donna e sua figlia di quindici anni. Non sono uscite. Hanno pianto tutte le lacrime che avevano perchè il loro Renato, 40 anni proprietario di un albergo in Largo Corrado Ricci, non c’è più. E’ morto lunedì pomeriggio in un incidente stradale in sella alla sua moto: viaggiava su via Leone XIII quando, intorno alle 16,45, si è visto sbarrare la strada da una Ford Fiesta di colore rosso che improvvisamente, stando alle prime ricostruzioni della polizia municipale, ha tentato una proibitissima inversione a “U”.
    Al volante di quella Ford Fiesta c’era proprio Nasser. E secondo i test effettuati all’ospedale San Camillo il giovane straniero stava guidando sotto l’effetto di sostanze stupefacenti: cocaina o qualcosa del genere.
    Nasser era anche sprovvisto di patente: «L’ho smarrita – avrebbe risposto agli agenti – E ho dimenticato di portare con me la denuncia».
    E non è l’unica cosa a mancare all’appello: non c’è traccia della carta di circolazione e nemmeno il tagliando dell’assicurazione. «La Ford Fiesta – spiegano i vigili – ha una targa tedesca quindi siamo ancora in attesa di conoscere i risultati degli accertamenti».
    Si conosce, sempre in parte, la storia di Nasser. E’ nato in Belgio il 13 dicembre del 1976 ma risulta cittadino di nazionalità serba. In Italia arriva nel 2003 e ha subito a che fare con la giustizia. Ad agosto i carabinieri della stazione di piazza Venezia lo arrestano per furto aggravato su un’auto in sosta. Nasser passa qualche notte “al fresco” ma dopo pochi giorni viene scarcerato con “l’obbligo di firma”. Dopo neanche un mese il giovane serbo finisce di nuovo in manette. Questa volta ad arrestarlo in flagranza sono i carabinieri della compagnia Eur. L’accusa è più o meno la stessa: furto d’auto.
    A questo punto si perdono le sue tracce. Probabilmente si allontana per qualche anno per evitare processi e condanne. In Italia lo si rivede negli ultimi tempi. La polizia lo fotosegnala almeno due volte ma nei suoi confronti non vengono presi provvedimenti.
    Almeno fino a ieri mattina quando spalancandogli la porta della cella di sicurezza i vigili urbani gli hanno notificato una denuncia a piede libero per omicidio colposo, una multa di 37 euro per guida senza patente e l’obbligo entro venti giorni di presentarsi ad un comando della municipale per portare la denuncia dello smarrimento del titolo di guida.
    «Questo prevede la legge» spiega il comandante generale della Municipale, Giovanni Catanzaro. Già, Renato Scovazzi non c’è più. Nasser, invece, ieri passeggiava tranquillamente a due passi dall’albergo della sua vittima.
    ———————————————————–
    Scusate se vado off topic ma notizie del genere danno sempre
    più ragione a chi è stufo di avere a Roma dei nomadi che fanno solo danni…..

  112. Ti do pienamente ragione.. qui non centra il razismo, ormai centra solo la sopravivenza di noi Italiani, molti di questi, anziani, donne etc, sono costretti a subire la violenza quotidiana da parte degli stranieri.
    Molti incidenti avvengono per cause provocate per chi guida in stato di ebrezza o sotto gli effetti della droga.
    Quando accadano questi avvenimenti mi viene l’amaro in bocca, perchè non c’è nessuo che ti difenda da queste disgrazie, perchè non c’è nessuno che faccia pagare seriamente a questi assassini la giusta pena.
    La verità, e che viviano in una Nazione di corrotti e ladri che siedono in parlamento e quindi come possiamo avere giustizia o leggi più dure se sono i ladri a scriverle???
    Come ho scritto una volta.. la Repubblica di Weimar a confronto dell’Italia di oggi era un paradiso.
    In un paese, dei ragazzi sono morti uccisi da uno zingaro infame ubriaco, qualcuno ha dato alle fiamme il campo nomadi vuoto perchi i maledetti zingari, quelli che sfruttano i bambini, erono scappati.
    E’ stato un segnale forte ma con quel segnale non credo proprio che in quel paese gli zingari si faranno rivedere.
    Pugno di ferro per la delinquenza.
    Per concludere, le Forze dell’Ordine, con i loro dispindi da miseria, cercano con tutti i mezzi di fare il loro dovere ma, esiste una legislazione talmente garantista che gli assassini sono più che tranquilli.
    Da tenere conto che molte auto della Polizia di Stato sono in riparazione ma non ci sono i soldi addirittura in alcue Stazioni dei Carabinieri non c’è la carta nemmeno per le fare le fotocopie..non ci sono i soldi per comprarla, sono messi male..
    Ringraziamo per tutto questo schifo, sia il governo berlusconi che quello attuale.
    Gridare l’Italia agli Italiani può sembrare fuori luogo ma penso che ci stanno portando all’esasperazione e l’esasperazione fa gridare l’Italia agli Italiani.

    Roberto

  113. Stipendi da miseria

  114. Caro Telese,
    la puntata l’ho vista eccome, in replica, ma l’ho vista.
    Non capisco perchè tutte le volte che la critico, come è successo su cuori neri, mi chiede se ho fatto uso dei suoi prodotti culturali.
    Certo che ho visto la pluralità del consesso a cui era presente anche il giusva, non è quello il punto. mi chiedo se sia il caso che giusva fioravanti, così come franceschini, abbiano la libertà di figliare e di uscire per andare a parlare in una tv.
    oltretutto, consiglio di leggere destra estrema e criminale, anche per vedere cosa ne pensano gli ex sodali dell’ex enfant prodige della famiglia benvenuti.
    Leggo l’articolo di adinolfi (uno super partes eh infante?!?) e scopro che a sinistra sono più tutelati, e mi arrabbio.
    eh sì, mi arrabbio proprio. un conto sono le “protezioni” dell’industria culturale, un altro sono quelle politiche e giuridiche dicui, conclamatamente, hanno goduto i destrorsi. o vogliamo ignorare anche questo? il buon adinolfi si chiede oltretutto cosa c’entri l’odio vs fascismo con la musica. sarebbe bene ricordare che ognuno veicola la propria cultura come meglio crede, e non penso che la parola “odio” a titolo di un concerto, per di più verso una cosa anticostituzionale come il fascismo, possa portare ad accoltellare un 40enne.
    bisognerebbe sì essere democratici con tutti, ma anche considerare che spesso le campagne d’odio non provengono solo da sx. e quì sarebbe bene parlarne in maniera aperta e responsabile. poi però scopri che si possono raccolgiere soldi per un omicida, presunto stragista, ma che nn si può fare un concerto contro il fascismo…mah…

  115. Per Infante.

    Mi pare che il suo esempio sia un po’ a capocchia, ma se vuole approfondirlo ulteriormente non sorvoli, la prego. Tendenzialmente ho presentato il libro quasi ovunque e con tutti gli interlocutori che lo hanno voluto, ma cosa c’entra? Quando parlo del suo bisogno di “tribù”, invece, mi riferisco alle sue lamentele su “questo forum di comunisti” (sua frase testuale, solo pochi post sopra questo) che trovo una definizione fra il comico e l’allucinogeno per chiunque frequenti Cuorineri.it. Non perchè non andrebbe bene un forum di comunisti, o un forum di fascisti, o un forum di liberali zanoniani, ma perchè la varietà delle persone e delle idee che affiorano su questo sito (spesso soprendendoci) tutto lasciano intuire, tranne che un’omogeneità politico-culturale di segno comunista o bolscevico. Detto questo, se lei lo vede come un “forum di comunisti”, questo depone solo sulle sue qualità analitiche. Se lei si trova così male a discutere con noi, si connetta al sito che più la rassicura, dove non dovrà fare nessuno sforzo di convivenza con idee diverse dalla sua.

    Per il resto va sottoscritto integralmente il post 105 di Paolo N. E credo che la difficoltà che si incontra a discutere, obiettiva, sia la migliore risposta all’ironia di Jan. Vedi Jan io credo che fra quelli che qui scrivono “i buonisti” si contano sulla punta della mani. Anzi, se dovessi dire, siamo tutti un po’ “incazzosetti” (passatemi il gergale romanofono, cuorineristi del nord). Si fa una fatica pazzesca, ma ha ragione Paolo, si potrebbe persino ottenre di più.

    Quanto a Iskra:
    non solo ho letto “Destra eversiva e criminale”, l’ho quasi divorato, ma a che proposito lo colleghi alla trasmisisone di Tetris? Forse tu parti da un equivoco, pensando che io sia un adoratore di Fioravanti. Io, molto semplicemente, dopo aver letto moltissime (non TUTTE,come vanta qualcuno,, ma molte sì) carte su Bologna, penso che si possa dire che il processo non convince. Se ne potrebbe discutere anni, ovviamente: non so se hai visto il libro di Riccardo Bocca, colpevolista dalla prima all’ultima pagina. Anche quello, ricalcato sostanzialmente – e con qualche talento – sulle sentenze di condanna, non convince. Ti propongo una cosa divertente. POstami qui una tua recensione a “Destra eversiva”, e la metto in homepage, così avremo il libro sui fasci letto da un rosso doc (chissà cosa si perderebbe Infante, che a Vivamafarka queste cose non le trova). E io appena trovo il tempo scrivo su Bocca. Però ti posso anticipare la posizione di fondo, a cui magari arriverai anche tu, chissà. Se Fioravanti e Mambro sono colpevoli, le prove prodotte a loro carico – Sparti, gli alibi ballerini, l’ipotesi che i Nar ofssero manovalanza piduista – non lo provano. Non credo che questa sia una posizione di destra o di sinistra. Semplicmente è una posizione di buonsenso.
    Secondo. Trova bruttissima la tua notazione dispregiativa sul diritto di “figliare” che non vorresti veder concesso alla Mambro e a Fioravanti. Così comne lo scandalo se Franceschini parla del caso Moro. Il buon gusto di non metterlo a via Fani dipende dagli intervistatori, non da lui. E ancora: credo che gli ex terroristi non debbano andare all’isola dei famosi, certo, ma non che non possano rispodere a domande sulla loro storia. Anzi devono. Anzi, lo fanno troppo spesso in maniera insincera. Detto questo, sei così forcaiolo che ti vengono istinti di vendetta contro la piccola Arianna? Io non ci credo. Ma se è così, se quella “figliazione” ti pare un insulto, allora iscriviti al partito della pena di morte. E in ogni caso la bambina non c’entra.
    Luca

  116. caro riccardo io mi sono avvicinato da poco a questo mondo,un mondo che più guardo e più me ne innamoro, per dirtala breve io sono di bologna e sono cresciuto in mezzo ai rossi ma più vado avanti e più non ce la facci più sono stanco di questo schifo nel leggere il libro di ramelli mi riempo di rabbia e non capisco come la gente possa non sapere, se hai qualche libro da consigliarmi ben venga anche vecchio, grazie mille
    inalto i cuori
    onore ai camerati caduti per cio che credono

  117. Giuseppe Liguori

    UN PUTTANIERE DI NOME SANDRO

    “Ciascuno dal suo cuor l’altrui misura”.
    Essendo Sandro un noto frequentatore di prostitute, attribuisce a me un comportamento simile al suo. Tu, estremista fascista, ti permetti di offendere me, incensurato ed irreprensibile dal punto di vista morale? Se io fossi davvero così isolato, come tu dici, pensi che la Sinistra europea mi avrebbe scelto come delegato alla sua recente Assemblea costitutiva di Roma? Sandro, oltre che un puttaniere (in questo imitatore di Mussolini e di Berlusconi), sei anche un vigliacco, perché non hai il coraggio di firmare con nome e cognome. Al compagno Telese, invece, risponderò in un prossimo post.

  118. Giuseppe Liguori

    AL COMPAGNO LUCA TELESE

    “Io parlo per ver dire, non per odio altrui, né per disprezzo” (Francesco PETRARCA)

    Caro compagno (ti chiamo così, perché tu stesso mi hai detto di aver votato per Rifondazione), come sai io ti ho sempre rispettato e non ti ho mai offeso. Tu, invece, hai usato parole offensive nei miei confronti (imbecille, poveraccio, pierino, coglione). Non voglio mettermi sul tuo stesso piano offendendoti, ma mi limito a fare alcune considerazioni. Se tu avessi avuto un caro amico ucciso dai fascisti e lo avessi visto nella bara con la gola squarciata, forse saresti un po’ più duro con gli estremisti di destra. Se tu avessi visto, in una fossa comune, 20.000 teschi appartenenti a donne, vecchi e bambini, uccisi dai fascisti dell’hutu power, forse la penseresti come me. E’ stato giusto ricordare i cuori neri vittime innocenti del cosiddetto “fascismo militante”, ma non è lecito dimenticare le vittime del terrorismo fascista. Stai facendo una campagna innocentista sul trio Fioravanti-Mambro-Ciavardini: è un tuo diritto e non ho nulla da ridire. Ma perché non fai anche una campagna per l’estradizione di Delfo Zorzi, indagato per la strage di Brescia? Perché sei così morbido coi fascisti (col termine fascista non intendo qui un generico militante di destra, ma dei violenti come Mussolini, Dumini, Freda, Ventura e Zorzi) ? Prima di vedere la pagliuzza nel mio occhio, guarda la trave nel tuo. Mi meraviglio, infine, che solo tardivamente tu abbia condannato gli infami che vogliono fare del male ai miei genitori (solo la mafia opera la vendetta trasversale sui familiari dei nemici). E’ grave, infine, che tu non cancelli dal sito l’indirizzo falsamente attribuito ai miei genitori (si tratta di un’altra famiglia Liguori), affermando così, anche se in modo indiretto, che è lecito pubblicare gli indirizzi privati degli avversari politici e che non ha poi tanto importanza se c’è uno sbaglio di persona. Come vedi, so argomentare in modo pacato con degli intellettuali come te, mentre con gli ignoranti ed i violenti sono duro e aggressivo. Non si può offrire un mazzo di rose a chi ti viene incontro con un coltello. Ti saluto senza rancore, augurandomi un comportamento più corretto da parte tua.

  119. Meditate gente meditate, è una coincidenza che i mutui in Italia siano i più alti in Europa?
    I prezzi dei prodotti per l’infanzia idem?
    Abbiamo il tasso di denatalità più alto al mondo. Ne consegue che il Fondo monetario internazionale vuole che in Italia entrino più immigrati. Le famiglie non si formano, i figli non si fanno, cercano a tutti i costi di imporre il finanziamento di coppie omosessuali.
    Un caso?
    Io credo ci sia un complotto contro l’Italia. Contro il popolo italiano.

  120. Carlo Infante

    Per iskra:

    Replicarle sarebbe lungo ed io, non solo non ho voglia di perdere tempo con uno che non ci sente, non solo dovrei uscire, ma sono anche emigrato su http://www.vivamafarka.com (forum ben più serio, creato, principalmente, per non doversi sorbire le quotidiane pazzesche sparate di giuseppe liguori e simili).

    Una cosa, però, le dev’essere chiara, una volta per tutte:

    CIAVARDINI E’ INNOCENTE!!!!!

    http://www.loradellaverita.org

  121. Scene che tutti conosciamo trasmesse per la prima volta al tg1. E’l'effetto Veltroni e della sua neo sinestra.
    I borseggiatori ripresi mentre alleggeriscno i passanti davanti alla stazione di Milano.
    Adesso che la sinistra guarda a destra, scoprono ciò che noi viviamo ogni giorno.
    Fuori dall’Italia gli zingari che rubano.
    Identificazione tramite Dna di chi delinque.
    Pene detentive o alernative(vedi sotto) per i genitori di minori che delinquono.
    Pene alternative al carcere nei campi di lavoro, retribuito e garantito da diritti.
    Sorvegliare con l’esercito, ricostituito, le frontiere nazionali, per prevenire l’immigrazione clandestina.
    Lavoro agli italiani, protezionismo. No alle delocalizzazioni

  122. Manipolo Fascista "La Disperata"

    PERCHE’ GIUSEPPE LIGUORI (CELLULARE 338 5979316 – GIUSEPPELIGUORI@LIBERO.IT) RIPETE, IN CONTINUAZIONE, CHE L’INDIRIZZO DA NOI PUBBLICATO (VIA PIETRO TOSCANO, 58 – 87073 – ORIOLO CALABRO – COSENZA) NON APPARTERREBBE AI SUOI GENITORI?
    PERCHE’ E’ L’INDIRIZZO GIUSTO! L’INDIRIZZO DEI SUOI GENITORI COMUNISTI, CHE HANNO GENERATO UNO PSICOPATICO! PRESTO SISTEMEREMO ANCHE LORO!

    FASCISTI E COMUNISTI GIOCAVANO A SCOPONE,
    FASCISTI E COMUNISTI GIOCAVANO A SCOPONE,
    LA VINSERO I FASCISTI, CON L’ASSO DI BASTONE!!!!!

  123. Caro Jan, sono nato e cresciuto a Bologna anch’io, sicuramente qualche anno prima di te…ora non vivo più lì, ma di storie di persecuzioni da parte della magistratura “democratica” bolognese te ne posso raccontare a iosa, cominciando dalle vicende della uno bianca e l’accusa ai ragazzi del fronte della gioventù della bolognina, finendo con i pestaggi sistematici dei camerati senza motivo. Sono contento che a Bologna nascano ancora uomini che desiderano conoscere la verità.

    Un saluto, Lorenz

  124. IDIOT IS BACK AGAIN!
    Idiota cosentino ti sbagli. Io non sono mai stato nè con tua madre nè con tua sorella… E comunque coglione sei e coglione rimani. E pensa come sono ridotti i tuoi compagnucci della sinistra europea per scegliere un demente come te per delegato!
    Sandro

  125. IDIOT IS BACK AGAIN! (REPRISE)
    Dimenticavo: perchè non vai di nuovo a piangere dal fratellino magistrato così spende un altro pò di soldi pubblici in indagini private per star dietro alle tue paure da caghetta rossa?
    Definirti autistico da parte di Telese è una evidentissima offesa ai portatori di questa gravissima patologia, per i quali si deve avere rispetto, dato che non è evidentemente stata una loro scelta… a differenza del tuo caso!
    Te lo ripeto: tu non sei un antifascista, sei solo un COGLIONE!
    Sandro

  126. IDIOT IS BACK AGAIN!(FINAL)
    Infine io sospetto che lo sbandierare in siffatto modo la tua (presunta) dirittura morale nasconda una qualche deviazione: ad esempio ti sei infervorato sulle prostitute (poverette, che ti hanno fatto? O meglio: che non ti hanno voluto fare?) ma sulle ugandesi affamate neanche una parola. Forse a pensar male si fa peccato ma quasi sempre ci si indovina… chissà! Eppoi atteggiarsi a messia con Telese con la storia della pagliuzza e della trave! Non ci siamo, caro il mio idiota cosentino! Mi sa che non solo la trave ce l’hai tu ma addirittura non ce l’hai infilata nell’occhio…
    In definitiva: tu non sei un antifascista, sei solo un COGLIONE!
    Sandro

  127. Giuseppe Liguori

    UN PUTTANIERE IDIOTA DI NOME SANDRO

    Ciascuno col suo cuor l’altrui misura. Essendo Sandro un noto frequentatore di prostitute, attribuisce a me un comportamento simile al suo. Tu, estremista fascista, ti permetti di offendere me, incensurato ed irreprensibile dal punto di vista morale? Se fossi davvero così isolato, come tu dici, pensi che la Sinistra europea mi avrebbe scelto come delegato alla sua recente Assemblea costitutiva di Roma? Sandro, oltre che un puttaniere (in questo imitatore di Mussolini e di Berlusconi), sei anche un vigliacco, perché non hai il coraggio di firmare con nome e cognome. Al compagno Telese, invece, risponderò in un prossimo post.

  128. Giuseppe Liguori

    UN COGLIONE DI NOME SANDRO

    Caro Sandro, mi sono “infervorato” sulle prostitute (meglio “donne costrette a prostituirsi”) perché sono tanti ani che lotto contro la tratta degli esseri umani. Tu non ci crederai, ma potresti chiedere a don Oreste Benzi di Rimini, padre Giorgio Poletti e a suor Margareth di Castel Volturno (CE), a Giuseppe Ferraro di Tortora (CS) o a Pino Rubinetto di Rossano Calabro. Sono stato io, infatti, a presentare i progetti “Maddalena libera” e “L’albero della vita”, finanziati in Calabria dal Ministero Pari Opportunità al tempo del governo Berlusconi. Per te queste donne sono carne da macello, da usare come una sigaretta (prima si usa e poi si getta); per me, invece, sono persone che Dio ama in modo particolare, perché disprezzate da tutti (“i pubblicani e le prostitute vi passano avanti nel Regno dei cieli). Sandro, mi fai pena.

  129. Giuseppe Liguori

    UN POVERACCIO DI NOME SANDRO

    Ciascuno col suo cuor l’altrui misura. Essendo Sandro un noto frequentatore di prostitute, attribuisce a me un comportamento simile al suo. Tu, estremista fascista, ti permetti di offendere me, incensurato ed irreprensibile dal punto di vista morale? Se fossi davvero così isolato, come tu dici, pensi che la Sinistra europea mi avrebbe scelto come delegato alla sua recente Assemblea costitutiva di Roma? Sandro, oltre che un puttaniere (in questo imitatore di Mussolini e di Berlusconi), sei anche un vigliacco, perché non hai il coraggio di firmare con nome e cognome. Al compagno Telese, invece, risponderò in un prossimo post.

  130. Giuseppe Liguori

    UN DELINQUENTE DI NOME SANDRO

    Sandro, solo un delinquente come te arriva fino al punto di offendere i familiari di un avversario politico. Non farò il tuo stesso errore, perché mentre tu sei un imbecille ed un delinquente, tua madre, tua sorella, tua moglie e tua figlia sono delle brave persone. Mi dispiace per tua moglie, che tu tradisci frequntando abitualmente delle prostitute.
    Per quanto riguarda mio fratello, che vive sotto scorta ed ha ben altre preoccupazioni, egli non si è mai interessato né di politica, né di indagini private sul manipolo fascista toscano o altro: le indagini le ha fatte la polizia postale di Vicenza, senza alcun intervento da parte di mio fratello. Io sono una persona seria, mica un delinquente come te!

  131. Giuseppe Liguori

    UN DEMENTE DI NOME SANDRO

    Per quanto riguarda, infine, le donne ugandesi che muoino di fame, la colpa è tutto del dittatore fascista Yoweri Museveni, che da 21 anni opprime l’Uganda. Io ho fatto il possibile, costruendo scuole e facendo scavare pozzi per l’acqua potabile e continuo ad aiutare: TU INVECE COSA HAI FATTO PER L’UGANDA?
    SEI SOLO UN DELINQUENTE FASCISTA ED UN PUTTANIERE!

  132. Giuseppe Liguori

    AL mANIPOLO fASCISTA

    Sono pronto a scommettere quello che volete che i miei genitori non abitano in Via Pietro Toscano ad Oriolo. Pretendete di conoscere l’indirizzo di casa mia meglio di me? Vi ricordo infine che i Carabinieri dell’antimafia, se aggrediti, hanno l’ordine di sparare per uccidere.

  133. logicamente Telese,
    non avevo alcuna intenzione di prendermela con la figlia di mambro e fioravanti. lungi da me.
    è che per quello che anno fatto, mi smbra troppo quello che è stato concesso loro. non sono forcaiolo, anzi. credo che però chi ha sbagliato debba pagare. e sei ergastoli, esclusa bologna, mi sembra un pò tantino. parlare della propria storia è un conto, ma credo che fioravanti sia stato troppo riabilitato dalla sua presunta innocenza per bologna. ok, lì sarà pure innocente, ma tutti gli altri omicidi? leggo gente che trova nei furti degli zingari il male di questo paese, ma poi tollera che un pluriomicida giri industrbato per la propria città, mano nella mano con la moglie e la figlia. a me sembra troppo. come mi sembrò troppo che la mambro l’anno scorso andò a piangere da martelli su italia uno, sostenendo che la sua fu violenza di reazione. questo è l’errore che la sua opera ha commesso, caro telese: ha sì spostato l’attenzione sui cuori neri, ma ha troppo “giustificato” e creato alibi.
    a mio avviso

  134. IDIOT IS BACK! (THE REVENGE)
    Non sei neanche capace di fare copia & incolla! Hai copiato e postato la stessa cazzata quattro volte!
    Ma veniamo alle cose serie: la tua conoscenza del mondo della prostituzione è quanto mai sospetta… E poi sbandieri di aver partecipato a o promosso attività e iniziative… Sai, la prima virtù di un benefattore è la discrezione, e tu ne sei totalmente privo, viste le continue citazioni di questo pozzo o quella scuola… Ma per favore! Sei solo un povero demente in cerca di un pò di attenzione da parte della gente normale, che normalmente ti piscia (come dicono i ragazzi di oggi). Pure al buon Telese hai fatto perdere la pazienza, pensa un pò!
    Comunque torno a ripeterti di non conoscere nessuno dei tuoi parenti e in quanto al delinquente mi sembra che quello che minaccia di picchiare la gente sei tu, forte di una tua presunta abilità di karateka… Io spero vivamente un giorno di incontrarti e pistarti come l’uva, così ti darò ragione, almeno una volta. Addio pagliaccio!
    Per l’ultima volta: tu non sei un antifascista, sei solo un COGLIONE (e forse pure finocchio)!
    Sandro

  135. Giorgio Ferranti

    Io ho visto Tetris l’altra sera (la replica evidentemente) e devo dire che mi è piaciuto. Ho già scritto come la penso sulle sentenze per quella stage, soltanto brevissimamente vorrei tornarci sopra. Il giudizio io me lo sono formato dopo aver letto (questo davvero glielo dico senza falsa modestia) più o meno tutto quello che è stato pubblicato (sentenze incluse), ma soprattutto dopo aver visto e rivisto e rivisto decine di volte in televisione la deposizione di Sparti davanti ai giudici. Dire che fosse tremolante, mi sembrerebbe quasi un eufemismo, che sia stato imbeccato? probabile, io da sempre ho questa impressione. Ritengo che però che la critica alla sentenza dovrebbe basarsi quasi solo esclusivamente su quest’aspetto, senza infarcirla di contenuti del tutto inadeguati che non reggono al confronto delle motivazioni espresse dai giudici. In questo il libro di Colombo eccede. Non si capisce per quale motivo i giudici avrebbero dovuto tenere in conto, più di quanto lo hanno fatto, la storia dei NAR e quella di Fioravanti. Le ricordo per esempio che Soderini davanti ai giudici dichiara che Fioravanti avrebbe potuto benissimo organizzare le strage se solo gli avessero promesso un carico abbondante di armi. Se permette di fronte ad una dichiarazione del genere, che senso avrebbe indagare più di tanto sulla buona fede ideologica dei NAR. Io personalmente le potrei confermare che in quegli anni Fioravanti avrebbe potuto benissimo far saltare una scuola (intendo con i bambini dentro). Quello che però a me irrita particolarmente è la speciosità della critica, non mi va giù quando si parla di “clima” che avrebbe influenzato i giudici e spinti a scrivere una sentenza pre ordinata. I giudici devono essere criticati per i loro sbagli e la critica deve attenersi al merito: possono sbagliarsi nel giudicare un teste, una serie di indizi, delle prove, ma non in forza di un “clima giustizialista”. Se fosse cosi qualsiasi, ripeto qualsiasi sentenza che non ci convince, potrebbe essere spiegata con l’ostilità del clima attorno al processo.
    Peraltro questo ragionamento, ampiamente sfruttato da Colombo, non tiene conto che non molto prima della sentenza di primo grado (1988) che condanna Fioravanti e Mambro all’ergastolo, Freda e Ventura erano stati assolti per il reato di strage, nonostante nei loro confronti ci fossero delle prove ben più pesanti rispetto a quelle che invece hanno inchiodato i due NAR (erano talmente schiaccianti che nell’ambito dell’ultimo procedimento sulla stage di Piazza Fontana, i due Padovani, anche se nell’ambito dell’incidente probatorio, vengono riconosciuti sicuri organizzatori della strage, purtroppo non più processabili perhcè per lo stesso reato sono stati assolti in cassazione. Non solo Maggi e Zorzi, vengono assolti, per insufficienza di prove, prevalentemente perché non viene stabilito un rapporto continuativo tra gli ordinovisti mestrini e quelli padovani, cosa questa discutibile poiché la sentenza procede in modo parziale, mentre l’accusa proponeva una lettura complessiva di tutta la vicenda, partendo dai rapporti tra Freda, Ventura e Zorzi ai tempi del furto di Ammonal presso una cava!). Allora Colombo mi dovrebbe spiegare come è possibile che il clima sia cambiato cosi repentinamente, da consentire l’assoluzione di Freda e Ventura nel 1987 e poi soltanto un anno dopo da favorire la sentenza di condanna per Mambro e Fioravanti!

    Della trasmissione mi è piaciuto il breve ricordo alla “Famiglia Benvenuti”, le confesso che ho pensato tantissime volte a quella puntata. Per chi non lo sapesse in quella puntata il fratello del piccolo Andrea (Giusva) era stato preso dalla polizia durante una manifestazione di protesta all’università (se ricordo ancora bene). La sera al letto Andrea interrogava il padre non ricordo benissimo su cosa, ma ricordo bene che il padre (Enrico Maria Salerno) gli rispose che delle volte uno si sarebbe dovuto battere per i propri principi anche a costo di andare in prigione. Vista ex post quella puntata mi sembra profetica nell’anticipare il percorso di vita di Giusva, ma non solo, secondo me il contenuto era esplosivo, molto critico nei confronti della società del tempo permeata da una cultura cattolica bigotta, direi che era una puntata al limite dell’eversivo, oggi si parlerebbe di cattivi maestri.
    Ne ricordo vagamente un’altra di puntata, di cui mi sono rimaste impresse delle immagini sfocate. Più o meno Andrea si trovava alle prese con un bulletto di periferia che non lo voleva fare giocare a pallone, ricordo questo campetto con sullo sfondo i palazzi di una zona depressa e Andrea che si azzuffava e tornava a casa con i segni della lotta. Anche in questo caso il papà lo esortò a non demordere contro un’ingiustizia e il giorno appresso si presentò al campo con il figlio, fino a che non intervenne vedendolo avere la peggio. Poi mi pare che anche questo bulletto il giorno dopo si presentò con il padre e i due Genitori fecero conoscenza e alla fine amicizia (o qualcosa del genere). Anche rispetto a quella puntata ho avuto modo di riflettere anni dopo: come padre mi son sempre chiesto che tipo di atteggiamento dovrei avere se una delle mie figlia tornasse a casa dicendomi che litiga sempre con una sua amica. Forse dovrei lasciare che se la sbrigasse da sola? Cosi magari evito che diventi una terrorista!
    Secondo anni dopo, circa una decina di anni fa, dopo aver letto “a mano armata”, il libro di Bianconi, mi son chiesto se la vicenda di Andrea alle prese con quel bulletto, contribuì in Giusva a rafforzare l’idea “dell’assediato”, solo contro l’ingiustizia…per quella puntata però non me la sentieri di parlare di cattivi maestri, se Gisva equivocò il messaggio colà annesso…non fu certo colpa della RAI.

  136. Premetto non sono ne di destra ne di sinistra, la politica non mi interessa sono solo curioso di capire quello che è successo negli anni 70.
    Questo sito è interessante ma dispiace leggere interventi che non hanno nulla da spartire con gli argomenti trattati.
    Io non ci capisco nulla di politica ma credo di essere in buona compagnia.
    In particolare mi diverte il Sig. Liguori, certamente non solo lui ma, lui è un caso particolare, scrive cose buffe senza nessun significato, non so quanti anni ha questo signore o ragazzo ma credo che abbia dei seri problemi di socializzazione umana.
    (naturalmente è una mia opinione personale, non intendo offendere nessuno)

    anonimo

  137. Questo è un forum di politica, si parte da un filo, ma non rimaniamo attaccati a quello.
    Leggevo su Fioravanti-Benvenuti di quasi 40 anni fa . Quella trasmissione comunicava dei valori morali. Ribellarsi all’ingiustizia è giusto. In questo mi sento poco cattolico, ma mi conforto con le beatitudini di cui nel Vangelo: beati gli assetati di giustizia…
    Oggi cristianamente mi chiedo: di fronte ad un pedofilo confesso, dopo regolare processo, non è giusta la condanna a morte? Nei casi più gravi, ovviamente. E’ una domanda che spacca le coscienze, ma sempre attuale. Non so, ma forse ci stiamo imbarbarendo, crescendo la rabbia di fronte all’impunità della criminalità.Forse è il cinismo dilagante, la desertificazione degli animi.
    D’altronde Gesù fu durissimo con chi maltrattava i bambini, noi non faremmo altro che anticipargli la Gaenna!
    E’ doloroso uccidere una vita umana, tremendo…ma a volte mi vien da pensare che, ripeto, nei casi più gravi e confessati, senza tortura ovviamente, questa sia la cosa più giusta.

  138. Giuseppe Liguori

    A SANDRO

    Ti rispondo per l’ultima volta: non ho mai minacciato né te né nessun altro, ma ti ho solo sfidato ad un regolare combattimento di karate. Visto che hai più volte rifiutato, prendo atto che riconosci che sono più forte di te.
    Il copia e incolla lo conosco bene: ho attaccato più volte lo stesso post per darti uno schiaffo morale e metterti alla gogna.
    Quanto a Telese, con me dialoga, anche se a muso duro, a te non rivolge nemmeno la parola.

  139. Giuseppe Liguori

    ALL’ANONIMO

    Caro anonimo, se trovi buffe le cose che scrivo, leggi il mio libro sull’Africa nel sito http://www.puntopace.net
    Sono sicuro che ti ricrederai.

    Dr. Giuseppe Liguori (missionario cattolico)

  140. Giuseppe Liguori

    NUOVO ASSALTO NEOFASCISTA A ROMA

    Scontri nella notte in Piazza Tommaso De Cristoforis a Casal Bertone. Secondo quanto si e’ appreso un gruppo di estrema destra ha fatto irruzione in un edificio occupato da giovani dei centri sociali, mentre al suo interno si svolgeva un’assemblea sulla casa.

    I giovani di estrema destra, secondo quanto raccontato dagli occupanti di una scuola di piazza dei Cristoforis sarebbero i responsabili di «un assalto con tanto di spranghe sullo stile di quanto avvenuto a Villa Ada due settimane fa». Gli occupanti della scuola di Casal Bertone, hanno raccontato alla polizia di essere stati aggrediti all’improvviso e senza nessun motivo da un gruppo di «fascisti», che poco prima stavano effettuando “attacchinaggio” nella zona. Ne sarebbe nato prima uno scontro tra le due opposte fazione e poi la vera e propria aggressione con un bilancio di tre persone medicate al pronto soccorso del vicino ospedale.

    Ma i cinque ragazzi fermati in nottata dalla polizia appartengono ad un centro sociale che avrebbe poi, con tutta probabilità, pensato di reagire al blitz forzando la saracinesca del centro di estrema destra “Circolo futurista”, danneggiandolo all’interno. La Digos sta cercando comunque di chiarire la dinamica di quanto avvenuto sia all’interno della scuola occupata sia dopo. Quanto avvenuto questa notte segue di appena due settimane l’aggressione avvenuta a Villa Ada al termine del concerto della Banda Bassotti.

    «Dopo Villa Ada, un altro violento assalto: il ministro dell’Interno intervenga immediatamente – scrive il capogruppo del Pdci alla Camera dei deputati Pino Sgobio in una interrogazione al ministro dell’Interno Giuliano Amato – a distanza di meno di due settimane da Villa Ada, un nuovo violento raid fascista è avvenuto nella notte nella città di Roma».

    Pubblicato sul sito dell’Unitàil: 12.07.07

  141. Giuseppe Liguori

    GIUSEPPE LIGUORI

    L’AFRICA DEI GRANDI LAGHI
    Rwanda, Burundi, Congo, Uganda: 1994-2004

    “I problemi del Rwanda hanno come origine la brama di potere”
    Augustin Misago (vescovo di Gikongoro – Rwanda)

    “In tutta la regione è esploso lo stesso morbo,
    l’etnocentrismo, ed è stato utilizzato per ragioni di potere”
    Simon Ntamwana (arcivescovo di Gitega – Burundi)

    “Poteri stranieri, con la collaborazione di alcuni fratelli congolesi,
    organizzano guerre con le risorse del nostro paese”
    Emmanuel Kataliko (compianto arcivescovo di Bukavu – Congo)

    PREFAZIONE

    Negli ultimi dieci anni, la regione africana dei Grandi Laghi è stata teatro di guerre sanguinose, nelle quali milioni di persone hanno perso la vita e centinaia di migliaia sono diventati profughi o sfollati. In questo libro l’analisi è limitata a quattro paesi, il Rwanda, il Burundi, la Repubblica democratica del Congo (ex Zaire) e l’Uganda. Il libro inizia col genocidio rwandese del 1994 e si conclude col giuramento del nuovo presidente del Burundi, Domitien Ndayizeye, avvenuto il 30 aprile 2003.
    La causa di queste guerre è una sola: la brama di potere e di denaro delle grandi potenze (Francia e Stati Uniti, in particolare) e dei dittatori africani. Tre dei paesi oggetto di questo libro, ex colonie belghe, sono sempre stati francofoni; negli ultimi anni, tuttavia, l’influenza degli Usa si è fatta sempre più forte, soprattutto dopo l’avvento al potere, in Rwanda, dell’anglofono Paul Kagame.
    La politica estera francese ha sostenuto per molto tempo le dittature militari africane, in particolare quella di Mobutu in Congo e di Habyarimana in Rwanda ; addirittura, la Francia ha addestrato gli squadroni della morte, responsabili del genocidio che, nel 1994, ha provocato circa 800.000 morti, come testimonia, tra gli altri, Pascal Krop in un suo bellissimo libro ( ). È naturale che alcuni nuovi dirigenti africani nutrano una certa avversione per la Francia e una certa simpatia verso gli Usa. La politica estera statunitense ha, però, lo stesso difetto di quella francese: sostenere i dittatori africani, tra cui l’ugandese Museveni ed il rwandese Kagame, pur di tutelare i propri interessi economici e strategici.
    È un dato di fatto che la Chiesa cattolica subisca persecuzioni da parte dei governi della regione dei Grandi Laghi, sia perché alcuni suoi membri hanno appoggiato dei dittatori, sia perché essa rappresenta una delle poche voci libere e indipendenti, capace di denunciare le violazioni dei diritti umani compiute dai governi e dai ribelli. Nel dicembre 1991 il vescovo di Kabgayi (Rwanda) Thaddée Nsengiyumva sottoscrisse un documento di forte autocritica, in cui si leggeva: “La Chiesa si è asservira oltre misura al potere politico”. La situazione della Chiesa rwandese è mirabilmente riassunta da Rodolfo Casadei ed Angelo Ferrari in un loro libro del 1994: “Nelle ultime settimane la stampa ha sottolineato difetti e colpe della Chiesa rwandese: l’apartheid etnico all’interno del clero, coi 370 sacerdoti indigeni tutsi per il 70 per cento e i vescovi quasi tutti hutu, l’arcivescovo di Kigali membro del comitato centrale del partito unico fino al 1990, la complicità passiva di personaggi importanti della Chiesa nei delitti commessi da militari e irregolari, la controversa lettera dei vescovi del 9 aprile scorso in cui si felicitavano per la costituzione del nuovo governo e gli promettevano sostegno”. []
    Vi sono stati, però, anche dei pastori coraggiosi, che hanno alzato la voce per denunciare l’oppressione del popolo; non possiamo fare a meno di ricordare due arcivescovi di Bukavu (Congo): Christophe Munzihirwa ed Emmanuel Kataliko. Il primo è stato barbaramente assassinato, con un colpo di pistola alla nuca, il 29 ottobre 1996, mentre il secondo è stato costretto all’esilio ed è morto nella notte tra il 3 e il 4 ottobre 2000 nell’ospedale di Marino, vicino Roma, per un attacco cardiaco. L’arcivescovo di Gitega (Burundi), Joachim Ruhuna è stato assassinato da un gruppo armato il 9 settembre 1996. Augustin Misago, vescovo di Gikongoro (Rwanda), è stato ingiustamente incarcerato, con l’accusa di genocidio, per oltre un anno, fino a quando, il 15 giugno 2000, il tribunale di Kigali lo ha assolto con formula piena.

    I rapporti annuali di Amnesty International sottolineano che in Rwanda oltre 130.000 persone sono detenute in attesa di giudizio e vivono in condizioni disumane. In Burundi centinaia di persone sono uccise ogni anno dai ribelli o dai governativi. In Congo, dall’inizio della guerra (1996) ad oggi si contano oltre due milioni di morti.
    La leadership politica è composta da quattro militari: Paul Kagame, al potere dal luglio 1994, in Rwanda, Pierre Buyoya, autoproclamatosi presidente nel luglio 1996 dopo un colpo di stato e rimasto in carica fino al 30 aprile 2003, in Burundi, Joseph Kabila, che ha preso il posto del padre Laurent, ucciso nel gennaio 2001, in Congo e Yoweri Museveni, al potere dal 1986. Il filosofo greco Platone scrisse che la società è composta da tre classi sociali: gli agricoltori, i soldati e i saggi. I primi devono provvedere col loro lavoro al sostentamento materiale della popolazione; i secondi devono difendere la città dai nemici; i terzi devono governare la Repubblica. Guai a quello stato in cui il governo è nelle mani dei soldati ! Le parole di Platone, purtroppo, rimangono lettera morta nella regione dei grandi laghi, dove militari senza scrupoli sono disposti a tutto pur di conquistare il potere.
    Kampala, maggio 2003 Giuseppe Liguori

    PREFAZIONE ALLA SECONDA EDIZIONE

    Il mio libro, pubblicato nel 2003 dal caro amico don Giovanni Mazzillo nel sito http://www.puntopace.net, viene ora inserito, grazie alla gentilezza dei missionari comboniani di Padova, nel sito http://www.giovaniemissione.it. Si tratta di 10 anni di storia tormentata in una delle aree più “calde” del globo, la regione africana dei Grandi Laghi. In questa prefazione alla seconda edizione, quasi identica alla precedente, mi limito a sottolineare alcuni eventi significativi, avvenuti tra il maggio 2003 ed il marzo 2004.
    In Uganda, dopo che il partito unico, al potere dal 1986, ha manifestato chiaramente l’intenzione di cambiare la Costituzione, abolendo il limite di due mandati presidenziali, il cardinale Emmanuel Wamala, arcivescovo di Kampala, dichiara pubblicamente che un eventuale terzo mandato condurrà l’Uganda alla dittatura. Dopo questa dichiarazione, il cardinale viene più volte attaccato da esponenti della maggioranza presidenziale ed invitato ad occuparsi solo della salvezza delle anime. In Karamoja (nord-est dell’Uganda), il 14 agosto 2003 padre Mario Mantovani (84 anni) e fratel Godfrey Kiryowa (29 anni), missionari comboniani, sono barbaramente uccisi, durante o subito dopo una razzia di bestiame. Padre Mario, da 50 anni in Uganda, aveva forse riconosciuto i banditi che, a volto scoperto, avevano fermato la sua automobile, guidata da fratel Godfrey, per derubarlo.
    Il 25 agosto il generale Paul Kagame, al potere dal 1994, viene eletto presidente del Rwanda col 95% dei suffragi; perfino a Cyangugu, roccaforte di Faustin Twagiramungu, ex primo ministro e unico candidato credibile dell’opposizione, il dittatore rwandese ottiene oltre il 90% dei voti. È evidente che le elezioni sono state truccate. Gli osservatori dell’Unione Europea parlano molto diplomaticamente di “elezioni non del tutto libere e corrette”. Durante la campagna elettorale sono stati numerosissimi i casi d’intimidazione nei confronti dell’opposizione. Il 23 agosto, a poche ore dalle elezioni, il nipote di Twagiramungu è stato arrestato e torturato. In televisione è costretto a dire che suo zio è un pazzo.
    Il 5 novembre l’onorevole Luana Zanella, esponente di spicco dei Verdi, presenta alla Camera dei Deputati un’interrogazione parlamentare, per sapere dal ministro degli esteri “se non ritenga che le evidenti e documentate violazioni dei diritti umani nel paese africano impongano al nostro Governo una presa di posizione forte nei confronti del Regime politico ugandese, che vada nella direzione di sospendere gli aiuti e esercitare pressioni per il rispetto dei diritti umani, della libertà d’espressione e informazione, della libertà politica”.
    Il sottosegretario Onu per gli affari umanitari Jan Egeland, in Uganda nel mese di novembre, così si esprime ai microfoni della BBC: “non c’è in nessun’altra parte del mondo una situazione d’emergenza simile a quella dell’Uganda; l’attenzione internazionale è però minima”. Nel 2003 i ribelli dell’Esercito di Resistenza del signore (LRA) hanno ucciso almeno 3.000 civili inermi e costretto oltre un milione di persone a rifugiarsi in campi di concentramento allestiti dal governo, nei quali manca il cibo e l’acqua potabile, le condizioni igieniche sono pessime e i soldati governativi non solo non proteggono la popolazione quando i ribelli attaccano i campi, ma spesso eseguono esecuzioni extra-giudiziali e di frequente picchiano gli uomini e violentano le donne, come è stato ampiamente documentato da un rapporto di Amnesty International del marzo 1999. Il governo non ha mai preso seri provvedimenti per far cessare queste gravi violazioni dei diritti umani.
    Il 29 dicembre il nunzio apostolico in Burundi, mons. Michael Courtney, viene ucciso a colpi d’arma da fuoco da uno sconosciuto. È la prima volta che un ambasciatore del Papa viene ucciso in Africa. Nigrizia, la rivista dei missionari comboniani, nel numero di marzo 2004 chiede alla Commissione vaticana Giustizia e Pace di formare una commissione d’inchiesta, che possa indagare in modo indipendente sui mandanti e sugli esecutori materiali dell’omicidio.
    Il 15 febbraio 2004, il giornale governativo New Vision attacca pesantemente padre Carlos Rodriguez Soto, missionario spagnolo da molti anni in Uganda, falsamente accusato d’essere un bugiardo, un soldato di ventura ed un collaboratore dei ribelli.
    Sabato 21 febbraio avviene il massacro più grave degli ultimi 10 anni. I ribelli attaccano il campo di Barlonyo, nel distretto di Lira (nord Uganda); i morti sono oltre 200, alcuni dei quali bruciati vivi. I soldati governativi tentano di seppellire in fretta il maggior numero possibile di cadaveri, per diminuire il numero ufficiale di morti, in modo da non allarmare la comunità internazionale. Il presidente-dittatore Museveni, infatti, dichiara che i morti sono solo un’ottantina. Questo gioco sporco non riesce, perché un parlamentare ugandese conta personalmente oltre 190 cadaveri e comunica la notizia ai giornalisti stranieri presenti a Lira; anche un sacerdote cattolico conta i morti e conferma la testimonianza del parlamentare. Il Parlamento approva all’unanimità una mozione in cui si dichiara il Nord Uganda zona di disastro umanitario, ma il governo respinge la mozione, dichiarando che solo il Presidente della Repubblica può dichiarare lo stato d’emergenza in una regione del Paese.
    Pensando all’Africa di oggi, mi vengono in mente le parole del profeta Geremia: “se esco in aperta campagna, ecco i trafitti dalla spada; se entro in città, ecco i colpiti dalla fame” (Ger 14,18). Nonostante tutto, però, come direbbe il grande André Sibomana, sacerdote e giornalista rwandese recentemente scomparso, “gardons espoir pour l’Afrique”, conserviamo la speranza per l’Africa.

    Kampala, marzo 2004 Giuseppe Liguori

    BREVE STORIA DEL RWANDA FINO AL 1994

    Il Rwanda è grande più o meno quanto la nostra Sicilia, ma è densamente popolato; attualmente, dopo i massacri e le migrazioni bibliche di milioni di persone, nessuno sa quanti siano esattamente gli abitanti del “paese dalle mille colline”, ma stime attendibili parlano di sette milioni.
    Le etnie (forse sarebbe più corretto parlare di “comunità”) presenti sono tre: i bahutu, i batutsi e i batwa (in kinyarwanda il prefisso “ba” indica il plurale). I bahutu sono, insieme ai batwa, i primi abitanti del Rwanda ed erano in origine degli agricoltori. I batutsi, arrivati in Rwanda verso il XIV-XV secolo, erano all’epoca allevatori di bestiame. I batwa sono dei pigmei e rappresentano appena l’1% della popolazione.
    Per lunghi secoli queste tre comunità hanno vissuto in pace, ad eccezione di brevi periodi di guerra; esse condividevano la stessa lingua e la stessa cultura e credevano in un unico Dio, Imana. Il Rwanda era una monarchia ed il re (Mwami) era sempre un mututsi (in kinyarwanda il prefisso “mu” indica il singolare). La ricchezza ed il potere dipendevano dal numero di capi di bestiame posseduto; la classe dirigente era costituita prevalentemente da batutsi, ma anche i bahutu, se ricchi, potevano essere nominati capi; inoltre, anche un muhutu povero poteva, col suo lavoro, arricchirsi e diventare potente.
    Il Rwanda, paese interno e difficilmente raggiungibile quando non esistevano gli aerei, per lunghi secoli è rimasto isolato dal resto del mondo e, soprattutto, non ha conosciuto, come altri paesi africani, la tratta degli schiavi, orrendo crimine contro l’umanità ( ). Solo verso la fine del 1800 i primi colonizzatori tedeschi arrivarono nel paese ed iniziarono un sistema di governo indiretto, lasciando al re alcune importanti prerogative. Dopo la prima guerra mondiale i tedeschi persero le loro colonie africane ed il Rwanda fu affidato dalla Società delle nazioni al Belgio, come territorio sotto tutela. Furono proprio i belgi a creare il mito della superiorità dei batutsi rispetto ai bahutu. Si disse che i primi erano simili agli europei, alti, belli, intelligenti, col naso piccolo e stretto; i secondi, invece, erano dei bantu, bassi, brutti, stupidi, col naso camuso. Un altro grave errore dei belgi fu quello d’introdurre la carta d’identità con la menzione dell’etnia d’appartenenza.
    Col passare degli anni, i batutsi si convinsero sempre più della loro superiorità ed iniziarono ad escludere sempre di più i bahutu dalla gestione del potere. Negli anni 50 in tutta l’Africa iniziava la stagione delle indipendenze ed anche in Rwanda il fermento era grande. Alcuni intellettuali bahutu iniziarono a reclamare il potere ed in pochi anni, dal 1959 al 1962, un muhutu, Grégoire Kaybanda, divenne prima capo del governo e poi presidente della Repubblica.
    Come spesso accade nella storia, gli oppressi di ieri diventarono gli oppressori di oggi; migliaia di batutsi furono massacrati e migliaia di loro si rifugiarono nei paesi limitrofi (Uganda, Burundi e Zaire). Le cose peggiorarono ulteriormente quando, nel 1973, con un colpo di stato il generale Juvénal Habyarimana prese il potere; ai batutsi erano ormai riservati solo il 9% dei posti di lavoro e di quelli nelle scuole, nonostante essi rappresentassero il 14% della popolazione. Il potere si concentrò nelle mani dei bahutu del Nord, mentre quelli del Sud vennero spesso perseguitati. Ancora una volta ci furono dei pogrom organizzati contro i batutsi i quali, dopo essere fuggiti all’estero, iniziarono ad armarsi e ad organizzarsi militarmente. Tra i profughi di quegli anni, ancora bambino, c’era Paul Kagame, futuro presidente-dittatore del Rwanda.
    I batutsi meglio organizzati erano quelli rifugiati in Uganda; essi, dopo aver partecipato alla guerra di liberazione nell’esercito di Yoweri Kaguta Museveni, attuale dittatore dell’Uganda, crearono il Fronte Patriottico Rwandese (FPR) e, nell’ottobre 1990, invasero da Nord il Rwanda. Habyarimana chiese ed ottenne l’aiuto della Francia e riuscì ad arrestare l’avanzata del Fpr.
    Nel settembre 1990, dunque appena un mese prima dell’attacco del FPR, Giovanni Paolo II compì una visita apostolica in Rwanda e riuscì a convincere l’arcivescovo di Kigali a dimettersi dal comitato centrale del partito unico al potere.
    Intanto, dopo la caduta del muro di Berlino, un vento di libertà e di democrazia soffiava su tutta l’Africa. Il presidente francese Mitterand, nel vertice franco-africano del giugno 1990 a La Baule, aveva chiaramente legato alla democratizzazione e al multipartitismo la concessione di aiuti da parte del governo francese. Anche il Rwanda doveva adeguarsi ed Habyarimana legalizzò i partiti politici (fino ad allora c’era un unico partito, quello del presidente, il MRND, Movimento rivoluzionario nazionale per lo sviluppo).
    Tra i nuovi partiti, uno dei più importanti era il MDR (Movimento Democratico Repubblicano), composto in prevalenza da bahutu moderati, che aveva tra i suoi esponenti di spicco Faustin Twagiramungu, la signora Agathe Uwilingimana e Dismas Nsengiyaremye. Proprio quest’ultimo il 3 aprile 1993 venne nominato da Habyarimana primo ministro di un governo di coalizione tra il MDR e l’ex partito unico, che intanto aveva assunto il nome di MRNDD (Movimento rivoluzionario per la democrazia e lo sviluppo). Nacque però anche un partito di estremisti bahutu, la CDR (Coalizione per la Difesa della Repubblica), contraria ad ogni accordo non solo con il FPR, ma anche con i bahutu moderati.
    Dopo l’attacco del Fpr, alcuni estremisti della cricca presidenziale, detta “akazu”, creano delle milizie, gli interahamwe, che saranno poi tra i protagonisti del genocidio del 1994. Essi finanziano anche una radio, la RTLM (Radio-televisione libera delle mille colline) e il giornale Kangura, allo scopo di seminare odio verso i batutsi. Nasce così “l’hutu power”, un’ideologia razzista, simile al nazismo tedesco, che ha un suo decalogo (“i dieci comandamenti dei bahutu”) e parla apertamente della distruzione totale dei batutsi, che ai loro occhi non sono più persone, ma scarafaggi da schiacciare. Ogni mututsi è un nemico, come è nemico ogni muhutu che abbia pietà dei batutsi, come recita uno dei “dieci comandamenti”. Non basta uccidere gli adulti, ma è necessario massacrare anche i bambini, affinché non possano fuggire per poi tornare a vendicarsi.
    Nell’agosto 1993 Habyarimana firma con il FPR gli accordi di pace di Arusha (Tanzania), che prevedono la formazione di un governo di coalizione, guidato da un esponente dell’opposizione, nel quale sono presenti anche esponenti del FPR. Habyarimana conserva la presidenza della Repubblica fino a nuove elezioni, ma si impegna ad una riforma dell’esercito, finora composto esclusivamente da bahutu. Agathe Uwilingimana, esponente del MDR, era intanto stata nominata primo ministro il 17 luglio. Le Nazioni Unite inviano 2.800 caschi blu, con l’incarico di vigilare sul rispetto degli accordi di pace e di proteggere i leader dell’opposizione.
    Gli uomini dell’akazu, però, non accettano questa svolta moderata di Habyarimana; la divisione del potere, infatti, li costringerebbe a rinunciare a molti privilegi. Iniziano così a circolare le liste dei nemici da abbattere e s’intensifica la propaganda anti-tutsi.
    Nei primi mesi del 1994 alcune organizzazioni per la difesa dei diritti umani pubblicano inquietanti rapporti, in cui si chiede alla comunità internazionale d’intervenire in Rwanda prima che sia troppo tardi. Il comandante dei caschi blu, il canadese Romeo Dallaire, chiede l’aumento del suo contingente, ma il consiglio di sicurezza dell’Onu, al contrario, decide di ridurlo a poco più di 250 uomini. Il governo francese, più volte sollecitato ad intervenire, fa finta di nulla. La Chiesa cattolica intanto sta per celebrare in Italia il Sinodo dei Vescovi sull’Africa ed anche alcuni pastori rwandesi si preparano a partire per Roma.
    Il 6 aprile il presidente Habyarimana si reca in Tanzania insieme al suo omologo burundese Ntaryamira. Al ritorno, verso le ore 20,30 l’aereo presidenziale è abbattuto da ignoti nei pressi dell’aeroporto di Kigali. Questo tragico evento segna l’inizio del genocidio. Gli squadroni della morte sanno di avere ormai mano libera e l’indomani iniziano i massacri dei batutsi e dei bahutu moderati. Tra le prime a morire, insieme alla sua scorta formata da dieci caschi blu belgi, è il primo ministro Uwilingimana. Gli interahamwe e la guardia presidenziale erigono dappertutto dei posti di blocco; chi, sulla sua carta d’identità, ha la scritta “etnia: tutsi” è ucciso all’istante, ma non hanno scampo nemmeno i bahutu del Sud o quelli che somigliano fisicamente ai batutsi. La comunità internazionale compie una vera e propria omissione di soccorso e si rifiuta persino di usare la parola genocidio. Solo il Papa, primo fra tutti, già il 15 maggio all’Angelus parla di genocidio: “Si tratta in modo puro e semplice di un genocidio in cui sono purtroppo responsabili anche dei cattolici”.( )
    Il FPR, intanto, attacca in modo massiccio gli uomini delle FAR (Forze Armate Rwandesi) i quali, ormai privi del sostegno francese, iniziano a ripiegare verso lo Zaire. Il consiglio di sicurezza dell’Onu decide, con la risoluzione 918, l’embargo sulle armi al Rwanda; dopo lunghe discussioni, il 22 giugno autorizza “l’Opération turquoise”, comandata dai francesi, che si installano nel sud-ovest del Rwanda. Sugli obiettivi di questa missione ci sono tuttora forti dubbi: era una missione umanitaria o aveva degli scopo inconfessabili, come per esempio la distruzione dei campi di marijuana nella foresta di Nyungwe di proprietà, secondo Krop, del figlio del presidente francese ? [5] È indubbio che Jean-Christophe Mitterand non sia uno stinco di santo, come testimonia il suo arresto per una vicenda relativa ad un traffico illegale di armi con l’Angola e il Congo, avvenuto in Francia il 21 dicembre 2000. Nell’estate 1994 i soldati francesi sono sostituiti da 5.586 caschi blu dell’Onu.
    Il 4 luglio il FPR conquista la capitale Kigali ed ha il controllo delle maggiori città del paese. In tre mesi di lotta, come testimonia il rapporto Gersony, anche il Fronte ha commesso molte violazioni dei diritti umani, tra cui l’assassinio, avvenuto a Kabgayi, di tre vescovi: Thaddée Nsengiyumva, Joseph Ruzindana e Vincent Nsengiyumva. Quest’ultimo, arcivescovo di Kigali, non era certo esente da colpe, in quanto membro fino al 1990 del comitato centrale del MRND; questo, però, non giustifica in alcun modo la sua uccisione extragiudiziale, che rimane un crimine orrendo e disumano. Nessun uomo può essere condannato a morte, anche se colpevole dei più atroci delitti e nessuno può essere condannato senza aver prima subito un regolare processo; ma queste norme, che sono basilari nel diritto, non sono state rispettate dagli uomini del FPR.
    Un dovere d’obiettività m’impone però di precisare che ancora più grave è l’operato della guardia presidenziale e degli interhamwe, che hanno programmato ed effettuato un genocidio in cui hanno perso la vita 800.000 uomini, donne, vecchi e bambini innocenti. È dovere di chiunque ami la giustizia e la verità condannare i crimini sempre e dovunque, sia quelli effettuti dai bahutu che quelli commessi dai batutsi. Dopo aver detto con forza che i batutsi hanno subito un genocidio, bisogna ribadire con altrettanta forza che questo non autorizza il governo rwandese, dominato dal FPR, ad uccidere, in modo extragiudiziale o con processi farsa, migliaia di bahutu, né a detenere illegalmente oltre 100.000 persone. Non c’è dubbio che Habyarimana fosse un dittatore e sia stato uno dei principali responsabili del genocidio del 1994; voglio però dire che anche Paul Kagame è un dittatore ed è uno dei maggiori responsabili dei massacri di bahutu avvenuti in Rwanda nel 1994 e in Congo a partire dall’autunno 1996. Perché la comunità internazionale, colpevolmente inerte nel 1994, non prende alcun tipo di sanzioni nei confronti del governo del Rwanda ? Cui prodest, a chi giova un governo che calpesta quotidianamente i diritti umani ? Giova sicuramente agli Stati Uniti, le cui multinazionali hanno così mano libera per lo sfruttamento delle immense risorse minerarie del Congo.
    Nel luglio 1994, dunque, il Rwanda ha delle nuove istituzioni. Il nuovo presidente della Repubblica è Pasteur Bizimungu, muhutu moderato, esponente di spicco del FPR. Vice presidente e ministro della difesa è Paul Kagame, mututsi, capo militare e politico del FPR e vero uomo forte di Kigali. Primo ministro è Faustin Twagiramungu, muhutu, esponente del MDR. I posti chiave sono nelle mani del Fronte e la presunta “multietnicità” del governo è solo apparente, come gli eventi successivi dimostreranno in modo inequivocabile. Si parla di un periodo di transizione di cinque anni, alla fine del quale saranno indette elezioni libere e democratiche. Dopo oltre otto anni, il popolo del Rwanda attende ancora di sapere quando potrà eleggere i suoi governanti.

    IL RWANDA DOPO IL GENOCIDIO

    Il 19 luglio 1994 Pasteur Bizimungu è ufficilamente designato presidente della Repubblica; ma il nuovo governo è davvero multietnico e multipartitico ? “A prima vista il nuovo esecutivo appare più “ecumenico” del precedente: anche stavolta si tratta di una coalizione di 5 partiti, ma mentre l’équipe di Sindikubwabo e Kabanda* era monoliticamente hutu, quella di Twagiramungu è mista: 12 hutu e 9 tutsi. La parte del leone la fa certamente l’FPR, cui vanno la presidenza e la vicepresidenza della repubblica e 8 ministeri (in base agli accordi di Arusha gliene sarebbero spettati solo 5). Segue, molto distanziato, l’MDR (Movimento democratico nazionale*, radicato nel sud del paese) cui toccano il premier e 3 ministri; 3 ministri ciascuno spettano pure al PSD (Partito socialdemocratico) e al PL (Partito liberale), uno al PCD (Partito cristiano-democratico); infine ministro della giustizia è stata nominata una personalità indipendente: Alphonse-Marie Nkubito, procuratore della corte d’Appello di Kigali e noto attivista per i diritti umani di etnia hutu. Da notare che le competenze della vicepresidenza e del ministero della difesa sono riunite nella stessa persona, ovvero il generale Kagamé”. ( )
    Una prima violazione degli accordi di pace di Arusha appare, però, subito evidente: il Fronte prende tutti i posti riservati al MRND, il partito unico precedentemente al potere. È opportuno sottolineare che i due posti più importanti, quello di presidente e di vice presidente, sono rivestiti da esponenti del Fpr. Vedremo in seguito che le personalità politiche non allineate alle idee del Fronte saranno costrette alle dimissioni o all’esilio.
    Il governo si trova ad affrontare due emergenze: i processi agli autori del genocidio e la presenza alle frontiere di milioni di profughi, tra i quali si nascondono i responsabili del genocidio. Dopo anni di guerra, i magistrati e gli avvocati del Rwanda sono morti o fuggiti all’estero; come assicurare allora una giustizia celere ed imparziale ? Nemmeno la comunità internazionale sembra capace di dare una risposta valida a questa domanda. Il Tribunale penale internazionale per il Rwanda è creato dall’Onu l’otto novembre 1994 ed è presieduto dall’italiano Cassese; con la risoluzione n° 955 il Consiglio di sicurezza ne fissa lo statuto e la sede ad Arusha, in Tanzania. Questa Corte è imparziale, ma troppo lenta; il primo processo inizia, infatti, solo nel 1997.
    Sul fronte giudiziario, il governo permette l’arresto di migliaia di innocenti; nel giro di pochi mesi, le prigioni rwandesi si riempiono fino a scoppiare. Basta la semplice accusa di falsi testimoni, magari desiderosi d’impossessarsi dei beni del presunto genocidario, per arrestare ingiustamente qualcuno. Molte persone sono condotte in centri di detenzione non ufficiali e si moltiplicano i casi di esecuzioni extragiudiziali. Le condizioni igienico-sanitarie delle prigioni sono pessime; non ci sono servizi igienici e i detenuti sono ammassati a centinaia gli uni sugli altri, in ambienti angusti e malsani.
    Per quanto riguarda il problema del rientro in patria dei rifugiati, la politica del governo si rivela fallimentare; sono pochi quelli che si azzardano a rientrare e chi torna in patria è quasi sempre arrestato, perché ritenuto colpevole di genocidio.
    Il 22 aprile 1995 migliaia di persone di etnia hutu sono massacrate dall’esercito nel campo profughi di Kibeho. L’Onu parla di ottomila morti, il mensile dei comboniani Nigrizia di almeno duemila, mentre per il presidente Bizimungu le vittime sono poco più di trecento. In seguito a questi tragici eventi, l’Unione europea decide di sospendere i finanziamenti al governo di Kigali.
    All’interno del governo, il primo ministro Twagiramungu, il ministro degli interni Seth Sendashonga, il ministro della giustizia Alphonse Nkubito ed il ministro dell’informazione Jean-Baptiste Nduwingoma cercano di opporsi a queste illegalità e protestano in Consiglio dei ministri per i metodi repressivi usati dall’esercito contro i bahutu, ma il 30 agosto sono costretti da Paul Kagame a rassegnare le dimissioni. Twagiramungu decide di andare in Belgio, mentre Sendashonga si rifugia in Kenya, dove sarà assassinato alcuni mesi dopo da sicari inviati dal governo di Kigali. Il quotidiano francese “Le Monde” scrive che è morto lo “spirito di Arusha, nonostante ne siano salvaguardate le forme”. La sostituzione di Twagiramungu con Pierre Celestin Rwigema (MDR) non riesce a mascherare l’indurimento della linea politica del governo di Kigali. Il 31 agosto è assassinato da uomini in divisa il giudice Bernard Nikuze, muhutu, che in un seminario locale dell’Onu su giustizia e diritti umani aveva denunciato alcuni episodi specifici ( ).
    Rwigema è un muhutu moderato, ma privo di una forte personalità ed incapace di opporsi al volere del FPR. Nel 1996 lo incontro a Cyangugu, mentre è in visita all’orfanotrofio nel quale presto la mia opera come volontario del MOCI (Movimento di cooperazione internazionale) di Reggio Calabria. Le misure di sicurezza sono impressionanti, anche perché, dalla vicina frontiera con lo Zaire, ogni notte vi sono incursioni di ribelli. Il discorso del primo ministro è deludente, soprattutto perché gli aiuti del governo destinati ai circa 200 orfani si riducono all’acquisto di alcune galline e pulcini.
    Il 5 dicembre 1995 il segretario generale dell’Onu Boutros Ghali annuncia il ritiro di 1.800 uomini della missione delle Nazioni Unite in Rwanda “perché non sono più graditi alle autorità politiche di Kigali” ( ). Il 19 aprile 1996 l’ultimo contingente Onu lascia il Rwanda. Non ci sono più scomodi testimoni delle violazioni dei diritti umani effettuati dall’esercito e dal governo.
    Un altro segnale inquietante è la decisione, comunicata nei primi di dicembre 1995 dal ministero della riabilitazione, di allontanare dal paese, senza fornire adeguate spiegazioni, una quarantina di Ong, tra cui le italiane Cuamm e Intersos. Alcune di queste esplusioni, sempre secondo Raffaello Zordan, sono guidate da un criterio di gradimento politico. Solo così si spiega la decisione di espellere le sezioni francese e svizzera di “Medici senza frontiere”, mentre le sezioni belga, spagnola e olandese continuano a lavorare indistrurbate.
    Il 25 luglio 1996 Pierre Buyoya, mututsi, con un colpo di stato prende il potere in Burundi. A Bujumbura c’è ora un governo amico ed il Rwanda può preparare più agevolmente la sua offensiva contro i ribelli nascosti nei campi profughi della regione del Kivu (Zaire). Don Pierre, un sacerdote rwandese, mi dice, in un colloquio avuto a Kigali, che l’esercito è pronto ad invadere lo Zaire.
    A settembre inizia nel Kivu l’offensiva dei ribelli congolesi banyamulenge, aiutati dal Rwanda, dall’Uganda e dal Burundi. Dal 15 al 19 ottobre rientrano in Rwanda circa 500.000 rifugiati; a migliaia sono arrestati ingiustamente e molti sono massacrati dall’esercito.
    Agli inizi di novembre don Jean-François Kayiranga, della diocesi di Nyundo, è arrestato con l’accusa di genocidio; sale così a cinque il numero dei sacerdoti detenuti nelle carceri rwandesi. Le relazioni tra stato e chiesa continuano ad essere tese.
    I vescovi del Rwanda e del Burundi si riuniscono a Kigali dal 21 al 23 gennaio 1997; nel loro documento finale denunciano una società senza più alcun rispetto per le leggi civili e morali, segnata da “una pauperizzazione crescente della popolazione, crocifissa da sofferenze di ogni tipo originate da un clima generale di ingiustizia, di insicurezza e di violenza che arriva a trasformarsi in massacri e genocidi”. ( ) Il 2 febbraio viene ucciso mentre celebrava la messa padre Guy Pinard, 61 anni, canadese, dell’Istituto dei Missionari d’Africa (Padri Bianchi); lavorava in Rwanda da circa trent’anni.
    Le violazioni dei diritti umani continuano senza sosta; Amnesty International denuncia che almeno seimila civili sono stati uccisi in Rwanda dal gennaio all’agosto 1997.
    Nel gennaio 1998 Paul Kagame è invitato a Bruxelles dalla Commissione sviluppo e cooperazione del Parlamento europeo, presieduta dal socialista francese Michel Rocard. Kagame è accolto in Belgio come un capo di stato ed è ricevuto, oltre che dal premier Jean Luc Dehaene, anche dal re Alberto II. Il leader rwandese è aspro e franco: “Spesso l’Europa è stata parte del problema rwandese. L’Europa ha denunciato con spirito distruttivo la situazione dei diritti umani, delle prigioni rwandesi, dei profughi rientrati. Ma nessun aiuto ci è stato fornito per risolvere tali problemi”. Il vicepresidente non prende impegni sull’organizzazione di elezioni politiche: “Non credo che i contenuti della democrazia siano misurabili dalla frequenza delle elezioni” ( ). Il 15 febbraio diviene presidente del FPR.
    A settembre arrivano le prime condanne del Tribunale penale internazionale. Il 2 Jean-Paul Akayesu, ex sindaco di Taba, è riconosciuto colpevole di genocidio, incitamento diretto e pubblico a commettere il genocidio, crimini contro l’umanità per sterminio, assassinio, tortura ed altri atti commessi contro i batutsi residenti sul territorio da lui amministrato. Il 4 è condannato all’ergastolo per genocidio Jean Kambanda, primo ministro rwandese nel 1994, arrestato in Kenya nel 1997. Il segretario dell’Onu Kofi Annan ha giudicato la sentenza un punto di svolta “nella storia del diritto internazionale” ( ).
    L’episcopato rwandese, nella lettera pastorale del 20 novembre con la quale indice un sinodo straordinario, in preparazione del giubileo del 2000, destinato alla questione etnica, fa questa richiesta: “Domandiamo ai cristiani di tutte le categorie di mobilitarsi per trovare la soluzione alle nostre divisioni, ai nostri odi e ai nostri interminabili conflitti”.
    Il 7 aprile 1999, in occasione del quinto anniversario del genocidio, il presidente Bizimungu accusa Augustin Misago, vescovo di Gikongoro, di essere implicato nella pianificazione del genocidio; il 14, dopo un’aggressiva campagna di stampa nei suoi confronti, Misago è arrestato. Fino a quel momento, non erano state avviate indagini contro di lui, né da parte della magistratura, né da parte della polizia. Il 15 il portavoce della Santa Sede, Joaquin Navarro Vals, sottolinea che “l’arresto di un vescovo è un atto di estrema gravità che ferisce non solo la chiesa in Rwanda, ma l’intera chiesa cattolica”. Lo stesso giorno, il vescovo Simon Ntamwana pubblica, a nome della conferenza episcopale burundese, un breve comunicato di solidarietà a “tutti i vescovi e tutta la chiesa cattolica del Rwanda”.
    Nel suo editoriale del maggio 1999, la redazione di Nigrizia attacca duramente il governo di Kigali: “Chi ha seguito negli cinque ultimi anni le vicende rwandesi – dall’attentato che ha posto fine alla vita e al regime hutu di Juvénal Habyarimana, all’uccisione di almeno 500mila tra tutsi e hutu moderati fino all’arrivo al potere del Fronte patriottico di Paul Kagame – è consapevole che questo arresto è, per così dire, logico. Risponde alla logica di un potere che, non avendo una vera base sociale e non essendo riuscito a normalizzare né, tanto meno, a pacificare il paese, si mantiene a galla agendo su due fronti; (…) A questa logica non poteva certo sfuggire la chiesa cattolica, più volte richiamata all’ordine con il chiaro intento di farne un docile strumento nelle mani di Kigali”.( )
    Il 9 giugno il governo di Kigali rifiuta di mantenere la promessa fatta cinque anni prima; il ritorno alla democrazia è ritardato ed il periodo di transizione è prolungato di altri quattro anni. Il FPR sa bene, infatti, che in caso di elezioni libere e democratiche sarebbe sicuramente sconfitto e dovrebbe rinunciare al potere o quantomeno dividerlo con altri partiti, prevalentemente bahutu.
    Il 16 dicembre la commissione d’inchiesta dell’Onu denuncia, dopo otto mesi di lavoro, le responsabilità delle Nazioni Unite nel genocidio del 1994: non intervennero per fermare i massacri.
    Nei primi mesi del 2000, alcuni tra i principali responsabili del genocidio sono consegnati al TPI; si tratta di Elizaphan Ntakirutimana, ex presidente della chiesa avventista del Rwanda, estradato dagli Usa, Tharcisse Muvunyi, ex colonnello, arrestato a Londra e Jean de Dieu Lamuhauel, estradato dalla Francia.
    Il 28 febbraio si dimette il primo ministro Rwigema, accusato di corruzione; dopo alcune settimane, sceglierà la via dell’esilio. Al suo posto è nominato Bernard Makuza (Mdr), ex ambasciatore in Germania.
    In un articolo pubblicato il 1° marzo, il giornale canadese National Post accusa Paul Kagame di responsabilità dirette nell’attentato che il 6 aprile provocò la morte di Habyarimana. Nigrizia è il primo mensile italiano a pubblicare la notizia: “Secondo il National Post, nell’agosto 1997 tre militari del Fronte patriottico rwandese (Fpr, il movimento di Kagame) hanno affermato davanti agli inquirenti del Tribunale penale internazionale sul Rwanda (Tpir, con sede ad Arusha, Tanzania) di aver preso parte all’attentato e che Paul Kagame aveva il comando di quell’operazione. La decisione di eliminare Habyarimana sarebbe stata presa, secondo i tre informatori, perché i negoziati di Arusha non avanzavano abbastanza rapidamente, Habyarimana avrebbe potuto varare un governo di transizione e arrivare alle elezioni, il che avrebbe messo in forte difficoltà l’Fpr. Di queste affermazioni – che evidentemente Louise Arbour, all’epoca procuratore capo del Tpir e oggi giudice della Corte suprema in Canada, non ha preso in considerazione – erano al corrente anche le Nazioni Unite, sostiene ancora il National Post. L’Onu il 29 marzo, dopo quasi un mese di silenzio, ha ammesso l’esistenza di un rapporto interno relativo a queste accuse”. ( )
    Il 23 marzo si dimette il presidente Bizimungu, ufficialmente per “ragioni personali”, in realtà per contrasti sulla formazione del governo e per un’insanabile disparità di vedute con Kagame. Era uno dei pochi muhutu al potere. Il 17 aprile il parlamento elegge, quasi all’unanimità, Paul Kagame presidente della Repubblica. Tutte le cariche principali sono ormai nelle sue mani: capo dello Stato, comandante in capo dell’esercito, presidente del Fpr, ministro della difesa (anche se il 29 aprile un muhutu è nominato ministro della difesa). Nessuno può ormai negare che in Rwanda tutto il potere sia nelle mani della minoranza tutsi. Così commenta Augusto D’Angelo: “C’è chi afferma che con le dimissioni di Bizimungu tramonta la speranza di multietnicità nella guida del Rwanda. In verità quel che accade è una istituzionalizzazione trasparente della leadership rwandese. Tutti sapevano che già prima delle dimissioni era Kagame a comandare. Ora dovrà farlo dal seggio più alto, quello della presidenza della Repubblica”. ( )
    Il processo Misago, intanto, entra nella sua fase finale. Il 9 maggio il pubblico ministero chiede la condanna a morte; il giorno dopo, il papa invia un telegramma di solidarietà al vescovo. L’11 i tre avvocati difensori pronunciano le loro arringhe difensive. Il 15 giugno Misago viene assolto ed è immediatamente liberato. In settembre è a Roma per incontrare Giovanni Paolo II (il papa lo riceve l’otto) e così risponde a una domanda del prof. D’Angelo sui rischi riguardanti il suo rientro in Rwanda: “Nel ritornare vi sono rischi, mi attendono nuove difficoltà, ma le accetto. L’arresto, l’incarcerazione di un anno, la richiesta di condanna a morte testimoniano la volontà di eliminarmi. Molti amici qui in Europa mi hanno consigliato di non tornare in Ruanda perché pericoloso. Ma io devo tornare. Non sono fuggito quando ero accusato, come potrei rimanere in esilio ora che sono stato riconosciuto innocente! Se non tornassi qualcuno potrebbe restare col dubbio sulla mia innocenza” ( ). Il 17 settembre Misago rientra nel suo paese. Il 27 ottobre la corte d’appello di Kigali assolve due sacerdoti, condannati a morte in primo grado.
    Il 5 febbraio 2001, in occasione del centenario dell’evangelizzazione del Rwanda, Giovanni Paolo II invia un messaggio in cui invita tutti alla riconciliazione.
    In marzo si tengono le prime elezioni municipali dopo il genocidio.
    Il 12 aprile viene spiccato un mandato di cattura internazionale contro l’ex primo ministro Rwigema.
    Il 31 maggio l’ex presidente Bizimungu è agli arresti domiciliari. Aveva annunciato la creazione di un nuovo partito politico.
    Il 6 ottobre un volontario italiano è ucciso a Kigali con due colpi di pistola.
    Il 2 gennaio 2002 il governo di Kigali cambia l’inno nazionale e la bandiera rwandese.
    Il 16 il Monitor di Kampala pubblica un articolo in cui si annuncia la nascita dell’ADR (Alleanza democratica rwandese). Questa nuova coalizione comprende due forze politiche, il CDA (Congresso democratico africano) ed il MPDD (Movimento per la pace, la democrazia e lo sviluppo). Il portavoce, Sixbert Musangamfura, annuncia una forte opposizione al regime di Kigali.
    Per tutto il 2002 si susseguono gli arresti arbitrari e gli omicidi politici. Se le cose continuano così, nel futuro prossimo non ci sarà speranza di pace e di democrazia per il Rwanda. Eppure, nonostante tutto, mi ritornano in mente le parole del grande André Sibomana, sacerdote, giornalista e difensore dei diritti umani: “gardons espoir pour le Rwanda” (conserviamo la speranza per il Rwanda).

    BURUNDI: GUERRA E SPERANZA

    Il Burundi è un piccolo paese, con circa sei milioni d’abitanti. Ex colonia belga, ha ottenuto l’indipendenza nel 1962. Nel 1966 il re è deposto e nasce la Repubblica. Fin dall’indipendenza, il potere è stato sempre nelle mani dei batutsi; anche l’esercito era ed è mono-etnico. Dopo gli anni tristi della dittatura di Bagaza, sale al potere, con un colpo di stato, il maggiore Pierre Buyoya che nel 1993 decide finalmente di indire libere elezioni; Melchior Ndadaye, muhutu, del FRODEBU (Fronte Democratico del Burundi), è eletto presidente della Repubblica con una maggioranza schiacciante. Per molti burundesi, un sogno lungamente atteso si è realizzato: è nata la democrazia, è fiorita la speranza.
    Dopo pochi mesi, questo sogno s’infrange: il presidente Ndadaye è assassinato in ottobre da alcuni militari e scoppia la guerra civile, nel corso della quale ci saranno centinaia di migliaia di morti. Al posto del defunto presidente, è nominato Cyprien Ntaryamira, muhutu, anche lui del FRODEBU. Il 6 aprile 1994 il presidente burundese muore, insieme al suo omologo rwandese, nell’attentato di Kigali. Sylvestre Ntibantunganya, anche lui muhutu, presidente dell’Assemblea nazionale, è nominato capo dello Stato e governa il paese per due anni. È un buon presidente, intelligente e moderato e l’esecutivo da lui presieduto è multi-etnico. Il 25 luglio 1996 Pierre Buyoya, mututsi, ex presidente-dittatore, prende il potere con un colpo di stato. La comunità internazionale decreta l’embargo contro il Burundi. La guerra civile continua; a capo dei miliziani bahutu c’è Léonard Nyangoma, mentre l’esponente dell’estremismo tutsi è l’ex dittatore Bagaza.
    Il mediatore incaricato di risolvere la crisi è Julius Nyerere, ex presidente della Tanzania; fino alla fine, svolge il suo incarico in modo mirabile ed ottiene alcuni risultati significativi. Dopo la morte del “mwalimu” (“maestro”), un grande statista africano prende il suo posto: si tratta di Nelson Mandela, premio Nobel per la pace ed ex presidente del Sudafrica. Egli intensifica i contatti e invita tutti alla moderazione. Nel 2001 si arriva al cessate il fuoco e il primo novembre nasce un governo di transizione. L’ipotesi di Mandela è semplice: una presidenza a rotazione, un mandato per un muhutu, un altro per un mututsi. I bahutu, che sono la maggioranza, non si sentirebbero garantiti da un presidente mututsi; ma i batutsi, che sono in minoranza ma controllano l’esercito, avrebbero paura di subire un genocidio come quello rwandese in caso di predominio assoluto dei bahutu. Il piano del premio Nobel porta quindi alla formazione di un governo transitorio di unità nazionale, in cui i ministeri sono equamente distribuiti tra le due etnie. Alcuni estremisti non accettano gli accordi, ma i più importanti partiti politici entrano nel governo. Primo ministro è nominato Jean Minani, muhutu, del FRODEBU; il vice presidente è il muhutu Domitien Ndayizeye. I soldati sudafricani hanno l’incarico di proteggere i ministri del nuovo governo.
    Col passare dei mesi, però, la guerriglia continua ed i morti si contano a centinaia. Il 18 maggio 2002 il vescovo di Ruyigi Joseph Nduhirubusa viene rapito dai guerriglieri, dopo uno scontro a fuoco che ha provocato la morte del suo autista. Dopo alcune settimane, il sacerdote viene rilasciato.
    Il 30 aprile 2003 Buyoya cede il potere al suo vice, Domitien Ndayizeye, il cui mandato durerà 18 mesi, dopo i quali ci saranno le elezioni presidenziali.

    CONGO: UN PAESE RICCO ABITATO DA GENTE POVERA

    La Repubblica democratica del Congo è un paese enorme, dieci volte più grande dell’Italia. È ricchissimo di materie prime: oro, diamanti, rame, cobalto, uranio, coltan; ma, paradossalmente, i congolesi sono poverissimi. In 32 anni di dittatura, Mobutu ha saccheggiato il paese accumulando un patrimonio superiore ai 10 miliardi di euro. Questo denaro, che appartiene al popolo congolese, è nascosto in parte nelle banche svizzere, in parte in altri “paradisi fiscali”. In verità, una piccola porzione di quest’enorme fortuna è stata congelata dalle autorità elvetiche e forse un giorno sarà restituita. Nel settembre 1996 i banyamulenge, un popolo del Kivu (est del Congo), si ribellano a Mobutu e iniziano una rivolta, che presto si estende. Nasce l’AFDL (Alleanza delle Forze Democratiche di Liberazione del Congo-Zaire), con a capo Laurent Kabila, che da molti anni combatte contro la dittatura di Mobutu; loro alleati sono i rwandesi, gli ugandesi e i burundesi. In pochi mesi l’Alleanza avanza rapidamente; l’esercito zairese è allo sbando, mentre Mobutu, gravemente malato, va a curarsi in Europa. In primavera le truppe di Kabila sono alle porte di Kinshasa. Invano Mandela organizza un incontro tra Mobutu e Kabila, a bordo di una nave sudafricana. L’anziano dittatore lascia per sempre il Congo e, dopo aver passato alcuni giorni dal suo amico Eyadema, presidente-dittatore del Togo, va in Marocco, dove morirà poco dopo.
    Il 17 maggio l’AFDL entra a Kinshasa e Kabila si auto-proclama presidente della Repubblica democratica del Congo, ripristinando il nome dell’indipendenza, modificato in Zaire da Mobutu negli anni ’70. Il popolo è in festa e i giovani gridano “libérés”, liberati. In realtà, col passar dei mesi tutti si renderanno conto d’essere passati da un dittatore ad un altro, anche se Kabila è sicuramente meno ladro di Mobutu, uno dei peggiori dittatori di tutti i tempi. Il leader dell’opposizione democratica, Etienne Tchisekedi, non entra a far parte del nuovo governo e le elezioni sono rimandate sine die. Ministro degli esteri è un rwandese, Bizima Kara; questo la dice lunga riguardo all’influenza delle autorità di Kigali su Kabila. I rwandesi, però, esagerano: i soldati dell’APR (Esercito Patriottico Rwandese), presenti soprattutto nell’est del Congo, violano i diritti umani, uccidono, rubano. Nell’estate 1998 Kabila ordina all’esercito rwandese di lasciare immediatamente il paese. Nell’agosto scoppia la guerra e, in breve tempo, tutti i paesi della regione ne sono coinvolti. Con Kabila si schierano lo Zimbabwe, l’Angola e la Namibia; contro di lui, il Rwanda, l’Uganda e, di nascosto, anche il Burundi. Il conflitto fa un numero enorme di vittime (da due a tre milioni di morti). Nel 1999 si arriva finalmente agli accordi di pace di Lusaka (Zambia).
    Il 16 gennaio 2001 Kabila è assassinato; dopo pochi giorni, suo figlio Joseph è nominato presidente. Sembra quasi che il Congo non sia più una Repubblica, ma una monarchia! Chi ha ucciso Laurent Kabila? Una delle sue guardie del corpo lo ha assassinato ed è stata subito uccisa da altri soldati; non potrà più dire il nome del mandante di questo omicidio politico. Le ipotesi sono tante, perché il defunto presidente-dittatore aveva molti nemici; per ora, nessuno conosce la verità. Joseph è un giovane militare, senza alcuna esperienza in politica; sarà capace di governare un paese immenso e in guerra come il Congo? Dopo un anno di governo, il mio giudizio sul suo operato è sostanzialmente negativo: il popolo continua a soffrire e non c’è traccia di riforme.
    Nel 2001 il Parlamento belga decide di costituire una commissione d’inchiesta sulla morte di Patrice Lumumba, primo ministro congolese ucciso il 17 gennaio 1961. Dopo alcuni mesi, la commissione d’inchiesta stabilisce che il governo belga ha la responsabilità morale della morte di Lumumba. Il ministro degli esteri Michel porge le scuse del governo belga a quello congolese; c’è molta ipocrisia in questa operazione e, soprattutto, non si vogliono ammettere le responsabilità politiche del Belgio, anche per evitare un’eventuale richiesta di risarcimento danni. Il professor Ludo de Witte, in un suo libro, ha dimostrato chiaramente le responsabilità non solo morali, ma anche politiche e giuridiche del Belgio nell’assassinio del premier congolese. Gravi sono anche le colpe della Cia; a lungo gli americani hanno accusato Lumumba, che era un liberale, di essere un comunista, dunque un pericoloso sovversivo. Mi tornano in mente le parole di Helder Camara, grande vescovo brasiliano recentemente scomparso: “Se aiuto i poveri, dicono che sono un santo, ma se mi chiedo perché ci sono tanti poveri, dicono che sono un comunista”.
    In ultima analisi, i responsabili politici e morali della morte di Patrice Lumumba sono i governi occidentali, sempre pronti a considerare come nemico chi, per difendere gli interessi del suo popolo, contrasta la rapacità delle multi-nazionali europee ed americane. L’anti-comunismo è spesso una maschera, dietro cui si cela la difesa di enormi interessi economici. Come può un liberale essere comunista? È come dire che Berlusconi è un comunista o che Ciampi è un fascista. Un giorno qualcuno lo spiegherà ai sapientoni di Washington, Parigi e Bruxelles.

    TRA GOMA E KAMPALA

    Il 19 gennaio 2002 è sabato; il telegiornale mostra le immagini di Goma sepolta dalla lava del vulcano Nyiragongo. Nel primo pomeriggio squilla il cellulare: è il presidente di una ong aderente alla FOCSIV (Federazione Organismi Cristiani di Servizio Internazionale Volontario). “In Congo c’è un’emergenza, centinaia di migliaia di persone hanno perso tutto quello che avevano. Se te la senti, c’è bisogno di una mano”. “Sono pronto, in 48 ore sarò in Africa”. Non c’è tempo per riflettere, bisogna agire subito. Primo problema: il biglietto aereo. È sabato e la “nostra” solita agenzia di viaggio vicino al Vaticano è chiusa. Telefono direttamente all’Ethiopian Airlines; il primo volo possibile parte da Roma alle 01,40 di lunedì 21 gennaio. Ho poche ore per preparare un bagaglio a mano, imballare la stampante che mi è stato chiesto di portare a Kampala, salutare i genitori e gli amici. Domenica, dopo la messa, Francesco, Giorgio e Francesco “Platini” mi accompagnano a prendere il pullman per Roma; alle 23 sono finalmente a Fiumicino e, dopo il check-in, m’imbarco sul volo per Addis Abeba. Viaggio in compagnia di due suore di S. Gemma e di due volontari laici: sono diretti a Bukavu, in Congo. Alle 9,30 l’aereo arriva puntuale nella capitale etiopica ed attendo in aeroporto il volo per Nairobi, leggendo La Repubblica di domenica:
    Congo, l’eruzione non si ferma, in migliaia assediati dalla lava.
    “La fuga è finita davanti alle acque del lago Kivu. Gli abitanti di Goma, terrorizzati dal mostro incandescente che li inseguiva a sessanta chilometri l’ora, erano scappati in tutte le direzioni. Molti si erano buttati fra le braccia dei ruandesi, rischiando magari di essere riconosciuti come miliziani hutu Interahamwe, e processati per i crimini del genocidio del ’94. Altri erano fuggiti verso ovest, scendendo verso zone del Congo politicamente “più tranquille”, ma difficili da raggiungere per gli aiuti”.
    Dove si dirigeranno i rifugiati ? Dove saranno installati i campi profughi ? In quale di questi campi andrò ? Quale sarà la reazione dell’APR, l’esercito rwandese ? Qui ad Addis Abeba nessuno può rispondere a queste domande; forse a Nairobi, dove dovrò attendere 7-8 ore, i missionari comboniani sapranno dirmi qualcosa; forse leggendo un quotidiano avrò notizie sull’evolversi della situazione. Arrivo nella capitale del Kenya con un’ora di ritardo. In sala d’attesa incontro una signora congolese, coi suoi tre figli di tredici, quattordici e sedici anni. Mi dice d’essere scampata alla morte per miracolo. Giovedì 16 era al lavoro nel suo ufficio di Goma; la radio diceva di stare calmi, perché non c’era il pericolo imminente di un’eruzione. Alle 12 ha deciso di lasciare il suo posto di lavoro, alle 12,30 l’intero palazzo è stato distrutto dalla lava. Dopo essere andata in Rwanda, è riuscita ad arrivare a Nairobi e tra poche ore prenderà un volo per gli Stati Uniti, dove l’attende suo marito. E il suo conto in banca ? Mi spiega che, in Congo, in casi come questi le banche sono saccheggiate da delinquenti o da militari e non c’è alcuna possibilità di riavere il proprio denaro.
    Incontro suor Bernadette, burundese, della Congregazione di S. Gemma, lo stesso Istituto di suore incontrate sull’aereo per Addis Abeba: la sua storia è davvero incredibile ! La religiosa congolese è partita dalla Costa d’Avorio, dove svolge la sua attività in favore dei più poveri, sabato 18 gennaio, per andare a trovare suo padre, gravemente ammalato. Suor Bernadette fa scalo a Nairobi dove, dopo una breve sosta, dovrà imbarcarsi per Bujumbura. Al momento di salire, c’è qualcosa che non va; il personale di bordo dice che l’aereo è pieno e non c’è posto per lei. Inutili sono le proteste della religiosa, che mostra il suo biglietto col posto prenotato. La sentenza è dura da accettare: non ci sono più voli per il Burundi e dovrà restare in Kenya fino a mercoledì. Non è ancora finita: per uscire dall’aeroporto, dovrà pagare il visto d’ingresso di venti dollari, che suor Bernadette non ha. Conclusione: la religiosa è bloccata da tre giorni all’aeroporto e dovrà restarvi altri due. La compagnia aerea le rifiuta perfino i pasti e solo in un secondo tempo decide di concedere alla suora burundese quello che è un suo diritto sacrosanto. Leggo sullo Star, un quotidiano dello Zambia, che migliaia di rifugiati sono ritornati a Goma; alcuni tra loro dichiarano di preferire la morte a casa propria, piuttosto che vivere in un campo profughi in Rwanda. È sempre forte il timore dello scoppio di epidemie; molti, disperati e assetati, bevono le acque del lago Kivu, che potrebbero essere avvelenate in seguito all’eruzione vulcanica. Alle 22 m’imbarco per l’Uganda e alle 23,30 arrivo ad Entebbe, dove tre italiani mi attendono: si tratta di Mario, di Daniela e di un tipo losco, che chiamerò signor Rossi. Ci sono molte cose da capire per rispondere all’emergenza ed il signor Rossi me le spiega fino alle 3 del mattino; alle 3,30 finalmente andiamo tutti a dormire.
    L’indomani la sveglia suona alle 6,30; solo tre ore di sonno, ma non c’è tempo per riposare. Bisogna accertarsi che il camion, come da precedenti accordi, parta per Goma alle 8. Alle 7,30 siamo al luogo dell’appuntamento, ma gli autisti non ci sono. Dopo un giro di telefonate, capiamo che è una tattica per avere più soldi. Verso le 10, i due autisti finalmente si fanno vivi; bisogna cambiare due pneumatici, totalmente usurati. Non siamo in Europa: oltre tre ore per cambiare due gomme ! Alla fine, chiedono 350 dollari d’anticipo e, verso le 14, il camion parte, coi due autisti ed i due logisti, Kourouma e Charles. Sarei voluto partire anch’io, ma il signor Rossi ha preferito di no. Ci mettiamo a lavorare al computer per ultimare il progetto d’emergenza da presentare alla Cooperazione italiana e alla sera lo illustriamo alla dottoressa Florinda Guadagna, che ci indica alcune correzioni da fare e ci consiglia di presentare il progetto l’indomani.
    Al mattino presto Daniela, che aveva curato il progetto Goma, prende il volo per l’Italia. Apportiamo le modifiche consigliate e consegniamo il fascicolo alla Cooperazione italiana, organismo dipendente dal Ministero degli esteri, che ha sede in Lourdel Road, presso la nostra ambasciata. Ora bisogna organizzare il secondo camion per Goma; nel primo c’erano 250 coperte, alcune tonnellate di zucchero, biscotti e medicine. Nel secondo caricheremo 7 tonnellate di fagioli. Abbiamo la fortuna d’incontrare Jean Guy, un trasportatore d’origine italiana, molto serio, che organizza il viaggio e ci consiglia dove acquistare la merce. Ci diamo appuntamento a domani per gli ultimi accordi. Intanto Kourouma ci telefona per dirci che il nostro camion è arrivato a Goma: tre giorni per percorrere 700 chilometri ! Giovedì 24 mi sveglio alle 5; una zanzara mi tormenta ed è meglio alzarsi, fare una doccia e cominciare subito a lavorare. Contattiamo Jean Guy, che ci conferma la possibilità di acquistare le 7 tonnellate di fagioli da un suo amico e ci dice che nel primo pomeriggio inizieranno a caricare la merce. Scriviamo una lettera in cui si dichiara che il contenuto del camion è un dono del governo italiano per l’emergenza a Goma. Oltre al timbro della nostra ong, c’è anche quello della Cooperazione italiana. È un documento che potrà esserci utile alla frontiera. Passiamo in banca a ritirare il denaro per pagare il nostro fornitore: la spedizione ci costa oltre tremila euro, che saranno poi rimborsate dal governo italiano. Alle 18 il carico è pronto e alle 19 finalmente si parte. L’autista, molto bravo, è un rwandese, Jean Marie Vianney. Viaggio accanto a lui mentre, all’interno del camion, c’è Abdel Karim, anche lui del Rwanda, incaricato di sorvegliare la merce. Verso le 22,30, l’autista si accorge che una ruota è un po’ sgonfia. Ci vorrà circa un’ora per risolvere il problema. A mezzanotte andiamo a dormire in una specie di hotel molto economico, vicino Mbarara.
    Venerdì 25 gennaio: alle 6 si parte, con la speranza d’arrivare a Goma prima che sia buio. Piove, ma la temperatura è piuttosto elevata. Non c’è traffico e la strada è ben asfaltata. Ogni tanto incontriamo delle mandrie di vacche dalle corna a forma di cerchio, sorvegliate da pastori adolescenti. Quanto tempo perderemo alla frontiera ? Solo Dio lo sa. Arriviamo a Kabale, la città dalla quale, nell’ottobre 1990, partì l’avanzata del Fpr verso il Rwanda. Mi torna in mente il titolo di un paragrafo del bel libro di Casadei e Ferrari: appuntamento armato a Kabale. ( ) Verso le dieci arriviamo alla frontiera e, dopo circa due ore di attesa per espletare le formalità burocratiche, siamo in Rwanda. Che emozione per me tornare dopo sei anni nel Paese delle mille colline ! In un paio d’ore siamo a Kigali; mentre i due bravi rwandesi pranzano, ho il tempo di salutare rapidamente le suore di madre Teresa di Calcutta. Visito il loro orfanotrofio, nei pressi della parrocchia della Santa Famiglia, e mi colpisce un bambino, forse appena arrivato, che reca sul volto segni evidenti di malnutrizione. Le missionarie della carità sono bravissime, straordinarie, degne della loro santa fondatrice.
    Bisogna, però, partire in fretta, per arrivare prima che sia buio. Fino alla frontiera col Congo ci sono circa 200 chilometri, ma la strada è in salita ed il camion, che è a pieno carico, procede molto lentamente. Quando arriviamo a Gisenyi sono le 19 ed il sole è già tramontato da circa trenta minuti. Alla frontiera ci dicono che l’ufficio è chiuso e non si può passare fino a domani. Dopo aver fatto un “regalo” di 20 euro, riesco ad ottenere il permesso d’attraversare la frontiera a piedi. È buio e, nonostante mi sia trovato molte volte in situazioni difficili e pericolose, comincio ad aver paura. Non sono mai stato a Goma; l’unica cosa che so è che devo andare alla parrocchia di Nostra Signora d’Africa. Un giovane rwandese mi chiede 70 dollari per accompagnarmi fino alla parrocchia, ma è una somma spropositata e rifiuto l’offerta. Mi avvio a piedi, faccio l’autostop, un giovane si ferma con la sua moto e mi chiede quanto gli offro per un passaggio: ci accordiamo per 5 dollari, ma poi mi viene in mente che ho solo banconote da 50 e 100 dollari. Arrivati alla chiesa, gli offro 10.000 scellini ugandesi, l’equivalente di 5 dollari e lui accetta. Busso alla porta e uno dei missionari, padre Michel, nonostante l’ora tarda, mi apre e mi fa entrare: finalmente sono salvo !
    Alle 6 del mattino i padri bianchi celebrano la messa: c’è tanta gente, nonostante sia l’alba. Alle 8 incontro padre Paolo, un missionario italiano appartenente alla Congregazione di S. Francesco Caracciolo, e con la sua auto andiamo alla frontiera. Come sempre avviene coi congolesi, iniziano ad inventare delle tasse inesistenti. Paghiamo 15 dollari, poi ce ne chiedono ancora 50; a quel punto rifiutiamo e facciamo intervenire un rappresentante delle Nazioni Unite, un canadese molto in gamba, e un dirigente della Cooperazione italiana. Alla fine, la situazione si sblocca e ci permettono di attraversare la frontiera col nostro camion. In meno di mezz’ora siamo alla parrocchia Nostra Signora d’Africa. Ci sono 7 tonnellate di fagioli da scaricare e non mi tiro certo indietro, anche se i miei vent’anni sono passati da un pezzo. In un’ora il camion è scaricato, Jean Marie Vianney ed Abdel Karim possono ripartire per Kampala. Anche Kourouma, che era arrivato a Goma alcuni giorni fa col primo camion, parte per Kigali con un’auto della Cooperazione italiana ed io vado a pranzo coi padri bianchi. Nel pomeriggio padre Salvador mi porta a fare un giro a piedi per constatare di persona i danni provocati dalla lava. Almeno un decimo della città è stato distrutto: la cattedrale, il centro commerciale e finanziario, la maggior parte delle scuole. Verso le 18, poiché non c’è ancora la corrente elettrica, i padri mettono in funzione il gruppo elettrogeno; posso ricaricare il cellulare e chiamare il signor Rossi a Kampala, che mi dice di andare a Kigali. La missione a Goma è finita, ma ci sono altre cose importanti da fare in Rwanda.
    Domenica la messa inizia alle 6; oltre al sacerdote, salgono sull’altare i ministri straordinari dell’eucarestia, gli accoliti e una decina di bambine, che indossano vesti belle e colorate e ballano leggere ed armoniose, esprimendo con la danza la lode a Dio e il ringraziamento per il dono della vita. Dopo la messa e la prima colazione, padre Salvador mi accompagna oltre la frontiera e, a Gisenyi, prendo un taxi-bus per Kigali. Si tratta di pulmini da 15 posti, anche se gli autisti africani li riempiono sempre fino all’inverosimile. Nella mia fila, infatti, siamo addirittura in cinque invece di tre! Dopo cinque ore di viaggio, sono nella capitale rwandese. Vado di nuovo dalle suore di madre Teresa, i bambini sono contenti di rivedermi, ma apprendo una notizia che mi rattrista molto: il bimbo che credevo denutrito è invece malato di Aids. Dopo la visita alle missionarie della carità, telefono a Johnny, il nostro referente a Kigali, che arriva in meno di un’ora. È giovane, somiglia ad Eddie Murphy e parla un buon italiano; gli chiedo alcuni numeri di telefono e prendiamo accordi per l’indomani.
    Lunedì 28 gennaio, dopo la messa, vado al Consolato d’Italia per segnalare la mia presenza; è una procedura precauzionale, che tutti gli italiani farebbero bene a seguire. Johnny è già lì ad aspettarmi; do il mio passaporto alla signora Dina che, dopo aver fatto le fotocopie delle pagine più importanti, me lo restituisce. Insieme a Johnny, vado nella sede della Croce

  142. Giuseppe Liguori

    A LUCA TELESE

    Come vedi, posso fare opera di boicottaggio nel tuo sito, inondandolo di miei post. Se continuano ad offendermi e a minacciarmi di morte, continuerò, altrimenti mi fermerò.

  143. BOLOGNA E…

    Caro Ferranti,
    mi fa piacere che ti sia piaciuta la puntata. So che oggi – ospite Nicola – ne hanno registrata una di Otto e mezzo (versione Buttafuoco) in cui sono viste scintille tra Bordin e Riccardo Bocca. C’era anche, oltre a Nicola, Andrea Colombo. Io credo proprio che appena si esaurisce questo (pare infinito) apriremo un nuovo post sulla strage e tutte le novità emerse. Guarda, Iskra, mi fa piacere che tu scriva quello che scriva, perchè almeno noi torniasmo sul piano della riflesisone. E mi fa piacere che finisca questo equivoco su quelli che per attaccare Mambro e FIoravanti mettono in mezzo la piccola Arianna.
    Dopodichè, il ragionamento sulle pene. Lo abbiamo fatto tante volte, Iskra, ma provo a ricapitolarlo così. Ci piaccia o meno, in Italia la pejna di morte non c’è. Ci piaccia o meno, c’è una legge molto garantista, la Gozzini, che tende a mettere le perosne fuori dalle carceri con sconti di pena cumulativi. Non solo i terroristi, a dire il vero, tutti. Ci piaccia o meno, visto che il parlamento ha deciso di non decidere sull’amnistia (questo si un atto di vigliaccheria di quelli che si sono spellati quando la chiedeva in aula Woytila) i giudici di sorvegnlianza, spesso gli stessi cheavevano regalato ergastoli, hanno attuato una sorta di amnistia de facto. Sto semplicente illustrando quello che è accaduto, Iskra, poi ognuno di noi dirà cosa pensa. Allora, visto che con l’indulto sono usciti anche assassini e violentatori, è tanto insensato che esca gente che si è fatta venti trenta o quindici anni di carcere, e che (presumibilmente) non torna a reiterare il reato id lotta amrata una volta uscito dal carcere?. Questo è il raigonamento che hanno fatto i magistrati, ed in virtù fdi questo ragionramento, visto che i pentiti erano già tutti fuori da metà anni ottanta, hanno fatto uscire pure gli altri. Adesso, con l’unica eccezione di Persichetti e Battisti (non ti nascondo la mia soddisfazione per il suo arresto) sono TUTTI fuori. Sia quelli di destra, che quelli di sinistra. Non la Mambro o Moretti, di fatto tutti gli ex terorristi rossi e neri. In linea di principio quel che dici è vero. E’ vero anche che ci deve essere certezza della pena. Ma forse era meglio che la politica facesse una legge, ponesse dei vincoli precisi, premiasse chi diceva tutta la verità, usasse lo strumento premiale per far luce sulle pagine ancora oscure delgi anni di piombo. COsì non è stato, perchè a destra e a sinistra le palle per fare questo ragionamento mancano. In sudafrica, come ricordo sempre, lo scambio verità contro libertà, condanna morale e confessione, ha ottenuto risutalti straordinari. Da noi, visto quello che è accaduto in questi anni mi pare un miracolo che comunque, in qualche modo, si sia arrivati ad una soluzione.
    Detto questo ti dico la mia: alla fine mi sono convinto che chi passa in carcere più tempo della vita che aveva passaato fuori (entro a venti esco a 50, come molti ex terroristi neri) non ha fatto poca galera. E lo dico perchè spesso, indignati per il raccapriccio dei delitti che raccontiamo, ci dimentichiamo cosa voglia dire stare a Rebibbia, o in uno speciale. Vedi, lo scandalo di Lollo non è che la condanna fosse lieve. E’ che si è arrogato il diritto all’impunità. Lo scandalo di Battisti non è che la condanna fosse mite, ma che si atteggiasse a grande intellettuale perseguitato. Per me, anche se si fa un anno di galera, è un bel risultato.
    Luca

  144. Dai, che tra poco andiamo in vacanza…, si spegne il computer e si spegne anche Liguori (…ma non in quel senso…)

  145. Caro Sig. Liguori, spero che lei abbia pagato lo spazio pubblicitario sul sito del Comune di Oriolo, esattamente quello dei Servizi Sociali.
    Lei deve essere una persona importante ma non solo lei, visto che i Liguori nella sede del Comune fanno un grande bel gioco di squadra.
    Mi auguro che lei non sia come tanti politici meridionali che ha fatto carriera non per le sue capacità intellettuali ma solo perchè l’amico dell’amico dell’amico le ha fatto dei favori Capisco anche che avere amicizie eclesiastiche possa farle guadagnare dei bei soldini ma non sfrutti il sito dei disabili.
    Mi meraviglio che il Sindaco abbia permesso questa forma di pubblicità a gratis per lei ma a spese della collettività di quel Comune di Oriolo.
    Mi auguro di sbagliarmi ma qualora non mi fossi sbagliato mi immagino quei poveri neri dell’Africa come sono stati presi per lo culo dalla sua persona.. caro il mio Missionario Cattolico dei miei stivali.
    Ho letto che lei sa il Karate bhe se vuole possiamo anche organizzare un combattimento. …
    Palestra Shotoka yudashakai Milano mi dica quando poi si va a mangiare una pizza.
    Chieda di Pietro

  146. A Fini gli è piaciuta la battuta del tacchino, l’ha ripetuta adesso alla Sette da Buttafuoco. Senza fantasia. E Sansonetti l’ha impallinato, lui e il tacchino. Taffino.
    La libertà è a rischiocò sti cratocrati Overo gente che sta al potere per il potere.

  147. IDIOT IS BACK! (THE NEVER ENDING STORY)
    Allora, andiamo con ordine:
    1) Detto francamente tu e il tuo karate mi fate ridere. Stai tranquillo che se mai dovesse essere non userò di certo le mani (da buon fascista)
    2) Alla gogna io? Ma leggi quello che scrivono di te nel forum (Telese compreso) oppure oltre che autistico sei anche dislessico?
    3) Siccome io scrivo a te non vedo perchè Telese dovrebbe rispondermi. E poi non cerco come te la platea o la condiscendenza di nessuno.
    E non mi sembra che nessuno ti minacci di morte…
    Ribadisco: tu non sei un antifascista, sei solo un COGLIONE (e forse pure finocchio)!
    Sandro

  148. Giuseppe Liguori

    ALL’ANONIMO, A SANDRO E A TELESE

    Caro anonimo, non ho mai fatto politica attiva e non ho mai avuto cariche politiche. Non sono un politio e mi sono sempre guadagnato da vivere col sudore della fronte, nonostante abbia due lauree. Sono stato per 4 anni in Africa gratis e ho costruito, come già detto, due scuole e fatto scavare un pozzo. Non mi sono mai approfittato né del denaro pubblico, né di quello della Chiesa, anzi ho sempre lavorato gratis. Tutti mi riconoscono grande onestà personale e nessun attaccamento ai soldi. Detto questo, penso sia ora di concludere ogni polemica. Visto che Telese, il padrone di casa, non gradisce la mia presenza, me ne vado, ma, sia chiaro, di mia spontanea volontà, non perché costretto dal manipolo La Disperata. A Sandro dico solo questo: non è vero che nessuno mi minaccia di morte. La Disperata mi ha minacciato di morte, in questo sito, almeno 10 volte e ho minacciato anche i miei genitori che, tra l’altro, non sono mai stati comunisti. Se nessuno mi minaccia o mi offende io tolgo il disturbo. A Telese dico infine che gli fa comodo lavorare al Giornale di Berlusconi, perché è ben pagato. Per questo chiude un occhio su Previti, Dell’Utri, ecc.

  149. Giuseppe Liguori

    ALL’ANONIMO

    Preciso inoltre che il mio libro non è stato scritto a scopo di lucro, ma al fine di far conoscere i problemi dell’Africa. Non ho guadagnato un solo centesimo da questo libro, sia chiaro. Concludo dicendo che l’assessore Liguori, al quale lei si riferisce, non è mio parente.

  150. onore-tradizione-fedelta'

    Questo dimostra ancora piu’ marcatamente come un gruppo come an sia formato solo ed esclusivamente, partendo dalla base finendo hai vertici, di personaggi che anno dimenticato chi sono e chi erano, anno dimenticato tutti ,il perche’ esistono e chi con la propria pelle li ha portati dove oggi sono,tutti si sono frettolosamente allontanati da quello che considerano un passato di qui non andarne orgogliosi,di dire mestamente o di vergognarsi di essere disciendenti di camerati che si dicevano fieramente fascisti,questo gruppo non si ricorda nemmeno dei morti e tanto meno pensa a commemorarli e pensare che e’ gente che si e’ data x creare a questa cozzaglia di an un futuro.e oggi restano nei giorni di ricordo solo di poche centinai di veri camerati che si continuano a ritrovare per l’oro.
    oggi purtroppo la destra di romualdi, almirante, di mitri,non esiste piu’ uccisa prima da gente corrotta e arrivista che milita in an e divisa da rancori personali che ne anno frammentato il mondo creando troppi gruppi che non riescono ad avere un reale peso politico,e’ triste ormai ma la realta’ parla anche troppo forte.

  151. A parte se lei rimane o no su questo sito a me personalmente non interessa, queste sono solo sue decisioni personali a me quello che interessa sapere, visto che lei si dichiara persona della massima onestà, cosa quest’ultima che io certamente non dubito, se ha pagato o no lo spazio sul sito dei Servizi Sociali che il Comune anzi che il Sindaco le ha messo a disposizione per un suo utilizzo privato utilizzando un mezzo pubblico.
    Tutto qui… io non sono un avvocato ne penalista ne civilista ma questo avvenimento puzza di strano, non vorrei che ci fosse puzza di frode ai danni dei cittadini…proprio quei cittadini che pagando le tasse onestamente hanno permesso al Sindaco di costruire il sito.
    Cose strane succedono al Sud, dove la brava gente è costretta a convivere giornalmente con i furbi del quartiere.
    La saluto ricordandole che fare il missionario vuol dire dare e non odiare.. e lei che si vanta tanto di essere un missionario cattolico, bhe non esageriamo per favore, non continui a offendere la dignità dei missionari queli veri quelli che muoiono di fame insieme ai neri del’Africa.
    Lei, ma mi creda senza nessuna offesa nei suoi riguardi, dimostra da tutto quello che ha scritto che dai popoli Africani non ha imparato nulla.
    Salutandola mi permetto di consigliarle più umiltà cristiana.

    Mi scuso con tutti se ho commesso qualche errore di ortografia ma io non ho due lauree.

  152. Una cosa non le ho scritto Sig. Liguori, mi scuso con i signori del sito se rubo ancora un po di spazio.
    Vede nello Zaire c’e un detto che lei, sono sicuro lo conoscerà perfettamente visto le sue missioni in Africa:

    SI NASCONDE UNA MALATTIA, NON SI NASCONDE LA MORTE; ( il significato e’ che OGNI VERITA’ VIENE A GALLA)…

    Con affetto cristiano le porgo i miei affettuosi saluti.

  153. A Roma di nuovo odio tra giovani. A ch giova è ben chiaro.

  154. Fini e Mussolini: torna la pace

    ROMA (13 luglio) – «Tra e me e Gianfranco Fini è scoppiata la pace». Alessandra Mussolini annuncia di «aver ritrovato, politicamente, un’intesa assai profonda» con il leader di An dopo la sua uscita dal partito nel novembre del 2003. Merito, inizialmente, di un «fatto piuttosto privato», una lettera «speciale» che Fini le scrisse un anno e mezzo fa quandò morì il padre della Mussolini, Romano.

    Su Fini la Mussolini, in una intervista al «Corriere della Sera», dice di apprezzare «le sue posizioni sulla droga, sull’immigrazione, sulla sicurezza, l’idea di una federazione del centrodestra, la lealtà che dimostra a Silvio Berlusconi».

    «Sono fatti loro», ha commentato gelido il senatore Francesco Storace, che da poco ha lasciato An. «Se c’è incoerenza? Io non dico nulla, giudicherà chi legge…».

    13 luglio 2007

    http://www.ilmessaggero.it/articolo.php?id=5120&sez=HOME_INITALIA

  155. La Mussolini: pace con Fini

    «Dimenticata la lite su mio nonno, mi ha convinta con una lettera»

    ROMA – Onorevole Alessandra Mussolini, gira una strana voce.

    «Senta, nella politica italiana ne girano così tante che…».

    Ma questa riguarda lei.

    «Ah sì?».

    Sì. Dicono che lei abbia fatto la pace con Gianfranco Fini.

    «Eh…»

    È vero o no?

    «Vede, poiché io e Gianfranco siamo entrambi del Capricorno, è chiaro che noi non ci limitiamo a fare pace. Di più. Tra noi, come dire? scoppia la pace».

    Insomma, la voce era giusta. Vi siete ritrovati.

    «Diciamo che, politicamente, abbiamo ritrovato un’intesa assai profonda».

    Com’è successo?

    «Vede, per spiegarlo, dovrei raccontare un fatto piuttosto privato e…».

    Se può…

    «Dobbiamo tornare indietro di un anno e mezzo, al febbraio del 2006, quando morì mio padre Romano. Ebbene, in quei giorni tremendi, Gianfranco mi scrisse una lettera».

    Prosegua, onorevole.

    «Una lettera speciale. Sono stata dodici anni dentro An e so, per certo, che Gianfranco non ne scrive. Mai. Per me, però, fece un’eccezione. Tra l’altro, è una lettera di quelle che si usava scrivere un tempo. Scritta a mano, con la penna. E dentro…».

    Dentro?

    «Beh, toccò dei punti che… ecco, direi che quelle parole di Gianfranco hanno lavorato, negli ultimi mesi, nel mio cuore e nella mia mente. In più, ci aggiunga poi i militanti».

    Che fanno i militanti?

    «Ogni volta che ne incontro uno, dopo un po’ è lì che mi dice: forza, Alessandra, con Gianfranco dovete tornare a fare un fronte comune ».

    Che fronte sarà?

    «Le dico: sia chiaro che io resto con il mio piccolo, potente partito di Azione sociale. Poi però ammetto di aver apprezzato molto alcuni ragionamenti fatti, recentemente, da Gianfranco ».

    Tipo?

    «Mi piacciono le sue posizioni sulla droga, sull’immigrazione, sulla sicurezza. Mi piace questa sua idea di una federazione del centrodestra. Ela lealtà che dimostra a Silvio Berlusconi. In più, poi, mi piace, anche e soprattutto, la battaglia che sta facendo per il referendum sulla legge elettorale».

    Lei è favorevole?

    «Assolutamente sì».

    Lei litigò con Fini e uscì da An nel novembre del 2003.

    «Quando Gianfranco, in Israele, disse cose brutte nei confronti di mio nonno».

    Fini prese le distanze dalla Repubblica di Salò e dal fascismo, rivedendo, sostanzialmente, il giudizio su Benito Mussolini. Suo nonno, appunto.

    «Io reagii d’istinto. Con la pancia. E andai via sbattendo la porta».

    Pochi mesi dopo, fondò il suo partito.

    «Alle europee fui subito eletta eurodeputata, incarico che ancora ricopro. Poi, con il cartello di Alternativa sociale, alle regionale del 2005 ci presentammo, fuori dai poli, in tutta Italia. Io, nel Lazio, addirittura mi candidai alla presidenza e perciò…».

    Arriviamo al cosiddetto Laziogate.

    «Arriviamo a Storace. Faccia subito i nomi e i cognomi».

    Francesco Storace.

    «Ecco, appunto. È accusato di hackeraggio informatico ai miei danni, e quello, mi creda, pensavo potesse essere il punto più basso mai raggiunto da Storace. Invece…».

    S’è dimesso da An.

    «No, non s’è dimesso e basta: non la faccia così facile. Non se ne è andato dal partito per un motivo qualsiasi, non ha agito d’istinto, come me».

    Storace dice che…

    «Mi dia retta: si è fatto i suoi bei calcoli, ha agito a freddo, è stato lucido, cinico. Lui sì che ha tradito».

    Storace è al suo bacino di voti, che mira, onorevole Mussolini.

    «Ah ah ah!…ma dove va? Si schianterà. Politicamente farà un tonfo che lo sentiranno pure… Senta, io Storace lo conosco bene».

    Racconti.

    «Nel 1992, quando entrai nel Msi, Fini me lo mise dietro come addetto stampa. Quindi, come dire, io l’ho visto crescere, Starace…».

    Storace.

    «Sì, certo: perché, scusi, come ho detto? Comunque, poi di strada ne ha fatta. Borbottava e lavorava, lavorava e borbottava. Faceva le sue correnti e però grazie ad An è diventato presidente della Regione Lazio, e poi ministro per la Salute, e poi ancora, un anno fa, Fini ha voluto che fosse addirittura capolista di An al Senato… E lui, Storace, come ripaga? Mah, dal punto di vista umano, davvero una vergogna».

    Onorevole Mussolini, ora che si riavvicina politicamente ad An, qual è il rapporto con gli altri leader? Ad esempio, i rapporti con Alemanno come sono?

    «Diciamo che mi fa piacere abbia preso, per tempo, le distanze da Storace».

    Gasparri?

    «Senta, facciamo prima: lei vuol sapere il nome di uno che non sopporto? ».

    Beh…

    «Selva, Gustavo Selva. La bravata di farsi trasportare a bordo di un’ambulanza per arrivare prima negli studi di una televisione è uno schifo. Scriva così: una schifo ».

    E con le donne di An? Con la Santanché, con la Perina, con…

    «Guardi, quando ero in Parlamento, io sono sempre andata d’accordo con tutte le donne della politica italiana. Insieme abbiamo fatto mille battaglie per tutelare la figura femminile ».

    Lei passa per essere una molto attenta ai problemi delle donne. Suo nonno Benito, invece, pensava che le donne dovessero soltanto cucinare, fare figli e…

    «Eh…».

    Cosa?

    «Erano altri tempi, forza».

    Fini le ha detto che vuole candidarsi a fare il sindaco di Roma?

    «No. Ma per me Fini sarebbe un candidato ideale».

    E lei, onorevole? A cosa intende candidarsi?

    «Prima o poi bisognerà rieleggere il sindaco di Napoli…».

    Fabrizio Roncone

    13 luglio 2007

    http://www.corriere.it/Primo_Piano/Politica/2007/07_Luglio/13/rancone-mussolini-fini.shtml

  156. duce

  157. LOOKING FOR SOMETHING TO DO?…

    LOOKING FOR SOMETHING TO DO?San Gabriel Valley Tribune, CA -Jan 28, 2008Magnificent Mugs benefit sale: A benefit sale of donated mugs, cups,…

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