Il cuore dei Mattei / 5

19 mag 2008



LA PRESENTAZIONE DEL LIBRO DI GIAMPAOLO MATTEI
ANDRA’ IN ONDA QUESTA SERA SU LA7 ALLE 21:00



Luca Telese
da Roma

L’ultima volta si erano incontrati per celebrare una sfida, prima delle elezioni. Stavolta si sono affiancati per celebrare una riconciliazione, discutendo sugli anni di piombo. Ed era difficile ieri, dopo aver sentito parlare Gianfranco Fini e Walter Veltroni a Roma, immaginare che si trattasse di avversari, due che negli anni Settanta si sarebbero considerati «nemici». Il presidente della Camera quando ricorda a tratti è protettivo: «Walter è più piccolo di me…». Veltroni è spietato nel criticare la sinistra del tempo: «Ci fu una grande manipolazione.Vergognosa, una specie di dogma». Per Fini quella stagione è chiusa: «Capisco le vittime, e  non mi permetto  di consigliarle. Ma per fortuna i tempi sono cambiati». Il leader del Pd spiega perchè per lui è importante la memoria di quegli anni: «E’ stato il nostro Vietnam». Fini: «Senza l’esempio di Almirante, che ci insegnò a non odiare sarebbe stata una guerra civile».


Accade all’Auditorium, in una cornice più liturgica che politologica. Si presenta il libro di Giampaolo Mattei , La notte brucia ancora (Sperling & kupfer, 14 euro), con il racconto del Rogo di Primavalle, e della lunga ricerca della verità, del più giovane dei superstiti. Luci teatrali, tre capitoli letti con magistrale asciuttezza da Leo Gullotta, e emozione coinvolgente da Amanda Sandrelli. Il primo recita  Giampaolo, la seconda  le parti femminili, quelle in cui Mattei e il suo coautore (Giommaria Monti) danno voce alle sorelle e alla madre. La signora Anna, a venire in sala non ce l’ha fatta, troppe emozioni («Tutto bruciava, le mie ciabatte si erano fuse al paviamento…»). Le figlie invece ci sono: occhi umidi, cuore in tumulto. Giampaolo sul palco, a tratti è pietrificato mentre Gullotta ricostruisce il dramma. Le sorelle escono fuori quando la Sandrelli ripercorre le loro testimonianze: «Mi sporsi dalla finestra per aiutare mio fratello… caddi nel vuoto sbattendo sul davanzale…». Anche il conduttore, Antonello Piroso (stasera alle 21.00 va in onda su La7) rompe ogni ritualità  con  una nota autobiografica: «Nel 1976 ero un giovane iscritto al Pci, per il carisma di Enrico Berlinguer: diffondevo l’Unità». Pausa. «Ed ero convinto che il rogo i Mattei se lo fossero appiccati da soli». Persino il padrone di casa, Gianni Borgna, presidente dell’Auditorium, ha legami personale e non ha esitato a promuovere l’evento: «Ero dirigente del Pci a Primavalle: da subito mi trovai a combattere contro chi a sinistra sosteneva il contrario». Di formale c’è molto poco. Fini: «Questo libro  fa soffrire chi ha avuto la sfortuna di vivere quegli anni». E dopo una pausa: «Conoscevo Virgilio, facevamo politica insieme, aveva un anno più di me».


Veltroni: «oggi possiamo dirlo. Non esistono morti più vicini o più lontani. Solo morti e basta, vittime. E’ difficile spiegare ai ragazzi di oggi che un compagno di classe con un’idea diversa dalla tua poteva esserti nemico. Ma – aggiunge il leader del Pd – gridare oggi 1-10-100 Nassyria, non è meno grave di gridare Basco nero, il tuo posto è il cimitero». Giampaolo Mattei non cerca buonismi: «Per anni le memorie dei terroristi sono state la memoria. Ci chiedevamo perchè i magistrati non ci leggessero dentro le notizie di reato». Fini: «All’epoca a sinistra erano moltissimi a dire: ‘Se hanno ammazzato un nemico, un fascista, ci sarà una giustificazione’». E poi: «Erano anni talmente pieni di odio da far dire, penso alla mia parte politica, che golpe in Cile aveva fermato il comunismo. Si trovavano ragioni per giustificare follie». Infine: «Altro discorso, assai più misterioso, è quello dello stragismo, su cui non c’è ancora verità giudiziaria, e il cui contesto internazionale non è stato ancora del tutto svelato». Piroso gli chiede a  cosa alluda. Fini risponde che non capisce la domanda. Per stasera, lascia intendere, ha detto abbastanza.

77 commenti

  1. andrea insabato

    La concordia nazionale, un sogno. La retorica resistenziale ha fatto il suo tempo. Ma bisogna anche scavare nelle ombre risorgimentali.

  2. di seguito vi giro l’articolo apparso oggi su Liberazione
    ciao
    raffaele

    Fini e Veltroni mistificano gli anni 70

    di Stefano Bocconetti

    Cancellare l’odio. Usando lo strumento più semplice, più rozzo: la rimozione di un decennio. Di un decennio di storia. Gli anni 70. Ridotti ad una lunga serie di attentati, di assassinii. Di «caccia al nemico». Certo, l’occasione per riflettere non era forse quella più opportuna. Ieri all’Auditorium di Roma – quello dove si celebrano i fasti del Festival del cinema, che anche Alemanno è intenzionato a perpetrare – c’erano Veltroni e il neopresidente della Camera, Fini. Intervenuti a presentare un libro: “La notte brucia ancora”. Scritto da Giampaolo Mattei, quel bambino che vide morire due suoi fratelli nel rogo della propria abitazione. Nel rogo di Primavalle, nell’aprile del ’73.
    Quando un gruppetto di militanti dell’ultrasinistra diede fuoco alla porta di una piccola casa popolare, per «punire» una famiglia di «fascisti». Un libro strano, atipico. Dove un dramma, una ferita ancora aperta non dà spazio a nessun luogo comune. Un libro che ne ha per tutti: per chi sapeva e non ha detto nulla, per chi voltava lo sguardo dall’altra parte. Per chi incitava alla violenza, a destra come a sinistra. Per chi ancora continua «ad usare i tanti ragazzi morti di quegli anni» per fini inconffessabili.
    Questo era il libro. Ma il dibattito è andato da un’altra parte. Verso la ricostruzione di una «memoria condivisa» su quegli anni. Obiettivo raggiunto. Il decennio che va dalla Fiat alla Fiat – dai primi scioperi dell’autunno caldo ’69 alla sconfitta dei 35 giorni – è più o meno lo stesso nelle parole dei due leader politici. Veltroni paragona addirittura quella stagione alla Shoa, alimentata dall’odio verso chiunque la pensasse diversamente. Anni terribili, dove si usciva di casa e non si sapeva se si tornava. Fini concede qualcosa: e dice che davvero erano anni orrendi, in cui «si giustificava» qualsiasi cosa pur di battere chi stava dall’altra parte. E lui ammette che nel suo partito, l’Msi, si facevano «spallucce» davanti alle denunce sui crimini di un Pinochet. Perché almeno quel dittatore «aveva bloccato il comunismo».
    Fini mette un limite alla rilettura di quegli anni, comunque. E dice che probabilmente ci sarebbe stata guerra civile vera se nel suo partito non ci fosse stata una figura come Almirante. Uomo senza odio, lo definisce. Veltroni invece va avanti come ha cominciato: e dice che quel rischio – il rischio dell’odio – non è mai sconfitto una volta per tutte. Ci vuole poco, insomma, a passare da slogan come «dieci, cento mille Nassyria» ad una nuova stagione di piombo. Tutte e due ora chiedono verità su quegli anni. Considerati come un blocco omogeneo. Anzi, se c’è uno che fa un distinguo è Fini: e invita a non mettere sullo stesso piano gli omicidi politici, i tanti ragazzi morti con lo stragismo. Con le bombe sui treni, alla stazione di Bologna. Sul quale ancora troppo poco è stato accertato in sede giudiziaria. Troppe «influenze internazionali sono state sottovalutate».
    Ma sono dettagli. Quel che conta è che i due sono d’accordo sul «grosso» della questione. I più grandi movimenti sociali del dopoguerra, l’irrisione, la trasgressione verso qualsiasi istituzione. Il rifiuto della delega, anche quella ai partiti di sinistra, la scelta dell’autorappresentazione, l’antiautoritarismo, la ribellione fino anche – certo – al nichilismo autodistruttivo. Tutto qui diventa solo una sequenza di sparatorie. In strada. E per rifiutare quelle sparatorie, si cancella tutto il resto. Si dimentica tutto. Quello che è stato l’altro ieri, quello che avviene oggi. Nessuno infatti da quella tribunetta se l’è sentita di parlare di Verona, della morte di Nicola. Assassinato da tre suoi coetanei con le svastiche, ucciso non in nome di un’ideologia folle. Ma solo perché viveva, si vestiva in modo diverso dai suoi assassini.
    Una morte che esce dagli schemi degli anni 70. Dai loro schemi degli anni 70. Ma forse basterà aspettare: fra un po’ ci sarà una lettura comune anche su quest’inizio secolo.

  3. Ma sta merda che cazzo dice?Ex Lotta Continua?

    Il 28 aprile ho contratto matrimonio

    Scritto da Marcello de Angelis, 17-05-2008 13:09

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    Il 28 aprile ho contratto matrimonio e questo, di per sé, non credo sia una notizia. E’ diventata tale perché sono stato sposato da Alemanno subito prima della sua proclamazione a sindaco. Ovviamente anche questo non sarebbe stato sufficiente a fare una notizia. Il corriere della sera però è riuscito a farne un pezzo su due giorni consecutivi.

    Gli elementi “sensazionali” sono stati rinvenuti nel fatto che io sia un “ex-terza posizione” e che mio fratello Nanni fosse morto in carcere 28 anni prima.

    Il giorno successivo ho incontrato il giovanissimo cronista autore del pezzo e gli ho chiesto che cosa c’entrasse la morte di mio fratello con il mio matrimonio. Mi ha risposto con una lieve prosopopea che “era una notizia”. Dall’alto della mia misera esperienza giornalistica ho azzardato l’opinione che forse il mio matrimonio potesse rappresentare una “notizia”, ma che un fatto avvenuto 28 anni prima non lo fosse.

    Visto che il ragazzo non era intenzionato a prendere lezioni tecniche da me, ho provato a fargli presente che, sempre a mio avviso, i giornalisti avessero una responsabilità civica che è quella di informare il pubblico e non dovrebbero utilizzare invece la professione per far star male quelli che ti stanno antipatici e sleccazzare quelli che ti stanno simpatici e, nello specifico, gli ho fatto presente che il suo pezzo era stato un brutto colpo per il mio anziano genitore, da sempre lettore del corriere, che mentre si apprestava a partecipare al lieto evento del matrimonio del suo secondogenito, si è visto ricordare l’evento più luttuoso della sua vita, il che gli ha rovinato la giornata. Non potendomi rispondere “chi se ne frega di tuo padre”, il giovane collega mi ha risposta che tanto un dolore così grande i miei genitori non lo supereranno mai, quindi…

    Potremmo finirla qui se non fosse che, pochi giorni dopo, mi sono ritrovato un gran numero di giornalisti alla giornata conclusiva di un seminario da me organizzato in Abruzzo insieme a Maurizio Scelli, ex presidente della Cri. Purtroppo anche lì era prevista la presenza di Alemanno, quindi l’attenzione dei media è stata alta. Il seminario è stato presentato come una riunione catacombale di militanti di estrema destra (con buona pace del povero Scelli) e l’ex monastero cistercense dove si è svolto è diventato un “castello dell’ordine”.

    In attesa di Alemanno ho dibattuto con il fotografo mandato dal corriere della sera che chiedeva a varie persone di fargli vedere se avevano la celtica al collo per fotografarla. Gli ho chiesto perché stesse facendo questa cosa fastidiosa e lui mi ha ovviamente detto che era stato mandato lì per fare questo. Il giornalista che lo accompagnava non mi ha trovato affatto simpatico, ma io mi sono comunque impegnato nella mia solita petulante conversazione sulla deontologia e la missione civica dei giornalisti riprendendo anche dalla vicenda del mio matrimonio. Mi ha così spiegato che la ricerca compulsiva di croci celtiche ovunque vi sia odore di Alemanno deriva dal fatto che Daria Bignardi lo “costrinse” a mostrare la sua alle “invasioni barbariche” e che è legittimo ritenere che io organizzi riunioni neonaziste perche sono un ex-terza posizione.

    Per spiegargli che a mio avviso non è da signori mettere in mezzo le cose private e che si può fare informazione in altro modo, ho risposto che Alemanno porta al collo un ricordo di un amico assassinato dai comunisti e che lui si è guardato bene di rispondere alla Bignardi che quelli che hanno ucciso il ragazzo erano ex-lotta continua e cioè appartenenti al gruppo di suo suocero, accusato dell’omicidio Calabresi. Era mia intenzione spiegargli che, appunto, io non scriverei mai simili cose per ferire la Bignardi, mentre loro lo facevano con me. Il collega su questo punto si è molto infastidito e mi ha accusato di essere cattivo con la Bignardi e voler tornare alla censura.

    E sia, finita la discussione. Per concludere gli ho però ribadito che non è onesto fare la “cernita” dei fatti da esporre quando si parla di una persona e, ovviamente con intento sardonico, gli ho fatto presente che, oltre a citare il fatto che sono stato due anni a terza posizione, per completezza di informazione andrebbe anche scritto che ho fatto dodici anni lo scout…

    Ovviamente parte di questa conversazione è finita sui giornali del giorno dopo perché, come mi ha ricordato in quel frangente Antonello Caporale della repubblica, quando parli con un giornalista non puoi pensare che stai parlando con una persona, ma devi ricordare che è sempre un giornalista, quindi quello che gli dici anche in forma privata te lo ritroverai stampato.

    Nei giorni successivi ho ricevuto numerose telefonate di colleghi “amici” che mi consigliavano di smetterla di polemizzare con quelli del corriere, che se mi prendevano di punta potevano farmi molto male…

    Immancabile è arrivato l’ulteriore “avvertimento”, nientemeno su Io Donna, dove, in dieci righe, il guru Claudio Sabelli Fioretti dice che non mi devo “adontare” se qualcuno mi ricordo il mio passato e dice che terza posizione è stata “una delle peggiori organizzazioni dell’estrema estrema destra in competizione coi Nar”, mi irride per aver detto la famosa battuta in cui invito a ricordare che ho fatto anche lo scout, cita, indebitamente e senza giustificazione, il fatto che io abbia rimarcato che la Bignardi è la nuora di Sofri e conclude infine con un “avvertimento” ad Alemanno affinché cambi amici.

    In primis, pur consapevole che chi scrive non sempre ha tempo di leggere, devo precisare, per dovere di cronaca – cioè quello che dovrebbe fare un giornalista – che se qualcuno volesse documentarsi scoprirebbe senza ombra di dubbio che terza posizione è stata assolta da tutte ed ognuna imputazioni nel processo di cassazione che ha sancito che si trattava di una organizzazione legale e legittima che non ha compiuto alcunché di penalmente censurabile. Inoltre la “competizione coi Nar” – e Sabelli non può non saperlo – consisteva nel fatto che i Nar hanno tentato di eliminarci fisicamente perché, a loro dire, “impedivamo la lotta armata”.

    Forse eravamo antipatici anche a quelli di Lotta continua, ma questo non giustifica che la storia giudiziaria venga capovolta perché fa piacere ad un gruppo di potenti giornalisti.

    In secundis, mi spiace che quello che io non avrei mai scritto per rispetto umano e professionale nei confronti di Daria Bignardi e di Luca Sofri e che ho detto, ribadisco, in una conversazione privata per far capire, con un esempio “specchiato” a chi non voleva sentire ragioni, come fosse assurdo strumentalizzare i fatti privati, sia finito stampato da uno che è evidentemente così accecato dalla propria superiorità intellettuale da non rendersi conto che ha fatto una cosa cretina.

    Infine mi tocca ribadire che non è con le minacce o gli “avvertimenti” che accetterò di stare zitto. Quando a tredici anni andai al liceo, mi avvicinarono tre ceffi (sempre di Lotta continua…) e mi dissero di non mettermi in testa di fare politica, come già faceva mio fratello, perché mi avrebbero fatto fare tre mesi di ospedale. Questo indusse me, che avevo simpatie socialiste, a correre ad iscrivermi al Fronte della Gioventù. Due di quei figuri oggi fanno i giornalisti, sono anche loro “ex” e oggi mi “consigliano” di non espormi alle rappresaglie giornalistiche…

    Io so di non contare un granché politicamente e che le attenzioni nei miei confronti sono solo determinate dalla convinzione, a mio avviso sciocchina, di poter usare me per nuocere al sindaco di Roma.

    Alemanno non mi sembra il tipo da farsi terrorizzare dalle pallottole di carta.

    Io, per quanto mi riguarda, insisto a dire, anche se nessuno è obbligato a darmi ascolto, che il giornalismo ha un ruolo importante nel creare atmosfere positive e nel consentire ai cittadini di formarsi un’opinione che gli permetta di leggere la realtà e partecipare alla politica. I killeraggi, gli “sputtanamenti”, le mistificazioni e i giochi di prestigio con il detto e non detto per modificare l’immagine delle cose senza per questo scrivere il falso, non sono attività essenziali per essere un buon professionista. Ma, ben inteso, potrei anche sbagliarmi.

  4. dalla reuters:

    Rogo Primavalle,Veltroni e Fini: duri con violenza politica

    ROMA (Reuters) – Il presidente della Camera e leader di An, Gianfranco Fini, e il segretario del Pd, Walter Veltroni hanno detto oggi alla presentazione di un libro sul rogo di Primavalle che alla violenza politica degli anni 70 si deve guardare ancora oggi con la massima severità.
    Il libro che ha fornito l’occasione della riflessione è “La notte brucia ancora”, di Gianpaolo Mattei, il fratello delle due vittime di 8 e 22 anni, figli di un segretario di sezione dell’Msi, uccisi nell’incendio della loro casa nel quartiere Primavalle a Roma il 16 aprile 1976, opera di tre militanti di Potere operaio.

    Condannati a 18 anni ciascuno in appello per incendio doloso — ma uno solo di loro ha scontato due anni di carcerazione preventiva –, nel 2005 i tre hanno visto accolta dalla Corte d’appello di Roma la richiesta di estinzione della pena.

    Ricordando l’episodio, Fini ha detto che occorre “far sì che ci sia una giustizia non solo affermata con le parole ma garantita coi fatti, perché ci sono troppi che non hanno pagato” per delitti a sfondo politico.

    Parlando della violenza degli anni 70, Veltroni ha detto che “sono anni che oggi credo possiamo guardare con la durezza e la severità necessaria, perché non è mai finito il rischio che la violenza possa tornare”.

    Ma sul “passato che rischia di tornare” Fini si è mostrato più cauto del leader del Pd.

    “Oggi per fortuna quegli anni sono davvero molto, molto lontani. Oggi è inimmaginabile registrare episodi come quelli di allora”, ha detto il presidente della Camera, che ha voluto ricordare il suo maestro politico, Giorgio Almirante, leader storico dell’Msi, il partito da cui è nata Alleanza nazionale.

    “Se non ci fosse stato l’esempio di chi andava in giro senza scorta e nei comizi ci diceva ‘non odiate’… se non ci fosse stato l’esempio di Giorgio Almirante, oggi non saremmo qui a parlare di una guerra civile strisciante, ma di una guerra civile vera”, ha detto.

    Per Veltroni, invece, gli slogan bellicosi lanciati da militanti dell’estrema sinistra nelle manifestazioni più recenti contro l’intervento militare italiano in Medio Oriente e in Afghanistan impongono una costante vigilanza.

    “Attenzione, perché lo slogan ‘Dieci, cento, mille Nassiriya’ è come quello ‘Camerata basco nero, il tuo posto è al cimitero’… stiamo attenti perché ci sono dei momenti in cui qualcosa si rompe, perché quel tempo dell’odio non è mai finito, e basta… una parola messa male perché riaffiori”.

  5. SOLIDARIETA’ A DE ANGELIS

    Rimango costernato da quanto viene raccontato da Marcello De Angelis. A parte il primo articolo sul Corriere della Sera – quello della cronaca del suo matrimonio – mi erano sfuggiti gli altri pezzi, che trovo di una gravità inaudita. Ti sono vicino e solidale – per quel poco che conta la mia parola.

    Aiutami però a dare voce anche ad altri avvenimenti della storia che senz’altro potrebbero essere delle spine del fianco all arroganza della sinistra Italiana. Come tu sai, mi sono occupato di ritrovare le storie delle vittime italiane dei Gualg sovietici, e tra questi idealisti periti miseramente, anche la storia del fratello di mia nonna, Roberto Anderson che emigro’ in URSS nel 1924, sperando di trovare la realizzazione dell’utopia comunista e contribuire a costruire un mondo migliore e una società più giusta, finendo invece con un colpo alla nuca dellaa NKVD, sepolto in una fossa comune, insieme ad altri decine di migliaia di sventurati.
    La sua fine è rimasta nell’oblio fino a che Giancarlo Lehner, ora tuo collega al Parlamento, ha trovato le tracce e le prove di quei accadimenti. Il “prode” Fassino ha tentato di riabilitare la sinistra italiana lo scorso anno a San Pietroburgo, mettendo una lapide in memoria delle vittime italiane (circa un 1.000 tra fucilati e morti nei gulag) nel silenzio totale della stampa italiana conformista. Perchè non ricordare questi eventi nell’occasione dell’anniversario della caduta del muro di Berlino, con un convegno organizzato da Alemanno? Attilio Tonolo

  6. Io invece trovo che l’articolo di Bocconetti sia a suo modo geniale. Ovvero, coglie – molto più del mio, che è poco più di un resoconto di agenzia – un punto di ambiguità del dibattito di ieri: massima enfatizzazione del dramma, evaporazione di una interpretazione forte. “E’ stato il nostro Vietnam”, dice Veltroni con uno slogan efficacissimo che riassume questa idea qui. E poi aggiunge addirittura un paragone con la shoah. Il che vuol dire derubricare tutto a pura storiografia criminal,e il beloe il brutto. Detto questo, nell’intrico di ieri, mi è parso che Veltroni sia stato più coraggioso, per nulla auto-indulgente con gli errori della sinistra. Fini ha fato un pezzo strappo sul Cile (erano due anni che aveva accennato a questa cosa, in un confronto con Bertinotti) poi sullo stragismo non è capito proprio cosa volesse dire. E’ stato lui a introdurre l’argomento ed è stato lui a glissare, addirittura piccato perchè Piroso gli aveva fatto una domanda su Bologna.
    Luca

  7. QUESTA SERA ALLE 21.00 SULLA SETTE VA IN ONDA UNO SPECIALE DEL TIGGI CON LA RIPROPOSIZIONE QUASI INTEGRALE DEL DIBATTITO DI IERI.

  8. Iero c’ero anche io, in ultima fila. Ho visto la commozione dei mattei, ho apprezzato la sincerità di Giampaolo, che ha detto quella frase sulla strumentalizzazione dei morti, quanto deve essergli costata. Chissà se mamma Mattei non è venuta solo per l’emozione, come dice Luca, o se non ha condiviso la presenza di Fini o Veltroni, chissà. Se Luca scrive così forse ci dobbiamo fidare. Però devo dire che Fini mi ha deluso per un motivo: ha dato troppo per scontato. Ha parlato di se e di Virgilio e si è fermato lì. E’ sembrato più freddo di Veltroni, di cui non condivido nulla, ma a cui devo fare cappello per la passione che ci ha messo. Ho avuto l’impressione che l’omaggio ad Almiante sia stato dovuto solo alla presenza di Donna Assunta in platea. Sarò troppo cattivo?

  9. No. Sei anche troppo buono. Quando mai Fini parla di qualcosa che non sia se stesso? E tutto sommato è meglio così perché, sinceramente, sentirlo parlare di Almirante (a pochi giorni dal ventennale della sua scomparsa) senza provare un minimo di imbarazzo, mi fa venire l’orticaria!

  10. Perché il ricordo dei tanti comunisti, socialisti ed anarchici italiani e non solo che morirono nei gulag del paradiso sovietico possa avere un senso, il convegno dovrebbe essere organizzato dalla sinistra. Patrocinato da Alemanno presterebbe troppo il fianco a chi volesse parlare di “strumentalizzazione fascista”

  11. E’ proprio vero,di comunisti italiani ne ha liquidati più Stalin che Mussolini durante il bieco ventennio!Basterà ricordare l’anarchico Di Modugno, che a Parigi aveva ucciso il Vice console Conte Nardini, rifuggiatosi in URSS per sfuggire alla condanna riportata in Corte di Assise, liquidato dalla Ghepeu staliniana altro che la tanto vituperata OVRA. Per quanto riguarda Guido Giannettini,credo che fosse un esperto militare di rango; ben addentro alle trame internazionali e reputo che il suo libro postumo meriti di essere conosciuto da tutta l’area.Ho apprezzato molto il suo famoso dossier denominato San Marco anche se la curatrice del suo libro postumo la Mary Pace è da prendere con le pinze, visto i suoi trascorsi con l’ultimo prigioniero della seconda guerra mondiale ancora al mondo Erich Priebke. Credo però che non bisogna buttar via il bambino con l’acqua sporca. Spesso si infilano personaggi squalificati,deliquenti comuni, tossicomani, agenti dei servizi segreti, mitomani e pazzoidi di vario tipo in Ordine Nuovo, che stando a certe ricostruzioni postume non sarebbe altro che la longa manus della CIA in Italia durante gli anni di piombo. Io credo che il Gruppo di AR di Freda, la Fenice di Rognoni, Carlo Maria Maggi e Delfo Zorzi, hanno avuto percorsi simili ma che non siano tutti riconducibili ad Ordine Nuovo di Clemente Graziani, e che comunque Ordine Nuovo non sia responsabile di tutte le nefandezze di cui venne accusato all’epoca. Operare dei distinguo non solo è opera di onestà intellettuale ma anche opera di verità.

  12. Giorgio Almirante: appropriazione indebita?

    Tra pochi giorni, esattamente il 22 maggio, sarà il ventennale della morte di Giorgio Almirante. In tanti si apprestano a ricordarlo, ad inneggiare alla sua memoria, a farsene legittimi successori, a rivendicare il proseguimento di un cammino nel solco da lui tracciato. Questa corsa all’eredità non mi convince, soprattutto perché lui non può confermare la legittimità. Ho trovato un sistema infallibile per valutare se queste appropriazioni (soprattutto alla luce di alcune sconcertanti dichiarazioni, più o meno recenti degli ‘auto-eredi’) siano o meno indebite…

    DAL BLOG http://faber2008.blogspot.com/

  13. andrea insabato

    No al piattismo.
    Se ci sono stati i martiri di Primavalle è perchè la barbarie è comunista, la barbarie è materialista, la barbarie è dei senza Dio. Allora a chi mi parla di crociate efferate io oppongo questo concetto: la civiltà è cristiana, stop.
    Se ci sono stati gli anni di piombo è perchè l’odio resistenziale è di nuovo tracimato dopo le nefandezze della guerra civile 43-45-46.
    Altro che stesso piano, il fascismo era civiltà, il comunismo ateo, l’americanismo massone barbarie. Stop.
    Finalmente diciamola tutta, il fascismo, e sottolineo il fascismo, non è quello di cui ci parla Fini o i massmedia della milinfo(informazione militarizzata)il fascismo era CIVILTA’.
    Altro che sullo stesso piano!

  14. andrea insabato

    Ho visto la trasmissione ieri sera in tv, complimenti a Piroso, complimenti a Telese, complimenti al coraggio di andare contro corrente, fin da tempi non sospetti.
    Leo Gullotta e l’Amanda Sandrelli sono stati bravissimi. Veramente complimenti.

  15. Per Mancinelli, dovresti spiegarti meglio quando parli di Guido Giannettini; io personalmente ho apprezzato molto i suoi libri sulla Cina comunista e sui retroscena della rivoluzione culturale maoista, in quel tempo, ricordo che fu l’unico serio studioso dell’area, che scrisse sulla Cina di Mao Tse Tung.Trovo inoltre che il dossier “San Marco”,di cui ho letto qualche stralcio su di un libro scritto da un giornalista di estrema sinistra quella militante per intenderci, che vedeva sola “trame nere” e nient’altro, il cui titolo era “La notte della Maddonna” se la memoria non mi inganna,trovandolo all’epoca e ancora addesso molto interessante, soprattutto nelle conclusioni di Giannettini, in quanto prospettava piste alternative e non solo le solite note “piste nere”. Ricordo in quel tempo che tutti i giornalisti che se ne occupavano, erano diventati degli esperti “fontanologhi” alla Marco Nozza per intenderci. Mai che venisse (e venga tuttora) presa in seria considerazione, piste alternative che non siano le arcinote “trame nere”.Certo è strano che il suo libro sia stato pubblicato e passato subito sotto silenzio, tutto ciò mi lascia perplesso e incredulo.

  16. Insabato delira sulle crociate, sul materialismo e sulla civiltà…. Ma sulle speciale ha ragione, come mai?

  17. Francesco Mancinelli

    X Otello,
    il libro di Mary Pace è pssato sotto silenzio perchè dice verità scomode e conferma essenziali verità …

    Ad esempio mette in luce l’operazione contro l’Urss in Cecoslovacchia organizzata nel 1968 e propiziata dallo stesso
    ” Clan Trilaterista americano-progressita ” che aveva aperto in Europa una guerra strisciante tramite ambienti troskisti con gli apparati occidentali reazionari ..

    Ad esempio mette in luce il ruolo ambiguo dei vari “Think Thank” ( ce ne è più di uno) infiltratri alla grande dai servizi israleinai e proiettati a rompere l’accordo sotteraneo di Nixon con il mondo arabo.

    Ad esempio chiarisce come il Sid tramite Giannettini, cerca in qualche modo di capire se è vero e meno che le bombe del 1969 siano da imputare al gruppo Freda-Ventura e scopre che ” il misterioso ufficio degli Affari Riservati del Ministero degli Interni ” in quella fase gioca il Suo ruolo di depistaggio etero-diretto verso l’estrema destra perchè stanno cambiando gli equilibri internazionali …

    Ad esempio mette in luce il ruolo del gruppo Feltrinelli e del tutt’altro che estraneo a questi giochi internazionali tele-pilotati …

    Insomma un bel casino … su un fazzoletto di terra considerato terra di nessuno e quindi di tutti …

    Chissà … forse al posto delle ricostruzioni condivise per fare odiens ( prove del nuovo regime soft-post-ideologico Veltr-usconi ) sulla pelle dei Mattei , con il tempo verrà fuori che gli emissari del nemico Occidentale ( unico nemico vero dell’Europa di mezzo, ed autentico burrattinaio, che stava dietro tutte le trame rosso, nere, bianche, ecc ecc. ) è il vero responsabile “indiretto” degli assassini diretti di Primavalle …

    Da dare atto a Fini di aver lanciato pubblicamente un sasso nella palude dei misteri sullo stragismo, anche se con il solito comportamento distaccato, ambiguo , farisaico, privo di autentica volontà risanatrice …

  18. Per Francesco, ovviamente il regista occulto di tali manovre sono a mio modesto avviso i “soliti noti”!Ora apriti cielo, temo la reazione dei vari Bakunin…D’accordo sono perfettamente d’accordo con te. Infatti nulla avviene per caso e già nel famoso dossier “San Marco” si parlava, in epoca non sospetta della liquidazione di Feltrinelli, della montatura delle trame nere.Giannettini era uno studioso di livello internazionale, dovrebbe essere rivalutato e studiato con maggior attenzione. Non capisco la tua finale presa d’atto a favore di Fini; costui è la degna personificazione dell’involuzione che il MSI dai tempi di Michelini passando per Almirante e approdando a Fini ha fatto.Una giusta richiesta di Rauti è stata per il passato ora non so per il presente, quella di istituire una scuola di partito,una simile a quella di Frattocchie del defunto PCI per essere chiari, in quanto nell’area noto una singolare confusione di idee e una vera e propria Torre di Babele, ove passano tutte le più astruse delle ricostruzioni, certo bisognerebbe che i docenti fossero del calibro del defunto Guido Giannettini, un precursore anche della geopolitica.

  19. Fornasari, Lei continua a compoertarsi come quel gatto che Le dicevo, ma mi guardo bene dal darle soddisfazione: non voler vedere complotti giudaici (badi bene, non ho detto Israeliani!) ovunque non significa non voler vedere le responsabilità del Mossad. L’equazione ebreo=israeliano=sionista é Lei (e solo Lei!) che continua a farla. Ed é sinceramente un peccato, perché dice un sacco di cose interessanti tutte le volte che riesce a tenere a freno la Sua bile

  20. Francesco Mancinelli

    X Otello

    la mia non è una presa d’atto a favore di Fini, ci mancherebbe; è solo la constatazione sul fatto che nel suo intervento a messo in evidenza che la stagione dello stragismo potrebbe avere a che fare con la stagione dei conflitti internazionali in atto. E su questo non ci piove !!

    La scuola di partito promossa da Rauti ? Ha genereato la nuova classe dirigente ” camaleontica ” e post-ideologica di paraculi trasformisti, ex-rivoluzionari, ex-movimentisti, ex-estremisti, uomini e donne di apparato, che vivono e si ingrassano ( con i soldi pagati dalle nostre tasse) alla corte/ombra del duce-berlusconi. Di Rauti e dei suoi danni meglio non parlare ..

    Concordo sul fatto che sarebbe interessante aprire un dibattito sul ” personaggio ” Guido Giannettini , che rimane pur sempre , a mio avviso, un ” insorgente ” alle dipendenze della componente reazionaria USA, contro l’altra componente americana apolide e progressista. E questo Lui ha il coraggio di confessarlo. Giannettini era un informatore/agente/infiltrato di estrema destra a servizio di un pezzo del partito atlantico anti-comunista e bruciato da quello stesso apparato in cui prestò servizio.

    Infine concordo con Pavel. Gli Israeliani e soprattutto la filosofia messianica-territoriale ( .. di destra) che ha
    ” originato ” l’entità sionista non può esser confusa tout cour con l’ebraismo e con gli ebrei in genere … E’ una forzatura cripto-protestante …
    Piuttosto dovremmo seriamente capire, visto ” i nuovi flirt in atto nella capitale ” , che pesa abbiano avuto Fascismo e Nazismo storico nell’appoggio alla creazione dello Stato di Israele … e anche a queto punto i contatti che ebbe Ordine Nuovo con i servizi israeliani.

    Dare sempre a Cesare quel che è di Cesare.

  21. Per Francesco è vero che il Mossad, nel dopoguerra si avvalse anche della collaborazione del liberatore di Mussolini il famoso Skorzeny rifugiatosi in Spagna; però bisogna vedere se costui visto la fine di Eichmann, fu costretto a collaborare o lo fece spontaneamente in nome dell’anticomunismo “merce avariata” che tanto male ha fatto nella nostre area.Che gli israeliani abbiano cavalcato la tigre non c’è da meravigliarsi, sicuramente avranno infiltrato e manipolato parecchie teste calde di Ordine Nuovo; però bisogna stare ben attenti a non vedere per forza sempre e solo loro, altrimenti si esce dai binari della razionalità. E’ mai possibile egregio Francesco, che tutti ma proprio tutti i capi e i gregari di ON o di AN, della Fenice, del Gruppo di AR, erano al soldo di Tel Aviv?A questo punto allora avrebbe ragione Vinciguerra e torto tutti gli altri, non ti pare!

  22. Francesco Mancinelli

    X Otello,
    ma ci mancherebbe altro che fossero stati tutti al soldo di Tel Aviv !!

    Intanto va valutata con attenzione il dato che proprio Eichmann è tra i fautori nel Terzo Reich della nascita del Mossad e della costituzione di un progetto di fondazione di una Stato Sionista in Palestina in funzione anti-inglese.
    E questo spiegherebbe il perchè della brutta fine fatta dal
    “ragioniere” di Auschwitz …

    Su Skorzeny ed il suo ruolo negli apparati anti-comunisti non mi pronuncio. Ma le dinamiche erano piuttosto intricate visto che lo stesso Skorzeny aveva contatti con tutto il mondo arabo e soprattutto con le espressioni autenticamente nazionaliste.

    Freda in Italia paga amaramente di persona per l’esatto contrario. Avere dato per primo spazio ed appoggio logistico all’Olp in Italia in funzione anti-israeliana, ed avere abbandonato la prospettiva degli ” Uomini e Le Rovine” abbracciando la ” Via della Mano Sinistra ” del Cavalcare la Tigre : La Disintegrazione del Sistema .

    Lello Graziani ed il MP-ON è la vittima sacrificale del rientro ” inaspettato e tanto troppo tempestivo ” di Rauti nel MSI.

    Su Avanguardi nazionale mi aspetto ancora una seria rivisitazione critica da parte del gruppo storico soprattutto sul ruolo avuto all’estero dai suoi militanti. Manca infatti un testo di parte che analizzi profondamente le dinamiche e l’impostazione ideologica del gruppo. In ogni caso nel 1968′ sono stati tra coloro che avevano seriamente ed oggettivamente valutato l’opzione dell’unità generazionale. Discutibile il ruolo successivo legato alle scelte piuttosto ” infelici ” del Comandante Borghese, anch’egli “giocato” in funzione stabilizzatrice dalla componente atlantica anti-comunista.

    Ripeto da troppo tempo che per far fronte ad una indagine storiografica , seria, non agiografica, da affiancare a ciò che è stato pubblicato dagli altri, servirebbe un Istituto Storico sul Neo-Fascimo, in modo da capire chiaramente chi abbia lavorato per ” tenerlo in ostaggio ” e chi ha cercato disperatamente di liberare l’ostaggio.

  23. Francesco Mancinelli

    Cosi tanto per dire …

    Perchè Veltroni e Fini congiuntamente non chiedono la rimozione su tutti i Segreti di Stato dei “cosidetti anni di piombo” ?
    Perchè non promuovuono una memoria condivisa sulle “cause” dei cosidetti anni di piombo ?
    Non è poi che il comune amico/padrone “Atlantico” li resetti ?

  24. andrea insabato

    Oggi l’anniversario della morte di Almirante, lo ricordo per la sua grandissima capacità oratoria, al suo confronto Fini è un merluzzo preso dal mar Baltico e scaldato su un termosifone.

    Diabolik attento a Ginko.

  25. andrea insabato

    Domani 22 maggio manifestazione contro l’aborto a Roma piazza Montecitorio ore 11.
    Diabolik vieni anche tu, porta Eva però.

  26. Caro Mancinelli,
    dici sempre cose molto interessanti che spesso condivido soprattutto riguardanti la storia del nostro sciagurato neo-fascismo,
    invece per quanto riguarda la vicenda Eichmann/Mossad ci andrei con i piedi di piombo, credo che il Mossad sia l’evoluzione e il frutto di tutta una serie di reti ed esperienze spionistiche pre-stato d’Israele ed è indubbio che la corrente sionista radicale in Palestina entrò in conflitto con certa diplomazia Inglese e quindi non è escluso che a livello di “Intelligence” si crearono alleanze tattiche provvisorie anche con quei paesi ostili all’alleanza atlantica, non a caso, l’Italia e la Germania divennero in quelle terre dei temuti concorrenti dell’egemonia coloniale franco-inglese, inoltre è molto probabile che la rete per l’immigrazione clandestina degli ebrei dall’Europa in Germania abbia goduto qualche appoggio indiscreto come in altre nazioni con i relativi governi e spesso i responsabili ebrei di queste “reti”divennero in seguito gli agenti di spicco delle agenzie europee del neonato Mossad, ma da qui ad affermare che Eichmann favorì la nascita del Mossad ce ne passa.
    Un saluto

  27. Francesco Mancinelli

    X Pavel

    Riporto letteralmente il pezzo tratto dallo stesso libro-confessione di Giannettini :

    ” …Il Mossad era nato a Berlino nel 1937, con il consenso di Hitler, la sua centrale aveva sede nella Meinekestrasse. I primi accordi erano stati presi nella capitale tedesca ed erano stati poi perfezionati ad Haifa ed al Cairo, tra un esponente dell’Haganah, Peivel Polkhes, e due esponenti dello SD e delle SS : Herbert Hagen e Adolf Eichmann ….Immagina la soddisfazione del Mossad quando catturarono Eichmann, era l’unico testimone che poteva vantare una collaborazione tra Mossad e III Reich … ” pag. 43-44

    Una delle soluzione della questione ebraica era la creazione di uno stato proprio e la soluzione palestinese coincideva almeno nel 1937 perfettamente con gli interessi geopolitici anti-inglesi della Germania …

    La notizia ritorna da più parti; va ovviamente valutata perchè esistono anche fonti contrarie all’evento … ma conoscendo la meticolosità di Giannettini .
    Ufficialmente il servizio segreto israeliano nasce nel 1951, dopo la creazione dello Stato di Israele.

  28. Caro Mancinelli,
    ovviamente la notizia va valutata, sono d’accordo, però messa in questa forma secondo me è piuttosto inverosimile e fuorviante,
    non mi stupirei affatto se uscissero fuori dei documenti in cui risulterebbe il contributo dato, da parte di alti esponenti del nazionalsocialismo ( dell’Intelligence ) in funzione anti-inglese, alle frange sioniste più radicali in Palestina, cosi come non mi stupirei che qualcuno in Germania in parte favorì l’emigrazione di ebrei in Palestina, il responsabile della rete europea per l’immigrazione clandestina era un ebreo tedesco ( chissà se non operava direttamente da Berlino ? ), dopo la guerra divenne il capo ufficio operazioni della divisione politica in Europa con sede a Parigi alle dipendenze del ministero degli esteri di Tel Aviv, sta di fatto che Eichmann organizzò e gestì la deportazione degli ebrei dall’Austria e come tu giustamente scrivi, il Mossad fu costituito ufficialmente nel 1951, può darsi che Eichmann vivo poteva creare imbarazzo da questo punto di vista come Rudolf Hesse libero lo poteva creare agli Inglesi. Chissà?

  29. andrea insabato

    Queste sono notizie che cambiano la storia, le storie attuali, i percorsi politici, è evidente.

  30. Sulla attendibilità e sull’autorevolezza dell’agente segreto del SID, Guido Giannettini, collaboratore dello Stato Maggiore italiano, giornalista, storico e apripista degli studi geopolitici (un altro da ricordare è Terracciano)in Italia è fuori di ogni ragionevole dubbio. Perchè Pavel, non ritenere Eichmann uno dei fondatori del Mossad? Egli conosceva per averlo studiato lo Yddish, la lingua degli ebrei, aveva soggiornato alla fine degli anni trenta in Israele.Tutto lascia pensare che non sia una storia inventata di sana pianta, e poi c’è la prova finale l’impiccagione dello stesso Eichmann da parte degli israeliani, forse per togliere di mezzo un scomodo testimone.Per concludere non dimenticare che il nostro schieramento ha sempre avversato per ragioni metafisiche (il nemico dell’uomo) il ruolo nefasto degli ebrei nel corso della storia, come non pensare che abbiano avuto collusioni con i nazisti se costoro, più o meno inconsapevolmente, servivano ai loro nefandi scopi? Ma se per fino il filosofo di sinistra, Gianni Vattimo, dopo i pesanti attacchi da lui subiti per l’opera messa in atto da lui e dal suo schieramento per boicottare la recente fiera del libro di Torino dedicata a Israele, ha dichiarato al Corriere della Sera, che quasi quasi, si sta convincendo sulla autenticità dei famosi-famigerati ” Protocolli dei Savi Anziani di Sion”!

  31. Caro Otello,
    io non sono un esperto di “intelligence” e tanto meno del Mossad, ma cerco quanto meno di avere uno spirito critico su ciò che leggo con tutti i miei limiti ovviamente, se tu hai letto i miei precedenti post metto in dubbio che il Mossad è nato a Berlino nel 1937, come scrive l’autrice del libro di Giannettini e non Giannettini stesso nel suo dossier “San Marco”.
    Ho letto con attenzione le due pagine dedicate alla suddetta questione nel dossier ( documento C, 3- il controllo del Mossad sulla sinistra extraparlamentare, pag. 113 )
    Inizia facendo una differenza sull’orientamento politico dell’Intelligence israeliana prima del conflitto mondiale e dopo e poi scrive :
    “Il primo Mossad ( Mossad leAliyah Beth ) aveva iniziato ad operare a Berlino nel 1937…..con il consenso delle autorità del Terzo Reich, a seguito di accordi presi a Berlino ( poi perfezionati a Haifa e al Cairo ) tra un esponente dell’Haganah, Peivel Polkhes, e due esponenti dello SD e delle SS : Herbert Hagen e Adolf Eichmann.
    La convergenza fra sionisti e nazisti non era dovuta a tradimento da una o dall’altra parte, ma al contrario al comune interesse delle due parti – provato anche da altri accordi firmati in sedi diverse – al trasferimento massiccio degli ebrei dalla Germania alla Palestina. Questa linea comune trovava seguito nella guerriglia anti-inglese condotta durante e dopo la guerra dal LEHI ( Lohame Herut Israel ) meglio noto come gruppo “Stern “, e dallo Irgun Zwai Leumi.”

    Il primo Mossad cui fa riferimento Giannettini è quella “ rete “ europea per l’immigrazione clandestina, esisteva già un servizio segreto israeliano non l’ha favorito e creato in Germania un esponente del Terzo Reich !
    “leAliyah” in ebraico significa “Ascesa” e in questo caso sta per “immigrazione in Israele” ( da “Mossad”, di Benny Morris e Ian Black, BUR ), il capo di questa rete, come ho già scritto, era un ebreo tedesco Arthur ( Asher ) Ben-Natan, dopo la guerra divenne il capo ufficio operazioni della divisione politica in Europa con sede a Parigi alle dipendenze del ministero degli esteri di Tel Aviv, è probabile che operasse con la sua rete direttamente da Berlino ( Morris non lo specifica nel suo libro ) e magari precisamente nella Meinekestrasse o forse lì vi era solamente il suo agente di riferimento ( sono ovviamente punti interrogativi ).
    Quindi, ripeto, non mi stupirei affatto se uscissero fuori dei documenti in cui risulterebbe il contributo dato per un periodo, da parte di alti esponenti del nazionalsocialismo ( dell’Intelligence ) in funzione anti-inglese, alle frange sioniste più radicali in Palestina , per esempio ad esponenti dell’Irgun ( organizzazione militare della Palestina, principale movimento clandestino della destra ebraica ) o all’Lehi ( gruppo radicale terrorista comunemente chiamato banda “Stern” che condusse con maggiore durezza la lotta di liberazione nazionale contro gli Inglesi ), cosi non mi stupirei che qualcuno in Germania favorì l’emigrazione di ebrei in Palestina.
    La cosa interessante che viene narrata, anche da Morris, è la fondazione del Mossad ( 1951/2 ) e la graduale destituzione dei vecchi capi della rete europea- occidentale che vennero soppiantati da nuovi agenti tutti provenienti dall’Est-Europa.

    Su Vattimo e la sua battuta, tralascio….

  32. Poi non ci lamentiamo se escono fuori i “nazisti dell’illinois” o sui muri compaiono scritte “Mossad = SS “

  33. Perchè tralasciare la mia considerazione su Vattimo? E’ musica per le mie orecchie! Finalmente anche a sinistra qualcuno apre il cuore e la mente al problema dei problemi: la questione ebraica.Chi come lo scrivente ha una formazione evoliana (evolomane?)che si è formata studiando l’Evola migliore quello degli anni trenta e quaranta,(mentre il peggio di sè Evola lo ha dato nel dopoguerra collaborando per esempio con il settimanale di Mario Tedeschi ex-P2 Il Borghese) di cui consiglio vivemente la lettura di una silloge di scritti del magico Barone, pubblicato nel libro edito dalla casa editrice Il Cinabro e intitolata “Il genio di Israele”,non può che avere gli strumenti operativi e culturali, per conoscere a fondo la questione delle questioni, mentre mi pare di capire che Pavel, ha solo una formazione ed un approccio “laico” al problema, quindi manca di una necessaria visione del mondo metafisica sulla annosa questione.

  34. Francesco Mancinelli

    X Otello e Pavel,
    scusate per evitare di andare fuori tema.

    Quello che ci interssa è capire chi ha alimentato anti-fascismo e anti-comunismo militante in Italia ed in Europa negli anni 60/70 , all’interno di quali dinamiche, per quali obiettivi
    ecc. ecc.

    Il dramma di Primavalle , la stgione dello stragismo, la nazione Italia attraversata da chiunque ne avesse interesse …

    Capire chi era complice di queste operazioni, chi ne era il responsabile diretto, chi ne ha guadagnato da questa situazione di “democrazia teleguidata ed assistita “.

    Più che rintracciare a 35 anni i nomi dei veri responsabili della strage ( serve anche la verità storica processuale ovviamente) vanno ricercate a mio avviso le radici profonde di tutto il contesto.

    Solo allora Primavalle avrà fatto giustizia dei suoi martiri e dei suoi carnefici …

    Così le espressioni infelicemente ipocrite e neutre di Fini e Veltroni non avranno più tanta “odiens” …

  35. D’accordo, Francesco. io non trascurerei neppure però l’aspetto dell’immaginario collettivo nell’uno e nell’altro campo, quello che Reich (con buona pace di Fornasari) chiamerebbe “peste emozionale”: vi sono indubbiamente le responsabilità politiche che vedi Tu, limitarsi a quelle mi sembra tuttavia a volte riduttivo e “comodo” nella misura in cui si addossa la colpa ad un altro da sè. Che vi sianio state maniplazioni é indubbio, come e perché in molti ci si sia lasciati manipolare é comunque degno di interesse

  36. Francesco Mancinelli

    X Bakunin,
    infatti il passo successivo è capire chi ha affrontato “la guerra in buona fede” e chi era in malafede fin dall’inizio.

    Ad esempio tutti i carrieristi arrivati dell’ apologetica anti-comunista sono per lo più in mala fede, così come gli ultra-anti-fascisti convertiti oggi all’occidentalismo di detsra più bieco e rezionario …

    Dentro i cosidetti “post-ideologici” difficile trovare gente in buona fede …

  37. Caro Mancinelli,
    sono d’accordo con te,
    ma , per capire la cosiddetta “strategia della tensione “ non basta vedere la contrapposizione Est-Ovest ( Yalta ) perchè bisogna valutare l’altra direttrice delle tensioni geopolitiche europee Nord-Sud così per valutare pienamente chi ha alimentato l’anti-fascismo e chi l’anti-comunismo bisognerebbe partire dal 1943 e poi arrivare fino agli anni 60/70, altrimenti si rischia di fare confusione.

  38. Non che cambi le cose, Francesco, però non giurerei sulla malafede fin dall’inizio (qualcuno lo conosco personalmente ed erano carrieristi già a 18 anni!) per altri probabilemnte vale quello che canta Vecchioni:
    “ma il viaggio é lungo
    e il giorno viene
    che c’é chi si chiede
    Mi conviene?”
    Un saluto

  39. Egregio Bakunin più personaggio squalificato di Whilem Reich non poteva citare; le sue masturbazioni mentali sulla energia orgonica, quel suo coniugare freudismo e marxismo, il tutto all’interno di un deteriore pansessualismo, la sua miserabile fine di suicida, dopo essere finito esule negli USA, per le sue radici giudaiche, dopo essere stato arrestato dal FBI per il suo animo (congenito visto le radici?) di sovversivo errante di paese in paese …mi fanno venire a mente la celebre frase del doktor Paul Joseph Goebbels:”quando sento parlare di cultura, metto il colpo in canna”; oppure quella del colonnello Milan fondatore e mitico Comandante del Tercio spagnolo:”abbasso l’intelligenza,viva la morte!”.Per quanto riguarda i recenti acquisti del più becero berlusconismo, tipo Giuliano Ferrara, Carlo Pannella,Paolo Liguori,Gad Lener, tutti con trascorsi giovanili come oltranzisti di sinistra, ebbene definire costoro segatura,rifiuti umani è troppo poco!Poi definire la banda di rinnegati di AN e il suo capo e i suoi colonnelli, non basterebbe una enciclopedia di insulti, intanto per addesso limitiamoci a coprirli di sputi! Certo i tantissimi giovani militanti del defunto MSI, rovinati negli anni di piombo, mai avrebbero pensato di finire in carcere o all’obitorio per consentire ad un cinico politicante di andare a Gerusalemme a maledire il fascismo e a rinnegare il tutto, fondatore compreso.

  40. Francesco Mancinelli

    X Pavel,
    concordo perfettamente. Se perdi una guerra mondiale diciamo che poi per decenni hai delle ” piccole conseguenze ” …

    X Bakunin
    ti rispondo sempre con Vecchioni ed una Sua mirabile canzone ..

    Figlia
    (Vecchioni)

    Sapeva tutta la verità
    il vecchio che vendeva carte e numeri,
    però tua madre è stata dura da raggiungere,
    lo so che senza me non c’era differenza:
    saresti comunque nata,
    ti avrebbe comunque avuta.

    Non c’era fiume quando l’amai;
    non era propriamente ragazza,
    però penso di aver fatto del mio meglio,
    così a volte guardo se ti rassomiglio,
    lo so, lo so che non è giusto,
    però mi serve pure questo.

    Poi ti diranno che avevi un nonno generale,
    e che tuo padre era al contrario
    un po’ anormale, e allora saprai
    che porti il nome di un mio amico,
    di uno dei pochi che non mi hanno mai tradito,
    perché sei nata il giorno
    che a lui moriva un sogno.

    E i sogni, i sogni,
    i sogni vengono dal mare,
    per tutti quelli
    che han sempre scelto di sbagliare,
    perché, perché vincere significa accettare,
    se arrivo vuol dire che
    a qualcuno può servire,
    e questo, lo dovessi mai fare,
    tu, questo, non me lo perdonare.

    E figlia, figlia,
    non voglio che tu sia felice,
    ma sempre contro,
    finché ti lasciano la voce.
    Vorranno
    la foto col sorriso deficente,
    diranno:
    “Non ti agitare, che non serve a niente”
    e invece tu grida forte
    la vita contro la morte.

    E figlia, figlia,
    figlia, sei bella come il sole,
    come la terra,
    come la rabbia, come il pane,
    e so che t’innamorerari senza pensare,
    e scusa,
    scusa se ci vedremo poco e male:
    lontano mi porta il sogno
    ho un fiore qui dentro il pugno.

  41. Francesco Mancinelli

    Ne dedichiamo una anche a tutto il “letamaio” post-ideologico, fatto di quelli che vogliono superare “la guerra” senza averla mai fatta, e/o avendola fatta per finta o per conto del “nemico” e/o per proprio tornaconto personale ..

    [ Don Chisciotte ]

    Ho letto millanta storie di cavalieri erranti,
    di imprese e di vittorie dei giusti sui prepotenti
    per starmene ancora chiuso coi miei libri in questa stanza
    come un vigliacco ozioso, sordo ad ogni sofferenza.
    Nel mondo oggi più di ieri domina l’ingiustizia,
    ma di eroici cavalieri non abbiamo più notizia;
    proprio per questo, Sancho, c’è bisogno soprattutto
    d’uno slancio generoso, fosse anche un sogno matto:
    vammi a prendere la sella, che il mio impegno ardimentoso
    l’ho promesso alla mia bella, Dulcinea del Toboso,
    e a te Sancho io prometto che guadagnerai un castello,
    ma un rifiuto non l’accetto, forza sellami il cavallo !
    Tu sarai il mio scudiero, la mia ombra confortante
    e con questo cuore puro, col mio scudo e Ronzinante,
    colpirò con la mia lancia l’ingiustizia giorno e notte,
    com’è vero nella Mancha che mi chiamo Don Chisciotte…

    [ Sancho Panza ]

    Questo folle non sta bene, ha bisogno di un dottore,
    contraddirlo non conviene, non è mai di buon umore…
    E’ la più triste figura che sia apparsa sulla Terra,
    cavalier senza paura di una solitaria guerra
    cominciata per amore di una donna conosciuta
    dentro a una locanda a ore dove fa la prostituta,
    ma credendo di aver visto una vera principessa,
    lui ha voluto ad ogni costo farle quella sua promessa.
    E così da giorni abbiamo solo calci nel sedere,
    non sappiamo dove siamo, senza pane e senza bere
    e questo pazzo scatenato che è il più ingenuo dei bambini
    proprio ieri si è stroncato fra le pale dei mulini…
    E’ un testardo, un idealista, troppi sogni ha nel cervello:
    io che sono più realista mi accontento di un castello.
    Mi farà Governatore e avrò terre in abbondanza,
    quant’è vero che anch’io ho un cuore e che mi chiamo Sancho Panza…

    [ Don Chisciotte ]

    Salta in piedi, Sancho, è tardi, non vorrai dormire ancora,
    solo i cinici e i codardi non si svegliano all’aurora:
    per i primi è indifferenza e disprezzo dei valori
    e per gli altri è riluttanza nei confronti dei doveri !
    L’ingiustizia non è il solo male che divora il mondo,
    anche l’anima dell’uomo ha toccato spesso il fondo,
    ma dobbiamo fare presto perché più che il tempo passa
    il nemico si fà d’ombra e s’ingarbuglia la matassa…

    [ Sancho Panza ]

    A proposito di questo farsi d’ombra delle cose,
    l’altro giorno quando ha visto quelle pecore indifese
    le ha attaccate come fossero un esercito di Mori,
    ma che alla fine ci mordessero oltre i cani anche i pastori
    era chiaro come il giorno, non è vero, mio Signore ?
    Io sarò un codardo e dormo, ma non sono un traditore,
    credo solo in quel che vedo e la realtà per me rimane
    il solo metro che possiedo, com’è vero… che ora ho fame !

    [ Don Chisciotte ]

    Sancho ascoltami, ti prego, sono stato anch’io un realista,
    ma ormai oggi me ne frego e, anche se ho una buona vista,
    l’apparenza delle cose come vedi non m’inganna,
    preferisco le sorprese di quest’anima tiranna
    che trasforma coi suoi trucchi la realtà che hai lì davanti,
    ma ti apre nuovi occhi e ti accende i sentimenti.
    Prima d’oggi mi annoiavo e volevo anche morire,
    ma ora sono un uomo nuovo che non teme di soffrire…

    [ Sancho Panza ]

    Mio Signore, io purtoppo sono un povero ignorante
    e del suo discorso astratto ci ho capito poco o niente,
    ma anche ammesso che il coraggio mi cancelli la pigrizia,
    riusciremo noi da soli a riportare la giustizia ?
    In un mondo dove il male è di casa e ha vinto sempre,
    dove regna il “capitale”, oggi più spietatamente,
    riuscirà con questo brocco e questo inutile scudiero
    al “potere” dare scacco e salvare il mondo intero ?

    [ Don Chisciotte ]

    Mi vuoi dire, caro Sancho, che dovrei tirarmi indietro
    perchè il “male” ed il “potere” hanno un aspetto così tetro ?
    Dovrei anche rinunciare ad un po’ di dignità,
    farmi umile e accettare che sia questa la realtà ?

    [ Insieme ]

    Il “potere” è l’immondizia della storia degli umani
    e, anche se siamo soltanto due romantici rottami,
    sputeremo il cuore in faccia all’ingiustizia giorno e notte:
    siamo i “Grandi della Mancha”,
    Sancho Panza… e Don Chisciotte !

  42. ho visto lo speciale su La7. A me è piaciuto! un plauso a Piroso, a Gullotta e Sandrelli, e a la7 per la scelta fatta. La presenza di Fini e Veltroni non mi ha detto nulla di particolare. E’ stata importante la loro presenza per il ruolo che ricoprono, ma francamente da due personaggi del genere è lecito veramente aspettarsi qualche analisi un pò più profonda su quello che sono stati gli anni settanta…o forse sono io che mi aspetto troppo!!

  43. Salve,sono una docente di lettere, ho 39 anni e , per caso, ho scoperto il libro. Mi sono cosi ritrovata, immersa in quegli anni, che per me, sono stati quelli della mia infanzia e solo adesso comprendo alcune frasi che mio padre diceva ogni qualvolta andava in onda il telegiornale, Solo adesso capisco la sua rabbia e il suo dolore, capisco la sua preoccupazione guardando me ancora bambina.Poveri ragazzi! Dimenticati già da allora! Grazie per questo libro, che permettera, non solo a me, ma anche a tanti altri di ricordare queste anime bianche colpevoli solo di avere creduto in ideali , sbagliati o meno che fossero, ma ci credevano.E per ricordare la loro memoria cercherò di portare in classe questo spaccato di vita italiana che, i nostri ragazzi dovrebbero conoscere per comprendere quanto sia importante credere in qualcosa! Grazie ancora! Daniela Marino

  44. Gentile Daniela,la esorto a dire ai suoi ragazzi in aula, che una grossa responsabilità di quello che è avvenuto in Italia, negli “anni di piombo” è anche dovuta alla nefasta opera di “intossicazione” di “avvelenamento” portata avanti e dovuta in gran parte a due categorie professionali: la prima quella dei pennivendoli-giornalisti e in seconda, ma non di importanza, quella degli insegnanti! Si propria la sua di categoria professionale. La classe insegnante italiana in quegli anni, era quasi tutta composta da ex-sessantottini, da un pullulare di femministe, abortiste convinte, le quali nelle aule spacciavano a piene mani una sorta di droga ideologica che altro non era che una sorta di insalata mista fatta di freudismo, il tutto condita con una verniciata di marxismo! Ricordo che era prassi costante da parte degli insegnanti di”erudire il pupo” con una sorta di litania quotidiana, fatta di richiami continui alla resistenza, all’antifascsimo, alla lotta per l’emincipazione delle donne1 Semplicemente stomachevole, infatti i risultati si viderono subito all’opera: una scuola che sfornava diplomi (diplomificio) e delle generazioni di somari e di asini che tanti danni hanno fatto all’Italia!

  45. Caro Fornasari,
    lasci perdere le invettive contro gli insegnanti… Lei mi pare molto confuso.
    Luca

  46. Caro Luca, io sono di un lucido e salutare fanatismo, altro che confuso! Naturalmente quando mi definisco un lucido fanatico, intendo il termine fanatico nel vero e proprio senso etimologico del termine.

  47. Fanatico, dal latino f-Anaticus derivante dalla rad. greca Anà-ticos

  48. Affangala il nazismo amico dei sionisti!
    Eichmann l’hanno fatto fuori perchè sapeva troppo, molto oscuro quel processo.
    Vattimo un omosessuale che talvolta dice cose giuste, come sui Protocolli. Nessuno è perfetto,nessuno è completamente imperfetto.
    Que viva el Don Quijote siempre.
    Diabolik nelle vene non ha il sangue, ma i fumetti.

  49. andrea insabato

    L’anonimo di prima ero io. Io mi firmo.

  50. muti nec mutus

    Caro Luca, Tu sei troppo giovane e non ci sei passato, ma avendo avuto insegnanti che ti spiegavano che le Brigate Rosse erano Nere e che i Cristiani Maroniti che venivano massacrati erano soltanto dei fascisti morti, bè, è difficile dare torto ad Otello!

  51. Ottimo intervento muti nec mutus! Ricordo che Umberto Eco scriveva che i proclami delle Brigate Rosse erano opera…di un brigadiere dei carabinieri. Ricordo che a Verona un insegnante ebreo, tal professor Marsiglia, privo di adeguate credenziali e di equipollenti titoli di studio, proveniente dal sud America, fu nominato professore di ruolo ed ottenne il posto di insegnante, in un istituto pubblico veronese!Costui finse un aggressione da parte dei naziskin scaligeri…fu smascherato e si rifuggiò in sud America da dove era venuto. Il direttore del Gazzettino di Venezia, scrisse prima che fosse smascherato, che tale povero insegnante ebreo, era figlio di genitori morti ad Auschwitz! Ebbene poi si seppe che i genitori erano vivi e lui era nato negli anni cinquanta,come poteva essere orfano di due ebrei” gassati” resta misterioso! Queste sono le due categorie professionali che hanno “avvelenato” e “drogato” intere generazioni di giovani italiani!

  52. io a scuola ho sempre avuto insegnanti democristiani molto moderati, liberali, socialdemocratici o missini….praticamente quasi mai comunisti eppure ho vissuto e fatto le scuole in calabria e in romagna, quindi in Italia…..e certe litanie a scuola non le ho mai sentite!! ne ho sentite altre e di altro tipo, del tipo Mussolini non era poi così cattivo, anche tra i comunisti ci possono essere a volte delle brave persone, la DC (e/o il PSI) ci danno lavoro e democrazia, i politici sono tutti uguali, ecc….. brutta cosa generalizzare!!

  53. Come diceva Winston Churchill, un fanatico non é solo uno cui non si riesce a far cambiare opinione, non si riesce neppure a fargli cambiare discorso

  54. Churchill, lo stessso grande uomo che regalò la Polonia a Stalin?

  55. Raffaele, se un giorno andrai in pensione, sarà stato merito di Mussolini, l’unico che abbia veramente legiferato in Italia sulle questioni sociali

  56. quale pensione??? grazie a Dini, Prodi, Amato, Berlusconi, ecc. mi sa che in pensione non ci andrò mai!! :)

  57. Generalizzare? Ma lo sai che al tempo della legge Basaglia, sulla chiusura dei manicomi, dall’Osp. ps. venivano stampati dei volantini dove veniva scritto che le donne erano delle brave compagne perchè le mestruazioni erano rosse? Che i professori progressisti erano alla testa di cortei dove si gridava “Fascisti, padroni, non raccontate balle, siete voi i colpevoli di Primavalle!”? Leggi su Cuori Neri i capitoli dove si parla dei professori di Ramelli, Giaquinto, ecc. Girano ancora le palle pensando al preside che giustificava d’ufficio le assenze per”antifascismo militante”.

  58. Strano caro Luca, basti pensare che il sindacato CGIL funzione pubblica è maggioritario tra i dipendenti pubblici, più che nel privato e tra i pensionati più che tra quelli attivi!Certamente concordo con te che bisogna assolutamente evitare i soliti luoghi comuni: “Hitler era un pazzo”,”Mussolini in fin dei conti non ha mai ucciso nessuno” e via su questa frequenza d’onda. Ma negli “anni di piombo” era proprio questo che avveniva: tutte dico tutte, le stragi erano fasciste; l’uccisione di missini erano faide interne, cioè estremisti di destra che ne uccidevano altri..i fratelli Mattei erano stati arsi vivi da estremisti di Ordine Nuovo…ricordo che Oriana Fallaci scriveva che Pasolini era stato vittima dei fascisti e non di “Pino la rana” rimorchiato dal regista alla stazione Termini.Interrogata dal giudice istruttore sulle sue fonti…si trincerò dietro il segreto professionale! Giornalisti e insegnanti due categorie professionali, che durante gli “anni di piombo” sarebbe stato opportuno mandargli in miniera a “rieducarsi”, come avveniva in Cina da parte delle Guardie Rosse durante la celebre Rivoluzione culturale.

  59. Io ho avuto un’insegnante di religione, laico, in una scuola privata di pretacci, che ad una delle prime lezioni ( 4° ginnasio ) ci disse che se ci masturbavamo con i giornaletti ( tipo caballero, Le Ore…. ) saremmo diventati tutti impotenti !
    Io a dire la verità, non solo la pratica l’ho perpetrata nel tempo con assiduità ma non con ossessione, ma ancora oggi, nonostante abbia dei figli e una moglie, qualche segha ogni tanto me la faccio volentieri.

  60. Ma la sega è di destra o di sinistra?

  61. tanto per banalizzare…….

    Secondo me a destra era più praticata ( poche donne e difficoltà di rapporti conseguenza pippe) che a sinistra, dove la promiscuità e la libertà sessuale era più diffusa, contrariamente le pippe mentali erano più di sinistra che di destra.

  62. Per Bakunin, lei difende sempre cause perse a priori. Ieri l’erotomane Reich, oggi l’alcoolizzato, tabagista acuto Churchill!L’affossatore dell’Impero britannico, colui il quale affermò negli anni trenta che se fosse stato italiano, sarebbe stato fascista, salvo poi come Gianfranco Fini cambiare idea!Uno degli inventori dei lager e delle deportazioni di massa dei civili. Infatti spetta alla perfida Albione, il primato storico, nell’invenzione di rinchiudere in lager la popolazione civile. Tale soluzione finale fu adottata su indicazioni degli schiavisti e dei negrieri inglesi contro la popolazione boera in sud Africa durante il conflitto che contrappose inglesi alle popolazioni boere! Per ultimo voglio ricordare che furono, i tanto vituperati fascisti italiani, ad abrogare con un apposita legge la schiavitù legale e ampiamente diffusa in Etiopia, dopo la conquista di quel territorio. L’abolizione della schiavitù in Etiopia e in tutta Africa, al negriero e allo schiavista Churchill, evidentemente non stava a cuore!

  63. Dott. Tirone

    Sarebbe interessante sapere cosa ci faceva Churchill sul Lago di Como poco tempo dopo l’omicidio del Duce…

  64. Da : Liberazione . it ( pag. 12 )

    “L’Unità” legge
    il Sessantotto
    come i fascisti

    Guido Caldiron
    Operazione di mercato che strizza l’occhio ai tempi o consapevole incursione sul terreno del revisionismo storico? Forse nessuna delle due. Dall’imbarazzo che circonda la vicenda si potrebbe ipotizzare anche una semplice patacca rifilata a un giornale che però avrebbe dovuto accorgersene prima. In ogni caso una vicenda destinata a far discutere. E a ragione.
    Sabato L’Unità sarà in edicola con un documentario annunciato come “un capolavoro del nostro cinema d’autore”, dal titolo Sessantotto. L’utopia della realtà , diretto da Ferdinando Vincentini Orgnani. Peccato che l’opera, prodotta dall’Istituto Luce è già uscita sotto forma di un libro più due Dvd nel 2006, si basi sulla ricostruzione storica del ’68 compiuta da Adalberto Baldoni, già esponente del Movimento Sociale Italiano, storico e giornalista da sempre legato al mondo neofascista. Uno che sul Sessantotto, come sul resto della storia nazionale a cui ha dedicato una mezza dozzina di libri, ha sempre avuto le idee chiare: vale a dire rivendicare la presenza dei giovani di destra in quel movimento. Anche perché per la memoria del neofascismo quella del ’68 resta una pagina aperta, da riscrivere e riconquistare, come illustrano le recenti sortite di Fini – “all’epoca perdemmo un’occasione, non capendo i giovani” – o del neosindaco della Capitale Alemanno che, ricevendo in Campidoglio il poeta della Beat generation Ferlinghetti, ha parlato dell’ “anima del Sessantotto uccisa dal marxismo”.
    Due gli elementi su cui i neofascisti hanno sempre puntato per defire il “loro ’68″: la rivendicata presenza di alcuni di loro durante gli scontri di Valle Giulia il 1 marzo di quell’anno e l’identità “non ideologica” del debutto della contestazione giovanile. Così, a titolo di esempio, nell’introdurre la sua ricerca su quella stagione Baldoni scrive: «A giudizio del filosofo Armando Plebe, un passato trascorso prima nel Pci e successivamente nella Destra nazionale, tra il Sessantotto americano e quello europeo è necessario fare una notevole distinzione, anche se tutto ha avuto origine nelle università californiane: “Quello americno era fondamentalmente pacifista, anche se contestava l’autoritarismo accademico, anche se era contrario alla guerra nel Vietnam. Quello europeo, invece, era essenzialmente bellicoso. Nelle piazze cercava lo scontro, predicava la violenza… Basta osservare ciò che è successo nel corso del maggio francese”. E intervistato dal quotidiano di An, il Secolo d’Italia , l’ex esponente della destra nazionale presenta così la sua ricerca: «il ’68 è stato molto strumentalizzato a fini politici, specialmente a sinistra. Io volevo che si accertasse in maniera inequivocabile che in Italia la contestazione come rivolta culturale e sociale è morta con dei gruppi extraparlamentari di sinistra, quando è stata ideologizzata».
    Per Baldoni, già dirigente dell’organizzazione giovanile missina la Giovane Italia alla fine degli anni Cinquanta, per oltre trent’anni nel Comitato centrale del Msi, eletto cinque volte consigliere missino in Campidoglio, la “conquista” del ’68 ha un valore tutt’altro che simbolico: «sono convinto che quella battaglia – spiega oggi – abbia dato buoni frutti. Se Mario Capanna, che era uno dei più duri antifascisti, ha accolto la vittoria di Alemanno a Roma con favore vuol dire che determinati personaggi di spicco hanno riconosciuto l’affermazione del nuovo». Più in generale, per l’intera estrema destra italiana, si tratta di affermare una presenza nella storia dei movimenti giovanili che altrimenti sarebbe testimoniata soltanto dalla strategia violenta e terroristica che caratterizò questo ambiente lungo una fase storica che va dalla strage di Piazza Fontana del 12 dicembre del 1969 fino a quella alla stazione di Bologna del 2 agosto del 1980. Non a caso sui muri di Roma alla fine degli anni Settanta i “ragazzi” della nuova destra scrissero con rabbia “Caradonna ’68, Lama ’77″, ricordando come l’attacco alla Facoltà di Lettere lanciato la mattina del 16 marzo del 1968 dagli attivisti missini, armati di spranghe e bastoni e guidati da Giulio Caradonna e Giorgio Almirante, sia l’immagine plastica con cui è ancora oggi ricordato il maggiore contributo dei neofascisti al maggio italiano.
    L’operazione revisionista non può prescindere da questa realtà e perciò sceglie di farne un frammento come tanti del racconto di quella stagione: un po’ come accade con altre parti della storia nazionale, ricomposta e piegata agli interessi di una destra oggi vincente. Così nel documentario girato da Vincentini Orgnani sulla base della ricostruzione storica di Baldoni, accanto alle interviste a Adriano Sofri, Luciana Castellina, Enzo Mazzi, Massimo Cacciari, Oreste Scalzone, Erri De Luca e molti altri, trovano posto quelle all’ex parlamentare missino Giulio Caradonna, all’ex dirigente degli universitari di destra, Guido Paglia, a Mario Michele Merlino e Stefano Delle Chiaie entrambi tra gli esponenti di spicco di Avanguardia Nazionale, allo storico Giano Accame, allo scrittore Fausto Gianfranceschi e a Alberto Rossi, tutti esponenti del mondo neofascista di allora.
    La fotografia che ne emerge è perciò quella di un Sessantotto a due colori: un prima parte dove il nero è fortemente visibile, una seconda dove il rosso copre tutto. La vulgata dell’estrema destra trova infatti conferma nelle interviste del documentario: in particolare quella secondo cui agli scontri di Valle Giulia avrebbero preso parte anche gli attivisti del Fuan-Caravella, il gruppo che riuniva i missini dell’Università di Roma e altri giovani vicini a Avanguardia Nazionale. Il ’68 avrebbe perciò avuto all’inizio, secondo questa ricostruzione, più il carattere di una rivolta generazionale, che non quello di fenomeno sociale di rottura che si imporrà più tardi. Da qui l’attenzione con cui da destra si è sempre guardato alle parole che a quella giornata dedicò Pier Paolo Pasolini. «Uno dei pochi a capire la vera natura della battaglia di Valle Giulia fu Pasolini che avvertiva fino in fondo l’alterità di quei giovani da sé e dalla sinistra di classe – scrivono ad esempio due giornalisti di destra come Luciano Lanna e Filippo Rossi in Fascisti immaginari (Vallecchi, 2003) – “Bella vittoria, dunque la vostra”, ironizzava il poeta friulano scagliandosi contro i giovani di Valle Giulia in una poesia pubblicata su “Nuovi Argomenti” : “Avete facce di figli di papà / vi odio come odio i vostri papà (…) Quando ieri a Valle Giulia avete fatto a botte / coi poliziotti / io simpatizzavo con i poliziotti». «Il poeta friulano – precisano Lanna e Rossi – comprendeva meglio di altri, sia pure, magari, in modo viscerale e tutto emotivo, la vera natura del ’68, la sua irriducibilità agli schemi e ai valori dell’illuminismo progressista e, a maggior ragione, del marxismo».

    23/05/2008

  65. Hai ragione Pavel, le pochissime donne di destra in maggioranza erano donne con ..le palle, tipo la Francesca Mambro la Daniela Di Sotto! A sinistra era un pullulare di vagine, urlanti l’utero è mio e lo gestisco io!Per chi voleva “cuccare” era decisamente meglio militare a sinistra che a destra.Era così dapertutto, non solo sul fronte del sesso, ma per la carriera, per il lavoro, perfino per i preti che in confessionale mi suggerirono di spostarmi politicamente un pò più a sinistra, santo Iddio! che tempi!

  66. Lettore antelucano di giornali, Siro mi manda due SMS:

    «PDL piazza Nirenstein e Ruben in commissione affari esteri. Curiosa coincidenza: che cosa di ‘estero’ devono mai tutelare questi due deputati ‘italiani’»?
    «Berlusca apre TV per Paesi del Maghreb. La pornocrazia dell’occidente giudaico-cristiano più efficace del napalm».

    Eh sì, sono queste le vere «svolte» del governo cosiddetto «di destra». Quelle strombazzate da tutti i grandi media improvvisamente non più ostili saranno bocciate dalla Corte Costituzionale o semplicemente inapplicabili. Il reato d’immigrazione clandestina, l’aggravante per atti commessi da immigrati eccetera, tutte configurano «leggi razziali» (in quanto comminano pene aggravate in base alla condizione soggettiva della persona), e finiranno nel tritacarne costituzionale e sotto i fulmini di Bruxelles.

    Il carcere per chi si oppone alle discariche campane? Figurarsi che deterrente, per camorristi e pregiudicati incalliti. Vietati i matrimoni di comodo: vecchietto e badante dovranno dimostrare che convivono da due anni? E chi lo controllerà, i vigili urbani? Avremo un poliziotto sotto ogni talamo? Arresti e pene draconiane per chi affitta «in nero» ad extracomunitari? Benissimo: e gli intracomunitari, e gli italiani?

    Praticamente tutte le locazioni, dalla Lombardia in giù, sono in nero almeno parziale. Una simile legge darà un potere di ricatto dei locatari sui locatori, e farà sparire il già asfittico mercato degli affitti, comporterà altre intrusioni nella vita privata, non esattamente liberali. A meno che non soccorra il rimedio italiota universale: la non-applicazione pura e semplice, sia pur con spada di Damocle incorporata.

    Ma anche questo è nella tradizione: tutti noi incensurati lo siamo solo per caso, finchè il potere italiota non decide di contestarci una delle decine di reati che commettiamo ogni giorno per riuscire a campare: evasioni dall’IVA (su richiesta dell’idraulico e del dentista), detenzione di armi da guerra (la baionetta del nonno, 15-18), mancata dichiarazione di badante, falsi in atto pubblico… il Salame decisionista, mutando infrazioni amministrative in delitti penali, è riuscito in quel che pareva impossibile: aumentare il numero dei cittadini criminali di fatto, perseguibili ad arbitrio.

    Una specialità – la persecuzione dell’incolpevole – che eravamo abituati a considerare «comunista», alla Visco o alla Lenin. Ora è «liberale». Le sole gravi novità sono quelle che segnala l’amico Siro.

    Occorre avvertire che Ruben e la Nirenstein sono cittadini israeliani: ogni ebreo lo è di diritto, per jus sanguinis, loro lo sono anche di fatto. Due stranieri alla Commissione esteri. Sarebbe il caso di chiedere loro un giuramento di lealtà, perchè dichiarino quale patria si sentono in dovere di servire.

    Ma la risposta viene da sè. E già aver scritto questa frase ci farà incolpare, una volta di più, come «antisemiti» (altro reato potenziale che ci pende sul capo).

    Ma Giuliano Amato voleva imporre tale giuramento di lealtà ai musulmani cittadini: perchè a quei due likudnik no? A quei guerrafondai sionisti?

    Anche questo dice che la tendenza a sancire il razzismo per legge travalica gli «schieramenti». Si tratta, precisamente, del razzismo sancito per legge e praticato in Israele. Ora lo jus judaicum (due pesi due misure, talmudicamente, in base al sangue) è esteso anche all’Italia. Siamo la loro colonia.

    Non c’è bisogno di sottolineare l’altra «novità»: l’israeliano che è stato messo al ministero degli Esteri annuncia la sua «svolta» in Afghanistan. In pratica, i nostri soldati, che oggi sono lì come ISAF in funzione non combattente, saranno mandati a battersi a fianco di americani, inglesi e canadesi.Saremo dunque coinvolti in una guerra demenziale, e per giunta già perduta. Non solo il Pakistan, ma anche Karzai, raccomandano di aprire trattative coi talebani, anzichè combatterli.

    L’ambasciature russo a Kabul Zamir Kabulov, che fu giovane diplomatico sovietico nella stessa capitale nel 1977, dice con malcelata soddisfazione: «Non c’è errore commesso dall’URSS qui in Afghanistan che non sia stato ripetuto dalla comunità internazionale: sottovalutazione della nazione afghana, la convinzione nella superiorità nostra e nella inferiorità loro, la mancanza di conoscenza delle strutture etniche e sociali del Paese, la incomprensione delle tradizioni e della religione» (1).

    Persino i poteri forti americani, quelli veri (da Kissinger a Brzezinski), preoccupati del liberismo globale in pericolo, già si preparano a come governare il mondo dopo Bush l’idiota unilateralista,
    e pensano di tornare al multilateralismo e al soft-power, al Washington Consensus morbido (2).

    La politica estera di Bush è agli stracci. Il Salame e i suoi israeliani di riferimento ci trascinano in ritardo in quella rovina, perchè Bush lo vuole, perchè Olmert lo vuole. E perchè a Berlusconi la politica estera non interessa, non ci capisce un’acca e non legge nulla. Gli è parso furbo appaltarla alla Sacra Giudea Unita. Ne avremo qualche morto inutile fra i parà. Se non di peggio: un otto settembre asiatico, con l’abbandono delle nostre truppe in Asia.

    Persino il Council on Foreign Relations, per bocca del suo massimo esperto sull’Iran Ray Takeyh, considera saggio «concedere a Teheran una capacità di arricchimento nazionale» e «negoziare un accordo che venga incontro almeno a una parte delle loro domande». E’ una posizione che si affermerà quando Bush avrà sloggiato le bottiglie di whisky dalla Casa Bianca. Ed è convergente con quella tratteggiata dal ministro degli Esteri russo Sergei Lavrov: meglio «garantire la sicurezza dell’Iran e riconoscergli uno status eguale nel risolvere i problemi del Medio Oriente» (3).

    Invece Frattini sancisce: «Tutta l’Europa, Italia compresa, deve essere unita sulla linea delle sanzioni all’Iran». Ci porta allo scontro con l’Iran, con effetti che pagheremo carissimi, dato che il petrolio sale verso i 200 dollari (grazie a Bush), e che l’Iran, terzo produttore mondiale, sarà sempre più ricco e influente nell’area. Perchè lo vuole il Likud, perchè lo vuole il Talmud. E naturalmente la cittadina israeliana Nirenstein.

    Berlusconi si è messo in testa di dare un aiutino in stile Mediaset alla politica fallimentare e presto liquidata di Bush: facendo quello che crede di saper fare, una TV «moderna e tollerante» diretta ai paesi nordafricani. L’esportazione delle veline e della volgarità. Su questa impresa da ritardo mentale e morale, non trovo di meglio che lasciare la parola a una lettrice seria, Carla L.

    «E’ stato escogitato il sistema certo ed efficace per distruggere il mondo arabo, incenerirlo definitivamente, spegnere ogni possibile peculiarità e diversità culturale: l’istituzione di un canale televisivo, frutto della collaborazione di Berlusconi e Tarak Ben Ammar, tale Nesma TV, una copia di Canale 5, con gli stessi programmi, giochi, caratteristiche. A detta di Berlusconi essa mira a ‘diffondere un modello di vita moderno, tollerante, aperto’. La platea cui si rivolgerà è vastissima: dal Marocco alla Libia, decine di milioni di persone. Si prepara una nuova ‘normalizzazione’, più efficace di occupazioni militari con carri armati. Per chi considera ancora il mondo arabo, per quanto già mutato, ancora il ‘Katekon’ in quest’area del mondo, con la sua millenaria cultura, con ritmi di vita antichi, relazioni familiari ancora solide, una religione ancora praticata, che detta norme, stili di vita, valori, in grado di fronteggiare e opporsi al nuovo ordine mondiale, ebbene tale notizia è molto dolorosa e preoccupante. Spero solo questo: che sulla scorta delle esperienze dolorose subite da nazioni come l’Italia, che in pochi anni è stata devastata e annientata, annullando secoli di civiltà e tradizioni, gli amici arabi, attraverso gli uomini di cultura, le loro guide spirituali, ma anche i padri di famiglia siano più accorti, più critici, preparino meglio i loro figli a questa ‘modernizzazione senza progresso’ e non facciano come gli italiani dei passati decenni che ingenui e disarmati hanno aperto le porte al cavallo di Troia che poi li avrebbe distrutti».

    Italia colonia di Sion. La colonia noachica per sua volontà. La provincia babbea.

    ——————————————————————————–

    1) Arnaud De Borchgrave, «Kinetic response», Washington Times, 20 maggio 2008. «Speaking privately, not for quotation, Pakistani officials say NATO should encourage Afghan President Hamid Karzai to negotiate a deal with Taliban ‘moderates’ for a coalition government – or fight on for another 10 years, with no hope of a clear-cut victory».
    2) Mark Engler, «How to rule the world after Bush», Asia Times, 19 maggio 2008. «The ‘free trade’ elite in the United States, upset by the George W Bush administration’s neo-conservative go-it-alone nationalism that disregarded multilateral means of securing influence, wants a ‘guerrilla assault’ to return to the softer empire of corporate globalization. These corporate globalists are now bidding to control the direction of the US’s economic policy, and they see the Democrats as their best chance».
    3) M.K. Bhadrakumar, «Bush’s Middle East policy in tatters», Asia Times, 20 maggio 2008.
    «The George W. Bush administration’s failure in rolling back Syrian and Iranian influence in Lebanon pales in comparison with the withering away of its Arab-Israeli ‘peace process’. Time and again during Bush’s recent Middle East tour, what emerged was the palpable sense that the US has been all but marginalized from a new Middle East that is taking shape. And now China, too, has appeared on the region’s chessboard». Si noti che Israele si prende il diritto di «trattare con la Siria», nonostante il divieto del burattino Bush («Non si parla coi nemici»); invece Frattini non consente all’Italia il diritto di «parlare con l’Iran». Puro servaggio verso il Padrone.

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    Commenti : (58)

    EK
    Arezzo , maggio 22, 2008 15:05

    Kyrie eleison!

  67. bisognerebbe avvertire l’autore dell’articolo che la “pornocrazia dell’occidente” in quei paesi, incluso l’iran e Arabia Saudita, da un bel pezzo che è penetrata, attraverso internet e le parabole satellitari.
    il resto, no comment , ognuno ha le sue paranoiche fissazioni……..

  68. Lasciando da parte il resto… non che a sinistra si scopasse poi tanto… era un gran parlare e mettersi in discussione. Mi creda, Fornasatri, non si è perso nulla…

  69. Ma,
    insomma, Bakunin, a sinistra trombava, alla grande, solo Piperno e i vari leader di Potere Operaio ( quello romano perché Negri mi sa tanto che faceva poco…) , Tassinari dovrebbe dire la sua…….

  70. Fascista quello sempre, ma mi interessa il presente, i ragazzi cui sto vicino e che cercano di uscire dalla droga”. Mario Tuti parla piano. Sembra un pacifico nonnone che arrotonda con qualche lavoretto. Un’altra persona. Non certo il terrorista nero che dal febbraio 2004 è in semilibertà. Ora lavora in una tipografia alla periferia di Tarquinia, nella Comunità Mondo Nuovo, occupandosi di recupero di tossicodipendenti e della stampa della rivista bimestrale ‘Il faro’. Saluta come un vecchio amico il cane di quella comunità immersa nel verde, un maremmano di nome ‘Bella’.

    Schiva le domande, racconta degli anni ’70 quasi come se stato un semplice spettatore. Solo a tavola si lascia un po’ andare e commenta da non credente un passo del vangelo secondo Giovanni. La prima cosa che sorprende di quel ‘gigante nero’ di 190 cm che oggi ha 61 anni, è il suo orologio. Tuti porta al polso un segnatempo digitale che sfalza di continuo il segnale: sembra uscito da un fustino di detersivo per quanto è semplice, con il cinturino che fa fatica a fasciare il polso di uno spietato neofascista che nel 1981 con quelle mani forti e grosse ha strangolato in carcere Ermanno Buzzi, il camerata “traditore”.

    Quando glielo facciamo notare, sorride e rivela: “Quando ero dentro, un giorno Angelo Izzo si avvicinò per regalarmi un orologio d’oro. Mi avrebbe fatto comodo, diceva, magari per farmi amici o per corrompere qualche secondino. Non lo accettai, non me ne fregava niente di sapere l’ora”. Di tempo, il neofascista in gabbia ne ha contato tanto: 29 anni filati. Oggi, però, ‘Caterpillar’ – come lo chiamavano nei penitenziari di Livorno o Novara – rimarca di essere un uomo diverso. Sempre cordiale, pesa le parole. Le scandisce con quella calata toscana che lo caratterizza. Eppure ne ha di cose da raccontare.

    “Dei fuochi fascisti, io ho raccolto e alimentato i primi”, rivendica con una fiammata d’orgoglio. Ti pesa da dietro i suoi inconfondibili occhiali a goccia, Tuti. Sconta tre ergastoli per l’assassinio di Buzzi, nell”81, e di due poliziotti, Leonardo Falco e Giovanni Ceravolo, il 24 gennaio 1975. A questi ‘fine pena mai’, il fondatore del Fronte Nazionale Rivoluzionario (“ci trovammo insieme con altri – spiega – non è che andammo dal notaio”) assomma 14 anni per la rivolta capeggiata nel carcere di Porto Azzurro, il 25 agosto del 1987. Ci mostra anche una foto che conserva nell’agenda di pelle che porta sotto il braccio.

    Lo ritrae a torso nudo nel carcere di Ariano Irpino (Av), con i baffi spioventi e neri, giovanissimo mentre indossa al collo una svastica che ha tenuto per tutto il tempo del carcere. Poi – ci confida – quella croce uncinata “l’ho regalata durante un processo a una ragazza che faceva l’avvocato. Quando era più giovane mi aveva visto in tv e aveva detto: voglio indossare la toga e difenderlo quello lì, un giorno. Gliela diedi per simpatia, non me ne pento”.

    Che bilancio fa della sua lotta armata?

    E’ una somma abbastanza positiva. Da tempo. Mi indusse a fare un bilancio nel ’93 – era da poco morta mia madre – Giuliano Capecchi, un ragazzo di Pistoia che venne a trovarmi in carcere. Mi disse: in fondo sei stato fortunato. Se fossi rimasto a Empoli saresti stato il solito empolese: piccolo, stronzo e contento. Aveva ragione, perché con l’impegno qui in comunità da quattro anni ho riscoperto la vita. Il confronto con la sofferenza altrui ti rende più capace di capire storie che poi vivi nella tua stessa carne. Non è come andare a messa a Natale, qui ti giochi davvero tutto.

    Qualcuno ha scritto che il passato è un dio che neanche dio può cancellare. Lei rifarebbe tutte le cose che ha fatto?

    Quello che ho vissuto e ho fatto era legato ad anni che sono finiti. Di quel periodo, anche noi siamo stati vittime. Sono in corrispondenza con due familiari di vittime della strage di Bologna. Stiamo facendo insieme un percorso di guarigione delle ferite.

    Oggi ha ancora senso dirsi ‘camerati’?

    Sì, se intendiamo per camerati l’appartenenza a un gruppo umano e a una storia profonda. Fascisti si nasce, non si diventa. Io mi sono sempre sentito tale. E non per storia familiare: mio padre dopo l’8 settembre si è dato alla macchia, magari era anche su posizioni badogliane. Io no. Per quelli della mia generazione è cominciato tutto con il ’68.

    A distanza di quarant’anni da quei fatti, in nessun incontro su quegli anni si pone il problema di come si sia arrivati alla violenza. C’è curiosità, ma nessuno dice che la nostra scelta fu una reazione maturata lì. Io mi iscrissi al Msi ‘per affermazione’: volevo dire che sono fascista ma sono anche altre cose. La nostra era una prova di forza di un mondo di vinti che aveva diritto a esserci.

    Perché la scelta di saltare il fosso con la lotta armata?

    Me lo ha chiesto anche mia figlia Chiara. Non sono riuscito a spiegarlo. E’ come il carcere: non è comunicabile. Un po’ come la maternità per una donna: possiamo starle vicino e magari assistere al parto, ma il resto che ne possiamo sapere… A mia figlia alla fine ho detto: di quel periodo e delle mie scelte, chiedi alla mamma. Nei primi tempi che sono uscito dal carcere, avevo ansia di parlare. Poi anche questa voglia di comunicare un’esperienza si è spenta per l’incapacità di dire quelle cose. Molti mi guardavano strano, come se fossi tornato da una guerra che avevano soltanto sentito raccontare. Una volta, a Roma, andai a firmare un permesso in un commissariato di polizia. Un funzionario chiamò i suoi colleghi più giovani e disse: ‘Vedete, io e Tuti si sa cosa sono stati quegli anni. Noi siamo noi’, diceva, ‘voi no’.

    Poi arrivano le stragi senza colpevoli

    E’ Piazza Fontana a far scoppiare la tensione nel Paese. Da parte mia c’è una sorta di presa d’armi: se c’è una guerra, ci sto. Non è facile, ma non mi tiro indietro. Qualcuno l’ha dichiarata questa maledetta guerra e io non farò il disertore. La lotta armata nasce proprio da questa consapevolezza: ci avete demonizzato? Bene, allora butto l’anima al diavolo ma mi avrete contro. Chi non ha fatto quella lotta, paradossalmente è oggi più incarognito, mentre chi l’ha combattuta cerca la pace.

    Per Tuti anche il carcere è stato ‘nero’

    Li ho passati tutti i bracci e braccetti. Inizialmente eravamo pochissimi detenuti politici. I compagni si sentivano in un ambiente estraneo. Noi, invece, eravamo abituati a essere emarginati. Quando però i rossi hanno incominciato ad essere più numerosi, sono seguiti periodi di scontri anche dietro le sbarre. Poi, verso la metà degli anni ’80 abbiamo ricominciato a parlarci, raccontandoci i rispettivi immaginari. Quando portammo in scena uno spettacolo di burattini, un maestro di scuola mi disse che era parente di un ideologo delle Brigate Rosse. Gli risposi: quando lo vedi, digli di venire in carcere a portarmi vino e dolci perché sono qui per colpa sua. Perché faceva una rivista su cui scriveva che i fascisti erano cattivi. Ho preso le armi per questo e ora lui doveva farsi carico di me. Non venne con le arance, ma mi fece sapere che se avessi avuto bisogno mi avrebbe dato una mano. In Italia dopo decenni non si sa chi ha davvero fatto le stragi. C’è un buco nero. Ma non è un nero fascista.

    Il 4 agosto 1974 la strage del treno Italicus fa dodici morti e 48 feriti. Lei alla fine è assolto in Cassazione, nel 1992

    Sulle stragi abbiamo fatto indagini anche noi neri, in carcere. A Novara, agli inizi del 1981, c’erano vari nostri gruppi, di cui facevano parte Pedretti e altri. Cercammo d chiarirci le cose: il patto era che dovevamo dirci tutto quello che sapevamo, senza reticenze. In quel periodo, dentro e fuori dal gabbio eravamo davvero feroci. Ma non emerse nulla. Per l’Italicus, venne chiamato a testimoniare Scolari, un professore universitario. La notte prima del processo si è impiccato lasciando una lettera molto strana in cui diceva: ‘Io ho sempre servito il partito’.

    Dopo quel fatto, non ha più parlato nessuno. E non si commemora mai la strage dell’Italicus: cose strane. In primo grado vengo assolto su richiesta dello stesso pm; poi tra il primo e secondo grado di giudizio escono i pentiti neri come Vinciguerra e Izzo, che pure ci scagionano. A quel punto inspiegabilmente veniamo condannati. Mi assolveranno nel ’92. Sono rimasto sereno: ci vorranno cinquant’anni, ma prima o poi qualcuno prenderà in mano quelle settantamila pagine del processo e vedrà come stanno le cose. Di fatto, le piste alternative alla strage fascista non sono state battute. Più comoda la vulgata dei neri bombaroli. Eppure l’unica strage che ha un’impronta dei servizi o dei compagni è proprio l’Italicus.

    E sulla strage alla Stazione di Bologna del 2 agosto 1980, il suo giudizio è diverso?

    Non conoscevo Mambro e Fioravanti, ma non si può credere che gente come i Nar possano aver fatto quel massacro. Nel tempo sono spuntate altre piste, come quella di Carlos. Ma non sono un giudice, non è compito mio accertare come stanno le cose e in fondo non me ne frega più di tanto. Il nostro errore è che per pur essendo mossi da un’ansia di giustizia, abbiamo fatto del male. Perciò se ora mi riesce, voglio cambiare il destino di qualche ragazzo della comunità o aiutare alcune detenute per le quali sto lavorando a un progetto di cooperativa sociale. Sulle altre cose non ci perdo tempo.

    Chiede il perdono dei familiari delle sue vitime?

    Ho grande sofferenza per il dolore che ho causato a quelle famiglie. E’ il caso di Anna Falco, la figlia di Leonardo Falco. Lo Stato non l’ha sostenuta, ma questo non è colpa mia. Quanto al perdono, è una cosa che si da’. Chiederlo è strumentale, però sarei sollevato se lei volesse perdonarmi. A me dispiace solo del male che ho fatto. Per quanto riguarda quello subito, me lo sono cercato.

    Come vive oggi il Nero non pentito?

    Bado al presente, con estremo distacco verso il passato. Sono storie di un altro me stesso. Non sono credente, ma nel Vangelo c’è scritto: ‘Bisogna che i morti seppelliscano i morti’. Sono architetto, potrei guadagnare 5.000 euro al mese con il mio lavoro eppure preferisco averne 250 di rimborso spese e lavorare alla comunità ‘Mondo Nuovo’. Il carcere non mi fa paura, forse ho più paura a stare qui. Lì sono rispettato e temuto. Venissi arrestato ora e portato in qualsiasi carcere, avrei gli altri detenuti a mia disposizione. Stare con questi giovani è invece la vera scommessa che ti rimette in gioco. Qualcuno mi ha anche detto che dovrei scrivere un libro, ma anche questo non mi interessa. Avevo pensato al titolo, però: ‘Pena sofferta’. Sottotitolo: ‘Poca’. Perché in carcere ho sempre cercato di divertirmi. Questa cosa un giorno la dissi anche a PierLuigi Vigna. Oggi la mia vita è stare accanto a questi giovani che vogliono farla finita con la droga. Non li salvo io, ma ci provo.

    Che progetti ha per il futuro l’ex primula nera?

    Rimango sentimentalmente legato al fascismo. Ho da poco conseguito un master sull’agricoltura sociale, ma ho studiato anche a Tubinga, con Ratzinger non ci siamo incrociati per poco… Insieme a Luciano Violante, con cui abbiamo portato in scena Qoèlet, proviamo ad aiutare le donne del carcere di Livorno. Di Violante ho anche il numero. Lo chiamo una volta l’anno; quando non può rispondermi, mi richiama sempre. L’ultima volta gli ho detto: ‘Sono Mario Tuti’. ‘Lo so’, mi ha risposto. Aveva il mio numero registrato sulla rubrica. E pensare che basta un assessorato in uno sperduto comune per trasformare un politicuccio in un satrapo orientale. Per le ragazze detenute, mi hanno promesso un casale. E ho in mente altri progetti di solidarietà.

    Mario Tuti come si vede tra dieci anni?

    Invecchiato. Mio figlio Werter, che vive vicino Pistoia, forse ci darà un nipotino. Con lui non sono mai riuscito a parlare ma confido nel tempo. Mia moglie è più preparata di me all’eventualità di diventare nonna. Per me è diverso: siccome ho due volte trent’anni (sono entrato in carcere che ne avevo 28 e ne sono uscito solo quattro anni fa), oggi mentalmente penso di averne 32. Mi aiuta il fatto che non mi guardo tanto allo specchio.

    (° da “Il Tempo” 14 aprile 2008)

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  71. se avessero dato retta alle proposte di Almirante lui e tanti altri oggi non sarebbero più vivi….invece a lui (e ad altri) hanno applicato la legge Gozzini e così oggi è fuori dal carcere e fa una vita quasi normale.

  72. Francesco Mancinelli

    Alcuni di quelli che non sarebbero più vivi, grazie alle campagne sulla pena di morte di Almirante, magari oggi sono proprio tra le file di AN o del Pdl …

  73. andrea insabato

    Walter Tobagi, un mistero che perdura.
    La condanna a morte fu ordita all’interno di via Solferino?
    Il carabiniere “tombolo” non fece tutto il possibile, nonostante l’informativa parlasse dell’imminente omicidio del giornalista?
    E infine Barbone, subito libero dopo l’omicidio confessato, cioè dopo il processo, avvenuto due anni dopo.
    troppo strano, troppo
    Sta ancora nel Corriere della ser.a il mandante? Quel puntino non è uno sbaglio.

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