IL CASO BALZERANI

19 dic 2006

LIBERTA’ PER I BRIGATISTI? IL PROBLEMA NON E’ IDEOLOGICO. PRIMA BISOGNEREBBE FARE LORO ALCUNE PICCOLE DOMANDE. ALLA "COMPAGNA LUNA", MAGARI CHIEDERE PERCHE’, ANCHE DALLA PRIGIONE RIVENDICAVA I DELITTI DEI SUOI RAGAZZI CHE CONTINUAVANO A SPARARE
                                                  
Luca Telese
da Roma

Dicono: bisogna «perdonare». Aggiungono: si deve «accettare» il reinserimento di chi ha scontato la pena. Ti spiegano: va data una «seconda possibilità» a chi ha sbagliato, gli ex terroristi non sono sempre e comunque «mostri». Vero, verissimo: ma nella notte della memoria, in cui sempre questo Paese si divide in contrapposizioni ideologiche – fra chi è pro e chi e contro, fra i buoni e i cattivi – troppo spesso calano le tenebre dell’amnesia. Ecco perchè ogni tanto è bene tornare ai «fatti».
Di Barbara Balzerani, nome di battaglia «Sara», nome di latitanza «primula rossa», nome de plume «Compagna Luna» (titolo del suo libro Feltrinelli), per esempio, va ricordato qualcosa di più di quello che solitamente si scrive, nella fredda sintesi dei curricula criminali. E le va chiesto qualcosa di più di quello che solitamente le si domanda. Ovvero: non solo chiedere conto dei suoi dieci anni di lotta armata, ma anche dell’attività e della militanza che dal carcere fece di lei il riferimento per chi continuava la lotta armata anche dopo la dissociazione dei leader più importanti. E chiederle se sappia di essere stata «cattiva maestra» anche dietro le sbarre, di avere sulla coscienza non solo i cadaveri di Aldo Moro e della sua scorta.

                                     

Delitto fuori tempo. L’immagine da non dimenticare, per esempio, è quella di una giovane donna in un’Aula di tribunale, il 12 febbraio del 1986. E’ in corso il processo alla colonna napoletana delle Br. La donna, una delle imputate, prova a leggere un documento. Il presidente della Corte, il dottor Aiello, glielo impedisce. Sequestra il foglio, ne impedisce la diffusione: «Contiene – spiega – rivendicazioni, frasi sovversive e propagandistiche delle Br». Curiosa, la vita. Se non fosse finita in quel modo non sapremmo che cosa c’era scritto, in quel foglio, e oggi sarebbe meglio per la donna. Ma quel giorno la guerrigliera, voleva che si sapesse. Avvicinò i giornalisti che seguivano il processo, dettò loro alcune frasi asciutte e feroci: «Rivendico l’omicidio di Conti, noto costruttore e trafficante di armi». Lando Conti, malgrado le deformazioni paranoiche del brigatese, era il sindaco repubblicano di Firenze. Lo uccisero altri, ma la Balzerani ci mise così la sua firma. Aveva voluto dire ai ragazzi che fuori dal carcere ancora sparano nelle strade: sono con voi, la guerra non è finita.           

                                          

Il Contesto. Ecco, direbbe Leonardo Sciascia. Non si possono giudicare i fatti fuori dal loro contesto. Si poteva, in quel tempo, essere ex terroristi in carcere e dissociarsi dalla lotta armata? Non è un giudizio scritto con il senno di poi, questo? In realtà si poteva, perchè qualcuno lo aveva già fatto. Lo avevano fatto, per esempio, tutti i dirigenti storici di Prima Linea, a partire dal 1984. E questo percorso sofferto lo ha raccontato bene il loro leader Sergio Segio (Una vita in prima Linea, Rizzoli, 2006), con una ricostruzione dettagliata di quanto costarono quegli strappi, di quanto feroce fosse la polemica degli «irriducibili» alla Balzerani, non solo contro i «pentiti» che denunciavano gli ex compagni, ma anche contro i «dissociati» che senza fare nomi, prendevano le distanze dalla lotta armata. Nel 1987, anche i due massimi leader storici delle Brigate Rosse – Renato Curcio e Mario Moretti – dichiarano conclusa l’esperienza delle Br. Ma fuori dalle carceri qualcuno continua ad uccidere. Nel 1985 il piombo aveva abbattuto il professor Ezio Tarantelli; nel febbraio del 1986 Lando Conti; nel marzo del 1987, il generale Licio Giorgieri; Alla fine del 1987 anche altri otto brigaatisti del nucleo storico – Prospero Gallinari, Bruno Seghetti, Francesco Piccioni a Pasquale Abbatangelo, Maurizio Locusta, Paolo Cassetta, Francesco Lo Bianco e Remo Pancelli – ammettono la sconfitta. In un documento che «gli otto» scrivono nel carcere di Rebibbia si prende atto della fine di ogni struttura organizzata.

                                                

Non è mai troppo tardi. Ma qualche giapponese lottava ancora. La Balzerani – sempre dal carcere – riesce ancora ad approvare ancora l’assalto delle Br ad un furgone postale, con l’uccisione di due poliziotti. E nell’aprile del 1988 cade sotto il fuoco delle formazioni brigatiste Roberto Ruffili, consigliere politico di Ciriaco De Mita. Quale gruppo lo ha falciato? Quello che nel grande «big bang» della stella a cinque punte ha assunto la denominazione «Brigate Rosse- partito comunista combattente», «I ragazzi della Balzerani». Sul dilemma della lotta armata, per quanto oggi sembri incredibile, c’è battaglia politica tra gli ex Br. E quando il 5 aprile del 1987 Renato Curcio, Mario Moretti, Piero Bortolazzi e Maurizio Iannelli scrivono su Il manifesto, «Oltrepassare (la lotta armata, ndr.) significa prendere atto dell’irrepetibiltà dell’esperienza compiuta», la Balzerani attacca i firmatari dell’articolo rivendicando la continuità della lotta: «Non siamo qui a presentare i bilanci di un’esperienza conclusa, nè a pepetuare i termini di un’autocritica che finisce inevitabilmente per sconfinare nel liquidazionismo e nel pacifismo». E per dare dei pacifisti (considerandolo ovviamente un efferato insulto) a Moretti e Curcio, ce ne voleva!
Le domande delle vittime. Anche la faticosa lettura di queste dispute babilonesi, da il senso dell’ambiguità di un percorso poco chiaro. Per alcuni ex Br la lotta armata veniva «oltrepassata», come si salta un ostacolo in un ippodromo. Per altri – parla ancora la Balzerani – «La lotta armata è stata resa possibile dalle condizioni oggettive e soggettive collegate alla situazione socio-politica degli anni Settanta. Oggi quelle condizioni sono mutate». Mutate? Mutate vuol dire che non c’è neanche riconoscimento dell’errore. Semplicemente, così: ieri si sparava, oggi non più. Un’idea che la «primula rossa» ha ripetuto – sempre in polemica con Sergio Segio, che aveva compiuto strappi più radicali – persino nel 2003: «Oggi non c’è più spazio per la lotta armata. Non era così negli anni settanta. Se ne parlava ovunque». Ecco perchè quando la vedova del maresciallo Leonardi (morto per difendere Moro mentre la Balzerani faceva la staffetta) dice che si sente «pugnalata al cuore», quando i parenti delle altre vittime dicono altrettanto di fronte alle richieste di scarcerazione, noi non non pensiamo che si tratti di «emotività», o spirito di «vendetta». Perdonare si può, certo: ma solo dopo chiare parole di pentimento. Che noi, dalla Balzerani, nonostante libri e interviste, non abbiamo ancora sentito.

29 commenti

  1. Giuseppe Liguori

    LA BALZERANI E PREVITI DEVONO PAGARE IL LORO DEBITO

    Caro Luca Telese, la mia opinione è semplice: tutti i terroristi e tutti i delinquenti, di destra e di sinistra, devono pagare il loro debito con la giustizia. No dunque a condoni, amnistie, grazie ed indulti. La Balzerani deve stare in carcere fino alla fine della sua pena. Allo stesso modo Cesare Previti deve essere al più presto espulso dal Parlamento e non deve più prendere il suo stipendio da deputato; dopo aver scontato i tre anni di pena tornerà ad essere un uomo libero. NO ALL’IMPUNITA’, SI’ ALLA GIUSTIZIA.

  2. gent.Luca Telese,
    sa cosa mi sorprende del suo resoconto,per altro attento e puntuale?che lei,e molti altri del resto,non abbiate compreso che costoro non
    sono persone che hanno sbagliato cui si deve dare una seconda possibilità,come da manuale del bravo scout comunista,ma dei semplici cialtroni,cialtroni cattivi aggiungerei,che un paese serio avrebbe messo in una galera gettando via la chiavi,o meglio avrebbe giustiziato perchè il seme non potesse perpetuarsi.
    Quelli che la sinistra chiama “compagni che sbagliano”,che altri definiscono irriducibili,e potremmo continuare,altro non sono che “cazzoni”che hanno trovato un modo comodo per essere protagonisti,mi spiego meglio,non potendo eccellere in nessuna disciplina che desse loro visibilità,hanno pensato di poter essere protagonisti negando ogni valore alla vita umana,cosa che può anche essere legittima a patto di considerare alla stessa stregua anche la propria.
    Invace lei mji insegna che la maggior paret di questa feccia si è pentita e ha goduto del “perdonismo” catto-comunista di cui è pervasa questa minchia di Italia,tornando a vivere nella società,che prima volevano annichilire,come se nulla fosse successo.
    Io non penso,e non credo di essere il solo, che si possa prescindere dalla psicologia degli individui per per spiegarne i loro atti,e allora un paese serio,non certo il nostro,non avrebbe sprecato fiumi di inchiostro per capirne le azioni,ma avrebbe impedito loro ogni tentativo di chiarirle,perchè non c’era nulla da chiarire.
    Nel clima dell’epoca cui si rferiscono i fatti essere partecipi di quella dimensione significava,serate interessanti,fatte di vino e di spinelli e di fica, e sentirsi qualcuno quando si valeva meno cento lire.
    Pino

  3. Egr. dott. Telese,
    ho davvero apprezzato il suo articolo sulla Balzerani. Ho quasi sempre votato a sinistra, compresa l’ultima votazione, ma questo perdonismo nei confronti di gente che ammazzava senza pietà proprio non lo sopporto (che fa il paio con elucubrazioni altrettanto insostenibili tipo Pinochet feroce ma bravo “economista” uscite sul suo giornale).
    Servono voce come la sua!
    Con stima
    Andrea

  4. Buongiorno
    Sto leggendo il suo libro cuori neri, innanzi tutto gli faccio i complimenti per come è fatto il libro, non sono d’accordo come qualcuno a scritto nel forum di ormai mettere una pietra sopra a quello che e avvenuto.
    Come si evince dal libro i famigliari delle vittime non mai volevano non tanto la pena ma la condanna dei vari imputati, secondo il mio modesto parere alla fine non ci sono solo le vittime(coloro che son stati uccisi) ma dal libro riesco a percepire i vari drammi delle varie famiglie che ancora tuttora non si e ancora rimarginato.
    Vorrei farle una domanda ma ora con l’indulto gli coloro che hanno appiccato il fuoco a casa di Mattei, che poi sono scappati orsa possono ritornare tranquillamente in Italia?
    Vorrei avere un suo parere ma i cori che si utilizzavano in quel periodo “1-10-100 Sergio Ramelli o fascisti morti ” e i cori che vengono utilizzati ora 1-10-100 nassirie trova qualcosa di analogo?
    Dario

  5. TELESE, NON SI SCORDI CHE A RUFFILLI SPARARONO ALLA NUCA!

    Caro Telese,

    condivido in pieno il suo articolo sulla insultante liberta’
    condizionata concessa alla Balzerani, brigatista rossa ne’ pentita ne’ dissociata. Mi permetta solo una rettifica , assai importante dal punto di vista simbolico.
    Ruffilli , studioso democristiano di alto valore e persona assai mite , non fu ” falciato ” dalle brigate rosse come dice lei: fu fatto
    inginocchiare e gli spararono alla nuca.
    Era cosi’ che Balzerani e la gang dei terroristi rossi volevano cambiare il mondo

    cordiali saluti
    Dante D’alessandro

  6. Caro Dante,

    ha ragione lei. La mia era una espressione metaforica, ma la realtà è molto peggiore della più tragica delle metafore, ed è vero che bisognerebbe sempre essere pignoli, perchè ovviamente un’esecuzione come quella non è un dettaglio indirfferente. Però, dopo aver ricordato tutto, vorrei anche provare a fare un ragionamento più complesso. magari un’altra volta lo faccio in modo più esteso: qui nessuno di noi discute sull’efferatezza passata. Quella purtroppo appartiene al passato, e non si può far nulla per tornare indietro. Quello che bisogna fare è discutere sugli ex terroristi oggi. Perchè su quelli di ieri, penso, ci sono pochi dubbi nel giudizio. Io sono molto più scandalizzato dalle opinioni della Balzerani di oggi, che da quelle del 1978. QUelle non mi stupiscono: le parole di oggi, invece, sono quelle che fanno credere che a volte il tempo passi invano.
    Luca
    Luca

  7. Complimenti per l’ articolo su Barbara Balzerani. Lo condivido al 100%. Purtroppo lascerà indifferenti gli ipocriti di sinistra che ben conosciamo. E’ un mondo che gira alla rovescia, alle volte davvero difficile da sopportare.——————Luciano Costabile———Savona

  8. Caro Luca,
    sinceramente non so come esprimerLe tutta la mia gratitudine per aver scritto un libro così intenso e a volte cruento, ma che mi ha aiutato a capire l’Italia degli anni di Piombo ( di cui sapevo poco visto che ho 27 anni). Le cose che mi hanno sconvolto sono 2:
    1) La potenza dell’ideologia politica che è riuscita ad accecare di violenza tutti indistintamente, i valori e il rispetto per la vita degli altri erano del tutto assenti o mascherati da ideologie alla fine vuote,
    2) La controinformazione rossa e comunista sconvolgente e innocentista che calpestava i cadeveri di quei poveri ragazzi trucidati, in una maniera violenta e irrispettosa, dovrebbero chiedere tutti scusa e vergognarsi ( Franca Rame e Dario Fo in primis, ma come si fa a dare a uno incapace di parlare ed esprimersi come Fo il premio Nobel? Ne rimasi sconvolta allora e ancora oggi non riesco a capacitarmi di ciò). E’ un libro che smuove le coscienze, lo stomaco si torce per l’orrore e le ingiustizie commesse in processi farsa e assurdi ( surreali oserei dire). Quindi grazie per avermi fatto scoprire e di conseguenza approfondire le storia italiana di quegli anni, Le sono veramente grata di questo.

    Monia

  9. Bassano del Grappa, oggi.

    Grazie per l’articolo su il Giornale che ho provveduto a leggere via internet. La domanda principale che ci si può e ci si deve porre è questa: come si fa a chiedere ai ragazzi d’oggi di essere corretti nel vivere quotidiano se la fiducia al sistema fiscale porta sicuramente all’evasione, se la fiducia (nella o sulla) giustizia è praticamente a zero e se la fiducia sui politici ha segno negativo? L’altro giorno degli animalisti urlavano “Puttana, Troia, Assassina” ad ogni donna che passava con la pelliccia foss’anche sintetica… e si sentivano autorizzati da questo profondo sentimento di difesa dell’animale… e difendere gli uomini? Se fossi passato con mia mamma che la pelliccia ce l’ha forse avrei reagito… io avrei sbagliato a cercare di difendere mia mamma ma loro certamente no a difendere gli animali…. è una specie di legge del contrappasso… inconcepibile per chi come me ha prima di tutto la vita degli uomini nelle proprie preoccupazioni nei termini di giustizia sociale che non è una revolverata alla schiena come ben pensavano le br che ora siedono in parlmento (volutamente minuscolo) che è diventato, a mio modo di vedere, il circolo degli ex galeotti. Non accetto l’equiparazione dei ” presunti reati finanziari” con quelli “certi alla persona”. Fanno carriere questi ex galeotti l’importante che non facciano il “reato dei reati” ovvero dire che forse il Governo Berlusconi non ha lavorato così male. Si poteva fare di più ma certa magistratura (sempre minuscola) ha impedito che la “forza del Premier” fosse tale da poter di dare una svolta decisiva alla vita del Paese, che è un grande Paese con grandi contraddizioni tipo il 90% dei no global verdi ex comunisti ex post democristiani di sinistra sempre e comunque radicali o sono disoccupati volontari o lavorano per qualche azienda/agenzia dello Stato tipo Poste, ex Enel, ufficio dei tributi e stupidaggini varie. Se proprio questo Stato non va perchè non provano a cambiarlo iniziando a lavorare un po’ meglio nelle loro piccole mansioni… sono dell’idea che se ciascuno di noi desse qualche cosa di più mentre lavora senza dover per questo chiedere qualche cosa in cambio (piuttosto che pagare più tasse è meglio lavorare un’ora gratis ogni mese e con più giudizio) le cose andrebbero molto meglio (altro che settimana corta per i parlamentari (sempre minuscoli) di bertinottiana memoria). Si lo so ho detto tante cose… sorrida per quello che più le aggradano e sono certo che rispetterà quelle che non la troveranno particolarmente accondiscendente. Marco Lunardon

  10. In riferimento al post precedente.

    Scusa, Marco, se ho frainteso. Credo di aver capito male.
    Chiaro che il consumismo sfrenato e modaiolo da fastidio anche a me.(Era questo il senso? Ho riletto il post un paio di volte ma non ne sono ancora sicura) Ma io di commercio ci vivo e siccome non è un periodo proprio favorevole (nonostante sia Natale) basta poco per farmi scattare. Spero accetti le mie scuse.
    Ilaria

  11. Per quanto riguarda la Balzerani, credo che la seconda possibilità e il perdono vadano conquistati. Mi affido per il momento al tuo resoconto, Luca, e da questo non ho esattamente la sensazione di un pentimento. Concordo con te quando dici che un conto è dire che prima si faceva e ora no, e un altro è giudicare sbagliato il comportamento di un tempo, pentirsi o quant’altro.
    Il problema credo sia che questo spunto di riflessione quelli che hanno deciso per la libertà condizionata non se lo sono posti.
    Un saluto
    Ilaria

  12. Scuse accettate, Ilaria, siamo un po’ tutti sui nervi. E i post li scrivo in fretta (un vecchio difetto) e non sono sempre chiaro. Fra l’altro, io vivo di cooperazione internazionale e di iniziative più o meno culturali; una volta facevo il traduttore per l’industria e, adesso, per quanto la menino, a Torino l’industria non c’é più, i ministeri vari da cui dipendono gli enti per cui lavoro io stanziano i fondi ma pagano un anno dopo, e loro pagano me con quei tempi. Ieri fra l’altro ho preso un grosso pagamento, quindi non mi lamento, ma quella che ti descrivo è la situazione normale. Capisco, urka che capisco. Io non ce l’ho con i commercianti in quanto tali, sarebbe scemo. In fondo sono un commerciante anch’io, e so anche che non se la stanno passando bene. Ce l’ho con una mentalità per la quale se non hai le scarpe ed il telefonino ultimo modello sei una merda (scusa il linguaggio): mi è capitato due settimane fa di andare a visitare un centro professionale di ragazzi “difficili” espulsi per ragioni varie dal normale circuito scolastico, con situazioni famigliari disastrate: tutti con le Nike ultimo modello! E tutti in questa logica di straccioni che giocano a fare i ricchi…mi preoccupava (e mi preoccupa) la pochezza dei valori in campo, è ovvio che poi tutti noi dobbiamo fare i conti con la sopravvivenza, con le contraddizioni nostre e del mondo (io ho appena comprato un telefonino per mia figlia di 15 anni, tanto per fare un esempio, quindi come Savonarola sono piuttosto mal riuscito, no?).
    Comunque, ti ribadisco il fastidio che spesso provo a scrivere su questo blog o a leggerlo, con rare eccezioni siamo qui a ripetere per l’ennesima volta che bisogna trovare una soluzione politica agli anni ’70, oppure che bisogna mettere tutti al muro, oppure che Berlusconi è la colpa di tutto, oppure che la colpa è dei savi di Sion, oppure c’é qualcuno che appena sente parlare qualcuno dell’altra parte si inalbera e sale (come diciamo qui a Torino) sui cavalli di madama reale… se non c’é scambio, che cosa stiamo a parlarci addosso a fare? (Sia chiaro per tutti che mi metto nel mucchio).
    Adesso, visto l’auto-maledizione che mi sono scagliato ieri, non mi venga un colpo veramente… :-)
    Buona fortuna anche a te, e buon Natale

  13. L’articolo e’ ottimo e condivisibile in pieno.
    La sinistra al potere politico + giudiziario cerca di aiutare i propri figli illeggittimi…. (di nascosto)

    Saluti a tutti.

  14. Grazie Marco ora è molto più chiaro. ( e condivisibile)
    Non è secondo me un fatto di Mercato ( come lo descrivevi nel post precedente) ma di mentalità e di perdita dei valori.
    A mio avviso viviamo in un mondo che tende a eliminare l’individualità della persona per avere tanti piccoli automi tutti uguali. Tutti concentrati sulle mode dell’ultimo momento, perdiamo di vista gusti e inclinazioni.
    Il fatto di giocare a fare i ricchi, essere vestiti e pensare allo stesso modo, non è una situazione limite da “ragazzi difficili”, ma la regola o quasi.
    Io sono uscita da poco tempo dalle superiori (3 anni), ma ricordo ancora chiaramente quando al cambio dell’ora uscivo dalla classe per andare a fumare una sigaretta (lo so, pessimo vizio!)e nel corridoio mi imbattevo in orde di ragazzine tutte vestite di rosa, tutte con gli stessi jeans e tutte con le stesse magliette. Era un incubo! La prova, se me lo passate, che la “società di massa” esiste e che ha preso la sua forma più brutta.
    In questo il mercato, ha secondo me, una doppia faccia e un doppio ruolo.
    Il primo è quello di “conduttore”, inquanto non si produce altro se non quello che la stragrande maggioranza richiede, limitando la possibilità di scelta dell’acquirente. (Es. Non mi piacciono questo paio di jeans ma siccome non ci sono alternative devo comprare per forza questi o andare in giro nuda).
    Il secondo è di vittima di se stesso inquanto un mercato che si regge sulle mode del momento ( e il momento dura sempre poco) è appoggiato su basi instabili che favoriscono la precarietà, e non da sicurezza. Diciamo che per intenderci una azienda produttrice x cavalca l’onda della moda y finchè può poi si vedrà…
    Spero di essermi spiegata in modo chiaro, credo anche di essermi persa…
    Scusami se non riuscirò a risponderti ancora ma sarò fuori Roma nei prossimi giorni. Poi torno e mi aggiorno.
    Un saluto a tutti e Buone feste!
    Ilaria

  15. Corsi e ricorsi della storia. Al termine “ufficiale” (cioè il 25 aprile) della guerra civile del ’43-’45, si scatenò una caccia all’uomo mai vista in precedenza, che portò a 20-30.000 morti (le stime variano a seconda delle fonti) ammazzati per mano dei partigiani comunisti. Risultato? Togliatti fece un’amnistia che mise fuori tutti (qualcuno dirà: anche i fascisti uscirono. Certo, ma l’amnistia servì soprattutto a salvare dal carcere molti partigiani comunisti, altrimenti come si sarebbe poi potuto costruire il mito resistenziale?). Da lì in poi, divennero tutti eroi, si giustificò anche l’ingiustificabile, perchè su quelle basi venne costruito il mito della resistenza di popolo (e così non fu’, ma questa è altra, complessa storia). La parola d’ordine era: giustificare. E’ quello che è accaduto negli anni di piombo (erano compagni che sbagliavano), è quello che accade oggi, nonostante il forte dubbio circa il pentimento, in cui si vuole rimettere in libertà la persona in questione. Su queste basi non si aprirà mai un vero dialogo tra chi si scontrò negli anni così ben descritti in “Cuori Neri”. Figuriamoci, c’è ancora una netta contrapposizione ideologica sulle vicende che ho citato della guerra civile del ’45. Certezza della pena da un lato e ruolo di questi personaggi (parlo dei terroristi) nel mondo di oggi: forse bisognerebbe concentrarsi su questo tema? Forse sì, ma dopo aver strappato il velo del giustificazionismo a tutti i costi ed a senso unico.

  16. E’ molto antipatica la macabra contabilità ma quando è stato ammazzato Ruffilli la Balzerani già aveva prodotto un documento di presa di distanza dalla lotta armata, pubblicato su “Anni ’70″ (giornale firmato come direttore responsabile dal sottoscritto).
    Quanto alla libertà condizionata x la Balzerani – a cui io sono favorevole x tutti, ovviamente, tranne che per quella merda subumana di Izzo – ci sono almeno quattro ergastolani dei Nar che l’hanno ottenuta senza avere il perdono dei familiari delle vittime. Quindi anche in questo caso sarebbe opportuno un minimo di equilibrio bipartisan…
    umt

  17. oops…. tecnicamente sono tre —–)

  18. ugo tassinari

    per qualche problema di cookie i due precedenti commenti sono usciti come anonimi ma sono miei…

  19. Sottoscrivo appieno l’intervento di Ugo. Tra l’altro la Balzerani si allontano’ dalla lotta armata dopo Curcio e Moretti soltanto perche’ fu arrestata successivamente…E, come i suoi due compagni, ha impiegato quei tre-quattro anni di ‘decompressione’ carceraria necessari per essere piu’ lucidi e distaccati dalle proprie imprese ‘esterne’.
    E comunque la Balzerani, come quasi tutti gli altri ex del terrorismo, di fatto e’ gia’ libera da anni perche’ affidata al lavoro esterno.

  20. LA BALZERANI, LA RONCONI E GLI ALTRI

    Scusa Ugo,
    ma stai facendo riferimento alla cosiddetta “ritirata strategica”? Perchè alcuni – ma non certo tu! – considerano quel documento una presa di distanze, solo perchè c’è la parola “ritirata”. Le polemiche con Curcio sono tutte datate, come ho scritto e quindi facilmente recuperabili, leggendo la collezione de Il manifesto. Ma a parte quello. come puoi considerare una presa di distanza la rivendicazione del delitto Ruffilli? Infine, io considero “gravi” anche le parole del 2003, quelle in cui si diceva che i moderni brigatisti erano pazzi fuori dal tempo, mentre loro…. Gravi nel senso che non solo non sono condivisibili (ovvio), ma che forse non dovrebbero essere pronunciate, da chi si candida a riconquistare la libertà grazie alla clemenza dello Stato.
    E’ ovvio che bisogna saper scindere i problemi: siccome non siamo dei confessori o dei sacerdoti – io di sicuro non lo sono – ma opinione pubblica e società civile, il nostro problema non è un “perdonismo etico”, ma un problema di sensibilità e di opportunità. Io credo – per esempio – che se Susanna Ronconi è stata interdetta dai pubblici uffici, un evidente buon senso dovrebbe farle pensare che lei stessa debba astenersi dall’entrare dentro una consulta ministeriale. Ho parlato con Sergio Segio, che volevo intervistare per il giornale (per la cronaca, ha rifiutato – dice – per “discrezione”, “dato il momento”). Sostiene Segio: “In questi giorni c’è una caccia all’uomo sugli ex terroristi”. Ma io non credo che sia una caccia all’uomo pensare che fra tutte le innumerevoli possibilità che la libertà offre, gli ex terroristi dovrebbero fare a meno di inseguire posti in consulte, ministeri, apparati dello stato. Dovrebbe essere solo buonsenso. E invece lo fanno, addirittura a volte si ostinano a considerare questi posti come parte e compimento del loro processo di riabilitazione, e questa per me è una follia (è quello che pensa, ad esempio D’Elia). Fece bene Segio, a sostenere che il senso di opportunità avrebbe dovuto frenare D’Elia dal diventare segretario d’Aula di Montecitorio). Ma poi non può pensare che lo stesso non valga per la Ronconi, solo per il fatto che quell’incarico – al contrario di quanto ha scrito Libero – non è retribuito. Il problema non è la retribuzione, il problema sono il ruolo e il riconoscimento pubblico, e gli ex terroristi questo lo sanno benissimo. Io credo che sia assolutamente giusto che nessuno neghi loro il diritto alla parola. Ma so anche che la maggior parte di loro – sia quelli che lo dicono, sia quelli che non lo dicono – credono di aver operato legittimamente negli anni di piombo, di avere nel peggiore dei casi “eccceduto”, ma di averlo fatto in assoluta buona fede, e in un contesto storico che tuttosommato giustificava le loro azioni e ridimensiona, oggi, le loro responsabiità. Ecco, siccome io non sono un sacerdote, nè un confessore, non penso di dover emendare la loro anima. Ma credo che se vogliono ottenere anche una formale riabilitazione, questi pensieri non possono e non devono essere esibiti. Se uno decide di stare in carcere perchè è coerente, insomma, può dire quel che vuole, conquista questo diritto con la propria coerenza. Se vuole ottenere la clemenza dello Stato e della società – invece – deve porre un limite pubblico al proprio autogiustificazionismo.
    Luca

  21. ugo tassinari

    La cosa è un po’ più complicata. Firmavo “Anni ’70″ per onor di firma: il giornale, curata dall’avvocato di Curcio Giovanna Lombardi e da una serie di sostenitori della “soluzione politica” (il progetto grafico era di Maoloni: splendido). Nel terzo o quarto numero – eravamo già nell’88 – fu pubblicato un documento a firma di Balzerani il cui testo era di sostegno alla soluzione politica. Fui anche interrogato in proposito da Fleury, procuratore aggiunto a Firenze che aveva credo la competenza sul reato associativo per le Br Pcc e che voleva capire quale era ancora il nesso tra detenuti e clandestini. Chiarito che non avevo rapporti effettivi con la confezione del giornale il discorso si chiuse. Ricordo comunque che il pm arrivò alla conclusione che era evidente la discontinuità con il gruppo di fuoco responsabile dell’omicidio Ruffilli.
    Altro è il discorso vittimistico colpevolizzante di Segio: lui si incazza con i pentiti che non hanno pagato nulla ma non considera che a sua volta dal punto di vista delle vittime gli ergastoli ridotti a 22 anni con la dissociazione sono una bella regalia. E così via… E se ti leggi Segio alla fine nella sua autobiografia da poco pubblicata le Br erano pazzi sanguinari mentre le loro erano cose buone e giuste: anche ammazzare (quando già la lotta armata era in rotta) un secondino di San Vittore per bruciare la lotta dei detenuti considerata “riformista”…
    Altro ancora è il discorso sul fatto che si è dato del matto a Cossiga che chiedeva il riconoscimento della natura politica della guerra civile strisciante degli anni 70 e poi alla fine TUTTI gli autori del sequestro Moro cioè i nove uomini e donne di via Fani sono fuori dal carcere. Le classiche cianfotte all’italiana. Si fa ma non si dice. E su questo veramente non sarà mai abbastanza elevata l’indignazione civile…
    Noto infine che – sulla falsariga di Montanelli – anche tu invochi il dovere del silenzio: e in questo Curcio è una spanna sopra a tutti…
    Buon Natale e/o solstizio a tutti…

  22. Il problema è uno solo.
    Può una persona condannata a 3 ergastoli (mi raccomando, 3 come tre), uscire dal carcere dopo 23 o 26 anni?
    La risposta è SI.
    Il regime di semilibertà o di libertà condizionata, quando matura per una persona condannata a 3 ergastoli?
    E se ne ha 2 o 1 sul groppone, torna semilibero prima di 15 anni?
    E se condanniamo qualcuno a 5 anni di reclusione, lo si può semiliberare prima che vada dentro?
    No, forse dipende dal reato, forse dal richiamo del nome, forse dall’avvocato, forse dipende dalla simpatia…
    O forse dal percorso di recupero…
    Questo è un “paese” ridicolo, diciamocelo, una barzelletta.
    Io non sono un “forcaiolo”, anzi, ma credo che uno Stato serio dovrebbe stabilire pene da scontare, punto e basta.
    Aboliamo l’ergastolo se riteniamo che è inaccettabile che qualcuno non abbia una prospettiva di redenzione da libero, ma quando una sentenza ti condanna a X anni di detenzione siano X anni.
    E per il momento non aggiungo altro, perchè sul pentimento…ce ne sarebbe da dire…

  23. Noto con sconcerto che in questo sito ci sono “liberi pensatori” che invocano l’indipendendenza nazionale di paesi come Palestina o Iran, Afghanistan o Pakistan,in nome di una capacità decisionale autonoma,scevra quindi da condizionamenti imperialistici extranazionali. Gli stessi poi difendono terroristi rossi mai pentiti, che agivano al soldo di una potenza ultra imperialista come l’unione sovietica. Perdonatemi, ma questo stato fortemente schizzoide mi procura un lieve senso di vertigine…
    Forse è troppo tempo che sono lontano dalle nostre parole.

    Lorenz

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