Lettere dei lettori

26 Novembre 2007
Bruno Vespa e i paradossi del giornalismo italiano

Egregio sig. Telese
sono un letteore assiduo de Il Giornale e non perdo da anni i suoi articoli. Aggiungo che la “seguo” nei suoi interventi da ospite nei salotti televisivi di tv nazionali e locali e che mi piace molto la sua trasmissione Tetris… Ritengo che sia un vero piacere leggerla ed ascoltarla e se posso…la ritengo tra i migliori giornalisti giovani della carta stampata… …ma che scivolone nell’ultima puntata di Tetris!! …ho notato il suo imbarazzo palpabile davanti a Vespa rigoroso, lucido, onesto ed assolutamente impeccabile nel furore in risposta alla sua domanda stupidamente provocatoria, totalmente ad effetto, travagliana, degna del peggio Vauro… …un autogol clamoroso che l\’ha vista diventare agli occhi dei telespettatori e dei suoi “fan” per così dire…piccolo piccolo…così uguale nel provocare a omini con facce che non reggo più del giornalismo TV , Rai in particolare… …avrei chiesto per Lei scusa a Vespa in diretta…o le avrei fatte col permesso di Mario Giordano sul Giornale…o quantomeno spero gliele abbia fatte di persona…appena dopo…
Vorrei continuare a leggerla e vederla con il piacere di sempre.
Claudio

Caro Claudio,
la ringrazio molto per i complimenti, che mi fanno piacere ma purtroppo non siamo affatto d’accordo, sul caso Vespa, nè nel metodo, e nemmeno nel merito. Provo a spiegarle perchè, non certo per convincerla – credo che ognuno abbbia il diritto alla proprie opinioni senza che questo crei distanze o problemi, anche fra persone che si stimano – ma per farle capire coem vedo la cosa.
1) Vespa viene nel mio programma e si lancia in un attacco sull’uso delle intercettazioni. Bene, benissimo, un suo diritto. Guarda caso, proprio nello stesso giorno, Vespa è su tutti i giornali perchè di lui si parla in due brogliacci di due intercettazioni. La prima cosa su cui non ho dubbi è questa: che io DEVO chiedergli se si riferisca anche alla sua vicenda. Perchè? Perchè faccio il giornalista. Perchè il mestiere di un giornalista è di fare domande, anche se sono scomode, antipatiche, inopportune. Di più: devo fare a Vespa, anche se è un mostro sacro, le stesse domande che farei a chiunque altro.
Vespa può rispondere quel che vuole, o può anche non rispondermi, se vuole. Ma la mia autocensura sarebbe un errore. Contro esempio: se io fossi stato ospite a Porta a Porta, nel giorno in cui tutti i giornali titolano sul caso Rai-Mediaset, e il mio nome fosse uno di quelli citati, Vespa avrebbe avuto il dovere di farmi la stessa domanda. Lei potrebbe dirmi: quindi si può chiddere qualunque cosa? No: l’unico metro di legittimità, putroppo, non sono parametro scinetifici, ma il nostro gusto personale e il nostro buonsenso.
2) Ma lei potrebbe dirmi: “Eppure io sono convinto che Vespa sia completamente innocente!”. D’accordo. Ma io – in trasmissionee – non sono entrato nel merito della vicenda. Vespa può dire, “io sono innocente”, “questa è un’infamia”, “grazie dell’opportunità che lei mi ha dato per spiegarlo”. Oppure può anche arrabbiarsi come effettivamente ha fatto. Se poi Vespa mi dice – come ha fatto – che io devo imparare il mestiere (cioè non fare le domande) io gli rispondo che lo ringrazio, che se crede mi darà anche ripetizioni serali, ma io quella domanda gliela dovevo fare. Perchè io devo far capire quel suo sfogo allo spettatore, anche se ne intuisco il motivo. Ed era così vera questa cosa, che EFFETTIVAMENTE Vespa era incazzato non solo per Sottile, ma anche per se.
3) Come conduttore i miei compiti finiscono qui. Quindi esaurito il punto due potrei glissare sul resto. Ma siccome immagino che lei mi apprezzi perchè sono uno molto franco in tutto quello che faccio e che dico, non mi voglio sottrarre alla regla che provo ad applicare agli altri: le dico anche cosa penso – io – entrando nel merito, di questa storia. Un’intercettazione “De relato” – questo credo che sia un minimo principio garantista – non è e non può essere la prova di un reato. Ovvero: se intercettano lei, che parla al telefono con un amico che io non conosco, e lei dice: “Telese mi ha mandato una maill in cui mi offriva cocacina a prezzo stracciati”, questa NON è la prova che io sia uno spacciatore di Cocaina (ovviamente). Non è nemmeno la prova che quello che ha detto sia vero. Ma se io leggo una intercettazione di questo tipo, non me la prendo con il carabiniere che compila il brogliaccio (sempre che l’intercettazione sia legale, e autorizzata dall’autorità giudiziaria) ma con lei. Il che, tradotto in soldoni, e calato nel caso di cui parliamo: se fossi stato spite del mio stesso programma (e non conduttore), dopo quello sfogo avrei chiesto a Vespa: Ma quando Del Noce fa riferimento a lei, nel famoso brogliaccio “de relato”, si inventa proprio tutto? Allora lei è convinto che Del Noce millantasse? Tutto qui.
4) Oppure – e qui si apre un altro tema di dibattito – gli chiederei: ma quando lei in un’altra intercettazione parlava con Sottile della necessità di fare “un vestito su misura” a Fini, nella puntata in cui lo aveva ospite – cosa intendeva esattamente? E qui devo aggiungere un’altra cosa: proprio perchè nno sono un presuntuoso, so che un conduttore, per portare un’ospite nel suo programma, può arrivare a promettergli qualunque cosa. Anche di non fargli domande su nulla. Attenzione, non penso che questo sia necessariamente un crimine. Perchè se poi quelle domande che il politico non vuole vengono fatte, alllora quella piccola bugia non è assolutamente (sempre a mio modo di vedere) un peccato. Il fatto che mi divide da Vespa invece è – se ho capito bene le risposte che ha dato allora – che lui rivendicava il diritto al vestito “su misura”. Ma sa quale problema si crea? Che siccome nell’informazione itlaiana ci sono moltissimi “vestiti su misura” la moneta cattiva scaccia quella buona. E quindi nessun politico – non sono mica fessi – va più in un programma in cui non riesce a concordare ogni dettaglio. Per come la vedo io, su questo confine fra quello che concordi in ogni intervista – televisiva o di carta stampata – si gioca una piccola battaliga di libertà. Io, nel mio piccolo, so quanto sia dura dire al tuo direttore, quando ti chiede l’intervista di un vip, “Dice che non ci da l’intervista”. E so quanto è brutto per chi sta a casa vedere il tuo programma a scoprire che il vip che interessa a loro da te non è venuto, perchè magari ha preferito un altro programma. Ma so che alcune volte questo è il prezzo che SI DEVE PAGARE perchè l’intervista non sia finta. Adesso però sono io che le faccio una domanda. Lei, signor Claudio, crede che nel sitema dell’informazione italiana si facciano troppe domande, o se ne facciano troppe poche? Io propoendo per la seconda ipotesi, e quindi mi comporto di conseguenza.
5) Ed infine – tanto per non farci mancare nulla – entro anche nel caso Sottile. Vespa dice: Sottile è stato prosciolto, quindi è un inncoente messo in mezzo. Per quanto questo dal punto legale sia assolutamente vero (non è stato provato il reato di “concussione sessuale” ipotizzato dal pm) io credo che sia nostro diritto ritagliarci lo spazio di una opinione personale. E allora le dico che io non trovo comuynqeu bello che Sottile – cosa che non è stata negata nemmeno da lui – mandasse a prendere la Gregoraci con l’auto blu, perchè la portasse da lui alla Farnesina. A costo di sembrarle bacchettone e moralista, non credo che sia la sussistenza di un reato a rendere censurabile quel gesto. Posso dirle che io commetto moltissimi errori, ogni giorno, ma non mi sarebbe mai passato per la testa di utilizzare risorse dello Stato per agevolare i miei rapporti con una soubrette.

 

Luca

 


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