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16 Gennaio 2012
“Gioventù amore e rabbia” di un giornalista di cuore

Ogni volta che Luca Telese si racconta, e racconta del proprio modo di leggere l’Italia, il lettore viene messo di fronte al fatto compiuto.
Qualcuno la chiama ‘cronaca’: giornalisticamente esatto, il concetto in letteratura si trasforma per diventare epica/romanzo/narrazione. Luca Telese scrittore è figlio del L.T. reporter curioso, testardo, empatico; il suo “Gioventù amore e rabbia” (Sperling&Kupfer) diviene pertanto similitudine dell’Italia attuale che dello stato dell’arte sghembo (o contraddittorio? O deteriore? O ridicolo?, scegliete voi!) si è nutrita fino a scoppiarne.
Che sia ‘Fatto Quotidiano’ o ‘La7’, Telese adotta lo stesso identico metro basato sul fatto e sui protagonisti per dare una definizione del Paese che vive. In occasione della serata romana di presentazione del libro, che ha avuto luogo presso la libreria Feltrinelli di Galleria Sordi, il timbro si è modulato su due ore di racconto brioso, a volte semiserio, con un sottofondo amaro che è la natura stessa della testimonianza divenuta pagina.
Marco Damilano in apertura ha ricordato i precedenti titoli di Telese (“Cuori neri”, “Qualcuno era comunista”), rievocando carne e sangue dell’ultimo testo libro che ci riporta d’un fiato a San Precario, all’Isola dei cassintegrati, agli ingressi di fabbriche come Pomigliano e Mirafiori. E Telese non si è sottratto dallo spiegare i motivi di pagine del genere: “Il bisogno-dovere di raccontare, l’unica cosa che i giornalisti potevano fare… Giornalisti che sono stati demoliti così come lo sono stati gli operai. Adesso di loro non rimane che la solitudine del lavoro”: perché chi è solo è anche, ovviamente, debole; chi è debole è pure ricattabile e riconducibile al silenzio.
Tacere, stare zitti: questi sì che sono peccati! Ecco quindi che dire della Fiat che acquista Chrylser è citare un Sergio Marchionne che si veste “Come Alex Zanotelli ma che parla come Rockfeller; che fabbrica auto false perchè quelle che arrivano in Italia dagli Stati Uniti sono delle Chrysler travestite da altro marchio”. Sferzante il giudizio su Irisbus: “Una fabbrica e una produzione che si spostano in Francia dove però il costo della manodopera è maggiore che in Italia!”.
Nessuno scandalo – anzi: totale feeling con il pubblico – per il riferimento a dirigenti politici privi di visione e di decisione (“Degli stracciaculi!”), con un riferimento a quelli di Sinistra fin troppo allineati dietro Mario Monti.
Cos’è allora la politica di oggi se non una dimostrazione di vigliaccheria? Non decidere è grave, specie quando si avrebbero le opportunità per poterlo fare. Ma anche il resto della vita nazionale non è immune da reprimende: “Basti vedere quello che ha fatto all’università La Sapienza il rettore Frati, il quale ha assunto la moglie, la figlia e il figlio!”. E poi lui, l’ineffabile Carlo Malinconico (un destino nel cognome? – N.d.R.), “Che ha imparato ben poco dalla vicenda accaduta all’ex-ministro Scajola!”. E come tacere sullo stesso Premier Monti: “100 euro tolti ai pensionati in cinque minuti, a fronte della manfrina emersa da Destra e Sinistra per far pagare i capitali scudati!”.
‘Gioventù amore e rabbia’ si nutre di un Paese da sempre in conflitto con se stesso, dove regnano quintessenze tanto obbrobriose quanto forti. Che oppongono ai propri diritti i doveri altrui e dove si agisce per rendere impossibile il possibile. “Ecco perché ho dedicato un capitolo alla nascita del Fatto Quotidiano, evento che ha dimostrato che non è vero che certe cose in Italia non si possano fare”.
Ma noi, Luca, noi della società comune, mi chiedo se per caso non siamo anche noi padri di ciò che di deteriore si registra a livello dirigenziale… Non è che per caso non ci siamo indignati abbastanza? “In un certo senso ci siamo anestetizzati: dopo aver accettato – passo dopo passo – dosi di veleno, alla fine abbiamo inghiottito il cianuro!”.

a.p. – prismanews.it