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15 Luglio 2019
“Due anni per un concorso pubblico? Velocizzo i tempi con i pensionati”. Intervista a Giulia Bongiorno

“Avevo promesso di velocizzare i concorsi e l’ho fatto. Da ottobre, con il grande turn over che si produce per gli effetti di Quota 100, ad esempio nella scuola pubblica, il ricambio sarà uno a uno”. Giulia Bongiorno spiega a TPI cosa cambia nel meccanismo più delicato della Pubblica amministrazione partendo da un particolare che considera “illuminante”. E osserva: “Appena sono entrata in carica mi sono trovata di fronte al paradosso di concorsi che non finivano mai. Abbiamo ribaltato il meccanismo dei controlli, abbiamo sveltito le procedure, ma quando mi sono messa a studiare la catena per capire dove si perdeva tempo – dice il ministra – ho scoperto un paradosso incredibile”.

Quale? “Ci sono interi concorsoni dove le prove, i test, sono ancora corrette integralmente a mano. I risultati, in questo modo arrivavano anche dopo due anni e mezzo”. Incredibile: “Non solo. Spesso buona parte del ritardo accumulato nella proclamazione dei vincitori è dovuto al fatto che mancano le persone per correggere materialmente i test”.

Come mai? “Ecco il punto: c’erano tante rinunce, di professionisti che non consideravano congruo il gettone del compenso”. E quanto era? “Ho chiesto ai funzionari del ministero a quanto ammontasse esattamente, e ho scoperto che, per quanto legato a tante variabili intuibili, come il numero delle prove da verificare, il costo base era ancora stimato in lire!”.

Possibile? La Bongiorno ride: “Si, perché nessuno aveva pensato di applicare una rivalutazione Istat a quel costo base, definito secoli fa. Cosa che io – aggiunge – ho immediatamente fatto fare”.

Risultato? “Sorprendente. Il gettone che si percepisce per un concorso di grande molte, con molti candidati da scrutinare adesso passa da 500mila lire a 5.000 euro. Non solo”. Cosa ancora? “Abbiamo rimosso un vincolo che impediva ai pensionati di fare questo lavoro. I pensionati hanno più tempo libero, molto rigore, sono perfetti per questo compito, perché dovevano essere esclusi in linea di principio?”. C’erano dei dubbi sul fatto di utilizzarli? “Si, ma io ho detto: ‘Sono pensionati, non sono mica morti!’. Così avremo più mani e più occhi e andremo più veloci. In attesa di digitalizzare tutto”.

I costi aumenteranno? “Il costo del singolo concorso, ovviamente sì. Ma Tria non è tipo che risparmia su questi costi, non mi ha fatto problemi perché condivide questo principio. Come si calcola quanto costa alla collettività e ai singoli il tempo di chi deve attendere due anni per capire se ha vinto no?”, chiude la ministra. “Io penso che il dogma dello spendi-meno sia uno dei punti decisivi su cui cambiare mentalità. E – la Bongiorno sorride – per spiegarlo faccio sempre l’esempio del taxi”. Che taxi? “Se io per andare da casa all’aeroporto prendo un taxi invece del trenino, e il mio viaggio dura la metà non sto sprecando dei soldi. Sto comparando del tempo per fare più in fretta”. Morale della favola? “Per me il concorso veloce è un simbolo. Un modo per dire che tutta la macchina dello Stato deve ricominciare a correre”.

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