Linkiesta

20 Maggio 2014
L’impotenza di “Godzgrillo” davanti alle domande

«Madaisú!». La parola che resterà, secondo me, dopo una lunga serata catodica di Porta a Porta, è quel micidiale intercalare di Bruno Vespa. Micidiale per Beppe, ovviamente. Un intercalare ironico e demitizzante, che in romanesco si declina con il non meno pericoloso machestaiaddí?

Devo premettere che Grillo a Porta a Porta ha sicuramente vinto la partita dello share. Ma è molto più difficile capire se abbia vinto quella della politica. Questa mattina ho ricevuto le chiamate di due amici. Il primo mi diceva: «Hai visto? Grillo ha fatto nero Vespa!». Il secondo mi spiegava: «Hai visto? Grillo è stato domato: è entrato a viale Mazzini come un orco e ne è uscito come una pulce». Non posso dire esattamente chi dei due abbia ragione, anche se mi sembrano entrambi esagerati: se tre milioni di persone corrono a vedere un programma di seconda serata vuol dire che l’evento c’è stato, e l’evento Grillo di questa campagna elettorale corrisponde sicuramente all’evento Berlusconi di quella delle politiche. Ma c’è un ma, e per provare a spiegarlo ricorrerò all’ultima passione di mio figlio, Godzilla. Mi sono chiesto come mai questo lucertolone mastodontico e un po’ goffo, una specie di mega tirannosauro venuto male, giunto al terzo remake abbia potuto contendere spazio all’Uomo ragno nel cuore di Enrico, che — fra l’altro — per una parte del film si è persino addormentato. Però per mio figlio, quando esce dalla sala, «Godzilla è uno dei film più belli della storia del cinema», meglio persino di Spider Man che è buono, intelligente, politicamente corretto, anche se al botteghino degli incassi è stato battuto. Ho provato a darmi una risposta: Godzilla funziona per quello che sembra prima ancora che per quello che è. Godzilla fa impazzire i bimbi per quella lunga attesa: un’ora prima di vederlo tutto intero, ma che emozione quando le tre creste della schiena affiorano dal filo dell’acqua e ti fanno intuire una montagna che non vedi.

Godzilla è la potenza del mistero, che sopravvive faticosamente alla sua rivelazione. Meno lo vedi più te lo immagini. Il Grillo che abbiamo visto danzare sui palchi dei suoi Tsunami tour è un po’ come questo lucertolone: magico, misterioso e ineffabile. È uno che lancia una saetta, un’invettiva, un’ingiuria, che colpisce e scompare, per poi riapparire su un altro campo di battaglia. È uno che ti parla dei plotter con cui si stampano le turbine degli aerei, che fa balenare inferno in terra e futurismo tecnologico in cielo, provvedimenti alla Robin Hood, una salvazione futuribile in cui pagheranno i cattivi con la tassa sul gioco d’azzardo. Finché è Godzgrillo è imbattibile: ma quando tocca terra, e si mostra incamiciato come un cummenda nello studio di Porta a Porta, quando non ha più i suoi giubbini scamosciati e le sue camice scaciate, è come se perdesse il suo costume di scena, come se perdesse parte della sua aura.

Il Grillo di Vespa viene normalizzato: quale sarebbe la ricetta del M5s sugli immigrati? «Madaisú, Grillo, la tua ricetta è la stessa di Alfano…». Il referendum sull’euro? «Madaisú, Grillo, dovete prima fare una riforma costituzionale, ma se lo dite voi stessi che ci vuole più di un anno?». Dove si trovano le coperture per il reddito di cittadinanza? « Madaisú, 50 miliardi dal gioco d’azzardo?». L’intervista di Vespa ha dimostrato che Grillo non è tarato per reggere più di tre domande. Funzionano le battute luciferine, «Sei un fossile!», «tuo padre Mussolini….». Ma quando si rompe il flusso del monologo, e quando non si accende la scintilla della gag, Grillo viene normalizzato. Non supera la prova della domanda perché ha una partitura perfetta, ma non ha delle risposte. Sostiene Giovanni Favia, che lo conosce bene, che Grillo «è assolutamente incoerente e contraddittorio, ma che supererà il risultato delle politiche, perché esiste un popolo di fan ipnotizzati a cui va bene tutto quello che dice». Probabilmente è vero. Ma l’acme comunicativa Grillo l’ha già toccata. E ieri si è capito che quando smette di monologare rischia. Anche Godzilla, infatti, può permettersi un remake, ma non un sequel. Sopravvive ai Mutu, i giganteschi insetti spaziali contro cui combatte nel film: ma difficilmente sopravviverebbe a Bruno Vespa.

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