Linkiesta

23 Maggio 2014
Il paradosso del Pil “stupefacente”

Massì, facciamolo il Pil stupefacente: mettiamoci la prostituzione, la droga, e mettiamoci Gomorra, e freghiamoli tutti. Per un attimo quando leggo che questa riparametrazione viene seriamente presa in considerazione dai media, e attribuita all’Europa, provo un piacere sottile. Prima di tutto non è del tutto vero che ci sia un cambio di marcia così radicale: ma in ogni caso è interessante analizzare il paradosso, provare l’idea che con l’aggiunta del Pil in nero potremmo sorpassare tutti, sbaragliare i tedeschi, fare arricciare il naso persino ai saputelli rigoristi olandesi, mortificare la sempiterna grandeur francese. Per un attimo mi emoziono, leggo e soppeso le ragioni di chi dice, con spirito econometrico: è pur sempre un enorme volume di denaro che viene mosso in Italia, e se le prostitute sono nel prodotto interno della Germania e pagano le tasse, se sono nel prodotto interno dell’Olanda, perché non dovrebbero essere anche in quello dell’Italia?

La notizia, in realtà è una forzatura: non cambiano i meccanismi di computo, vengono solo armonizzati e bilanciati diversamente. Il problema è che questo dibattito mi fa pensare ad il vecchio e slogan delle colonie americane che si ribellavano all’Inghilterra: “No taxation without representation”. Volevano dire, gli indipendentisti, che non si poteva pagare le tasse senza ottenere il diritto di voto. Io adesso vorrei forzare i confini della lingua per dire che si può impostare una nuova equazione in questi termini, ribaltando quello slogan in modo perfettamente speculare: non si dovrebbe essere rappresentanti nella nazione, e nemmeno nel suo bilancio, nemmeno nel Pil se non si partecipa al pagamento delle imposte. Se volete le prostitute nel Pil, insomma, permettetegli almeno di pagare le tasse.

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