Tiscali Notizie

8 settembre 2017
La web vendetta contro Libero

Siete un virus pure voi, la web vendetta degli hacker contro Libero per i titoli anti-immigrati. Vendetta, tremenda, vendetta: vendetta ideologica, spedizione web-punitiva, colpiti e affondati. “Ci vogliono uccidere! Ci vogliono uccidere!”. Si lamenta così, Pietro Senaldi di fronte ad un evento inedito nella storia della comunicazione italiana: la cyber rappresaglia. Ci sono le cavallette, infatti, la peste, e poi c’è l’hackeraggio, ultima delle maledizioni bibliche della contemporaneità. Questa mattina – infatti – i pirati informatici sono entrati in azione contro il quotidiano diretto da Pietro Senaldi (e da Vittorio Feltri) mettendo al tappeto i sistemi informatici del quotidiano del cavallo alato. Motivo? I suoi titoli contro i neri che portano le malattie. Un colpo assestato con micidiale efficacia, se è vero che il direttore di Libero è per metà stupito e per metà interdetto: “È da stamattina che ci lavoriamo ma non riusciamo a rimetterlo su: ci spengono perché diciamo cose che vanno contro il politicamente corretto!”.

Il messaggio-beffa rivolto a Feltri

Ed in effetti questa è l’unica cosa che mette d’accordo i redattori del quotidiano e i cyberguerriglieri che oggi hanno lasciato in bacheca (e nella rete) questo beffardo messaggio di rivendicazione dell’attacco: “@Libero_official stacca la spina che arrivano i virus dall’africa. tanto a Feltri non fo… un ca… #AnonPlus webchat.anonplus.org”. È noto – ovviamente – anche che Feltri e Senaldi non ci erano andati per il sottile: già due giorni fa la rete era esplosa per questo titolo choc. “Dopo la miseria portano le malattia”, era così l’apertura di Libero sulla morte di Sofia la bambina morta di malaria “offende”. Un titolo che io personalmente trovo bruttissimo, ma non è questo il punto. Tutte le prime pagine del quotidiano da tre giorni battevano su questo tasto con catenacci soavi di questo tipo: “Immigrati affetti da morbi letali diffondono infezioni”. Seconda riga: “I verbali dello stupro di Rimini: violenza oltre ogni immaginazione e doppia prenotazione”. Se c’è una morale in questo cortocircuito web-mediatico, è oltre il sospettabile sorrisino di consolatoria ebrezza dei tanti antipatizzanti di Libero. Di chi, per dire, pensa: chi la fa l’aspetti. Si tratta di un contrappasso troppo banale.

Siamo tutti vulnerabili

Forse il cuore della vicenda – piuttosto – è nell’efficacia del paragone tra la viralità sanitaria e quella mediatica. E il cuore del messaggio che questo botta e risposta è semplice ed illuminante: siamo tutti vulnerabilissimi, ovviamente. E poi, cosa più importante, non esistono profilassi o pretesa di superiorità in questa stagione, così feroce per tutti. Il virus del tempo globale non consente moralismi a nessuno. Siamo tutti infetti e tutti contagiabili, tutti patogeni e tutti potenzialmente vittime: stranieri, giornalisti, pirati e predicatori della presunta purezza,né batteriologica, né ideologica. Siamo liberi sì: ma solo di essere colpiti.

LUCA TELESE

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