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8 Aprile 2012
«Politica morta Bossi di seppia E la gente ride»

 

di Nicoletta Martelletto

«Ma vedi dove siamo arrivati? Al potere magico delle parole: basta dire Sca-io-la e la gente ride». Saputo e impertinente, Luca Telese mette quasi allegria in una serata tragica in cui si parla della crisi. Libreria Bassanese piena, per gli “Incontri senza censura” organizzati dal titolare Marco Bernardi. Telese è un enfant prodige: 42 anni, cagliaritano trapiantato a Roma, stagista diciannovenne a “Il Messaggero”,addetto stampa di Rifondazione, collaboratore de Il Corriere, Panorama, Capital, poi a “Il Giornale, “Vanity Fair”, dal 2009 a “Fatto Quotidiano”, autore tv e co-conduttore di “In onda” su La7 con Nicola Porro. Sta a sinistra costituzionalmente e per contratto. Laura Berlinguer la compagna, Enrico (come il nonno) il figlio: «Sono cose per cui vale la pena di vivere, come Stravinsky, i Beatles» “Gioventù, amore e rabbia” è il tuo libro più arrabbiato? Non per questioni caratteriali ma fare il giornalista nell'Italia della crisi, tra persone su una strada, imprenditori che si suicidano, operai senza stipendio, ti fa inc… perchè ti chiedi chi ne è responsabile. Raccontare dalla strada a cosa serve? Non è una tattica ma mi piace guardare le cose in faccia, penso sia un privilegio stare dentro la cronaca, è un ruolo che somiglia a quello dei mediatori perchè la realtà è un passo più avanti di quello che scrivono gli editorialisti tromboni. Sei oggi nella regione governata dalla Lega, col leader in piena bufera giudiziaria. Ci pensavo venendo qui, ai Bossi di seppia…È una nemesi, il partito barbaro, virile e guerriero che è passato a declinare il familismo più amorale nel familismo senile: non capiscono mai quando è il momento di andarsene. La Lega dei rutti e dei pisolini sta seppellendo la Lega generosa dei militanti, sembra un finale shakespeariano e senza via d'uscita. Tu hai seguito la Lega in Parlamento dagli esordi. Nel '93 stazionavamo davanti all'ufficio di Bossi che usciva ogni tanto per il chinotto e annunciava gesti rivoluzionari, pieno di vitalità . La tremenda simpatia di allora lascia posto ad una terribile pena. Ma se uno mette un ex autista liberale a fare il tesoriere, se questo specula in Tanzania, cosa deve aspettarsi? E ultima perfidia: sono grotteschi quando dicono che non sapevano ma io temo che Bossi davvero fosse l'unico che per la sua malattia non sapesse…Poteva diventare padre della patria, senatore a vita e guarda che fine. La crisi partitica è generale, non leghista, siamo giusti. La politica è morta a sua insaputa e i tesorieri sono una categoria criminale, non ce n'è uno che non sia implicato, Lusi, Penati, l'affare Cosentino che in America sarebbe già diventato un film. E il Governo dei tecnici che dovevano essere il meglio e sono il peggio? Sugli esodati mi sono battuto ogni sera, come si fa 350 mila persone senza destino, un ministro che risponde “non siamo mica chiamati a distribuire caramelle”. Un sottosegretario che dà degli “sfigati” ai giovani senza lavoro in un altro Governo avrebbe dovuto dimettersi. Non si lavora senza il controllo vigile del Paese. Bossi è il secondo nel tuo elenco dei bolliti, con Berlusconi e D'Alema. Sono la santa trinità. A sinistra il caso è patologico: quando uno perde va casa, qui gli stessi dirigenti Turco-D'Alema-Veltroni-Fassino hanno cambiato dall'89 quattro partiti e quattro simboli. E chiedono: dove avete sbagliato? E Berlusconi? Doveva togliere la tasse e consegna un Paese mazziato, toglie l'Ici e ci troviamo una maxi Imu. Colpa anche di chi ha raccontano il Paese? A destra e a sinistra spesso il giornalismo cede agli ordini di scuderia ma se non ci fossero stati magistrati e giornalisti chi le fa inchieste? Siamo in un ecosistema dell'informazione, nessuno di noi è indipendente dagli altri, non ci sono più primi della classe. Ma oggi, dopo gli anni boom di Pansa, Montanelli, Biagi il giornalismo è esattamente lo specchio della crisi: precarietà, articoli a 4 euro, contratti a tempo determinato. Garanzie zero. Stare in Tv ha trasformato la tua cronaca in spettacolo? Faccio il cronista anche da conduttore, cambio linguaggio rispetto alla carta stampata, ma mi piace il senso delle cose viste, come Victor Hugo. La cosa bella della Tv è che è come un bengala nella notte: illumina e scompare. Il giorno dopo fanno fatica a ricordare cosa hai detto. Sui giornali anche la virgola ha un peso. Andate tutti a La7, anche Cristina Parodi ora. Si vede che si lavora meglio su una nave corsara libera piuttosto che su un incrociatore che affonda. Rai e Mediaset sono in stallo letargico. Siamo una Italia di comitati del no. Ne abbiamo dovunque, colmano anche vuoti di partecipazione, bloccano binari. Lo so avete i No Dal Molin, i No gassificatore…non amo le culture del no pregiuziale e del sì pregiuziale. Ma guardo i contesti, in mezzo ad un problema c'è la complessità. Dieci gassificatori ci possono sottrarre alla schiavità dei rifiuti e dell'energia ma vediamo dove, a quali condizioni, se diventano una miccia. I No possono aiutare a interrogare e a risolvere.


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11 commenti »

  1. Che tristezza,caro Telese….non c’è più nemmeno un cane che viene a postare sul tuo blog personale. Ora sembra sia di moda,tramite “fesbucche”,e con un nick diverso,andare a farsi sputacchiare e rispondere con idiozie,sul blog del “Fatto” ( lì tuoi pezzi contano almeno un centinaio di interventi).Ti snobba pure il tuo amico, mio omonimo e mio nipotino Renzo C.(oglione) (sì,perchè i nipotini del Duce,sono anche i miei) che ha smesso di cagarti,e,tramite Clemente Pastella,ha scelto di puntare sul bersaglio grosso,il cuore del “Fatto”,nientemeno che il suo vice direttore: Travaglio! (ora è lui,e non più tu,il servo dell’immancabile mazzettaro Vitale). Che dire….erano divertenti le letture degli abituali Tenna,Margherita,Edmondo,da Fogliano,Breny,Angelo,Gian Luca e altri,rimane,imperterrito,l’ultimo giapponese Zanzara,ma,mi immagino,che anche lui trasmigrerà presto nel calderone del “Fatto”.

  2. Meglio pochi , ma buoni, no? Eh eh..

  3. …..Bossi di seppia,ovvero,”La saga dei Bossyte”…..bel racconto,caro Telese,evidentemente hai intuito che c’è una grossa fetta di lettori del “Fatto”,che era abbastanza satura di continuare a sorbirsi la nuda e cruda cronaca dei fatti. Come volevasi dimostrare,la varia umanità,rappresentata da un paio di centinaia di commenti,si è sbizzarrita sul blog del “Fatto”nel voler esprimere le proprie convinzioni,buona parte delle quali,ti liquidano con sarcastica ironia o con rozza sguaiatezza. Io,invece, trovo quel pezzo geniale,e potrebbe essere uno spunto per “riavvolgere il nastro”fino all’inizio,quando cioè,un anziano professore (Miglio)politologo con idee rivoluzionarie,anzichè incontrarsi con un intellettuale con le palle,andò a sbattere in un tizio fallito come cantante e come medico ma con la parlantina sciolta. Forse,oggi,racconteremmo tutta un’altra storia.

  4. Mi piace quello che hai detto: in Italia il ricambio politico è sempre avvenuto quando ci ha pensato il corso della vita. Nelle vere democrazie ci si dimette per una tesi copiata,per poche sterline di rimborsi truccati. La colpa è degli elettori – è vero che le liste ora sono bloccate – che quando potevano scegliere non hanno mandato a casa le varie Trimurti. Per questo se non cambia la legge elettorale,non andiamo a votare altrimenti ci troveremo per chissà quanti altri anni gli stessi politicanti. Illuso chi credeva che il nuovo governo ci avrebbe tirato fuori dai guai:il lupo non mangia il lupo. Altre batoste sono in arrivo.

  5. Mi spiace deluderti, caro ronziglione, ma il sottocristo non è emigrato.
    Io, a differenza tua, scrivo i miei pensieri solo se vengo stimolato da pensieri altrui logici, e non certo per ribattere in modo sguaiato come certi che sono ben noti. Purtroppo, io non ho più zii: sono tutti morti, pace all’anima loro…! E gli zii acquisiti, sono solo una gran rottura, pertanto, ne faccio volentieri a meno.
    Non posso dire che i tuoi scritti mi piacciono come quelli che invece scriveva Edmondo Costa ma, se non altro, mi fanno sorridere, il che, oggi giorno, è già qualcosa. Stammi bene, Piero.

  6. Ne abbiamo bisogno (di stare bene) caro Tenna,per fare in tempo di vedere all’opera il nuovo uomo della “provvidenza” (Grillo),invocato a furor di popolo,già da qualche centinaio di blogghettari “fesbucchiani” sul blog del Fatto. Me li sono spulciati tutti,compresi quei pochi che avanzano qualche perplessità sulla bontà di un Grillo statista. Poveretti!…le migliori risposte che si sono beccati, penso che te le puoi immaginare!….la faccenda non è grave,però,non è che siamo messi tanto bene!

  7. siamo messi proprio male

  8. Dalla biografia ho avuto spiegazione della grande confusione di ideuzze di Luca Telese.Povera foglia frale,dove vai tu? Vado dove mi porta il vento,dove va la foglia di destra e la foglia di sinistra. Su Bossi ha capito poco. Bossi ha trovato il filone d’oro della secessione e ha costituito la sua banda spartitoria con cui ha proseguito con “roma ladrona” e “i meridionali vi sfruttano”. (Anche Grillo adesso ha trovato il suo filone:il ritorno alla lira; meglio se tornasse alla lira strumento musicale,ma le sue comicate non fanna ridere più nessuno. Allora non era Grillo a far ridere,ma Craxi: era uno sfruttatore Grillo!).Mi sembra che non abbia capito neppure che cosa è il giornalismo e neppure che riesca a distinguere destra e sinistra perchè è sempre davanti allo specchio.

  9. Viminale e spending review: la scure e il bisturi!
    Come diceva un noto presentatore televisivo di fronte a fatti ed eventi paradossalmente contraddittori, “la domanda sorge spontanea”. E nella fattispecie di certe dichiarazioni, di seguito riportate, la domanda che viene spontanea è la seguente: quando a parlare di “ringiovanimento” della pubblica amministrazione è un ministro 69enne c’è da fidarsi? Ma ecco il fatto. Il Ministro dell’Interno, Anna Maria Cancellieri, si appresta ad usare la scure per tagliare i costi relativi al personale civile del suo dicastero ed il bisturi per riorgannizzare le forze di polizia! Ecco il piano del Ministro per contribuire alla spending review. “Vorrei ridurre del 10% i dipendenti civili del ministero, grazie ad uno scivolo, un pensionamento anticipato, senza traumi. Dopodiché, invece di riassumere una quota pari al 30% del personale, come potremmo fare in astratto con la cifra risparmiata, ne riassumeremmo solo il 10%. Il resto dei soldi verrebbe accantonato. Io sono pronta: se il governo mi dà l’Ok, vado dai sindacati. Un’operazione che peraltro aiuterebbe il ministero a ringiovanirsi, e ne ha tanto bisogno. Per lo stesso motivo favoriamo anche la mobilità all’esterno: chi vuole andare a lavorare in altri settori dello Stato, può farlo”. Questo quanto la titolare del Viminale – classe 1943, ex prefetto in pensione non più in età puberale – esporrà al prossimo consiglio dei ministri: “Non ci sono privilegi o penalizzazioni. Qui si tratta di sanare il bilancio dello Stato. È un fatto di priorità. Secondo i nostri tecnici questo taglio ci farebbe risparmiare 17 milioni di euro. È una battaglia epocale. O la facciamo adesso o mai più. Il piano più avanzato, già pronto per l’esame delle Camere, è quello per l’accorpamento dei dipartimenti del Viminale e la soppressione di alcune direzioni centrali. Risparmio? Un milione di euro.”! Nel mirino di Cancellieri ci sono anche le scuole della pubblica amministrazione: quelle per i segretari comunali e degli enti locali dovrebbero confluire in una sola al Viminale. In agenda, e sempre tra le cose che saranno presentate in Consiglio dal ministro, c’è anche una riorganizzazione delle prefetture. Argomento, da tempo, tra i più dibattuti e che tocca il cuore del ministero dell’Interno: lo studio, realizzato con l’aiuto dell’Istat “per evitare di intaccare le esigenze della popolazione”, è alle sue battute conclusive. Si tratta in sostanza di accorpare le sedi minori a quelle dei centri vicini più grandi. Potrebbe essere il caso di alcune delle città fresche di promozione a Provincia. Verrebbe in questo modo eliminato, almeno nelle intenzioni, il 20, 25% delle attuali prefetture. Per ogni sede accorpata un milione di euro che resterebbe nelle casse dello Stato. Una riforma che procede di pari passo con la realizzazione degli Uffici territoriali del governo. L’obiettivo è quello di “ricomprendere in un’unica sede, almeno per i principali livelli, le rappresentanze di Interni, Pubblica istruzione, Beni culturali, Sanità statale e uffici finanziari, per avere così un unico centro di spesa e possibilità di scambio del personale”. Al Viminale stanno studiando anche una diversa distribuzione delle forze dell’ordine sul territorio, “ma in questo caso, senza alcun ritocco del personale, sulla sicurezza non si risparmia”. Anche per le forze dell’ordine la Cancellieri vorrebbe un’unica centrale per gli acquisti delle forze di polizia, carabinieri, guardia di finanza, polizia penitenziaria e guardia forestale, da concordare con tutti i ministri interessati.

  10. Belpaese: stipendi da fame e prezzi alle stelle!
    Come fa un paese a crescere quando i suoi sudditi, pardon, i suoi “cittadini” percepiscono salari e pensioni che sono al limite della questua? Alla domanda la politica non ha saputo dare risposte concrete e ha delegato a questo i professori, facendosi da parte. I tecnici, da parte loro, hanno risposto al bisogno di crescita rivendicato ormai da anni dalla nazione intera, con una serie sconsiderata di aumenti ed una tassazione ai massimi storici. Per contro, ha lasciato ‘indisturbate’ le categorie più ricche del Belpaese che, nonostante tutto, continuano ad ingrassare i loro già lauti profitti! Così pur facendo parte dell’Unione Europea, almeno per quanto riguarda sacrifici e privazioni, gli italiani si ritrovano con gli stipendi che sono tra i più poveri del vecchio continente. Le retribuzioni dei lavoratori italiani non sono mai stati così bassi da 29 anni a questa parte e il divario con i prezzi è al top dal 1995. Lo fa sapere l’Istat, sottolineando che a marzo le retribuzioni sono state ferme su base mensile e in aumento dell’1,2% su base annua: si tratta dell’aumento tendenziale più basso almeno dal 1983. Secondo i dati Istat, inoltre, a marzo il divario salari-prezzi ha toccato un livello record: la forbice tra l’aumento delle retribuzioni contrattuali orarie (+1,2%) e il livello d’inflazione (+3,3%), su base annua, ha registrato una differenza di 2,1 punti percentuali: si tratta del divario piu alto dall’agosto del 1995. Quanto ai principali macrosettori, a marzo, le retribuzioni orarie contrattuali registrano un incremento tendenziale dell’1,7% per i dipendenti del settore privato e una variazione nulla per quelli della pubblica amministrazione. I settori che, lo scorso mese, hanno presentato gli incrementi tendenziali maggiori sono stati: tessili, abbigliamento e lavorazione pelli (2,9%), chimiche, comparto di gomma, plastica e lavorazioni minerali non metalliferi e quello delle telecomunicazioni (2,7% per tutti i comparti). Si sono registrate, invece, variazioni nulle nell’agricoltura, nel credito e assicurazione e in tutti i comparti appartenenti alla pubblica amministrazione. Alla fine di marzo la quota dei dipendenti in attesa di rinnovo contrattuale è del 32,6% nel totale dell’economia e del 12,3% nel settore privato per un totale di 4,3 milioni di lavoratori senza contratto! L’attesa del rinnovo per i lavoratori con il contratto scaduto è, in media, di oltre due anni (27 mesi) tanto nel totale che nell’insieme dei settori privati. Alla fine di marzo 2012 i contratti collettivi nazionali di lavoro in vigore per la parte economica corrispondono al 67,4% degli occupati dipendenti e al 61,8% del monte retributivo osservato.

  11. Solo tasse per i soliti noti. Per ‘loro’ altre 400 auto blu!
    Mamma, mormora la bambina, mentre piena di pianto ha gli occhi, per la tua piccolina non compri mai i balocchi, mamma, tu compri soltanto i profumi per te! La canzone è di ieri, ma la musica non cambia! La notizia è di queste ore e ha dell’inverosimile! Se non fosse stato per un brusco cambio di governo si potrebbe pensare alla solita barzelletta Made in Bunga-bunga! Ma il governo è cambiato, non è più quello di prima. Il passaggio è stato indolore – senza voto ad eleggere – ma passaggio c’è stato ed oggi abbiamo il “governo dei tecnici”! Quello dei professori, quello che nessuno ha mai eletto, tanto per intenderci. Quello dei sacrifici e del rigore, della sobrietà e dell’equità, ma che di ‘suo’, finora, ci ha messo solo qualche furtiva lacrima e un distinto loden, perchè tanto il “sangue” lo succhiano sempre ai “soliti noti”! Insomma, abbiamo un esecutivo che chiede “sacrifici” sempre laddove è più facile e meno sconveniente trovare i soldi per ripianare i ‘loro’ debiti. Solo che oggi, nonostante tagli e tasse, ci ritroviamo con lo stesso debito pubblico di ieri ma con qualche milione di interessi in più da pagare all’eurozona, e con un governo che da un lato è rapido e zelante quando si tratta di tagliare salari e pensioni, ma che dall’altro si perde in mille commissioni quando si tratta, invece, di ridurre gli stipendi di deputati, senatori, alti burocrati e politicanti tutti. Abbiamo il governo che chiude un occhio con chi evade ed elude il fisco e… tutti e due con chi continua impunemente a rimpinguare le proprie tasche! Ebbene, questo governo, nonostante tutto, continua a sperperare allegramente i danari pubblici! Sul sito del Ministero dell’Economia è stato appena pubblicato il bando per l’acquisto di 400 nuove auto blu e per il noleggio di altre 4350 auto. Il costo per l’amministrazione, o meglio, per i contribuenti, sarà di 95 milioni di euro!!! E i mezzi da acquistare, delle berline con cilindrata non superiore a 1600cc, potrebbe anche aumentare di un quinto nel giro di un anno. E pensare che, secondo il Formez (Centro servizi per l’ammodernamento della Pubblica Amministrazione) delle 60mila auto blu oggi a disposizione delle varie amministrazioni, ve ne sono 800 inutilizzate. La gara è divisa in cinque lotti: 2.750 auto di servizio, 630 berline ad alimentazione tradizionale ed elettrica, 470 veicoli commerciali, 300 vetture a Gpl e 200 a metano. La durata del contratto per chi aderisce va da uno a sette anni. Insomma, se fino a ieri qualcuno nutriva ancora dei dubbi per stabilire da quale parte pendesse il governo, oggi i professori hanno fugato ogni perplessità! Il governo dei profissori chiede sacrifici pesantissimi ai cittadini, ma non risparmia nenache un centesimo sui privilegi della ‘casta’. Mario Monti, assieme al suo consiglio… di facoltà, taglia con l’accetta il welfare e la spesa sociale, ma non sfiora nenache con un dito l’establishment del Belpaese, anzi gli compra altre auto blu! Per tradurla in soldoni, a noi c’hanno lasciato a piedi ed in braghe di tela, ma ‘loro’ continuano a fare la bella vita e ad essere scarrozzati allegramente sulle auto di servizio! Tanto paga ‘pantalone’, ovvero i “soliti noti”!!!

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