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9 Maggio 2008
Governo e religione

Stamattina mi sembra che a radio anch’io lei dice che si compiace con questo governo perche’ pur essendo formato da 10 cattolici nessuno di questi ha messo in primo piano l’appartenenza religiosa. Mi chiedo se ancora c’è bisogno di considerare il cattolicesimo avverso alla vita democratica di uno stato, ma lei mi tirera’ fuori l’influenza del vaticano etc e quindi chiudo qui, ci vorrebbe troppo tempo per parlarne. Vorrei solo capire da lei se mi spiega cosa vuol dire essere cattolico, perche’ ultimamente mi sfugge o pensa che il solo ritenersi dia legittimazione ad esserlo. Se si accettano i vangeli come effettivamente parole pronunciate da Gesu’ Cristo, si fa’ fatica a dire che all’interno di questo governo o ancora piu’ del precedente con a capo un signore che solo perche’va’ tutte le domeniche a messa con la sua mogliettina si ritiene cattolico; mi creda quello non solo non ha mai visto la trave nell’occhio, ma e’ recidivo perche’ continua a non vederla.Il dramma di og ni uomo è vivere secondo quello che va professando, tanto di piu’ lo è per un politico perche’ ha difronte agli altri uomini e di fronte a Dio un a esponsabilita’ 1000 volte superiore.Quindi mi creda usi con parsimonia il termine cattolico del quale pochi ne comprendono il significato.
Andrea de Battol

Ascolta la puntata di Radio anch’io!

Caro De Battol,
o siamo molto d’accordo, o siamo molto in disaccordo. Credo che lei aspiri a vedere molti accatolici in un governo, e ad aspettarsi molto dal oro, a partire dal rispetto del dettato evangelico. Io sarei contento di un governo in cui non ci fosse nessun "cattolico": Nel senso. Tutti liberi di credere a quello che vogliono in casa propria, ma tutti servitori dello Stato, con in testa una chiara priorità, la laicità dello Stato. Siccome so che i politici, di questi tempi, faticano a tenere testa al codice penale – figuriamoci al Vangelo! – mi basterebbe un ministro cattolico che applicasse i valori del suo Vangelo. Ancora meglio se senza professarli.
Luca

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