Il Fatto Quotidiano

6 ottobre 2010
Fli, il partito leggero che cerca voti anche a sinistra

Se vuoi capire dove vogliono andare i finiani, nel giorno in cui si accendono i motori per la partenza del nuovo partito, non devi partire dalla riunione di via del Seminario. Devi cominciare, invece, da una notizia apparentemente laterale, che è rimbalzata dentro la riunione come una profezia. Pierfrancesco Favino, uno dei pochi attori italiani conosciuti nel mondo, ieri rilascia una dichiarazione-choc: “Ho sempre votato a sinistra. In questo momento non avrei difficoltà a votare Fini, se si candidasse”. Certo, Favino aggiunge: “Dipende dagli alleati. Alle primarie potrei votare Vendola. In passato ho sempre sperato in persone che poi sono state fatte fuori dal partito stesso”.
Il fattore Favino. Ecco, queste parole sono importanti, perché ieri erano il coronamento involontario del ragionamento di Gianfranco Fini, la conferma dei postulati che il presidente della Camera ha ribadito più volte, nella sua relazione introduttiva, ma anche in ripetuti interventi durante la riunione: “Noi non siamo qui per fare una piccola An, ma un grande Pdl”. Favino, dunque, e gli altri. Personaggi come lo scrittore Aldo Busi, che più volte ha fatto sapere di essere interessato al percorso di Fini e di credere alla sua “conversione” (se si escludono i fasci littori avvistati sul balcone di val Canneto). “Non ci chiudiamo in una struttura, continuiamo a mantenere la rete più larga possibile”. Che cosa vuol dire? Che Fini non considera accidentali i consensi che arrivano dal di fuori della destra storica, ma che è convinto di potersi avvicinare alla soglia del 10 per cento dei consensi solo creando “una identità multiculturale”.
Il “Che fare?”. Come ogni formazione che nasce, nella storia della politica dal Novecento ad oggi, anche lo stato maggiore di Futuro e libertà ieri si doveva confrontare con gli eterni dilemmi della politica quando si passa alla fase difficile della solidificazione delle opinioni in strutture organizzate. Ad esempio ritrovandosi di fronte al dilemma che di solito anima le “cose” di sinistra. E su tutte la domanda delle domande: movimento o partito? Bene, ieri la riunione non ha lasciato margini di dubbio, anche se gli interventi della “vecchia guardia” (basta pensare a dirigenti di peso come Donato Lamorte) hanno mostrato che molti avrebbero di gran lunga preferito consolidarsi subito in una struttura tradizionale. Ma qui gli interventi del presidente della Camera sono stati molto netti: “Serve un movimento d'opinione”. Non un partito tradizionale, con una struttura di comando piramidale. Ma qualcosa di più vicino al “partito leggero”: "Non possiamo mettere in moto una struttura così pesante – dice Fini- va fatto qualcosa di agile per non restare in mezzo al guado e per rispondere ai molti che ci chiedono di aderire”.
Vertici e commissioni. Tutti ti dicono che la riunione è stata unitaria, che non c’è stata nessuna spaccatura tra “Falchi” e “colombe”. I più maliziosi, fra i movimentisti, ti dicono che le colombe sono state rassicurate da uno dei grandi fatti politici del giorno. La convocazione di Italo Bocchino al vertice di maggioranza voluto da Silvio Berlusconi, che rappresenta – di fatto – il riconoscimento a cui il premier non avrebbe mai voluto arrivare, l’obiettivo a cui aveva consacrato tutta la sua battaglia della Fiducia. E invece adesso cosa succede? Non solo Futuro e libertà siede al tavolo delle forze di maggioranza (assieme all’alleato Mpa), ma ottiene anche il congelamento delle presidenze di commissione. Su questo – come chi ha letto gli articoli di Wanda Marra su questo quotidiano – si gioca un partita decisiva: perché in più di quattro commissioni i finiani hanno in mano le chiavi della maggioranza e sono in grado di fare il bello e il cattivo tempo. Strutturarsi nel centrodestra e restare nei posti chiave, quindi a prima vista dovrebbe rassicurare i moderati come il presidente della commissione lavoro Silvano Moffa e il capogruppo al Senato Pasquale Viespoli.
Falchi e colombe. Ma qui, però, anche il partito dei movimentisti segna un punto. È il nucleo nato intorno al fuoco incandescente di Fare Futuro o e al vascello corsaro del Secolo d'Italia. È il partito movimentista che domani sfila al “forum delle idee”, nato intorno a un intellettuale milanese come Peppe Nanni (che viene dalla storia della Nuova Destra) e da Fabio Granata. È il partito della guardia pretoriana di Flavia Perina e di Filippo Rossi, le cui posizioni si possono riassumere in questa analisi: “Se siamo riusciti a salvare la pelle e salvarci dal tentativo di sterminio di Berlusconi – ti spiega un parlamentare che vuole restare anonimo – è perché abbiamo tenuto la barra dritta senza mediare”. Insomma, se oggi le colombe possono volare è perché i falchi hanno fatto muro, tenendo botta sotto il bombardamento dell’estate.
Niente colonnelli.Ma forse questa dialettica sottotraccia è già un risultato previsto, se non favorito da Fini. Che ieri ha preferito non distribuire incarichi, probabilmente per impedire la formazione di una nuova classe di colonnelli. Meravigliosa la battuta (autoironica) di Enzo Raisi. “Quando si distribuivano i gradi io ero soldato semplice, adesso che potrei diventare ufficiale non ci sono più promozioni”. Ovviamente è un paradosso, perché – ridendo e scherzando – Raisi ha in mano la cassa de Il Secolo. Così come Luca Barbareschi terrà le redini della comunicazione, e – probabilmente – Roberto Menia si avvia a diventare l’organizzatore. Raisi ti ripete: “Ripartiamo dal sogno interrotto. Quello di un partito liberale, laico, plurale e di massa". Troppo ottimista? Uno dei falchi allontanandosi da via del Seminario ti sussurra: "Oggi non tutti hanno capito che i vascelli sono bruciati. Verso il Pdl non torneremo mai più". Sarà vero?

Luca Telese

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11 commenti »

  1. L’ “effetto Favino” non mi sorprende. Uno dei motivi per cui i “nostri” dirigenti – D’Alema, Fassino e compagnia – stanno ancora al loro posto risiede anche nel fatto che il voto a sinistra è tradizionalmente influenzato dal senso di appartenenza – a una cultura, una storia, delle aspirazioni comuni – che, in un modo o nell’altro, ha sempre fatto premio su valutazioni più concrete. Caso personale: libero professionista e orgoglioso contribuente fino all’ultima lira, fino a poco tempo fa sono stato considerato dai suddetti signori – gente che del mondo del lavoro ha smesso di capire qualcosa da almeno due decenni, tra parentesi – un evasore per definizione, e nonostante ciò ho continuato a votarli in nome di qualcosa che continuo a ritenere superiore all’interesse personale. Ma è chiaro che, venuti meno i vincoli ideali – anche perchè ormai non c’è traccia di chi potrebbe interpretarli in maniera credibile – i voti in libera uscita sono un fatto del tutto fisiologico. Quanto giustificato è tutto da verificare, ma certo non sorprendente.

  2. rispetto alla destra sudamericana di Berlusconi, Fini vuole una destra “europea” “moderata” democratica…bla bla bla….la domanda è..il mandato lo vogliono dal popolo o dall’europa?

  3. Bocchino ha detto che Giancarlo Tulliani ha una amante biondaa appariscente..ora il giornale cercherà dii mettere su insieme l’ipotesi di incesto ra sorella e fratello???

  4. Fini ha detto che Futuro e Libertà non sarà una piccola AN. ma un grande PDL…… oddio…. un altro? Detto da uno che in AN non ha mai fatto un congresso dopo quello di Fiuggi, ha il riportino e fa affari in televisione comincia a preoccuparmi… che sia Berlusconi 2?

  5. Concordo con te che Favino è un grande professionista e una grande persona e merita rispetto però ho qualche dubbio sul “fattore Favino”.Qui ad Arezzo, dove abito, c’è un circolo dove se ci vai verso le nove di sera trovi un anziano pensionato che ha lavorato in fabbrica e nei campi come un somaro di nome Agostino detto il Gosto.Tra una bestemmia e un pacchetto di sigarette ogni tanto parla di politica e la sua massima preferita è: “Fini chi,quello che per 30 anni ha difeso quelli che mi facevano bere l’olio di ricino… porc…putt.. te ve…sse un col..”.
    E’ bello predicare bene ma poi bisogna anche razzolare bene ecco perchè al Fattore Favino preferisco il Fattore Gosto anche con questo centrosinistra che fa schifo anche ai marziani.

  6. Razzolare bene è ovviamente la chiave. Ma l’esempio che lei fa, Graziano – e di cui, a scanso di equivoci, ho massimo rispetto e perfetta cpmprensione perché ne ho di identici nella mia famiglia – non voterebbe comunque mai per un Fini, per una serie di comprensibilissime motivazioni, anche se quest’ultimo razzolasse benissimo. E probabilmente nemmeno io, intendiamoci: ma mi fa comunque riflettere il fatto che ci sia chi – magari per biechi interessi di bottega – da destra lavora di fatto per far cadere Berlusconi, e chi da sinistra, per gli stessi biechi interessi di bottega, da 17 anni lo tiene in piedi. Fa pensare, no?

  7. Cacciari prima scende dal San Raffaele a Roma per formare il centro poi firma il manifesto futurista insieme con i ” destri “

  8. Fini può recupereare consensi fra i progressisti, ma compenseranno quelli che ha già perso a destra? L’elettorato confessionale di AN non lo seguirà in grande parte. Troppi valzer (Israele, unioni di fatto, gay, voto agli immigrati ecc..ecc..). Alla fine ci sarà un partito col 4% dei voti che non potrà allearsi con il PD, perchè “di destra”, non potrà allearsi col centro perchè troppo piccolo. Cosa farà allora? Le prove generali in questi giorni. Si riavvicinerà al PDL. Risultato. Ci sarà una piccola AN con voti racimolati al centro e anche un pò più in la, il solito PDL col 25-28% ed una Lega che qui al nord esploderà ancora di più e, ripeto, potrebbe anche non essere un bene.

  9. Sicuramente non sarebbe un bene Giordano. E anche quella è una grande colpa, ahimè, dell’area progressista. Che non ha mai voluto sedersi e accettare l’idea della necessità di governare certi fenomeni. Col risultato di averli lasciati in mano a gente che poi li ha gestiti nel modo più becero e belluino. Qualcuno ricorda l’indegna canea scatenata da RIfondazione contro Cofferati quando era sindaco di Bologna per la questione degli sgomberi dalle rive del Reno – e mica per deportare la gente, per assegnargli alloggi di edilizia popolare – o dei portici trasformati durante la notte in pisciatoi o peggio? Il risultato oggi è la Lega che va oltre il 10% dei voti in 308 comuni su 348 in Emilia. Poi dice che uno si butta a destra…
    Non sono invece tanto convinto dell’entità numerica della sua analisi: considerato che i nostalgici sono in calo verticale da anni e gli scontenti dell’attuale centrodestra in costante ascesa, non scommetterei sul fatto che la nuova AN sarà poi tanto piccola… e anche questo non è detto sia un bene.

  10. la faccia presentabile e per bene di il Giornale di famiglia cioè Nicola Porro : ” romperemo il c… alla Marcegaglia ” da http://www.dagospia.it

  11. @margherita

    e Woodcock dice: “IL DIRITTO DI CRITICA DA PARTE DELLA STAMPA È FUORI DISCUSSIONE MA IL GIORNALISTA NON PUÒ UTILIZZARE I PROPRI SCRITTI “PER COARTARE LA VOLONTÀ ALTRUI” PERCHÉ IN QUESTO CASO SI CONFIGURA UN REATO, QUELLO DI VIOLENZA PRIVATA”

    Anche a me Porro mi è sempre sembrato il più pericoloso, perchè il più “presentabile”

    Che scandalo cmq se è andata così.
    Ci manca solo Danko e poi siamo alla guerra fredda.

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