Blog

6 febbraio 2010
“Diritto alle lacrime”. “Cronista piagnone”
Caro Direttore,
forse si nasconde la tua penna dietro "la Elle" di Libero che sigla un corsivetto corrosivo (e anche garbatamente malizioso) nei miei confronti. "Le lacrime di Telese" – ovvero le mie – erano per Claudia, moglie di un operaio di Porto Vesme messa in ginoccio dalla crisi dell'Alcoa. Vorrei assicurarti di due cose: la prima è che con quelle lacrime non c'entra nulla il fatto che, come informa il corsivista, la mia compagna sia Laura Berlinguer (non esiste ancora, credo, la categoria del pianto politico-parentale). La seconda: quelle lacrime non sono per nulla esibite (malamente trattenute, semmai), nè dettate da qualche furbizia (come sospetta il corsivista cinephile di Libero) alla Wiliam Hurt. Niente lacrime da auditel, insomma. Direi piuttosto il contrario. Come hai fatto a non commuoverti anche tu, che pure eri in studio con noi? Claudia nel serrvizio racconta della sua micro-ditta di autolonoleggi che finisce sul lastrico perchè nessuna industria paga più. Racconta quasi impassibile che ha dovuto andare davanti alla sede di un cliente che non saldava una fattura (2.500 euro!) con una tanica di benzina e un fiammifero ("Se non liquidate mi dò fuoco"). La vediamo, sempre nel servizio che parte per Roma a manifestare fiduciosa: "Andiamo per i nostri figli, che altrimenti morirebbero di fame… Non ci arrenderemo mai!".
 Ecco, ti confesso che quando ho visto quel servizio, già al montaggio, siamo scoppiati a piangere in tre. Per quel senso di ingiustizia e di impotenza che trasmette. Ed aggiungo che quando l'ho rivisto trasdemsso in studio, con Claudia che era lì, mi è venuto di nuovo un magone pazzesco, perché dovevo aggiungere che, nella serata in cui andavamo in onda, già sapevamo che l'Alcoa avrebbe sospeso la produzione di alluminio pochi giorni dopo. Ho pensato a quella donna disperata, ai figli rimasti a casa, e a quegli operai che devono rischiare la vita, cospargersi di benzina, occupare le fabbriche per difendere dei lavori faticosi e poco pagati. Allora ti chiedo: bisogna essere cattivisti a tutti i costi? E' un obbligo? Non esiste il diritto alle lacrime? C'è chi piange per il Grande Fratello, chi per gli Amici della De Filippi, chi per le sfide di canoa, chi per i coretti dei giovani azzurri che recitano "il credo laico" di Silvio, persino qualcuno che si commuove per Bersani a Zelig. Le mie non erano le lacrime piagnone della tv del dolore (legittime, ma io non mi commuovo) ma quelle rabbiose di chi pensa: sta accadendo qualcosa di terribile e non ci posso fare nulla. Posso solo assistere e raccontare. Forse anche voi cattivisti di Libero, ogni tanto, visto che non siete così spietati come vi piace essere raffigurati, dovreste concedervene qualcuna. Adesso che anche buona parte della sinistra è diventata radical-chic (si commuove per i panda, per la foca monaca e per il pullover di Marchionne), se Libero diventasse un pochino operaista non sarebbe un danno, non trovi? Le manderei in onda volentieri, nella prossima puntata di Tetris, "le lacrime di Belpietro".
Luca Telese
 
***
 
Caro Telese,
essendo ormai vecchio del mestiere, di vicende come quella dei lavoratori di Portovesme ne ho viste tante. Intorno agli anni ottanta erano migliaia gli operai e impiegati che perdevano il lavoro, e di molti di loro mi è capitato di raccontare i destini. All'epoca le ristrutturazioni aziendali, locuzione asettica usata per evitare di dire licenziamenti, erano la norma, e da giovane cronista sindacale di una città industriale mi toccò di scrivere centinaia di pezzi su quelle lotte in difesa del posto, riferendo di scioperi, occupazioni e blocchi stradali. Forse penserai che tutto ciò abbia indurito il mio cuore, come succede a certi medici di fronte al millesimo paziente affetto da cancro. Ma non è così. 
Semplicemente mi rifiuto di partecipare a una liturgia che so già essere inutile. Avendo esperienza di campanacci e fischietti portati in corteo, so bene che le manifestazioni non tengono aperte le fabbriche. Quando un'azienda non sta in piedi non c'è governo padreterno che la possa far tornare a camminare, soprattutto di questi tempi, in cui il protezionismo dello  stato non è più possibile. Certo, televisivamente fa effetto sentire una donna che dice: siamo qui per i nostri figli, i quali altrimenti morirebbero di fame, e per questo non ci arrenderemo mai. Ma se vuoi bene alla signora non devi offrirle le tue lacrime,che non sfameranno nessun bambino, ma devi spiegarle che forse è meglio cercare un'alternativa a quel lavoro che fra poco non ci sarà più. Vedi, caro Telese, nel 1975, a Brescia, chiusero una fabbrica metalmeccanica e gli operai la occuparono. Lo slogan era: "Un minuto più del padrone". Per un anno i lavoratori rimasero in quei capannoni ormai morti, sostenuti e incitati dal sindacato, ma non riebbero il loro posto. Quella era una stagione in cui qualcuno si illudeva che le aziende fossero una variabile indipendente dell'economia. Oggi nessuno lo crede più e illudere le persone, o peggio, consolarle con qualche lacrimuccia, equivale a una presa in giro. Meglio, molto meglio, dir loro la realtà, affinché non perdano tempo e denaro. Meglio, assolutamente meglio, spingerle a cercare un altro posto, piuttosto che difendere quello che non hanno o non avranno più o conserveranno solo a prezzo di anni di cassa integrazione.   
Non so se tu sia il William Hurt di "Dentro la notizia" o un'aspirante Maria De Filippi degli operai, ma conosco il detto del medico pietoso. E credo che valga anche per il cronista piagnone.
Maurizio Belpietro

Condividi:

 

15 commenti »

  1. scusa luca ma è il belpietro che nel 2006 tuonava contro la chiusura degli stabilimenti, il non arrivo alla quarta settimana ecc ecc? La sua categoria è l’indignato conto terzi. X terzi ovviamente sua bassità. Il bresciano in questione da solo non prova sentimenti

  2. Stavolta appoggio totalmente Telese. La trasmissione l’ho vista, la testimonianza era drammatica ma per niente retorica.
    A Belpietro, che del suo pragmatismo ghignante ha fatto una maschera assai banale, ricordo sommessamente l’etimologia del verbo “commuoversi”
    Claudia, dignitosissima anche nella mancanza di speranza, ha suscitato un movimento in alcune coscienze.
    Ho pianto anch’io, per le stesse ragioni di Telese….Ascoltare significa lasciarsi portare dalle parole dell’altro laddove esse vgliono condurti.
    Mi sono sentita condurre in uno spazio “netto”, di principio, valore, valenza umana e questo mi ha commossa.
    A Claudia, fossi un imprenditore, affiderei qualsiasi compito lavorativo: per la sua valenza e non per solidarietà.
    La trasmissione é stata molto bella, a mio avviso.
    Netta e sobria (anche Nichi non ha “vendoleggiato”…)
    Invito Luca, che mi pare abbia qualcosa in più di altri più “accorsati” a ricordarsene anche quando lo tirano in mezzo.
    Stavolta l’ha fatto e ci ha guadagnato punti.
    I cazzeggi e gli scazzi personali tra giornalisti sui blog, con i codazzi di guelfoghibellinismo tra chi nn c’entra sono un gran brutto leggere……Perché allora meglio le Isole dei poco famosi…..gli uomini e le donne……le porcate televisive di certe orribili lacrimanti….
    Un saluto cordiale
    Raffaella

  3. Seguo cortei da molto tempo. Con gli operai delle varie aziende di porto marghera ho “occupato” la stazione , il porto, l’aeroporto, il ponte della libertà, la tangenziale di mestre, e dimentico altri luoghi. Porto Marghera ormai è un cimitero, e non riesco a restare indifferente davanti a gente che non sa cosa farà domani. Che non sa se avrà i soldi per pagare affitto, luce, gas, acqua, pane e companatico. Belpietro suggerisce di suggerire a queste persone di cercarsi un altro lavoro. Geniale!

  4. Probabilmente ha ragione Belpietro. Però ho pianto anche io.

  5. caro Luca, in questo momento, e da molti momenti, una buona parte degli italiani sta mostrando uno stoicismo degno dei più grandi eventi mai vissuti. Non c’è giorno che stomaco e cuore non vengano presi a cazzotti dalla esternazione, proposta di legge, decreto o annuncio da parte del partitodellamore. “RESISTERE RESISTERE RESISTERE è diventata ormai la nostra ultima ancora e, forse ingenuamente, continuiamo a sperare che se ne aggiungano delle altre ben più efficaci.

  6. L’appunto di Belpietro è impeccabile. Non servono pianti, o meglio non è con quelli che si risolvono i problemi del nostro sistema industriale. Capisco la sensibilità umana ma in questo paese ogni giorno ci sono crisi aziendali, licenziamenti e figlio da sfamare. Bisogna essere seri quando si affrontano questo genere di questioni e non cedere alla facile compassione. Scontata, se mi permetti. Sarebbe difficile trovare una persona che non solidarizza con la signora Claudia. O con le mille signore Claudia che ogni giorno non sanno come sbarcare il lunario. Con stima.

  7. E se lo ignorassimo questo Belpietro. Macchissenefrega di Belpietro, non leggetelo quel giornale e neanche quello di quell’altro scarto dell’umanità, l’infeltrito ch un giorno
    ebbe a dire che dei suoi figli non gliene fregava un cazzo. Ma che razza di persone sono queste ? degne solo della nostra indifferenza e non considerazione.

    Per Claudia e gli altri un abbraccio forte forte e tanta solidarietà. Propongo anche qualcosa di concreto, anche se magari ingenuamente. Organizziamo con il Fatto e con Repubblica
    e con chi ci sta una raccolta fondi per tutti quelli che perdono il lavoro, per finanziarli e aiutarli. Tassiamoci noi che ancora un lavoro l’abbiamo e diamo agli altri che ne hanno bisogno
    un piccolo aiuto di tanti può essere un grande aiuto, e così bypassiamo le lentezze burocatiche e l’inerzia dello Stato e del Governo di fronte a questa emergenza.

    Un abbraccio a Luca, chi ha il coraggio di piangere lacrime vere è un uomo vero.

  8. io l’ho vista la trasmissione e non ho pianto.
    Avevo già pianto molto quel 17 febbraio 2009 quando i sardi hanno buttato a mare l’idea di una sardegna migliore, di una scuola migliore, di una sanità migliore ecc, affidando le sorti dell’isola al pupazzo di Berlusconi, ho pianto e ho giurato che non avrei mai più scioperato nè dato solidarietà agli operai del Sulcis , di Porto Torres ecc
    perchè sono stati proprio gli operai e gli “umili” (il dato elettorale è chiaro) a votare Capellacci?
    Chi vive in Sardegna sa bene come è andata quella storia, la maggioranza dei sardi ha rifiutato la buona politica di Soru perchè questo significa fine dei privilegi per tutti, anche per i cittadini che preferiscono le mani libere per fare il cazzo che gli pare; l’esperienza Soru ha dimostrato che le regole non le vuole proprio nessuno e che la classe politica è ladra e predona perchè così la vuole parte consistente della popolazione a cui la cosa tutto sommato conviene.
    Soru ha perso e non di poco (9 punti), Nove punti è un dato che dice chiaramente, non che le gente non ha capito, ma che non ha CONDIVISO la politica di Soru; hanno buttato al mare politiche virtuose in cambio della possibilità di continuare a fare il cazzo che gli pare nel cortile di casa, nelle campagnette piene di seconde casupole orribili, e poter continuare a depredare ogni risorsa senza regole.
    Era evidente che con la chimica sarebbe finita così per una serie di ragioni, ma chi poteva essere così cretino da pensare che B potesse risolvere qualcosa? quando mai ha fatto qualcosa per la Sardegna?
    Gli operai hanno votato capellacci perchè i Ras locali della politica, (compresi quelli del piddì che volevano essere liberi di tornare a farsi i cazzi propri) glielo hanno chiesto e loro come sempre hanno dato un voto becero che tutto faceva tranne il loro interesse.
    ora chiamano, come al solito, il popolo della sx alla solidarietà;prima votano Berlusconi perchè gli fa comodo non pagare l’ICI e poter fare quel che gli pare nel cortile di casa poi quando sono in difficoltà chiedono solidarietà alla sx
    chiedano conto al loro ras di riferimento…
    io accetto la volontà del popolo sovrano, ma la solidarietà non gliela dò.
    ieri come tantissime persone di sx che conosco , insegnanti compresi, siamo andati a lavorare come sempre.

  9. percisazione sull’ultima riga: volevo scrivere che VENERDI’ siamo andati a lavorare, ovvero non abbiamo scioperato

  10. Virginia, sono sardo, non so se lo sei anche tu. Ma non importa. Quello che voglio dirti è che mi hai tolto le parole di bocca, risparmiandomi il lungo commento su questo blog. Ho postato il tuo intervento sul mio piccolo spazio web. Saluti.

  11. …ho visto la trasmissione mercoledì e, devo essere sincero, il magone si è impadronito anche di me.
    La retorica degli operai e del sindacalista Fiom era molto meno retorica di quello che Belpietro ci voleva far credere. Non è vero che è sempre tutto inutile, che bisogna rassegnarsi perchè tanto non si ottiene niente e tutto il resto. Quelli come Belpietro, Facci e Libero sono solo lo scendiletto dei padroni. Facci in particolare non ha mai lavorato un secondo in vita sua, e ha la grande macchia di aver leccato il culo a Craxi (il latitante condannato ladrone) quindi deve solo sciacquarsi la bocca quando dice le sue cagate ed essere molto più umile.
    Su Libero e tutto ciò che lo riguarda dico questo:
    Libero è una merda, Belpietro è una merda, Facci è una merda…A tutta la redazione di Libero auguro una cascata di diarrea sulla testa!
    A Luca Telese dico…non sprecare energie a scrivere al tuo ex-direttore, come se dovessi giustificarti di qualcosa. Rispondendo alle stronzate di Facci gli hai fatto solo un piacere.
    I lucciconi di mercoledì erano autentici e ce li ho avuti anche io, e se una merdina come un Facci dovesse farci ironia sopra un’emozione autentica, io non gli scriverei un bene amato, ma gli direi solo che quando vuole sarei sempre pronto a fargliene uscire tante io, di lacrime

  12. Sarei disposto a votare per una volta il partito dell’amore, pur di poter stare almeno un’ora in una stanza con Belpietro e Feltri. Loro legati ad una sedia. Io con un cavo al 220 sfilacciato. Lasciamo stare Facci, lui fa solo tristezza…

  13. Roy Batty senza lacrime.

  14. … Il preoccupante è che questi operai, ormai minoranza in una Italia terziarizzata nel lavoro, non hanno efficienti ammortizzatori sociali per vivere serenamente il limbo della disoccupazione. Questa è la colpa dei nostri governanti di ieri e di oggi che non hanno saputo creare un welfare che smussasse le periodiche congiunturali crisi economiche del nostro amato modello capitalista postproletario. Il cinismo di Belpietro comunque non mi piace. Non mi stancherò mai di provare un senso di partecipata sofferenza per chi si trova in un vicolo cieco dopo una esistenza fatta di vera fatica ……

  15. Hi there! Do you know if they make any plugins to help with SEO? I’m trying to get my blog to rank for some targeted keywords but I’m not seeing very good success. If you know of any please share. Thank you!

Lascia un commento